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domenica 13 agosto 2017

Il club di Jane Austen, commedia sentimentale/sofisticata (corale) - tratta dal romanzo omonimo di Karen Joy Fowler - ben scritta, con un cast ricco ed in parte

Oggi vi voglio parlare di un film di qualche anno fa. Una commedia sentimentale/sofisticata molto gradevole e simpatica.
Mi riferisco a Il club di Jane Austen di Robin Swicord.
Ecco la recensione:






Il club di Jane Austen (The Jane Austen Book Club) di Robin Swicord del 2007. Con Emily Blunt, Maria Bello, Kathy Baker, Amy Brenneman, Hugh Dancy, Maggie Grace, Jimmy Smits, Kevin Zegers, Marc Blucas, Lynn Redgrave. (106 min. ca.)
Prudie (Blunt), Bernadette (Baker) Allegra (Grace), Sylvia (Brenneman) e Jocelyn (Bello) sono delle donne insoddisfatte soprattutto dei loro rapporti affettivi. Decidono di fondare una specie di club del libro che tratta però esclusivamente solo i romanzi di Jane Austen. A loro si unirà presto anche Grigg (Dancy), un giovane appassionato di letteratura di fantascienza, il quale si appassionerà anche ai libri della scrittrice inglese. E non solo. Comunque tutti riusciranno a fare tesoro delle letture per rimettere a posto le proprie esistenze.























Commedia sentimentale/sofisticata tratta dal romanzo omonimo di Karen Joy Fowler.
Simpatica, talvolta acuta, talvolta leggermente telefonata e un po' patetica e tanto, tanto parlata.
I dialoghi e le situazioni funzionano, i personaggi sono ben caratterizzati e hanno un approfondimento psicologico che li rende vivi, reali e per i quali lo spettatore proverà empatia.
Il cast è in parte. Specialmente Emily Blunt (dopo il successo ne Il diavolo veste Prada), Maria Bello ed Amy Brenneman. E Hugh Dancy ispira simpatia.
Un film corale ben fatto, logorroico ed intellettuale quanto basta. Certo, non si va oltre una certa "letteratura al femminile", ma ha classe, non trascende mai e diverte anche per gli intrecci (prevedibili, a dire il vero).
Da vedere sorseggiando del tè. Consigliato.


Voto: ***




Il trailer:








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martedì 18 agosto 2015

Third Person di Paul Haggis, film thriller/drammatico/sentimentale misterioso, cupo e tanto confuso. Haggis sembra non saper gestire la sua opera. Gli attori girano altrettanto a vuoto

Oggi vi voglio parlare di un film recente. Un film interessante ma sviluppato male, non del tutto riuscito.
Mi riferisco a Third Person di Paul Haggis.
Ecco la recensione:





Third Person di Paul Haggis del 2013. Con Liam Neeson, Mila Kunis, Adrien Brody, Olivia Wilde, James Franco, Moran Atias, Maria Bello, Kim Basinger, Vinicio Marchioni, Riccardo Scamarcio. (137 min. ca.)
Storie parallele, tre situazioni in tre città diverse (Roma - Taranto-, Parigi e New York). Quella dello scrittore Michael (Neeson), separato dalla moglie Elaine (Basinger) e con una giovane amante, sua protetta Anna (Wilde). Quella di Julia (Kunis), donna che si batte per aver la custodia del figlio che stava per ammazzare in un "incidente". Quella di Monika, giovane rom che incontra per caso in un bar di Roma, Sean (Brody), un americano e lo coinvolgerà per poter riavere la sua "fantomatica" figlia. 



















