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venerdì 19 gennaio 2018

#Oscar2018 #AcademyAwards2018 - La forma dell'acqua - The Shape of Water di Guillermo del Toro, fiaba sci-fi/sentimentale visivamente ed emotivamente d'impatto, ben costruita e con una protagonista dolce e delicata come la storia stessa: Sally Hawkins. Film vincitore del Leone d'Oro all'ultima Mostra del Cinema di Venezia

Oggi vi voglio parlare di un film in anteprima. Un film di un autore molto amato, che sta avendo molto successo proprio con questo suo ultimo lavoro.
Mi riferisco a La forma dell'acqua - The Shape of Water di Guillermo del Toro.
Ecco la recensione [ATTENZIONE, testi e immagini SPOILER]:






La forma dell'acqua - The Shape of Water (The Shape of Water) di Guillermo del Toro del 2017. Con Sally Hawkins, Michael Shannon, Richard Jenkins, Octavia Spencer, Michael Stuhlbarg, Doug Jones, Lauren Lee Smith, Nick Searcy, David Hewlett. (119 min. ca.)
Baltimora, 1962. Elisa Esposito (Hawkins), donna delle pulizie muta e mingherlina - insieme all'amica Zelda (Spencer) - in un laboratorio governativo, farà la conoscenza di una strana creatura umanoide-anfibia che dovrà essere studiata e sfruttata per una futura missione spaziale. I due costruiranno, di nascosto, un rapporto particolare, che porterà Elisa a compiere una scelta coraggiosa... 





















Film fantastico/fantascienza/sentimentale (ma è riduttivo etichettarlo anche in solo genere) ispirato evidentemente a Il mostro della laguna nera horror/sci-fi del 1954 di Jack Arnold, ma omaggio al cinema classico (musical soprattutto. Sono particolari delle incursioni in questo ambito) con inserti, tra l'altro, delle pellicole originali. 
Il fascino "vintage" molto nostalgico che permea l'intero film, (che inizialmente potrebbe ricordare un'"Amélie" americano e passa quindi alla fantascienza dei B-movies d'epoca. La componente sentimentale è ben coesa a questo tributo e ne è parte anch'essa). 
Visivamente eccezionale, con una composizione dell'immagine ricercata, curato nei minimi particolari, dalle scenografie ineccepibili e dalla fotografia dai colori che caratterizzano perfettamente luoghi e personaggi (con azzeccati accostamenti cromatici mai lasciati al caso: tutto vira sul verde. E sul rosso, in casi particolari), sorprende per delle scene "forti", un po' "osé"/erotiche ed ironiche. Ci si aggiunga la componente comica affidata ad un'Octavia Spencer sempre in forma e il gioco è fatto.
Eppure non è solo questo: parla di due solitudini e due diversità che si incontrano, si riconoscono e non si possono lasciare.
La tematica della bruttina triste e desolata che si innamora perdutamente di un suo "simile" (perché quel mostro-non mostro - e si capirà il perché di questa affermazione - lo è) non è nuova e volendo ammetterlo è sì, furbesca, tuttavia i toni con cui è stata trattata sono delicati e lo spettatore non potrà non venir catturato dalla vicenda, empatizzando per la tenera protagonista. 
Il cast è eccezionale: Sally Hawkins, sempre più a suo agio in questi ruoli (notevole anche in Maudie - Una vita a colori* sulla vita della pittrice canadese affetta da artrite reumatoide ed era ora che le venisse riconosciuta tutta la sua immensa bravura), è una protagonista perfetta. Espressiva, sensibile. È Elisa. Nessuna meglio di lei poteva interpretarla. Octavia Spencer è sempre una valida spalla e caratterista, così come Richard Jenkins (il quale, finalmente, viene sfruttato di più nel cinema). Michael Shannon è un villain incredibile (ma Shannon è una garanzia sempre e comunque): ha il piglio giusto, la faccia giusta per la parte del cattivone. Michael Stuhlbarg (richiestissimo anche lui in quest'ultimo anno), offre una performance sempre azzeccata (sarà quella sua espressione sempre un po' dimessa e da vittima). 
Un film dolce, poetico, viscerale e ricco di stupore.
Una fiaba piena di romanticismo, talvolta grottesca e divertente, talvolta cruda, spietata e quasi thriller. Bizzarra, ma dal sapore così hollywoodiano.
Ha tutti gli elementi per piacere ed ingraziarsi il pubblico e non sorprende che abbia un po' diviso gli animi al momento della vincita del Leone d'Oro all'ultima Mostra del Cinema di Venezia: è una pellicola "classica", convenzionale probabilmente, ma anche di una bellezza incantevole. 
Risuonano continuamente dopo la visione la colonna sonora - dell'ormai onnipresente, diciamolo - Alexandre Desplat e quella canzone You'll never know, così peculiare, così appassionata ed evocativa. Ci si commuove costantemente, ci si lascia trasportare e coinvolgere (scorre che è un piacere, il ritmo è sempre costante e teso) dall'atmosfera malinconica di un cinema forse creato a tavolino per scatenare certe emozioni, il quale però riesce a raggirare con abilità il rischio di patetismi e piagnistei. 
Suggestiva e adorabile, questa è l'ultima opera di Guillermo del Toro: dopo il pasticcio - bellissimo visivamente come al solito - ma accozzaglia di cose male amalgamate e addirittura ridicole in alcuni punti - di Crimson Peak*, riesce a realizzare un film più profondo pur riuscendo a mantenere la semplicità. La semplicità di uno sguardo quasi infantile e di un autore che vuole soltanto raccontare una struggente storia d'amore con un finale che riconcilia col mondo. 
Da vedere assolutamente (meglio in lingua originale per il linguaggio dei segni che altrimenti non coincide con le parole e l'accento dei personaggi) e da tenere d'occhio in vista degli Oscar. Consigliatissimo. 


