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domenica 28 maggio 2017

Il matrimonio di mia sorella di Noah Baumbach, commedia drammatica bizzarra, intelligente e mai banale. Con un cast azzeccato

Oggi vi voglio parlare di un film di qualche anno fa. Una commedia molto particolare ben scritta e diretta da un autore sempre molto interessante. Con un bel cast.
Mi riferisco a Il matrimonio di mia sorella di Noah Baumbach.
Ecco la recensione:






Il matrimonio di mia sorella (Margot at the Wedding) di Noah Baumbach del 2007. Con Nicole Kidman, Jennifer Jason Leigh, Jack Black, John Turturro, Ciarán Hinds, Zane Pais, Flora Cross. (93 min. ca.)
Margot (Kidman), scrittrice frustrata e dalla vita non proprio perfetta, va a trovare con il figlio Claude (Pais) la sorella Pauline (Jason Leigh), la quale dopo qualche giorno dovrà sposare lo spostato Malcon (Black). Il riavvicinamento scatenerà varie tensioni.















Commedia drammatica che prende una storia semplice e stra-abusata e la fa diventare qualcosa di diverso, scardinando le regole di genere.
Situazioni bizzarre, stereotipi ben utilizzati.
Colpiscono immediatamente i dialoghi spontanei, colloquiali, quasi improvvisati. Ed in generale tutta la pellicola ha questi toni.
Il cast è perfetto: Nicole Kidman è a suo agio nei panni di questa madre stravagante, lunatica, che parla senza filtri e misure. Jennifer Jason Leigh è un'ottima spalla e credibile nel ruolo di sua sorella. Jack Black è incredibilmente impeccabile e regala dei momenti spassosi. Bravo anche Zane Pais.
Le commedie di Baumbach sono sempre intelligenti, mai banali e scontate. Sia come sceneggiatore che come regista ha uno sguardo acuto sulle cose.
Ed è molto anticonvenzionale. Ma attenzione: non quell'anticonvenzionale furbo, forzato e finto-indie, bensì autentico e naturale. Il suo stile è brillante e originale, Anzi, personale.
Lo spettatore capisce di aver visto qualcosa di unico nel suo genere e di totalmente libero.
Ricapitolando, due anni dopo il meraviglioso Il calamaro e la balena*, è riuscito a rivisitare un classico dramma familiare realizzando un film tragicomico che fa ridere amaramente (in alcune scene di gusto).
Da vedere. Consigliatissimo. (Da noi in Italia è uscito solo in home video).

*Mia recensione
Voto: ***



Il trailer:






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martedì 31 maggio 2016

The Man Who Cried - L'uomo che pianse di Sally Potter, dramma di una ragazzina che cerca di trovare il suo posto nel mondo tra un pogrom e la seconda guerra mondiale. I protagonisti non bastano a risollevare un film piatto e poco ispirato

Oggi vi voglio parlare di un film di qualche anno fa ormai. Un film con un bel cast ma deludente, molto deludente.
Mi riferisco a The Man Who Cried - L'uomo che pianse di Sally Potter.
Ecco la recensione:





The Man Who Cried - L'uomo che pianse (The Man Who Cried) di Sally Potter del 2000. Con Christina Ricci, Cate Blanchett, John Turturro, Johnny Depp, Oleg Yankovsky, Claudia Lander-Duke, Cliff Barry, Miriam Karlin, Consuelo De Haviland, Harry Dean Stanton. (100 min. ca.)
1927, Russia. Fegele Abramovich (Ricci), è una bambina ebrea dalla bellissima voce che viene lasciata a vivere con la nonna mentre il padre, bravo cantante, va a cercare lavoro in America. Dopo un pogrom Fegele viene affidata ad una famiglia benestante in Inghilterra e le viene cambiato il nome in Suzie. Una volta cresciuta va a Parigi in cerca di fortuna. Lì conosce Lola (Blanchett), una russa emigrata che lavora come ballerina in spettacolini e diventa la sua coinquilina. Presto Lola si innamora di Dante Dominio (Turturro), un cantante lirico arrogante e simpatizzante fascista-nazista. Suzie si invaghirà invece di un affascinante gitano (Depp). Ma la seconda guerra mondiale e la paura della deportazione spingerà la ragazza a ripartire... 

















