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mercoledì 10 maggio 2017

Copycat - Omicidi in serie di Jon Amiel, thriller/poliesco teso e coinvolgente con due ottime interpreti: Sigourney Weaver e Holly Hunter

Oggi vi voglio parlare di un film di parecchi anni fa ormai. Un thriller molto teso e piacevole, con due brave attrici.
Mi riferisco a Copycat - Omicidi in serie di Jon Amiel.
Ecco la recensione [ATTENZIONE, immagini SPOILER]:






Copycat - Omicidi in serie (Copycat) di Jon Amiel del 1995. Con Sigourney Weaver, Holly Hunter, Dermot Mulroney, William McNamara, Harry Connick Jr., J.E. Freeman, Will Patton,
John Rothman, Shannon O'Hurley. (123 min. ca.)
La psicologa criminale Helen Hudson (Weaver) viene quasi uccisa da un suo "ammiratore" in bagno, durante una conferenza. Un anno dopo, affetta da agorafobia e rinchiusa perennemente in casa, darà una mano ai detective M.J. Monahan (Hunter) e Ruben Goetz (Mulroney) e diventerà l'esca per catturare il serial killer che sta ammazzando molte giovani ragazze rifacendosi ad altri famosi "colleghi". 














Thriller/poliziesco convenzionale dall'impianto molto anni '90. 
Ma che funziona perfettamente grazie ad una sceneggiatura all'altezza dalle dinamiche chiare, dagli snodi narrativi piacevoli. 
Tensione alle stelle, suspense dall'inizio alla fine, qualche rimando hitchcockiano e un uso funzionale degli ambienti, degli indizi gettati qua e là e dei colpi di scena. 
Il finale prevedibile e telefonato era doveroso. 
Il cast è perfetto. Sigourney Weaver e Holly Hunter dominano la scena. William McNamara incute la giusta paura, così come Harry Connick Jr., bel caratterista. 
Colonna sonora adeguata al genere: accompagna bene le immagini.
Un film, ansiogeno, sadico, dal ritmo sempre teso, con molte scene riuscite e terrorizzanti anche oggi. Interessante il coinvolgimento di internet (agli albori) nella vicenda (nonché l'invio di file in .avi, fotomontaggi).
Coinvolgente al massimo. 
Una curiosità: viene menzionato Zodiac, il fantomatico serial killer, a cui David Fincher* dedicherà un altro - meraviglioso - thriller. 
Da vedere (in lingua originale. La Hunter ha sempre un accento - georgiano - stranissimo), anche se è già straconosciuto e praticamente un cult. Consigliato.

*Mia recensione 
Voto: *** 






Il trailer:








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sabato 4 marzo 2017

The Beatles: Eight Days a Week - The Touring Years di Ron Howard, documentario che percorre la carriera dei Beatles soffermandosi sui primi anni di tour (in particolare quelli negli Stati Uniti). Un ottimo prodotto, diretto e montato in maniera impeccabile

Oggi vi voglio parlare non di un film, bensì di un documentario. Un documentario che ha avuto molto successo anche se è rimasto poco nelle sale.
Mi riferisco a The Beatles: Eight Days a Week - The Touring Years di Ron Howard.
Ecco la recensione:






The Beatles: Eight Days a Week - The Touring Years di Ron Howard del 2016. (110 min. ca.)
1961-1962, i primi anni di tour snervanti per i quattro di Liverpool, i primi successi, il finale di carriera con il famoso "concerto" sul tetto della Apple Records nel 1969. 









Documentario diretto da un Ron Howard in stato di grazia che ripercorre - senza la pedanteria a comparti stagni - la carriera della grandissima band inglese. 
Lo stress, l'isteria collettiva, il disagio di dover essere sballottati ogni giorno in un posto diverso... il tutto con immagini di repertorio legate tra loro da questo filo narrativo. 
Grande importanza viene data ai tour negli Stati Uniti: Howard prende così la palla al balzo per parlare della società americana dell'epoca, la morte di Kennedy, Martin Luther King, il progresso, ecc... e il segregazionismo. 
Ebbene, in quel particolare momento storico pieno d'odio e di razzismo, i Beatles vollero dare la possibilità a tutti, senza distinzioni di colore della pelle, di partecipare al loro concerto. In caso contrario avrebbero rinunciato. 
Ma è anche un modo per poter ascoltare le testimonianze di due amatissime attrici come Whoopi Goldberg e Sigourney Weaver e la loro esperienza da spettatrici e vere fan piccolissime. Oppure di musicisti, compositori, cantanti, cantautori (Elvis Costello, ad esempio) e gli stessi Paul McCartney, Ringo Starr (e, nei filmati d'epoca George Harrison e John Lennon). 
E, ovviamente, alcuni frammenti dei loro successi. 
Anche se alcuni album in particolare vengono trattati un po' troppo superficialmente, comunque si ha l'occasione di poter gustare dei dietro le quinte e capire come venivano create le canzoni, conoscere meglio la creatività del gruppo, la ricerca musicale. 
Il tutto senza mai un calo di attenzione, con un ritmo sempre costante e pieno di curiosità, mostrando anche la simpatia, la naturalezza di questi quattro giovani che si sono creati dal nulla (certo, con dei bravi manager e produttori alle spalle). 
Decisamente sopra la media rispetto a documentari frammentari e pesanti. 
Da vedere assolutamente (i seguaci del gruppo ne rimarranno estasiati). Consigliatissimo. 


