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martedì 24 gennaio 2017

#Oscar2017 #AcademyAwards2017 IN SALA - Silence di Martin Scorsese, film drammatico sui padri gesuiti portoghesi arrivati in un Giappone ostile con i cristiani e la loro dottrina. Una riflessione intensa sulla fede. Ostico (per il ritmo e la durata), ma vero cinema

Oggi vi voglio parlare di un film adesso nelle sale. Un film attesissimo di un grande regist/autore, che però sta dividendo sia la critica che il pubblico.
Mi riferisco a Silence di Martin Scorsese.
Ecco la recensione:





Silence di Martin Scorsese del 2016. Con Andrew Garfield, Adam Driver, Liam Neeson, Tadanobu Asano, Ciarán Hinds, Alessandro Valignano, Shinya Tsukamoto, Yōsuke Kubozuka, Issei Ogata, Yoshi Oida, Nana Komatsu, Ryo Kase, Yasunari Takeshima, Tetsuya Igawa, Béla Baptiste. (161 min. ca.)
Metà del 1600. Padre Sebastião Rodrigues (Garfield) e Padre Francisco Garupe (Driver), due padri gesuiti portoghesi, partono per il Giappone, per riportare a casa Padre Cristóvão Ferreira (Neeson), lì da anni e coinvolto nella tragica repressione degli shogun nei confronti dei cristiani. 








Film drammatico tratto dal romanzo storico Silenzio di Shūsaku Endō. 
In una cornice storico-ambientale inconsueta, Scorsese realizza un'opera ricca di suggestione, coraggiosa per la sua presa di posizione, pur lasciando molti quesiti nella mente dello spettatore. 
Un viaggio, un vero percorso di fede, dolorosissimo e una riflessione sulla stessa. Un film duro, crudo, ispirato al grande cinema orientale, narrato con tempi dilatati - perciò coerente, totalmente inserito nell'ambiente - e quasi esasperanti, in contrasto con altre scene ricche di pathos e quasi ansiogene. 
Meravigliosa fotografia, scenografie ottime (curate dal fidato Dante Ferretti. I costumi sono ovviamente di Francesca Lo Schiavo), inquadrature di folgorante bellezza. 
E degli attori, checché se ne dica, bravissimi. Andrew Garfield è credibile, molto misurato anche durante i momenti più forti. Adam Driver appare poco ma il suo viso è una maschera e si fa ricordare. Ottimo Liam Neeson nel monologo cruciale con Padre Rodrigues. Da menzionare Shinya Tsukamoto nei panni di Mokichi.
Un film intenso e coinvolgente. Molto prolisso, ed è vero, potrà sembrare quasi "bigotto", ma che vuole essere invece un discorso molto più ampio ed universale. 
Qualche difetto qua e là: reiterazioni varie e un finale forse troppo repentino. 
Di non semplice fruizione (anche per la sua durata, appunto) e facilmente fraintendibile. 
Una vera sfida sia per il grande regista newyorkese, che per il suo pubblico (anche quello più affezionato). 
Da vedere e da lasciar sedimentare per qualche giorno. Consigliato. 


Voto: ***1/2






Il trailer:







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venerdì 26 agosto 2016

Chloe - Tra seduzione e inganno di Atom Egoyan, dramma/thriller erotico con due ottime protagoniste. Conta più l'atmosfera che la vicenda in sé

Oggi vi voglio parlare di un film di pochi anni fa. Un film sensuale, di atmosfera, un po' fine a se stesso, forse.
Mi riferisco a Chloe - Tra seduzione e inganno di Atom Egoyan.
Ecco la recensione [ATTENZIONE, immagini SPOILER]:





 
Chloe - Tra seduzione e inganno (Chloe) di Atom Egoyan del 2009. Con Julianne Moore, Liam Neeson, Amanda Seyfried, Max Thieriot, R.H. Thomson, Nina Dobrev, Mishu Vellani, Laura de Carteret, Meghan Heffern. (96 min. ca.)
Catherine Stewart (Moore) è una ginecologa sposata con David (Neeson), insegnante di musica. Hanno un figlio, Michael (Thieriot), musicista. Catherine sospetta l'infedeltà del marito (anche spiando il suo cellulare). In un locale conosce Chloe (Seyfried), giovane escort e la ingaggia per sedurre e vedere fino a che punto si può spingere il marito. Le cose piano piano sfuggiranno di mano a tutte e due... 


















