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giovedì 24 gennaio 2019

#OSCAR2019 #AcademyAwards2019 - Green Book di Peter Farrelly, storia vera romanzata che piace e sa di piacere. Bella prova interpretativa per Mahershala Ali

Ritorno dopo tanto tempo per parlarvi di un film che sta riscuotendo molto successo al cinema, com'era prevedibile, per la trama e il suo essere creato a tavolino per scaturire un certo tipo di reazioni.
Mi riferisco a Green Book di Peter Farrelly con Viggo Mortensen, Mahershala Ali e Linda Cardellini.





Green Book di Peter Farrelly, storia vera - romanzata - sul pianista di colore Don Shirley e del suo autista bianco Tony Vallelonga, è buonista e di maniera, fin troppo furbo e prevedibile, con quelle sue battutine puntuali e il suo essere così posato. 
Ma tra un Viggo Mortensen ghignoso e dall'italiano (o)stentato (in lingua originale sanguinano le orecchie) e un Mahershala Ali che dimostra ancora una volta di essere al di sopra dei film che interpreta (ricordate quell'obbrobrio acclamato che fu nel 2016 "Moonlight" di Barry Jenkins?), tra la bella musica dell'epoca e l'atmosfera natalizia, la suggestione vintage, quel "sa di già visto", cattura, coinvolge, rende partecipi: i buoni sentimenti e l'ironia facile intontiscono tutti, ammettiamolo. 
Il punto è che ci troviamo davanti ad una pellicola di intrattenimento. 
Intelligente, talvolta acuta, a volte ingenuotta (sembra che il coraggio iniziale si annacqui in qualcosa di molto più formale e politicamente corretto di quanto non sembrasse) non è assolutamente meritevole di un Oscar come Miglior Film ad esempio, a prescindere dagli altri concorrenti. 
Ma è quel tipo di opera che sembra chiamarli, i premi popolari. 
Una bella operazioncina che piace e si autocompiace. 
Merita comunque una visione, sapendo in anticipo che si verrà "ricattati".





martedì 13 febbraio 2018

#Oscar2018 #AcademyAwards2018 - Mudbound di Dee Rees, film drammatico tratto dal romanzo "Fiori nel fango". Ben scritto, diretto ed interpretato, risente forse della sua provenienza letteraria, ma l'atmosfera c'è

Oggi vi voglio parlare di un film recente. Un film drammatico molto interessante che forse si perde nel finale.
Mi riferisco a Mudbound di Dee Rees.
Ecco la recensione:






Mudbound di Dee Rees del 2017. Con Carey Mulligan, Jason Clarke, Jason Mitchell, Mary J. Blige, Rob Morgan, Jonathan Banks, Garrett Hedlund. (134 min. ca.)
Mississippi, 1941. Henry McAllan (Clarke), uomo arricchito, compra una fattoria e ci si traferisce con la moglie Laura (Mulligan), inizialmente contraria, e i loro due figli. Lì conoscono la famiglia di colore composta da Hap (Morgan) e Florence (Blidge) e i loro figli, tra cui Ronsel (Mitchell). Li tratta da schiavi. Ma intanto la guerra con il Giappone imperversa e sia Ronsel che Jamie (Hedlund), fratello di Henry, si arruolano. E al ritorno si devono scontrare con la dura realtà (e la mentalità chiusa) del posto. 
















Tratto dal romanzo Fiori nel fango di Hillary Jordan, è un film drammatico molto duro e articolato. Le storie sono ben intrecciate tra loro con il punto di vista (e voce narrante) che cambia per ogni personaggio principale della vicenda. 
L'ottimo montaggio riesce a dare ancora più forza alla narrazione. 
Gli attori sono più che in parte: da Carey Mulligan a Garrett Hedlund, passando per i "cattivi" con la faccia giusta Jason Clarke e Jonathan Banks e gli espressivi Jason Mitchell, Mary J. Blige e Rob Morgan. 
Scene talvolta crude e talvolta piene di tenerezza per una storia antirazzista che mostra i danni psicologici causati dalla guerra. 
Interessante per la costruzione circolare - tra flashforward e flashback -, per la bellissima fotografia e l'ambientazione evocativa, sembra tuttavia che calchi troppo la mano sulla sua provenienza letteraria, lasciando poco spazio all'immaginazione: tutto è troppo mostrato e spiegato. 
In ogni caso, pur abbondando di scene ad effetto e prevedibili, riesce a mantenere una certa misura, una dignità. 
E comunque coinvolge, intrattiene e fa parteggiare per i più deboli. 
Nominato a quattro premi Oscar (tra cui Miglior Canzone e Miglior Sceneggiatura Non Originale), distribuito da Netflix.
Da vedere. Consigliato.