Dramma che si apre con un lungo, interminabile e statico flashback (carina la bambina) che spiega tutta la vicenda della protagonista per poi arrivare al dunque.
Il problema è che, per quante cose succedano, non prende mai il volo. Qualche bella immagine c'è (e il montaggio aiuta), ma risulta tutto piatto.
Colpa di una sceneggiatura (sempre di Sally Potter. Suo anche il soggetto) che ha poco respiro, funziona a scompartimenti stagni, si focalizza male sui protagonisti. Christina Ricci è carina ma non si riesce ad empatizzare mai totalmente per lei. Cate Blanchett è carismatica, elegante, una vera femme fatale (ricorda il suo personaggio recente, Carol) ed è credibile perfino nel riprodurre l'accento e nel dire qualche frase in russo, eppure si sente che anche il suo personaggio non è stato sfruttato a sufficienza. John Turturro qui ha un ruolo stranamente detestabile e lo porta a casa con bravura (lui invece dice qualche parola - e parolaccia - in italiano), ma in alcuni momenti diventa una macchietta. Per non parlare di Depp, che quasi non parla e sfodera i suoi sguardi da donnaiolo: una parte che gli sarebbe congeniale, se non fosse trattata superficialmente. Harry Dean Stanton fa poco più che un cameo.
Un film che ammalia per le ambientazioni, i costumi e per le due protagoniste che si impegnano, ma che appare un po' tirato via, poco ispirato.
Turturro e la Ricci sono doppiati nel canto da Salvatore Licitra e Iva Bittová.
Non del tutto riuscito (anzi, quasi per nulla).
Da vedere per curiosità. Consigliato a metà. 


Voto: **






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domenica 17 gennaio 2016

Gigolò per caso di John Turturro, commedia che scimmiotta Woody Allen con Allen come spalla (e unico elemento che funziona). Stereotipi e ritmo calante per un film poco convincente

Oggi vi voglio parlare di un film recente. Una commedia di un attore che si è messo varie volte a fare il regista quasi sempre con risultati mediocri o al massimo buoni.
Mi riferisco a Gigolò per caso di John Turturro.
Ecco la recensione:





Gigolò per caso (Fading Gigolo) di John Turturro del 2013. Con John Turturro, Woody Allen, Sharon Stone, Sofía Vergara, Vanessa Paradis, Liev Schreiber, Max Casella, Aida Turturro, Bob Balaban, Michael Badalucco, David Margulies. (98 min. ca)
Brooklyn. Murray (Allen) uomo ebreo non più giovane, sta chiudendo la libreria di famiglia e mentre è intento a metter via i libri fa una proposta a Fioravante (Turturro), un amico fioraio-tuttofare non particolarmente bello ma che ci sa fare con le donne: un ménage à trois con la sua dermatologa, la dottoressa Parker (Stone) e un'amica di quest'ultima (Vergara). Definiti i particolari e fatta una "prova" con la stessa dottoressa, Murray e Fioravante si mettono addirittura in società e si danno dei soprannomi. Presto le cose si complicheranno con la conoscenza di Avigail (Paradis), ebrea chassid vedova di un rabbino. 


























Commedia degli equivoci/sentimentale con Turturro che gioca a fare il Woody Allen regista (e autore) con co-protagonista - guarda caso - proprio Allen. 
Il risultato è un concentrato poco brillante di stereotipi, punti morti, una trama non sempre felice e un finale tirato via, davvero inconcepibile. Se voleva essere poetico o esistenziale non ci siamo proprio, se tutto ciò è stato concepito per l'ultima scena al bar altrettanto, anzi, peggio, perché così dimostra tutte le lacune di Turturro come sceneggiatore. 
Le parti che funzionano di più sono quelle con Allen (prevedibile). Un Allen in avanscoperta che propone il suo solito adorabile personaggio in salsa diversa, sempre con le sue battute divertenti (ma un po' edulcorate). Sì, perché è una pellicola che non osa, che tratta argomenti anche un po' scabrosi senza approfondirli. Per il genere forse, ma anche per una sensibilità e una disinvoltura minori rispetto al grande Woody, ad esempio. 
Gli attori sono si impegnano ma sono un po' fuori fuoco. Lo stesso John Turturro non è credibile nel suo personaggio. Sharon Stone invece fa sempre la sua figura. (Con Tu si' 'na cosa grande cantata dalla stessa Vanessa Paradis con quella vocina flebile però si arriva al culmine della sopportazione). Divertissement o meno pare tutto una forzatura, un voler scimmiottare senza avere gli strumenti giusti. Eppure le basi c'erano, il cast prometteva bene (e anche l'incipit sembrava funzionare). Si sorride qua e là senza trasporto e il ritmo è sul calante. 
Un'occasione sprecata per il buon Turturro a cui si vuole bene ma che qui non convince. 
Da vedere solo per curiosità. Consigliato a metà.


Voto: **1/2






Il trailer:







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