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lunedì 20 febbraio 2017

#Oscar2017 #AcademyAwards2017 - Suicide Squad di David Ayer, cinefumetto sopra le righe con una caratterizzazione dei personaggi povera, dalla trama sfilacciata. Il cast è sprecato. Candidato alla Statuetta per "Miglior Trucco e Acconciatura"

Oggi vi voglio parlare di un film recente. Un film poco apprezzato (ed è un eufemismo) sia dalla critica che dal pubblico. A ragione per una volta. Ma ha sbancato il botteghino.
Mi riferisco a Suicide Squad di David Ayer.
Ecco la recensione:





Suicide Squad di David Ayer del 2016. Con Will Smith, Jared Leto, Margot Robbie, Joel Kinnaman, Viola Davis, Jai Courtney, Jay Hernandez, Adewale Akinnuoye-Agbaje, Karen Fukuhara, Adam Beach, Ben Affleck, Ike Barinholtz, Scott Eastwood, Cara Delevingne. (123/134 min. ca.)
Amanda Waller (Davis), agente governativo, decide di costituire una task force di criminali assassini e mezzi pazzi per tenere sotto controllo l'ordine cittadino. Loro non si tireranno indietro. 






Basato sui fumetti DC Comics, è un film fantastico/azione molto sopra le righe, fin troppo caricato, tanto da risultare, involontariamente, a volte, ridicolo. 
La storia è quella che è e si snoda molto stancamente. Anche il ritmo è piuttosto altalenante. 
I personaggi sono resi benissimo esteticamente, peccato che la loro caratterizzazione sia molto povera e non ci si riesce ad affezionare. L'unica che merita forse è il personaggio di Harley Quinn (una Margot Robbie ironica e realmente adatta al ruolo), ma gli altri latitano. 
E non è colpa degli attori in sé (insomma, c'è anche Viola Davis, che non è proprio l'ultima della classe), quanto della scrittura. Il Jocker di Jared Leto non solo non incute la minima paura, ma è, come detto sopra per tutta l'opera, risibile. Un vero peccato. 
Effetti speciali massicci ma usati male, bella colonna sonora (i brani sono usati furbescamente), per un film che non convince. 
La nomination all'Oscar per il Miglior Trucco e Acconciatura è azzardata. 
Da vedere solo per curiosità (nella versione estesa almeno). Ma tanto ormai l'hanno visto quasi tutti per quanto se n'è parlato.


Voto: **









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sabato 28 gennaio 2017

ANTEPRIMA #Oscar2017 #AcademyAwards2017 - Barriere (Fences) di Denzel Washington, dramma dall'impianto teatrale convincente e dinamico nella prima parte, sottotono e urlato nella seconda. Ne fanno le spese anche i protagonisti (lo stesso Denzel Washington e Viola Davis, la quale comunque vincerà senza problemi l'ambita statuetta)

Oggi vi voglio parlare di un'ennesima anteprima. Un film tratto da un'opera teatrale diretto da un attore e regista molto apprezzato e vincitore di due premi Oscar.
Mi riferisco a Barriere (Fences) di Denzel Washington.
Ecco la recensione:





Barriere (Fances) di Denzel Washington del 2016. Con Denzel Washington, Viola Davis, Mykelti Williamson, Saniyya Sidney, Russell Hornsby, Stephen Henderson, Jovan Adepo, Toussaint Raphael Abessolo. (138 min. ca.)
Pittsburgh, anni '50. Troy Maxson (Washington) è un padre di famiglia con un passato tormentato da esperienze negative quali il carcere e una carriera di baseball stroncata. La moglie Rose (Davis) gli sta sempre accanto nonostante tutti i problemi con il figlio Cory (Adepo) e con il fratello Gabe (Williamson), che è rimasto menomato durante la guerra. L'equilibrio però finirà per spezzarsi... 









Adattamento cinematografico dell'opera teatrale omonima del 1983 di August Wilson (che figura come sceneggiatore principale), vincitrice del Premio Pulitzer per la drammaturgia. 
Di impianto teatrale, la prima parte è tutta ambientata soltanto tra casa e cortile ed è anche la più solida, più piacevole, con dialoghi velocissimi, serrati che parlano di distanze generazionali e di mentalità. 
I movimenti di macchina riescono a raggirare intelligentemente il rischio di una certa staticità. 
La seconda parte, che si sposta invece anche fuori dal piccolo territorio dei Maxson, paradossalmente, è anche quella meno convincente. 
Non solo per la regia in sé, quanto per la sceneggiatura meno incisiva, per i dialoghi più scarni, per le situazioni finte, tirate via. 
Il cast è composto totalmente da attori di colore (unica concessione la foto di Kennedy incorniciata e appesa vicino a quella di Martin Luther King), bravissimi per altro. Denzel Washington stupisce. Molto istrionico, carismatico, almeno inizialmente. Viola Davis è altrettanto espressiva e veramente convincente, sempre all'inizio. E anche gli altri sono in gamba. 
Purtroppo però, i difetti di cui sopra e i toni un po' più drammatici e struggenti rendono troppo sopra le righe anche la recitazione: troppo urlata, decisamente stucchevole. 
Il finale è altrettanto ad effetto senza però essere credibile. La prolissità e il poco ritmo sono altri due problemi che si fanno sentire. 
Un film che è un mezzo passo falso. Sicuramente da non nominare come Miglior Film e neanche come Miglior Sceneggiatura Non Originale (a teatro avrà funzionato bene, ma in questa versione no. Sarà probabilmente anche colpa di Washington regista. Rimane il fatto che qualcosa stride) all'Oscar. 
La candidatura per Denzel Washington e Viola Davis (che sicuramente vincerà la statuetta) sono meritate fino ad un certo punto. Un vero peccato. 
Da vedere per curiosità (e in lingua originale, dato che l'accento è spiccatissimo e si perderebbe quel fascino). Consigliato a metà e in vista degli Oscar, per l'appunto. 