Voto: ***





Il trailer:








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mercoledì 17 gennaio 2018

Detroit di Kathryn Bigelow, film drammatico/poliziesco che racconda le vicende realmente accadute a Detroit nel 1967 con la polizia che si scontra contro la popolazione di colore. Crudo, agghiacciante, magistralmente diretto ed interpretato

Oggi vi voglio parlare di un film recente. Un film diretto da una grande regista, incredibilmente passato in sordina, ma obiettivamente uno dei migliori del 2017.
Mi riferisco a Detroit di Kathryn Bigelow.
Ecco la recensione:






Detroit di Kathryn Bigelow del 2017. Con John Boyega, Will Poulter, Algee Smith, Jacob Latimore, Jason Mitchell, Hannah Murray, Jack Reynor, Kaitlyn Dever, Ben O'Toole, John Krasinski, Anthony Mackie, Nathan Davis Jr., Peyton Alex Smith, Malcolm David Kelley, Joseph David-Jones, Laz Alonso, Ephraim Sykes, Leon Thomas III, Gbenga Akinnagbe, Jeremy Strong, Tyler James Williams, Chris Chalk, Glenn Fitzgerald. (143 min. ca.)
Nel 1967 a Detroit ci furono pesanti scontri tra la polizia e la popolazione di colore, scatenato da un raid in un bar privo di licenza, che culminerà con l'assalto al Motel Algiers nel quale si erano rifugiati dei ragazzi totalmente innocenti. Ma alcuni agenti di polizia cercavano un cecchino - che non esisteva in realtà - e, decisero di fare a "modo loro" con maltrattamenti e spargimento di sangue. 















Film drammatico/poliziesco ispirato a fatti realmente accaduti, ovviamente romanzati, dato che i documenti disponibili sono ricostruzioni, telegiornali, foto e testimonianze. 
Crudo, agghiacciante nella sua encomiabile lucidità, riesce a mostrare onestamente i maltrattamenti gratuiti inflitti alle povere vittime inconsapevoli del razzismo più becero, perpetrato da chi dovrebbe proteggere gli altri, non ammazzarli quasi per gioco. 
Tuttavia, la violenza che si vede, non è altrettanto gratuita ma dosata e sfruttata nel modo giusto sia a livello narrativo/visivo ed empatico che per lanciare un messaggio. 
Quanto è cambiato da allora? 
E sì, è romanzato, ma non è mai retorico, mai strappalacrime, neanche quando la Bigelow crea situazioni melodrammatiche per approfondire e caratterizzare i protagonisti, per mostrare come reagiscono e sopravvivono al trauma di quella notte. 
Camera a spalla, stile a metà tra documentario e fiction, la regista non sbaglia. Sa come dosare sia le scene di azione che quelle più tranquille. 
Il cast è perfetto. A partire da John Boyega (il nuovo Denzel Washington?), il sempre credibile e qui, come in quasi tutti i ruoli che ha interpretato, ributtante Will Poulter e tutti gli altri, così inquadrati in una forza d'insieme che si snoda in più contesti (anche quelli di un tribunale). 
Intelligente, di enorme impatto emotivo, con un montaggio perfetto che sostiene il ritmo sempre serrato, è un vero pugno allo stomaco che fa persino piangere da quanto fa star male. 
Colonna sonora stupenda R&B, blues/pop, jazz dell'epoca e quella mai invadente del compositore James Newton Howard. 
Un film coinvolgente, appassionante, sensibile e il più delle volte scioccante. La violenza - che cresce e decresce - inserita in una dimensione reale, di quotidianità spiazza. 
Uno dei migliori film del 2017 (ovviamente snobbato da tutti i premi. Probabilmente anche agli Oscar. Ed è quasi inconcepibile). 
Da vedere assolutamente (meglio in lingua originale). Consigliatissimo. 


Voto: ****/****1/2








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mercoledì 1 febbraio 2017

ANTEPRIMA #Oscar2017 #AcademyAwards2017 - Loving di Jeff Nichols, film drammatico - tratto da una storia vera e basato su un documentario - che parla di una coppia interraziale ostacolata dallo stato della Virginia negli anni '50/'60. Contenuto importante per un film debole, con poco ritmo, poco appassionante. Un buco nell'acqua, ma Ruth Negga è - miracolosamente - nominata all'Oscar

Oggi vi voglio parlare di un film in anteprima. Presentato addirittura in concorso a Cannes, diretto da un regista che sembrava essere promettente, è invece un prodotto piuttosto mediocre. La nomination all'Oscar data alla protagonista pare esagerata.
Mi riferisco a Loving di Jeff Nichols.
Ecco la recensione:





Loving di Jeff Nichols del 2016. Con Joel Edgerton, Ruth Negga, Nick Kroll, Marton Csokas, Jon Bass, Michael Shannon, Alano Miller, Bill Camp, Terri Abney. (123 min. ca.)
La storia vera di Richard e Mildred Loving, lui bianco, lei di colore. Si sposano nel 1958 nello stato della Virginia, ma lì è considerato illegale il matrimonio tra razze differenti. Inizialmente diffidenti e demoralizzati, si batteranno fino ad arrivare alla Corte Suprema per far modificare la legge. 







