Salve a tutti. Vi voglio parlare di un film recente che è passato in sordina, purtroppo. Purtroppo perché il regista è Paul Dano.
Wildlife di Paul Dano, presentato al Sundance e allo scorso Festival
di Cannes, è un dramma intimista che rende bene il senso
dell'oppressione e del soffocamento (l'incendio che viene mostrato e di
cui si parla è un'azzeccata metafora).
Sguardo sui luoghi e il contesto,
sguardi e grandi primi piani sui protagonisti e sul protagonista (e
anche qui non è un caso che il ragazzo diventi fotografo e ritrattista)
che osserva la vicenda forse con un alito di speranza e che con la sua giovane età cerca di trovare un suo posto nonostante viva in quella che oggi viene chiamata "famiglia disfunzionale".
In questa prima prova del grande attore Paul Dano dietro la macchina da
presa ciò che si sente di più è proprio la regia. Sempre presente, con
scelte ben precise e talvolta anche inconsuete e curiose per come cerca
di raccontare questa storia. Storia che sa di già visto ed è basata
sul romanzo omonimo di Richard Ford, ma che è ben sceneggiata dalla
come sempre bravissima Zoe Kazan, compagna di Dano, e da quest'ultimo.
E se forse tutto sembra piatto e non si sa dove voglia andare a parare,
rimane quell'ultimo fotogramma a chiudere un'opera coerente e toccante.
Con tre ottimi attori. Carey Mulligan e Jake Gyllenhaal (che
figura anche tra i produttori) non hanno bisogno di presentazioni.
Soprattutto lei tra i due offre un'interpretazione così dolente e così
puntuale che lo spettatore arriva a pensare: "Ma non sbagli mai,
Mulligan?". Tuttavia la vera sorpresa è Ed Oxenbould, che si mette
totalmente nelle mani del regista e riesce a tirar fuori una prova di
misura con grande intelligenza ed espressività. Un Revolutionary Road (l'epoca è la stessa, tra l'altro) visto dalla parte di un figlio.
Non un capolavoro, ma un film delicato e realizzato con grande impegno.
Da vedere (in lingua originale) aspettandosi di uscire dalla visione con un senso di tristezza. È una pellicola che "lavora" e si insinua inconsciamente. Consigliatissimo.
Oggi vi voglio parlare di un film recente, uscito nelle nostre sale un mesetto fa circa. Un film che racconta la vita di Brian Wilson, leader del gruppo Beach Boys. Non la solita biografia. Ben diretta e con un cast perfetto.
Mi riferisco a Love & Mercy di Bill Pohlad.
Ecco la recensione:
Love & Mercy di Bill Pohlad
del 2014. Con John Cusack, Paul Dano, Elizabeth Banks, Paul Giamatti,
Jake Abel, Kenny Wormald, Brett Davern, Graham Rogers, Erin Darke,
Bill Camp, Joanna Going, Nick Gehlfuss, Mark Linett, Johnny Sneed,
Teresa Cowles, Gary Griffin, Jeff Meacham, Diana-Maria Riva, Max
Schneider, Jeff Meacham, Carolyn Stotesbery, Erik Eidem, Morgan
Phillips, Tyson Ritter, Jeff Galfer, Jonathan Slavin, Oliver Pohlad.
(121 min. ca.)
La vita di Brian Wilson, leader, cantante, autore, e fondatore dei
Beach Boys, concentrandosi sul periodo di registrazione dell'album
pietra miliare Pet Sounds (tutto partorito dalla sua
mente e quasi un progetto da solista), nel 1967 dunque, e quello in
cui Wilson ormai è un uomo controllato a vista dal suo tutore legale
e terapeuta Eugene Landy (Giamatti), un uomo senza scrupoli che
approfitta del suo stato, imbottendolo anzi, di farmaci (anni '80).
La salvezza di Wilson sarà nelle mani di Melinda Ledbetter (Banks),
una venditrice di Cadillac che si innamorerà di lui e farà di tutto
per strapparlo dalle grinfie di Landy. Riuscendoci...
Film
biografico/musicale con la supervisione dello stesso Wilson (e della
moglie Melinda), perciò molto fedele al vero e accurato
storicamente.
Ben articolato, riesce a mescolare elementi romanzati,
drammaturgici, senza perdere in freschezza e sincerità: senza
rimanerne imbrigliato, dunque, come spesso succede con questo genere
di pellicole. Ottimi i continui salti temporali, con i flashback che
non pesano, ma anzi, sono molto intelligenti, anche grazie al
montaggio evocativo, che crea suggestione e, soprattutto nel finale,
accentua il climax.
Magnifiche la fotografia e le ricostruzioni degli
ambienti (che hanno sempre un enorme fascino vintage).
Un plauso
ovviamente va agli attori, semplicemente fenomenali. Il goffo e
succube del padre prima e del terapeuta poi, Brian Wilson, è
interpretato da due attori più che azzeccati: da giovane da un Paul
Dano espressivo e totalmente immerso nel personaggio. Fragile,
geniale, folle. Dano come sempre offre una performance disinvolta nei
vari passaggi emotivi e psicologici, con mille sfumature senza
diventare mai una macchietta o uno stereotipo. E canta anche
(accompagnandosi al piano accenna la prova di God Only Knows).
