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lunedì 28 gennaio 2019

#OSCAR2019 #AcademyAwards2019 - A Star Is Born di Bradley Cooper storia vecchia come il mondo (e remake sostanzialmente del film del 1976 con Barbra Streisand) dagli ottimi intenti ma dallo scarso e falsissimo risultato. Ovviamente è nominato (e vincerà) una valanga di premi (ne ha già vinti tanti fino ad ora)

Nuovo film candidato all'Oscar. Altra delusione cocente.
Andrò controtendenza, dato che è un film che ha riscosso e sta riscuotendo successo in ogni parte del globo, ma a certe operazioni non ci casco, soprattutto se gli originali erano di un altro livello.





A Star Is Born, remake del film del '76 con Barbra Streisand e Kris Kristofferson di Frank Pierson*, remake del film del '54 con Judy Garland e James Mason diretto da George Cukor (e vero capolavoro tra i quattro) il quale a sua volta era remake del film del '37 di William A. Wellman (che a sua volta... ma tagliamo corto), è una storia dall'impianto classico messo in scena con taglio moderno, grandi primi piani e scene madri melense. 
Non che non ci siano scene forti e d'impatto, non che Shallow non sia una grande hit e sì, siamo tutti consapevoli di trovarci di fronte ad un'opera realizzata per compiacere e colpire alla pancia lo spettatore. 
E il risultato è un film finto, stucchevole e poco sincero, troppo impegnato a far sembrare grandiosa la sguaiata Lady Gaga, che ogni tanto convince, ogni tanto dà sui nervi con quegli occhi sbarrati o l'espressione perennemente schifata. Bradley Cooper, capello unto e barba da vero rocker vissuto non è credibile neanche per un secondo. 
C'è da ammettere però che il doppiaggio è pedestre (perché devono tutti parlare scandendo le sillabe? Odioso) e in originale guadagnerà di sicuro dei punti. In ogni caso è un film che non ha neppure la metà del fascino che aveva la già discutibile pellicola del '76 (che a questo punto bisogna esaltare, dato che il paragone non regge). 
Le otto nomination all'Oscar sono vergognose. Comunque da vedere giusto per capire cosa ci troveranno quasi tutti di così bello. 
In ogni caso Bradley Cooper come regista si impegna (belli i titoli di testa). Rimandato a... tra un po' di tempo.


*Mia recensione
Voto: **1/2

venerdì 18 maggio 2018

Delicatessen di Jean-Pierre Jeunet e Marc Caro, commedia grottesca stranissima, nonsense, colorata (ma al contempo cupa) e fantasiosa con una regia puntuale e degli attori in parte

Oggi vi voglio parlare di un film di parecchi anni fa. Un film francese di un autore molto amato (e detestato al contempo forse). Qui insieme ad un altro regista.
Mi riferisco a Delicatessen di Jean-Pierre Jeunet e Marc Caro.
Ecco la recensione:





 
Delicatessen di Jean-Pierre Jeunet e Marc Caro del 1991. Con Dominique Pinon, Marie-Laure Dougnac, Jean-Claude Dreyfus, Karin Viard, Ticky Holgado, Anne-Marie Pisani, Edith Ker, Rufus, Jacques Mathou, Howard Vernon, Chick Ortega, Silvie Laguna, Jean-François Perrier. (99 min. ca.)
In Francia in un'epoca imprecisata e in un luogo imprecisato, svetta un palazzo decadente che ospita anche la macelleria "Delicatessen" di Clapet (Dreyfus), uno degli inquilini. Andrà ad abitare in quel luogo orrido anche un ex acrobata e tuttofare, Luison (Pinon), che si innamora della figlia di Clapet, Julie (Dougnac). 



















