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lunedì 23 ottobre 2017

The Meyerowitz Stories di Noah Baumbach, commedia drammatica e tragicomica (com'è tragicomica la vita stessa) con un cast azzeccato

Oggi vi voglio parlare di un film recente. Un film targato Netflix diretto da un regista e autore che riesce sempre a realizzare film intelligenti e ironici nonostante i temi trattati, nonostante i protagonisti siano fuori dagli schemi.
Mi riferisco a The Meyerowitz Stories di Noah Baumbach.
Ecco la recensione:





The Meyerowitz Stories (The Meyerowitz Stories (New and Selected)) di Noah Baumbach del 2017. Con Adam Sandler, Ben Stiller, Dustin Hoffman, Emma Thompson, Grace Van Patten, Candice Bergen, Elizabeth Marvel, Rebecca Miller, Judd Hirsch. (110 min. ca.)
Danny Meyerowitz (Sandler) si sta separando dalla moglie e va momentaneamente a vivere con la figlia Eliza dall'anziano padre Harold (Hoffman), artista scultore che sarà presto celebrato con una retrospettiva. La vendita della casa e delle relative opere da parte della nuova moglie dello stesso Harold (Thompson), i risentimenti vari tra fratelli [a Danny si aggiungono Matthew (Stiller) e Jean (Marvel)], creano un clima insostenibile, eppure, imprevedibilmente, di unità familiare.











Commedia drammatica (targata Netflix) molto parlata e, come tutte le opere del grande Baumbach, molto bizzarra.
Divisa in capitoli per i vari fratelli e la molte vicissitudini, è un film con i toni dell'assurdo, tragicomico e cinico.
Si ride a denti stretti per situazioni molto più vicine a noi di quanto si possa immaginare.
In fondo il regista parla di una famiglia come tante (con personaggi particolarissimi, sempre così complicati), col patriarca che si crede chissà quanto importante quando invece è anche lui un mediocre. E della vita.
Il cast è perfetto. Prendi Adam Sandler e Ben Stiller, due attori tra i più legnosi che ci possano essere, e falli recitare la parte che si meritano ed ecco che funzionano. Sorretti da un Dustin Hoffman perfettamente imbolsito e una Emma Thompson svagata. Ottima Elizabeth Marvel. Bello ritrovare un'icona come Candice Bergen.
Non un piccolo capolavoro di vitalità e così originale come molte altre pellicole del regista (si pensi a Il calamaro e la balena* o Frances Ha*, ad esempio. In questo caso la trama sa di già visto), ma pur sempre un buon esempio di come dovrebbe essere una commedia dinamica, fresca e leggera pur trattando anche temi delicati. Baumbach rimane in ogni caso una garanzia per questo.
E confeziona un film surreale, tenero, un po' à la Woody Allen.
Piacevole.
(Presentato in concorso nella scorsa edizione del Festival di Cannes)
Da vedere. Consigliato.

*Mie recensioni
Voto: ***





Il trailer:








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domenica 28 maggio 2017

Il matrimonio di mia sorella di Noah Baumbach, commedia drammatica bizzarra, intelligente e mai banale. Con un cast azzeccato

Oggi vi voglio parlare di un film di qualche anno fa. Una commedia molto particolare ben scritta e diretta da un autore sempre molto interessante. Con un bel cast.
Mi riferisco a Il matrimonio di mia sorella di Noah Baumbach.
Ecco la recensione:






Il matrimonio di mia sorella (Margot at the Wedding) di Noah Baumbach del 2007. Con Nicole Kidman, Jennifer Jason Leigh, Jack Black, John Turturro, Ciarán Hinds, Zane Pais, Flora Cross. (93 min. ca.)
Margot (Kidman), scrittrice frustrata e dalla vita non proprio perfetta, va a trovare con il figlio Claude (Pais) la sorella Pauline (Jason Leigh), la quale dopo qualche giorno dovrà sposare lo spostato Malcon (Black). Il riavvicinamento scatenerà varie tensioni.