Film a metà strada tra il drammatico ed il thriller ad alto tasso erotico. 
La storia è intrigante, ma si capisce già dall'inizio dove vuole andare a parare. Almeno fino all'epilogo (più o meno a sorpresa. In realtà telefonatissimo se non si tiene conto dello stato psicologico di Chloe). Ricco di suggestione, sicuramente conta più l'atmosfera che la vicenda. 
Il cast è ottimo. O almeno, le due protagoniste lo sono. Julianne Moore è come sempre convincente e affascinante in questi ruoli elusivi e non ha (mai) paura di affrontare scene a tinte forti. Amanda Seyfried, dal canto suo, è davvero molto tagliata per questa parte da "innocente" manipolatrice e falsa: fragile e sfacciata al contempo. Liam Neeson ha sempre lo stesso sguardo malinconico però funziona. 
Egoyan sa cosa dire e come dirlo, la sua è una regia invisibile che in qualche momento ha un che di De Palma per il suo soffermarsi su certi particolari (niente a che vedere col virtuosismo del Maestro, quanto per la narrazione e le situazioni presentate). Ottimi gli ambienti e la fotografia. 
Un film torbido, sensuale e ambiguo che inquieta al punto giusto, ma che probabilmente provoca senza osare del tutto, rimanendo un po' sfuggente e piatto. 
Comunque piacevole e senza troppe lungaggini. Remake di Nathalie... di Anne Fontaine. 
Da vedere. Consigliato. 


Voto: ***









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martedì 18 agosto 2015

Third Person di Paul Haggis, film thriller/drammatico/sentimentale misterioso, cupo e tanto confuso. Haggis sembra non saper gestire la sua opera. Gli attori girano altrettanto a vuoto

Oggi vi voglio parlare di un film recente. Un film interessante ma sviluppato male, non del tutto riuscito.
Mi riferisco a Third Person di Paul Haggis.
Ecco la recensione:





Third Person di Paul Haggis del 2013. Con Liam Neeson, Mila Kunis, Adrien Brody, Olivia Wilde, James Franco, Moran Atias, Maria Bello, Kim Basinger, Vinicio Marchioni, Riccardo Scamarcio. (137 min. ca.)
Storie parallele, tre situazioni in tre città diverse (Roma - Taranto-, Parigi e New York). Quella dello scrittore Michael (Neeson), separato dalla moglie Elaine (Basinger) e con una giovane amante, sua protetta Anna (Wilde). Quella di Julia (Kunis), donna che si batte per aver la custodia del figlio che stava per ammazzare in un "incidente". Quella di Monika, giovane rom che incontra per caso in un bar di Roma, Sean (Brody), un americano e lo coinvolgerà per poter riavere la sua "fantomatica" figlia. 



