Basato su un documentario riguardante questo caso, è un dramma giudiziario piuttosto fiacco e didascalico.
Non era facile romanzare e rendere coinvolgenti i continui cambi di casa, i vari spostamenti con tutta la famiglia per eludere la legge, ma la regia sembra dare poco ritmo.
La colpa è forse anche della sceneggiatura poco incisiva. Insomma, la fattura è più da film tv che da grande opera cinematografica.
Certo, Nichols è sempre molto in gamba ad evitare i colpi bassi, ad essere meno strappalacrime possibile: non è ricattatorio. È già qualcosa, eppure non basta.
I protagonisti sono in parte. Joel Edgerton rende bene l'idea di un uomo semplice, taciturno, che ama tanto la moglie. Ruth Negga offre una performance misurata e calibrata, ma due sguardi persi nel vuoto e il viso contrito non valgono un riconoscimento così "importante" quale la candidatura all'Oscar (ma si sa che a questi premi bisogna dare il peso che meritano). Gli altri sono piuttosto mediocri. L'arrivo in scena, per pochi minuti, di Michael Shannon nel ruolo del fotografo (una specie di cameo. Aveva già lavorato con regista in Take Shelter*), è una specie di luce nel buio.
Un film interessante ed importante per il valore storico e politico della vicenda, purtroppo non efficace. Anche la parte "procedural" è poco avvincente.
Inoltre salti temporali e incongruenze nella storia stessa, finiscono addirittura per indebolirne la forza. Non riuscito. Un vero peccato, dato che il regista avrebbe enormi potenzialità.
Da vedere per curiosità e in vista degli Oscar (per rimpiangere un'altra volta la mancata nomination ad Amy Adams).

*Mia recensione
Voto: **



 
 I veri coniugi Loving




Il trailer:






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venerdì 14 ottobre 2016

Grasso è bello di John Waters, commedia musicale originale e divertente, un po' kitsch ma che con intelligenza riesce a sbeffeggiare l'idiozia dei bigotti, dei conservatori e dei perbenisti. Ottime le coreografie e la colonna sonora

Oggi vi voglio parlare di un film di un po' di anni fa ormai. Un film che ha avuto un bel successo, dato che ha ispirato un musical (portato in scena anche in Italia) e un remake.
Mi riferisco a Grasso è bello di John Walters.
Ecco la recensione:





Grasso è bello (Hairspray) di John Waters del 1988. Con Sonny Bono, Ruth Brown, Divine, Deborah Harry, Ricki Lake, Jerry Stiller, Colleen Fitzpatrick, Michael St. Gerard, Leslie Ann Powers, Clayton Prince, Mink Stole, Shawn Thompson, Ric Ocasek, Pia Zadora, Joann Havrilla, Josh Charles, John Waters. (92 min. ca.)
Anni '60. Tracy Turnblad (Lake), giovane studentessa di Baltimora un po' sovrappeso, vorrebbe partecipare al programma televisivo "The Corny Collins Show" che va in onda su una tv locale. Dato che è vicino a casa sua, decide di andarci di persona con la sua amica Penny Pingleton (Powers). Incredibilmente viene presa nel cast. Eppure dovrà scontrarsi con la preferita Amber von Tussle (Fitzpatrick) e il razzismo che impedisce ai ragazzi di colore di partecipare al programma. 













Commedia musicale che ha ispirato il musical teatrale prima e il film del 2007 - remake* - con John Travolta nei panni della madre di Tracy (che qui è interpretata da Divine). 
Briosa, divertente, con una colonna sonora composta sia da canzoni originali che dell'epoca in cui è ambientata. 
Stupisce per l'irriverenza che punge e arriva al dunque (molto più edulcorata nel rifacimento), per i balletti e i vari numeri simpatici senza risultare pesanti, per il ritmo sempre teso, l'assenza di lungaggini, le scenografie e la fotografia con effetto vintage. 
Il tutto unito a una buona dose di kitsch sempre misurato, anche quando le cose sembrano prendere la piega del cattivo gusto. 
John Waters riesce a sbeffeggiare la società del periodo, il bigottismo e si schiera contro le "minoranze" con intelligenza (rappresenta i "conservatori" - e perbenisti - come dei dementi, degli idioti). 
Tutti gli attori sono in parte e recitano volutamente sopra le righe. 
Non il solito film musicale (certo, deve piacere il genere, ma migliora addirittura col passare dei minuti). 
Da vedere. Consigliatissimo.

*Mia recensione
Voto: ***/***1/2







Il trailer:







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