Commedia grottesca/sentimentale ricca di invenzioni, trovate nonsense divertenti e strampalate. 
Contraddistinto da una fotografia ricercata che vira sui toni del giallo, del verde, del marrone, abbinata alle scenografie che a loro volta - o viceversa - si abbinano ai costumi, è un'opera da ritmo sempre costante, che sorprende e spiazza. 
La regia è puntuale: ogni cosa sembra al suo posto e ogni effetto sembra voluto e studiato. 
Ma ciò non è un difetto perché riesce comunque a sembrare un film libero e bizzarro, con una perfetta costruzione narrativa (passa dal grottesco più violento - ma cartoonesco - alla dolcezza più misurata e innocente) e ambientale, con dei personaggi stupendi e ben caratterizzati che sembrano venire realmente da un altro mondo. 
Tutti gli attori sono bravissimi e hanno la faccia giusta, il piglio giusto. Ovvio che i tre protagonisti (soprattutto Pinon, attore feticcio di Jeunet) siano al di sopra. 
Prima di Amélie ma più simpatico e meno furbetto rispetto a quest'ultimo. Ispiratore, evidentemente per alcune scene, dell'ultimo acclamatissimo e meraviglioso film di Guillermo Del Toro La forma dell'acqua*. 
Da vedere assolutamente. Consigliatissimo. 

*Mia recensione
Voto: ***1/2 




Il trailer:






Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?












  

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mercoledì 2 maggio 2018

Il colore nascosto delle cose di Silvio Soldini, dramma sentimentale con una storia poco interessante che non riesce ad andare oltre gli stereotipi. Adriano Giannini imbarazzante

Oggi vi voglio parlare di un film recente. Un film italiano diretto da un regista solitamente sempre puntuale e interessante che qui fa un vero e proprio buco nell'acqua.
Mi riferisco a Il colore nascosto delle cose di Silvio Soldini.
Ecco la recensione:





Il colore nascosto delle cose di Silvio Soldini del 2017. Con Valeria Golino, Adriano Giannini, Laura Adriani, Arianna Scommegna, Anna Ferzetti, Andrea Pennacchi, Beniamino Marcone, Italo Amerighi, Mattia Sbragia, Valentina Carnelutti. (115 min. ca.)
Teo (Giannini), quarantenne pubblicitario donnaiolo (con più relazioni parallele) conosce durante un incontro "al buio" (nel senso di quegli incontri in cui non vedenti e vedenti si trovano in una stanza al buio e provano ad interagire) Emma (Golino), cieca da quando aveva diciassette anni, osteopata e separata. Inevitabilmente tra i due scoppierà la passione, ma anche un legame di complicità, di affetto e di comprensione. Ovvio che l'amore farà cambiare Teo, che vedrà la vita in modo diverso... 











Film drammatico/sentimentale che non riesce a mantenere i propositi iniziali risultando sfilacciato, ripetitivo e piatto, sciapo e - si scusi il gioco di parole - incolore. 
Senza i soliti guizzi a cui ci ha abituato il bravissimo regista, in questo caso la vicenda va avanti per inerzia tra stereotipi, colpi di scena prevedibili e una storia d'amore che a tratti appare inverosimile, telefonatissima e, soprattutto, questo è il difetto maggiore, che non crea empatia né alcun interesse nello spettatore che attenderà passivo la fine della pellicola. 
Lontano dalla vera passione, dallo struggimento devastante messo in scena in Cosa voglio di più*, qui tutto è grigio, triste e patetico. 
Qualche scena azzeccata qua e là non riescono a togliere l'impressione di un'opera del tutto sbagliata e da dimenticare. 
Colpa degli attori protagonisti? Se Adriano Giannini è quanto di più inespressivo e ingiudicabile dalle espressioni alla poca convinzione che ci mette nel pronunciare i dialoghi, la Golino si impegna e - come da qualche anno a questa parte - dimostra di saper sostenere il film praticamente da sola, con molta misura. 
Purtroppo la storia in sé non sa che piega prendere (che sia una pellicola sentimentale anomala non è certo un difetto, quanto che la sua resa non sia incisiva ed interessante) e, malgrado la trovata del finale circolare (finisce come è iniziato cioè), non appaga. Un peccato. 
Da Soldini ci si aspetta sempre quello scorcio di vita reale mista a un pizzico di bizzarria, leggerezza e al contempo profondità, tuttavia non si percepisce neanche troppo l'ultima caratteristica, seppur si capisca talvolta l'intenzione di andare oltre il cliché e di raccontare una tematica delicata in punta di piedi, mandando un messaggio. Ma questo messaggio non riesce ad arrivare a destinazione, ostacolato da un ritmo altalenante e da poche e confuse idee. Una delusione. 
Da vedere soltanto per curiosità. 
Presentato Fuori Concorso alla 74a Mostra del Cinema di Venezia. 