Thriller/drammatico/sentimentale con un pizzico di mistero. 
Ambizioso, pretenzioso e dai tempi dilatati, stenta ad ingranare. 
La prima mezz'oretta infatti non si capisce dove voglia andare a parare: si intuisce che c'è un legame di fondo tra i vari personaggi ma è tutto poco chiaro, oscuro, di poco respiro. Successivamente tutto si chiarisce, ma rimane quel senso non solo di smarrimento, quanto di incompiutezza e di poca grinta. Haggis è interessante come regista e personalità (sua è anche la sceneggiatura ed è il produttore), ma qui sembra come se non riuscisse ad esprimersi a pieno, se fosse stato inghiottito e frenato da uno stile molto patinato, freddo e distaccato. 
Gli attori sono abbastanza in parte. Forse su tutti Liam Neeson, la Kunis e Moran Atias. Adrien Brody sembra sempre sull'orlo del pianto, apparendo monoespressivo, Olivia Wilde più che sembrare svitata non fa. Gli altri compaiono per troppo poco tempo per poter essere giudicati (Scamarcio barista dalle cattive maniere non è credibile. Va meglio Vinicio Marchioni nel ruolo del boss dei rom). La scrittura sarebbe anche interessante, non tutto è pessimo. 
Anche le tematiche della fiducia e dell'amore figliale sono ben espresse e fungono da filo conduttore (in modo forse un po' troppo esplicito). Belle le ambientazioni (che comunque sono sfruttate poco). Pessima - ma probabilmente la colpa non è di Haggis ma di chi gliel'ha consigliata - la colonna sonora (negli episodi romani di sentono in sottofondo - meglio così - Gigi D'Alessio, Anna Tatangelo, Biagio Antonacci. Per fortuna si riprende un po' con Moby e Capossela ma lo sbigottimento misto a nausea rimane). 
Un film non del tutto pessimo come è stato detto ma un po' troppo fumoso nonostante l'apparenza di film d'autore (alla Iñárritu, per intenderci), come se il regista non sia riuscito a gestire ciò che aveva tra le mani. 
Da vedere solo per curiosità. Consigliato a metà.


Voto: **1/2






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martedì 20 gennaio 2015

Thank You for Smoking di Jason Reitman, commedia intelligente con battute taglienti ed incalzanti che riesce a parlare di argomenti seri. Qualche ripetizione e giro a vuoto per un film che funziona

Oggi vi voglio parlare di un film di qualche anno fa molto interessante per l'argomento trattato e per come è stato trattato.
Una commedia molto intelligente che non manca di qualche leziosità e retorica (ma non creano disturbo).
Mi riferisco a Thank You for Smoking di Jason Reitman.
Ecco la recensione:





Thank You for Smoking di Jason Reitman del 2005. Con Aaron Eckhart, Maria Bello, Robert Duvall, Cameron Bright, Adam Brody, Sam Elliott, Katie Holmes, William H. Macy, Rob Lowe, J. K. Simmons, Dennis Miller. (92 min. ca.)
Nick Naylor (Eckhart) è un lobbista che si batte per conto dei produttori di sigarette affermando la non pericolosità per la salute del fumo. Dovrà fare i conti con un Senatore (Macy) e soprattutto si troverà in uno scandalo dopo aver avuto una relazione con la giovane giornalista Heather Holloway (Holmes) che lo usa in cambio di informazioni da divulgare. 














Interessante e divertente pellicola che con cinismo, battute taglienti e diloghi incalzanti e mordaci riesce a parlare di un argomento serio e quantomai attuale quale le lobby (lobbies), i tornaconti dei produttori e dei politici a discapito della società. 
Aaron Eckhart è giusto per il ruolo per il suo aspetto e la fisicità d'altri tempi. Bravissimi come sempre William H. Macy e Duvall (che compare pochissimo). Katie Holmes ha una parte simpatica. Gli altri si limitano a fare qualche macchietta. (Bello comunque ritrovare Sam Elliott).
Certo, di fondo c'è la solita la questione dell'eroe che ne esce pulito e con il figlioletto (che chiama puntualmente "Tigre") che riesce a fargli aprire gli occhi ed agire eticamente, con dignità (ma alla fine voleva fare una cosa alla James Stewart, perciò è passabile). 
Regia fluida, qualche ripetizione e giro a vuoto (sceneggiatura non proprio perfetta), ma è un film intelligente che funziona e fa riflettere. 
Da vedere. Consigliato.


Voto: **1/2/***







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