Voto: **1/2







Il trailer:







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martedì 21 luglio 2015

Blackhat di Michael Mann, cyber-thriller di azione piuttosto convenzionale ma ben girato (tutto in digitale)

Oggi vi voglio parlare di un film recente didiretto da un grandissimo regista. Purtroppo la storia non è un granché, è soltanto funzionale alla regia stessa.
Mi riferisco a Blackhat di Michael Mann.
Ecco la recensione:





Blackhat di Michael Mann del 2015. Con Chris Hemsworth, Tang Wei, Viola Davis, Ritchie Coster, Holt McCallany, Yorick van Wageningen, Leehom Wang, John Ortiz, William Mapother, Spencer Garrett, Archie Kao. (133 min. ca.) Nicholas Hathaway (Hemsworth), ex galeotto in permesso, collabora con i Servizi Speciali americani e cinesi per sventare una banda di criminali cibernetici. 


















Film d'azione/thriller dalla trama convenzionale (con annessa storia d'amore tra il protagonista e l'altra eroina) e che sa di già visto. Adrenalina e situazioni improbabili per una pellicola che però sperimenta con i generi e il digitale ed è forse più fruibile rispetto a Nemico Pubblico. 
Ottime e verosimili - come sempre - le scene d'azione movimentatissime con spargimento di sangue (la camera a mano e il digitale di cui sopra danno più realismo).
Chris Hemsworth è un eroe intrepido e monoespressivo (peggiora con il passare dei minuti), Tang Wei è una buona spalla. Viola Davis come al solito si mangia tutti in sol boccone nonostante la piccolissima parte. Gli altri fanno poco o niente. 
Un film minore, un po' di basso profilo ma che sa intrattenere (a Michael Mann bisogna sempre dare fiducia). 
Il finale scontato e concluso bruscamente però non migliora la situazione. 
Da vedere per curiosità. Consigliato a metà.


Voto: **1/2






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domenica 23 novembre 2014

Prisoners di Denis Villeneuve, thriller ad alta tensione. Suggestivo, con atmosfere "alla Clint Eastwood", ben recitato, ben girato e soprattutto (cosa rara) ben scritto. Intrattenimento intelligente

Oggi vi voglio parlare di un film recente. Un thriller/poliziesco ben girato, ben recitato e ben scritto, "alla Clint Eastwood".
Mi riferisco a Prisoners di Denis Villeneuve.
Ecco la recensione:





Prisoners di Denis Villeneuve del 2013. Con Hugh Jackman, Jake Gyllenhaal, Maria Bello, Terrence Howard, Paul Dano, Viola Davis, Melissa Leo, Mike Gassaway, Dylan Minnette, Len Cariou, Wayne Duvall. Pennsylvania. (153 min. ca.)
Nel Giorno del Ringraziamento due famiglie vicine di casa si trovano per i consueti festeggiamenti. Le due bambine Anna e Joy escono di casa per cercare un fischietto. E spariscono. Keller Dover (Jackman), padre di Anna, più degli altri cercherà di risolvere la faccenda anche senza l'aiuto del Detective Loki (Gyllenhaal), incaricato del caso, che segue la pista - purtroppo più ovvia - della pedofilia. Trovato il presunto colpevole, Dover farà giustizia da solo. Ma la soluzione sarà molto più complessa.




















Thriller angosciante e suggestivo ad altrissima tensione.
La storia in realtà è molto semplice, che sa di già visto forse (ma che è comunque sempre molto intrigante) ma è il modo in cui viene sviluppata e in cui viene narrata ad essere vincente. Il tema della "giustizia fai da te" o anche "occhio per occhio, dente per dente" - dato che c'è di mezzo anche la fede e la Chiesa - è ben rappresentato e l'introspezione psicologica e la caratterizzazione dei personaggi sono talmente ben realizzate da non sembrare bidimensionali come succede spesso in queste pellicole di genere.
Un plauso quindi anche alla sceneggiatura pressoché perfetta.
E lodi agli attori. Hugh Jackman è fantastico nel ruolo di padre smarrito e capace di tutto pur di ritrovare sua figlia (e l'altra), Jake Gyllenhaal altrettanto in gamba nella parte del poliziotto apparentemente sbadato ma che in realtà tiene al proprio lavoro. Maria Bello e Viola Davis sono due madri sconvolte in due modi differenti: la prima si butta giù, l'altra è più forte e determinata. Bravissime tutte e due, soprattutto la Davis. Paul Dano è un ragazzo disadattato con un passato misterioso assolutamente credibile e ambiguo. E' sempre più una conferma. Melissa Leo interpreta una donna che non riesce a dimenticare il passato e apparentemente mansueta: grande come sempre.
Una pellicola che funziona, spaventa e fa vivere allo spettatore le stesse emozioni che dovrebbero provare quei poveri genitori.
La regia, l'atmosfera, l'uso impeccabile degli ambienti chiusi, quel tipo di fotografia cupa che vira sul marroncino con uso di luci e ombre, ricorda un po' lo stile dell'Eastwood di Changeling e di quei film documentario che ripercorrono le storie di cronaca nera.
Il ritmo è sempre teso fino alla fine, cosa davvero strana ultimamente per i thriller, non cade in scene strappalacrime fini a se stesse. Invece ce ne sono alcune che danno i brividi.
Un film di intrattenimento intelligente che fa anche riflettere sul perché certa gente commetta degli atti orrendi che gioca tutto sulle apparenze.
Da vedere assolutamente. Consigliatissimo.


Voto: ***1/2








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