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lunedì 8 maggio 2017

ANTEPRIMA - Miss Sloane - Giochi di potere di John Madden, thriller politico/spy dai dialoghi veloci e dal taglio asciutto, con una protagonista eccezionale: Jessica Chastain

Oggi vi voglio parlare di un film che sarà nelle sale tra poco. Un film diretto da un regista molto discontinuo e autore di pellicole tanto osannate quanto mediocri. Qui invece si dimostra capace.
Più che altro ha la fortuna di avere un'attrice meravigliosa come protagonista, la quale aveva già lavorato con lui ne Il debito*.
Mi riferisco a Miss Sloane - Giochi di potere di John Madden.
Ecco la recensione:





Miss Sloane - Giochi di potere (Miss Sloane) di John Madden del 2016. Con Jessica Chastain, Mark Strong, Gugu Mbatha-Raw, Alison Pill, Michael Stuhlbarg, Jake Lacy, David Wilson Barnes, Raoul Bhaneja, Chuck Shamata, Christine Baranski, Sam Waterston, John Lithgow, Douglas Smith. (132 min. ca.)
Elizabeth Sloane (Chastain) è una lobbista di successo che lavora per un'agenzia conservatrice e repubblicana. Quando se ne va dopo aver appreso che questa decide di appoggiare la campagna pro-armi, la battaglia che intraprende la metterà in una posizione difficilissima. 

















Thriller politico/spy molto avvincente che ruota tutto attorno alla protagonista. 
Dalla scrittura à la Aaron Sorkin (non è un caso che sia presente nel cast anche l'attrice Alison Pill che aveva preso parte alla serie tv The Newsroom creata proprio da quest'ultimo) con dialoghi veloci, concitati e battute taglienti. 
A volte per lo spettatore sarà difficile seguire le conversazioni: basta distrarsi un secondo e non si capisce più nulla. 
Molto interessante per il dibattito sull'uso delle armi e sulla reale necessità per il cittadino di possederne liberamente. 
La prevedibile svolta di intrighi politici e di corruzione è ben articolata. Tanti i colpi di scena e la trama complessa prende pieghe diverse rispetto a quelle che lo spettatore si aspetterebbe. 
Gli attori sono più che in parte. Ovviamente chi spicca è Jessica Chastain perfetta nel ruolo della tosta, sfacciata, sicura di sé e senza scrupoli - in realtà vulnerabile, fragile e donna sola, incapace di avere rapporti umani solidi e normali che non siano di scambio o di interesse. Si è nascosta dietro una carriera brillante, è il suo scudo. Almeno è quello che si capisce da un certo punto in avanti, per poi dimostrarsi un personaggio molto integerrimo e coerente. La Chastain dunque la interpreta divinamente: è istrionica, elegante, monopolizza la scena, come accennato. Riesce a far passare tutto in un'interpretazione delle mille sfumature sia a livello di espressione che di pronuncia delle battute. È credibile, sembra realmente quella donna tosta e apparentemente inaffondabile. Grande classe e disinvoltura. Il motivo per cui non venga riconosciuta a sufficienza la sua immensa bravura è oscuro. Performance da standing ovation (e, senza esagerare, da Oscar). 
Un film di genere ma ben realizzato, forse un po' prolisso ma a ragione. 
Coinvolge, mantiene sempre nella tensione e nel finale per un attimo sorprende. 
Certo, è furbo e questa protagonista/eroina è quantomai irreale e ogni tanto stride (ma la Chastain, ancora una volta, è brava a darle quell'ambiguità che riesce a non farla cadere nel ridicolo). 
Non ci potrà mai essere nessuna Miss Sloane che si autocondanna per una causa importante, è questo il punto. Non se le sue strategie piene di egoismo le si ritorcono contro e la distruggono. 
Insomma, siamo alla fantapolitica. Ed è ciò che non convince del tutto. 
Tuttavia Madden - regista che discontinuo è dir poco - dimostra di saper dirigere un'opera di puro intrattenimento intelligente, dal taglio asciutto, senza cadere troppo nel patetico come al suo solito. Piacevole (nonostante il taglio da serie tv), regala parecchi spunti di riflessione. E ha il pregio di aver riportato sulla scena anche Sam Waterson, John Lithgow e per qualche frazione di secondo Christine Baranski. 
Da vedere (in lingua originale). Consigliato. 