*Mie recensioni 
Voto: ****





Il trailer:








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lunedì 8 maggio 2017

ANTEPRIMA - Miss Sloane - Giochi di potere di John Madden, thriller politico/spy dai dialoghi veloci e dal taglio asciutto, con una protagonista eccezionale: Jessica Chastain

Oggi vi voglio parlare di un film che sarà nelle sale tra poco. Un film diretto da un regista molto discontinuo e autore di pellicole tanto osannate quanto mediocri. Qui invece si dimostra capace.
Più che altro ha la fortuna di avere un'attrice meravigliosa come protagonista, la quale aveva già lavorato con lui ne Il debito*.
Mi riferisco a Miss Sloane - Giochi di potere di John Madden.
Ecco la recensione:





Miss Sloane - Giochi di potere (Miss Sloane) di John Madden del 2016. Con Jessica Chastain, Mark Strong, Gugu Mbatha-Raw, Alison Pill, Michael Stuhlbarg, Jake Lacy, David Wilson Barnes, Raoul Bhaneja, Chuck Shamata, Christine Baranski, Sam Waterston, John Lithgow, Douglas Smith. (132 min. ca.)
Elizabeth Sloane (Chastain) è una lobbista di successo che lavora per un'agenzia conservatrice e repubblicana. Quando se ne va dopo aver appreso che questa decide di appoggiare la campagna pro-armi, la battaglia che intraprende la metterà in una posizione difficilissima. 

