*Mia recensione
Voto: **/**1/2







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mercoledì 21 febbraio 2018

#Oscar2018 #AcademyAwards2018 - The Big Sick - Il matrimonio si può evitare... l'amore no di Michael Showalter, commedia sentimentale dolceamara con umorimo tipico del SNL (da dove proviene Nanjiani). Ben scritto, dai dialoghi taglienti e dissacranti. Piacevole nonostante qualche difetto

Oggi vi voglio parlare di un film recente. Un film americano simpatico e scritto molto bene. Una bella commistione tra commedia e dramma.
Mi riferisco a The Big Sick - Il matrimonio si può evitare... l'amore no di Michael Showalter.
Ecco la recensione:






The Big Sick - Il matrimonio si può evitare... l'amore no (The Big Sick) di Michael Showalter del 2017. Con Kumail Nanjiani, Zoe Kazan, Holly Hunter, Ray Romano, Adeel Akhtar, Zenobia Shroff, Bo Burnham, Anupam Kher, Aidy Bryant, Kurt Braunohler, Rebecca Naomi Jones, Vella Lovell, Shenaz Treasury, David Alan Grier, Linda Emond. (120 min. ca.)
Kumail Nanjiani (Nanjiani) è un aspirante comico di stand-up comedy di origine pakistana che arrotonda facendo l'autista Uber. Ha una famiglia tradizionalista, che vuole per lui un lavoro redditizio e un matrimonio combinato come si confà nel suo Paese. Ma Kumail ad uno dei sui spettacoli conosce la vivace ed eccentrica Emily (Kazan) e se ne innamora, ricambiato. La ragazza però scopre del matrimonio combinato e nel frattempo si ammala gravemente... 


















Commedia sentimentale autobiografica scritta dallo stesso Nanjiani con la moglie Emily che con l'umorismo veloce e demenziale da SNL (Saturday Night Live), - da dove proviene cioè lo stesso protagonista - racconta sì una storia d'amore ma scherza anche con le differenze culturali e religiose, sui cliché, i pregiudizi e sulle malattie. 
È dissacrante e ha dialoghi simpatici e dal buon ritmo. 
Gli attori sono tutti in parte. Dallo stesso Kumail Nanjiani alla dolce Zoe Kazan che si dimostra una spalla comica adorabile ed espressiva, da un Ray Romano quasi irriconoscibile ma davvero in gamba nei panni del padre di Emily a una Holly Hunter che ha sempre una verve incredibile e un accento terribile (è eccezionale, nulla da dire). Bravi anche tutti gli altri. 
Nonostante le situazioni sembrino forzate non essendo facile mantenere lo humor sempre alle stelle anche parlando di argomenti seri, riesce a mantenere l'equilibrio, a coinvolgere e a divertire. 
La regia è discreta, ma giustamente quello che interessa qui è la scrittura e la nomination all'Oscar come Miglior Sceneggiatura Originale non stupisce. 
Qualche momento stucchevole e un finale non proprio coraggioso (ma se le cose sono andate così nella realtà - o quasi, insomma - giustamente le hanno mantenute, in più è una commedia romantica e ci si aspettano certi stereotipi narrativi) e con parecchie ingenuità, eppure è un film dolceamaro (con un cinismo tagliente talvolta) che potrebbe divertire chi apprezza il nonsense e le battute per l'appunto da stand-up comedy senza troppe pretese, ma non del tutto stupide, anzi. 
Da vedere rigorosamente in lingua originale. Consigliato (anche se non piacerà sicuramente a tutti). 


Voto: ***




Il trailer:







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