*Mia recensione
Voto: ***






Il trailer:








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mercoledì 1 febbraio 2017

ANTEPRIMA #Oscar2017 #AcademyAwards2017 - Loving di Jeff Nichols, film drammatico - tratto da una storia vera e basato su un documentario - che parla di una coppia interraziale ostacolata dallo stato della Virginia negli anni '50/'60. Contenuto importante per un film debole, con poco ritmo, poco appassionante. Un buco nell'acqua, ma Ruth Negga è - miracolosamente - nominata all'Oscar

Oggi vi voglio parlare di un film in anteprima. Presentato addirittura in concorso a Cannes, diretto da un regista che sembrava essere promettente, è invece un prodotto piuttosto mediocre. La nomination all'Oscar data alla protagonista pare esagerata.
Mi riferisco a Loving di Jeff Nichols.
Ecco la recensione:





Loving di Jeff Nichols del 2016. Con Joel Edgerton, Ruth Negga, Nick Kroll, Marton Csokas, Jon Bass, Michael Shannon, Alano Miller, Bill Camp, Terri Abney. (123 min. ca.)
La storia vera di Richard e Mildred Loving, lui bianco, lei di colore. Si sposano nel 1958 nello stato della Virginia, ma lì è considerato illegale il matrimonio tra razze differenti. Inizialmente diffidenti e demoralizzati, si batteranno fino ad arrivare alla Corte Suprema per far modificare la legge. 







Basato su un documentario riguardante questo caso, è un dramma giudiziario piuttosto fiacco e didascalico.
Non era facile romanzare e rendere coinvolgenti i continui cambi di casa, i vari spostamenti con tutta la famiglia per eludere la legge, ma la regia sembra dare poco ritmo.
La colpa è forse anche della sceneggiatura poco incisiva. Insomma, la fattura è più da film tv che da grande opera cinematografica.
Certo, Nichols è sempre molto in gamba ad evitare i colpi bassi, ad essere meno strappalacrime possibile: non è ricattatorio. È già qualcosa, eppure non basta.
I protagonisti sono in parte. Joel Edgerton rende bene l'idea di un uomo semplice, taciturno, che ama tanto la moglie. Ruth Negga offre una performance misurata e calibrata, ma due sguardi persi nel vuoto e il viso contrito non valgono un riconoscimento così "importante" quale la candidatura all'Oscar (ma si sa che a questi premi bisogna dare il peso che meritano). Gli altri sono piuttosto mediocri. L'arrivo in scena, per pochi minuti, di Michael Shannon nel ruolo del fotografo (una specie di cameo. Aveva già lavorato con regista in Take Shelter*), è una specie di luce nel buio.
Un film interessante ed importante per il valore storico e politico della vicenda, purtroppo non efficace. Anche la parte "procedural" è poco avvincente.
Inoltre salti temporali e incongruenze nella storia stessa, finiscono addirittura per indebolirne la forza. Non riuscito. Un vero peccato, dato che il regista avrebbe enormi potenzialità.
Da vedere per curiosità e in vista degli Oscar (per rimpiangere un'altra volta la mancata nomination ad Amy Adams).