Altrettanto bravo è stato John Cusack (un po' tiratino) che lo
interpreta nel suo più difficile periodo della sua esistenza. Una
prova sentita anche per lui, forse una delle sue migliori in
assoluto. Dimessa, misurata e amorevole: Elizabeth Banks è stata una
bella scelta per il ruolo di Melinda. Una donna semplice ma
determinata, che non si è fatta piegare dalle "regole" del
folle Landy, né si è lasciaya spaventare dallo stato psicologico di
Wilson: lo amava e ha cercato di proteggerlo come e più che poteva.
Lei riesce ad essere molto espressiva, mai patetica. Paul Giamatti è
brillante nel ruolo di Landy: detestabile, irritante. Gli altri sono
tutti un buon supporto.
Un film girato benissimo e tanto voluto dal
regista Pohlad (il quale di solito è un produttore e nulla più). Si
sente l'impegno, la voglia di raccontare la storia di questo grande
genio della musica pop/rock, facendone un ritratto realistico e non
banale.
La storia d'amore inoltre è tenera, molto dolce e,
fortunatamente, non stucchevole (il rischio c'era). E soprattutto -
come accennato - non rimane incastrato negli schemi della biografia,
risultando invece molto ritmato e mai prolisso o pesante nonostante
la durata.
La colonna sonora fantastica fa il resto (si possono
sentire, oltre ai vari frammenti dei brani dei Beach Boys o di Brian
Wilson - il titolo del film riprende quello della canzone che apre il
suo album da solista, "Brian Wilson" per l'appunto -, anche Night in White Satin dei Moody Blues e You Don't
Have To Say You Love Me interpretata da Dusty Springfield e
cover del pezzo composto dal nostro Pino Donaggio Io che non
vivo (senza te) ed eseguita con enorme successo in tutto il
mondo. Anche da Elvis).
Davvero piacevole, delicato. Non la solita
lagna biografica strappalacrime. (Potrebbe ricordare Walk the Line* sulla
vita di Johnny Cash).
Da vedere assolutamente. Consigliatissimo.
*Mia recensione
Voto: ***1/2
Il trailer:
Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?
Chiunque volesse prendere le recensioni citi questo blog. Riproduzione riservata
Oggi vi voglio parlare di un film recente. Un film di un regista italiano molto apprezzato in America.
Un film che ha fatto discutere anche se meno del precedente.
Mi riferisco a Youth - La giovinezza di Paolo Sorrentino.
Ecco la recensione:
Youth - La giovinezza di Paolo
Sorrentino del 2015. Con Michael Caine, Harvey Keitel, Rachel Weisz,
Paul Dano, Jane Fonda, Mark Kozelek, Luna Zimic Mijovic, Tom
Lipinski, Paloma Faith, Ed Stoppard, Mădălina Diana Ghenea, Roly
Serrano, Gabriela Belisario. (118 min. ca.)
In un hotel/spa svizzero, due amici di
lunga data Fred Ballinger (Caine) e Mick Boyle (Keitel) si tengono
compagnia. Il primo è un ex direttore d'orchestra e compositore, il
secondo un regista sul viale del tramonto. Insieme a loro la figlia
di Fred, Lena (Weisz), che viene lasciata dal marito per un'altra
donna, Jimmy Tree (Dano), attore di successo (commerciale) alla
ricerca di ispirazione per il personaggio che dovrà interpretare in
Germania (Hitler), la bella Miss Universo (Ghenea) ed altre
personalità. Tutti alle prese con insoddisfazioni, turbamenti
interiori per il passare del tempo e sull'incertezza del futuro.
Sorrentino, al secondo film in lingua inglese dopo This Must BeThe Place e il primo dopo il successo mondiale (con un Oscar per il Miglior Film Straniero) de La grande bellezza, scrive e dirige un film sulla vecchiaia, sul
tempo che passa, sempre con il suo solito stile surreale, grottesco e
ironico. Un'ironia sagace e puntuale, un cinismo sfoggiato con
nonchalance e qualche incursione di immagini forti.
Dai tempi
dilatati, dalle riprese lentissime stupefacenti, con una fotografia perfetta
del sempre grandissimo Luca Bigazzi (che realizza veri e propri
quadri con gli attori in posa plastica), riesce a parlare non
soltanto - ovviamente - della giovinezza in contrapposizione con la
vecchiaia dei due protagonisti che guardano il mondo che li circonda,
non solo dell'amicizia e dell'incomunicabilità dei rapporti umani,
ma anche del senso della vita. Per farlo usa un linguaggio ricercato, ma anche frasi filosofiche quasi spicciole, simbolismo criptico, con effetto straniante.
Inoltre fa una sorta di
critica bonaria ad un certo tipo di cinema, alla tv (fra poco dovrà
uscire anche la sua serie targata HBO. Che sia una cosa
autoironica?).