Commedia drammatica che prende una storia semplice e stra-abusata e la fa diventare qualcosa di diverso, scardinando le regole di genere.
Situazioni bizzarre, stereotipi ben utilizzati.
Colpiscono immediatamente i dialoghi spontanei, colloquiali, quasi improvvisati. Ed in generale tutta la pellicola ha questi toni.
Il cast è perfetto: Nicole Kidman è a suo agio nei panni di questa madre stravagante, lunatica, che parla senza filtri e misure. Jennifer Jason Leigh è un'ottima spalla e credibile nel ruolo di sua sorella. Jack Black è incredibilmente impeccabile e regala dei momenti spassosi. Bravo anche Zane Pais.
Le commedie di Baumbach sono sempre intelligenti, mai banali e scontate. Sia come sceneggiatore che come regista ha uno sguardo acuto sulle cose.
Ed è molto anticonvenzionale. Ma attenzione: non quell'anticonvenzionale furbo, forzato e finto-indie, bensì autentico e naturale. Il suo stile è brillante e originale, Anzi, personale.
Lo spettatore capisce di aver visto qualcosa di unico nel suo genere e di totalmente libero.
Ricapitolando, due anni dopo il meraviglioso Il calamaro e la balena*, è riuscito a rivisitare un classico dramma familiare realizzando un film tragicomico che fa ridere amaramente (in alcune scene di gusto).
Da vedere. Consigliatissimo. (Da noi in Italia è uscito solo in home video).

*Mia recensione
Voto: ***



Il trailer:






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domenica 8 maggio 2016

Mistress America di Noah Baumbach, commedia frutto della nuova collaborazione tra il regista e l'attrice - adorabile - Greta Gerwig (co-sceneggiatrice e produttrice). Film originale, fresco, acuto e divertente

Oggi vi voglio parlare di un film uscito un mesetto fa al cinema. Un film interessante, molto fresco e leggero nel senso migliore del termine.
Mi riferisco a Mistress America di Noah Baumbach.
Ecco la recensione:





Mistress America di Noah Baumbach del 2015. Con Greta Gerwig, Lola Kirke, Heather Lind, Cindy Cheung, Jasmine Cephas Jones, Matthew Shear, Kathryn Erbe, Michael Chernus. (84 min. ca.)
Tracy Fishko (Kirke) è una giovane al primo anno di Università a New York che finisce per conoscere Brooke Cardinas (Kirke), una trentenne molto particolare ed esuberante, che dovrebbe diventare di lì a poco la sua sorellastra (per il matrimonio dei loro rispettivi genitori). 























Commedia che vede confermarsi il fruttuoso sodalizio Baumbach-Gerwig (quest'ultima anche stavolta, come nel meraviglioso Frances Ha*, ha collaborato nella sceneggiatura. Ed è una dei produttori). 
Montaggio serrato in simbiosi con i dialoghi velocissimi e taglienti (la scena al bar con Brooke e la vecchia compagna di scuola che si insultano è emblematica). Le battute sono divertenti e intelligentissime (troppe da citare). 
Questa volta c'è meno Nouvelle Vague, non è presente il B/N della fotografia, ma c'è comunque il tocco leggero e stravagante del regista, nonché l'espressività della Gerwig. In realtà la protagonista sarebbe la Kirke (che un po', non a caso, le assomiglia), però ben presto l'altra le ruba la scena, pur essendoci dei bei botta e risposta, finendo quasi in parità. Greta Gerwig è per l'appunto sempre bizzarra, goffa ma al contempo brillante, esattamente come la sua Brooke. Davvero un'attrice adorabile. Anche la Kirke non è da meno, anche se più legnosetta. Bravi gli altri, anche se - forse anche questo è voluto - un po' incolori. 
Girato benissimo e scritto altrettanto, è un film ironico, cinico e amarissimo che sfodera delle acutissime riflessioni sulla vita dei trentenni (sostanzialmente dei falliti con dei grandi sogni), delle loro illusioni e disillusioni ed crea un confronto con le nuove generazioni. 
Il tutto con una sorprendente lucidità mista al demenziale. Tante le situazioni assurde, quasi nonsense. Qualche difetto: forse non ha la stessa incisività e lo stesso calore del suddetto Frances Ha, che si snodava meglio, aveva una storia più coinvolgente e faceva provare più empatia nei confronti dei personaggi. Inoltre in alcuni punti (a casa degli "amici" di Brooke in particolare) si fa fatica a seguire i dialoghi dato che tutti si parlano addosso. 
Poco male comunque se il risultato è un'opera originale - davvero diversa dal solito - e fresca, decisamente fuori dagli schemi. 
Da vedere. Consigliatissimo. 

*Mia recensione
Voto: ***/***1/2






Il trailer:




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