Thriller/drammatico/sentimentale con un pizzico di mistero. 
Ambizioso, pretenzioso e dai tempi dilatati, stenta ad ingranare. 
La prima mezz'oretta infatti non si capisce dove voglia andare a parare: si intuisce che c'è un legame di fondo tra i vari personaggi ma è tutto poco chiaro, oscuro, di poco respiro. Successivamente tutto si chiarisce, ma rimane quel senso non solo di smarrimento, quanto di incompiutezza e di poca grinta. Haggis è interessante come regista e personalità (sua è anche la sceneggiatura ed è il produttore), ma qui sembra come se non riuscisse ad esprimersi a pieno, se fosse stato inghiottito e frenato da uno stile molto patinato, freddo e distaccato. 
Gli attori sono abbastanza in parte. Forse su tutti Liam Neeson, la Kunis e Moran Atias. Adrien Brody sembra sempre sull'orlo del pianto, apparendo monoespressivo, Olivia Wilde più che sembrare svitata non fa. Gli altri compaiono per troppo poco tempo per poter essere giudicati (Scamarcio barista dalle cattive maniere non è credibile. Va meglio Vinicio Marchioni nel ruolo del boss dei rom). La scrittura sarebbe anche interessante, non tutto è pessimo. 
Anche le tematiche della fiducia e dell'amore figliale sono ben espresse e fungono da filo conduttore (in modo forse un po' troppo esplicito). Belle le ambientazioni (che comunque sono sfruttate poco). Pessima - ma probabilmente la colpa non è di Haggis ma di chi gliel'ha consigliata - la colonna sonora (negli episodi romani di sentono in sottofondo - meglio così - Gigi D'Alessio, Anna Tatangelo, Biagio Antonacci. Per fortuna si riprende un po' con Moby e Capossela ma lo sbigottimento misto a nausea rimane). 
Un film non del tutto pessimo come è stato detto ma un po' troppo fumoso nonostante l'apparenza di film d'autore (alla Iñárritu, per intenderci), come se il regista non sia riuscito a gestire ciò che aveva tra le mani. 
Da vedere solo per curiosità. Consigliato a metà.


Voto: **1/2






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martedì 11 agosto 2015

Nell di Michael Apted, film drammatico buonista e con una banale venatura sentimentale. Troppo patinato, troppo finto, troppi colpi bassi. Brava Jodie Foster ma non basta

Oggi vi voglio parlare di un film di parecchi anni fa. Un film drammatico un po' troppo sopravvalutato alla sua uscita.
Mi riferisco a Nell di Michael Apted.
Ecco la recensione:




Nell di Michael Apted del 1993. Con Jodie Foster, Liam Neeson, Natasha Richardson, Richard Libertini, Nick Searcy, Robin Mullins, Jeremy Davies. (113 min. ca.)
Il Dr. Jerry Lovell (Neeson), scopre nella foresta una ragazza, Nell (Foster), che è stata cresciuta senza stimoli esterni da una madre con una paresi facciale e dalla quale ha imparato a parlare un linguaggio strano, un po' infantile e semplificato. Interverrà anche la dottoressa Paula Olsen (Richarson), una psichiatra che all'inizio tenterà di convincere Lovell a sradicare Nell e a portarla in ospedale per trattarla come "caso" e aiutarla. Poi, piano piano e conoscendola meglio, tutti e due capiscono che la ragazza va soltanto stimolata, ma non privata della sua libertà e allontanata dalla sua casa. 










Film drammatico inzialmente interessante, quando c'è il mistero intorno alla protagonista. 
Ma quando le cose si fanno più sentimentali, buoniste e strappalacrime, con molti colpi bassi, perde anche quel minimo di ritmo e di originalità.
La regia è delicata, la direzione degli attori buona ma è la pellicola in sé a non convincere a pieno. Liam Neeson è bravo, ma anche lui trascinato nel vortice del sentimentalismo più becero, la povera Natasha Richardson è in gamba, ma anche lei è all'interno del meccanismo. Jodie Foster - anche produttrice - (candidata all'Oscar per questo ruolo), è in gamba, ce la mette tutta, è credibile senza sembrare una macchietta, tuttavia il contorno non la supporta. 
Il finale poi è alquanto patetico e rovina ogni sforzo fatto. 
Le uniche cose che si salvano sono l'ambientazione la fotografia suggestive al punto giusto. 
Un gran buco nell'acqua che allora era piaciuto molto (altri anni, altri generi) ma che a guardarlo adesso risulta perfino ridicolo per la moralina spicciola sul "diverso". 
Da vedere solo per curiosità (in lingua originale, vi prego).


Voto: **






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