*Mia recensione
Voto: **



 
 I veri coniugi Loving




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martedì 31 gennaio 2017

ANTEPRIMA #Oscar2017 #AcademyAwards2017 - Jackie di Pablo Larraín, film drammatico che parla delle ore e i pochi giorni dopo l'assassinio di John F. Kennedy che deve affrontare la moglie Jacqueline. Particolarissimo nel modo di affrontare l'argomento, per il montaggio e per la regia stessa. Natalie Portman non all'altezza del ruolo, nonostante tutto l'impegno

Oggi vi voglio parlare di un altro film in previsione degli Oscar (ed è una delle - tante - pellicole presentate con successo all'ultima Mostra del Cinema di Venezia). Un film diretto da un regista molto considerato negli ultimi due anni.
Mi riferisco a Jackie di Pablo Larraín.
Ecco la recensione:




 
Jackie di Pablo Larraín del 2016. Con Natalie Portman, Peter Sarsgaard, Greta Gerwig, Billy Crudup, John Hurt, Max Casella, Beth Grant, John Carroll Lynch, Sunnie Pelant. (95 min. ca.)
Le ore e i giorni di Jacqueline Kennedy (Portman), dopo la morte del marito e presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy, alle prese con i preparativi del funerale, l'elaborazione del lutto, i dubbi sulla fede. 











Film biografico inconsueto. 
Molto pacato, ovattato, quasi irreale e sospeso nel tempo. 
È palesemente tutto finto. I toni sembrano distaccati, distanti, eppure la figura di Jackie, per l'appunto, come donna, è descritta con molta dignità: è innanzitutto una donna che ha perso il marito, che però deve farsi carico anche dell'esposizione mediatica, del mantenere salvaguardati i figli. 
Il cast fa un buon lavoro, ma, nonostante la sua bravura, Natalie Portman non pare mai in parte. Rende bene l'idea di una persona composta, eppure sembra acerba, poco coinvolta. Solo verso la fine sembra essere più convincente. Nomination all'Oscar meritata? Più incisivi gli altri attori (Greta Gerwig è piacevole sempre e comunque). Anche John Hurt - nella sua ultima interpretazione, purtroppo, nei panni del prete "confessore". 
Particolarissimo, ben girato, con un montaggio efficace e una colonna sonora altrettanto stramba (candidata ad una statuetta).
Da vedere. Consigliato.


Voto: ***






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lunedì 30 gennaio 2017

ANTEPRIMA #Oscar2017 #AcademyAwards2017 - Moonlight di Barry Jenkins, film drammatico di formazione tra droga, bullismo e omosessualità. Piuttosto pretenzioso, con qualche scena riuscita

Oggi vi voglio parlare di un film in uscita tra poco nelle sale. Un film con ben otto nomination agli Oscar. Non del tutto meritatamente, a mio avviso.
Mi riferisco a Moonlight di Barry Jenkins.
Ecco la recensione:






Moonlight di Barry Jenkins del 2016. Con Trevante Rhodes, Janelle Monáe, Naomie Harris, André Holland, Mahershala Ali, Ashton Sanders, Jharrel Jerome. (111 min. ca.)
La storia di Chiron, un afroamericano deriso da tutti fin da piccolo per una sua presunta omosessualità e con una madre tossicodipendente. Cresciuto da uno dei boss del luogo (Miami), Chiron impara a farsi strada, ma rimane sempre in fondo in fondo se stesso. 











Film candidato addirittura ad otto Oscar che in realtà non è nulla di che ed anzi, appare pretenzioso. Diviso in capitoli, è una specie di autobiografia del regista. 
Le vicende vengono tirate per le lunghe (con tempi dilatati) e sembrano imbastite per creare un certo sensazionalismo. 
Qualcosa funziona: la fotografia ad esempio, elemento importantissimo per caratterizzare i personaggi, le varie scene. Oppure alcuni momenti fondamentali per la crescita degli stessi. La scena della tavola calda verso l'epilogo è molto intensa e ben recitata. 
Il finale invece risulta un po' stucchevole, d'effetto. 
Anche il cast è un po' altalenante. Se Trevante Rodes, André Hollande e Naomie Harris sono in parte, altri del folto gruppo dimostrano tutta la loro inesperienza. 
Un film piuttosto affascinante, dalle belle atmosfere ma che sembra voler essere alternativo/indie, apparendo bensì finto. 
Anche questo è nella rosa degli “acchiappa-Oscar” e “quota black”. 
Da vedere per curiosità. Consigliato a metà.


Voto: **1/2






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