Voto: ***1/2 






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giovedì 12 maggio 2016

Ghostbuster II di Ivan Reitman, sequel del fortunatissimo (e brillante) primo capitolo del 1984. Ritornano tutti i personaggi a fronteggiare un'altra simpatica avventura. In modo disinvolto, con trovate divertenti. Un film dignitoso di puro intrattenimento

Oggi vi voglio parlare di un film di un bel po' di anni fa, ormai. Un film simpatico, un sequel stranamente riuscito (e solo leggermente sottotono).
Mi riferisco a Ghostbuster II - Acchiappafantasmi II di Ivan Reitman.
Ecco la recensione:





Ghostbuster II - Acchiappafantasmi II (Ghostbuster II) di Ivan Reitman del 1989. Con Bill Murray, Dan Aykroyd, Harold Ramis, Ernie Hudson, Sigourney Weaver, Rick Moranis, Annie Potts, Peter MacNicol, Wilhelm von Homburg, David Margulies, Kurt Fuller, Harris Yulin, Janet Margolin, Mary, Ellen Trainor, Cheech Marin. (108 min. ca.)
New York. Questa volta i nostri Acchiappafantasmi devono rimettersi la divisa per liberare la città da una melma psicomagneterica, ossia un "plasma viscoso psicoreattivo" che prima contamiana le fogne, poi tutto il resto. C'è anche da salvare dalle grinfie di un dipinto un po' troppo "animato", Oscar, il figlioletto di Dana Barrett (Weaver). Quest'ultima tra l'altro è ancora innamorata di Peter Venkman (Murray).





















Sequel del primo e davvero spassoso film del 1984.
Ancora una volta scritto (molto bene) da Dan Aykroyd e - dal compianto - Harold Ramis e diretto da Reitman, è una pellicola che mescola con disinvoltura commedia, fantastico e azione. Certo, c'è meno brio, ma non è un seguito da buttare (come succede di solito. Ma visto che il team è lo stesso, era auspicabile). Anzi, alcune trovate sono divertenti. E poi è bello ritrovare tutti i personaggi del primo capitolo (e, cosa non scontata, tutti gli attori).
Ben girato, con effetti speciali sfruttati con intelligenza e simpatia (la Statua della Libertà che cammina per le strade di New York) e, con qualche battuta azzeccata (fogna sotterranea, Egon dice riferendosi alla melma: "Guardate quanta energia negativa!", Winston: "New York, che città!". Oppure le due guardie del molo vedono arrivare il fantasma del Titanic con i passeggeri che scendono: "Meglio tardi che mai!").
Un film corale, colorato, di intrattenimento in puro stile anni '80 (gli ultimissimi scampoli), con attori adorabili (anche se Bill Murray in quanto ad espressività e bravura è di un altro livello e una Sigourney Weaver decisamente meno femme fatale e, per l'appunto, più materna). Un giocattolone brioso e demenziale al punto giusto.
Se la canzone tema portante cantata da Ray Parker Jr. viene fatta sentire per poco e come musica interna soprattutto (i protagonisti la ascoltano con la cassetta), quella nuova è eseguita dai Run–D.M.C..
Da vedere per curiosità e per amore di continuità (soprattutto se avete amato il primo). Consigliato.


Voto: **1/2/***






Il trailer:






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mercoledì 23 marzo 2016

Un anno vissuto pericolosamente di Peter Weir, film che mescola più generi in un'atmosfera inquietante e disturbante. Linda Hunt ruba la scena a Mel Gibson e a Sigourney Weaver

Oggi vi voglio parlare di un film di parecchi anni fa. Un film particolare di un bravo autore.
Mi riferisco a Un anno vissuto pericolosamente di Peter Weir.
Ecco la recensione:




 
Un anno vissuto pericolosamente (The Year of Living Dangerously) di Peter Weir del 1982. Con Mel Gibson, Sigourney Weaver, Linda Hunt, Guy Hamilton, Bambel Roco, Dominador Robridillo, Michael Murphy, Noel Ferrier, Domingo Lamdisho, Bill Kerr. (115 min. ca.)
1965. Guy Hamilton (Gibson), giornalista australiano, arriva a Giacarta (Indonesia) come corrispondente estero. Lì viene aiutato da Billy Kwan (Hunt), fotografo e cineoperatore ad avere più visibilità. Quest'ultimo - uomo di grande sensibilità, indignato dal grado di povertà in cui vivono gli abitanti del posto - gli farà conoscere Jill Bryant (Weaver), una donna che lavora all'ambasciata britannica. Inizieranno una travagliata relazione e lei gli confiderà un segreto importante che potrebbe diventare uno scoop: un colpo di stato che avverrà entro poco. Sta a lui servirsene o meno. 









Pellicola particolare che mescola più generi (drammatico, thriller/spionaggio, sentimentale) e che coglie perfettamente l'atmosfera di miseria e paura che vivono anche soltanto le persone di passaggio. Scenografie e ambienti ottimi, così come la fotografia. 
La storia sarebbe molto interessante, sebbene un po' telefonata, forzata (soprattutto il rapporto tra Guy e Jill. Anche se voluto, è comunque la classica storia d'amore in tempo di guerra per far empatizzare lo spettatore con i personaggi). 
La regia è molto buona però: asciuta, di polso. Come sempre Peter Weir predilige quella dimensione lugubre, sofferente, spaventosa e sovrannaturale che mette i brividi. Certe scene poi sono realmente toccanti e disturbanti. 
Gli attori sono in parte. Mel Gibson e Sigourney Weaver (qui meno convincente del solito però) sono adatti al ruolo ma chi spicca è Linda Hunt, che vinse anche l'Oscar per aver interpretato - egregiamente - il ruolo maschile di Billy, il fotografo affetto da nanismo. La sua performance è davvero notevole, sentita. 
Un film particolare più nella forma che nel contenuto (piuttosto prevedibile in realtà), che alterna momenti di dolcezza ad altri più crudi e brutali. 
Da vedere. Consigliato.


Voto: ***








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