Sempre di ispirazione felliniana (con quelle
macchiette pittoresche che escono d'improvviso. Ad esempio quella di
Maradona, a cui tra l'altro aveva dedicato l'Oscar), è molto più
accessibile rispetto a La grande bellezza. Il cast
internazionale rende la cosa più facile.
I due protagonisti sono
perfetti. Michael Caine è - volutamente, si spera - spaesato. Harvey
Keitel (sottovalutato perennemente) dà una prova misurata ma
incisiva. Rachel Weisz ha un monologo da brividi: davvero notevole.
Paul Dano fa poco ma rimane impresso. Il cameo di Jane Fonda
invecchiata, tirata ma cascante e sfiorita è impagabile: il viso
lascerà un po' sgomenti (anche qui, volutamente, si spera) ma nel
modo di dire le battute, beh, è sempre lei. Classe innata anche
quando pronuncia certe scurrilità. Tutti gli altri offrono il loro
contributo. Nessuno è superfluo.
Furbo, finto, presuntuoso, mero
esercizio di stile autoreferenziale e freddo? Può darsi. In una
certa misura è così, ma sotto la patina della pretestuosità, c'è
tanta abilità cinematografica, di composizione dell'immagine, di
raccontare una storia apparentemente semplice e banale in modo
diverso, originale con un'estetica precisa.
Sorrentino, per bocca di Keitel afferma che le
emozioni non sono sopravvalutate. Nel finale si ritrova tutta la
grandiosità di un cinema che riesce anche ad emozionare pur
rimanendo sempre coerente con quell'equilibrio patinato di cui sopra.
Inquietante e caratterizzante la musica di David Lang.
(Questa volta,
una piccolo scorcio di bellezza la trova anche a Venezia).
Piacevole,
coinvolgente, fa rifllettere con un mezzo sorriso.
Da vedere.
Consigliatissimo.
Voto: ***1/2
Il trailer:
Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?
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Oggi vi voglio parlare di un film recente fatto molto bene e recitato ancora meglio. Pecca un po' di
déjà vu ma non è un problema. Una commedia tenera e bizzarra.
Mi riferisco a Ruby Sparks di Jonathan Dayton e Valerie Faris.
Ecco la recensione [ATTENZIONE, immagini SPOILER]:
Ruby Sparks di Jonathan Dayton e Valerie Faris del 2012. Con
Paul Dano, Zoe Kazan, Chris Messina, Annette Bening, Antonio
Banderas, Aasif Mandvi, Steve Coogan, Toni Trucks, Deborah Ann Woll,
Elliott Gould, Alia Shawkat. (104 min. ca.)
Calvin Weir-Fields (Dano) è un giovane
scrittore di un libro best seller e lodato unanimemente dalla critica
che ora è in crisi e non sa più come iniziare il secondo. Questo
perché non ha stimoli, è un solitariom ma soprattutto perché sente
la mancanza di una compagna (e la relazione passata gli ha lasciato
dei postumi). Durante la notte però continua a sognarsi di una
ragazza, a cui ha dato perfino un nome: Ruby (Kazan). A questo punto
comincerà a scrivere di lei, riuscendo così ad andare avanti con il
suo lavoro. Una mattina ritroverà a casa sua proprio Ruby in carne
ed ossa. Sarà l'inizio di un viaggio nell'esplorazione di se stesso
e del modo di portare avanti i rapporti di coppia.
Interessante
commedia drammatica/sentimentale "alla Spike Jonze" di Her* o di Michel Gondry di Se mi lasci ti cancello,
scritta dalla stessa Kazan. Simile anche al filone fantastico di Ricomincio da capo, Questione di tempo* e
altri, è un film molto intelligente, ben girato in ambienti piccoli
e un po' claustrofobici, recitato magnificamente dai due protagonisti
(Paul Dano è sempre e comunque geniale), offre svariate occasioni di
riflessione: in amore bisogna prendersi cura dell'altra persona ma
non soffocarla, né cercare di cambiarla. Mai farsi un'immagine della
personai ideale/perfetta: non sarà esattamente come la vogliamo
nella realtà. E soprattutto che è importante la naturalezza nelle
relazioni, non le forzature. Morale un po' banale forse, ma che
qui viene rappresentata con lucidità. Un difetto - come accade
spesso in questo genere di pellicole - è l'essere un po' ripetitivo.
Quando si è capito il gioco, si è entrati nell'idea che Ruby sia
esistente e che Calvin possa cambiarla a suo piacimento soltanto
battendo due frasi a macchina, ecco che le situazioni avranno un che
di déjà vu e sembreranno un po' sgonfie.
Nonostante ciò è uno di
quei classiche pellicole indipendenti realizzate con grande
entusiasmo e passione (Paul Dano e Zoe Kazan sono due dei produttori
esecutici. Oltre che essere una coppia consolidata nella vita reale):
questo è palese e lo spettatore lo sente.
Malinconico ma anche
divertente e sognante, è un film godibile, coinvolgente e per niente
noioso.
Da vedere assolutamente. Consigliato.
*Mie recensioni
Voto: ***/***1/2
Il trailer:
Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?
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