Thriller politico/spy molto avvincente che ruota tutto attorno alla protagonista. 
Dalla scrittura à la Aaron Sorkin (non è un caso che sia presente nel cast anche l'attrice Alison Pill che aveva preso parte alla serie tv The Newsroom creata proprio da quest'ultimo) con dialoghi veloci, concitati e battute taglienti. 
A volte per lo spettatore sarà difficile seguire le conversazioni: basta distrarsi un secondo e non si capisce più nulla. 
Molto interessante per il dibattito sull'uso delle armi e sulla reale necessità per il cittadino di possederne liberamente. 
La prevedibile svolta di intrighi politici e di corruzione è ben articolata. Tanti i colpi di scena e la trama complessa prende pieghe diverse rispetto a quelle che lo spettatore si aspetterebbe. 
Gli attori sono più che in parte. Ovviamente chi spicca è Jessica Chastain perfetta nel ruolo della tosta, sfacciata, sicura di sé e senza scrupoli - in realtà vulnerabile, fragile e donna sola, incapace di avere rapporti umani solidi e normali che non siano di scambio o di interesse. Si è nascosta dietro una carriera brillante, è il suo scudo. Almeno è quello che si capisce da un certo punto in avanti, per poi dimostrarsi un personaggio molto integerrimo e coerente. La Chastain dunque la interpreta divinamente: è istrionica, elegante, monopolizza la scena, come accennato. Riesce a far passare tutto in un'interpretazione delle mille sfumature sia a livello di espressione che di pronuncia delle battute. È credibile, sembra realmente quella donna tosta e apparentemente inaffondabile. Grande classe e disinvoltura. Il motivo per cui non venga riconosciuta a sufficienza la sua immensa bravura è oscuro. Performance da standing ovation (e, senza esagerare, da Oscar). 
Un film di genere ma ben realizzato, forse un po' prolisso ma a ragione. 
Coinvolge, mantiene sempre nella tensione e nel finale per un attimo sorprende. 
Certo, è furbo e questa protagonista/eroina è quantomai irreale e ogni tanto stride (ma la Chastain, ancora una volta, è brava a darle quell'ambiguità che riesce a non farla cadere nel ridicolo). 
Non ci potrà mai essere nessuna Miss Sloane che si autocondanna per una causa importante, è questo il punto. Non se le sue strategie piene di egoismo le si ritorcono contro e la distruggono. 
Insomma, siamo alla fantapolitica. Ed è ciò che non convince del tutto. 
Tuttavia Madden - regista che discontinuo è dir poco - dimostra di saper dirigere un'opera di puro intrattenimento intelligente, dal taglio asciutto, senza cadere troppo nel patetico come al suo solito. Piacevole (nonostante il taglio da serie tv), regala parecchi spunti di riflessione. E ha il pregio di aver riportato sulla scena anche Sam Waterson, John Lithgow e per qualche frazione di secondo Christine Baranski. 
Da vedere (in lingua originale). Consigliato. 

*Mia recensione
Voto: ***






Il trailer:








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venerdì 2 settembre 2016

ANTEPRIMA Venezia73, in concorso: Arrival di Denis Villeneuve, dramma fantascientifico tra passato, futuro e ricordi che vanno e vengono. Affascinante, criptico, complesso. Con una Amy Adams come sempre all'altezza

Oggi vi voglio parlare di un altro film in concorso alla 73a Mostra del Cinema visto ieri al Lido. Di un autore sempre interessante ed ecclettico, che qui si misura con il genere fantascientifico.
Mi riferisco ad Arrival di Denis Villeneuve.
Ecco la recensione:






Arrival di Denis Villeneuve del 2016. Con Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker, Michael Stuhlbarg, Tzi Ma, Mark O'Brien. (116 min. ca.)
Louise Banks (Adams), una linguista docente all'Università, viene arruolata nel team del governo degli Stati Uniti quando sulla Terra sbarcano gli alieni con delle strane astronavi.






Tratto da Storie della tua vita di Ted Chiang, è un film di fantascienza molto complesso, che sicuramente ha bisogno di più visioni per essere capito e assimilato del tutto. 
Molto affascinante sia a livello visivo (gli alieni ricordano alla lontana i mostri/ragni di Enemy*) che dal punto di vista psicologico. 
La caratterizzazione del personaggio di Louise, fulcro di quanto succede nella storia, è perfetta quanto criptica e ambigua. Amy Adams ne è la protagonista perfetta: espressiva con un solo sguardo, mai sopra le righe, sempre in parte anche quando la trama sembra incredibile. Davvero meravigliosa. In realtà è tutto giocato sul non detto (e sull'incomunicabilità), sulla capacità di prevedere il futuro (che diventa passato e viceversa), sul potere dei ricordi. 
Villeneuve dimostra di saper affrontare qualsiasi tipo di genere (qui è a metà strada tra uno Spielberg - Incontri ravvicinati del terzo tipo dice niente? - Zemeckis, Nolan e un Malick), rivisitandolo, trasfigurandolo, facendolo suo. 
Non tutto fila liscio, non tutto è convincente: qualcosa qua e là si perde, il ritmo è sempre costante ma non ha un vero picco se non nel finale. 
Comunque rimane un film che coinvolge e stupisce (anche se non il migliore della filmografia del regista). Da vedere. Consigliato.

*Mia recensione
Voto: *** 






Il trailer:






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