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giovedì 24 marzo 2016

Heaven di Tom Tykwer, film che mescola confusamente più generi e che sfiora più di qualche volta il ridicolo. Con Cate Blanchett e Giovanni Ribisi che parlano in italiano

Oggi vi voglio parlare di un film di qualche anno fa. Un film che sulla carta avrebbe potuto essere bellissimo ma così non è successo. Neanche gli attori protagonisti sono riusciti a risollevare la situazione.
Mi riferisco a Heaven di Tom Tykwer.
Ecco la recensione [ATTENZIONE, immagini SPOILER]:




 
Heaven di Tom Tykwer del 2002. Con Cate Blanchett, Giovanni Ribisi, Mattia Sbragia, Remo Girone, Alberto Di Stasio, Stefania Rocca, Alessandro Sperduti, Giovanni Vettorazzo, Gianfranco Barra, Vincent Riotta, Max Giusti. (97 min. ca.)
Torino Philippa Paccard (Blanchett) è un'insegnante di inglese che, decisa a vendicarsi della morte per overdose di suo marito, decide di mettere una bomba nell'ufficio dello spacciatore (che ha una grande azienda). Il caso vuole che la bomba venga spostata e a rimanere uccise sono quattro persone (tra cui due bambine). Viene subito presa, arrestata e interrogata. La donna, emotivamente sconvolta, verrà aiutata dal timido sottotenente Filippo (che le fa anche da traduttore), innamorato istantaneamente di lei. Riusciranno a scappare, ma i Carabinieri gli staranno alle calcagna. 





















Pellicola commistione di generi (drammatico, poliziesco, fantastico e sentimentale) con sceneggiatura di Kieslowski (doveva essere parte di una trilogia: "Heaven", "Hell" e "Purgatory", ma purtroppo è morto prima di completare il progetto) e Piesiewicz, e varie produzioni tra cui Minghella e Pollack. L'inizio è promettente: teso e soprattutto ben recitato da una Blanchett che dice anche qualche frase in italiano. 
Tuttavia, man mano che passano i minuti la trama diventa sempre più inconsistente e inverosimile, con i due che la fanno franca, sfuggono da tutto e da tutti senza essere mai presi nonostante agiscano praticamente alla luce del sole. 
Insomma, Tom Tykwer non riesce a creare quel clima onirico, quasi staccato dalla realtà, eppure così crudo e brutale che era uno dei tratti tipici del cinema del grande regista polacco (ci riesce in parte solo in un'unica - davvero efficace e suggestiva - scena d'amore dei due amanti al tramonto, su una collina del Montepulciano, con una ripresa in lontananza, con i due corpi che sembrano figure minuscole e ombre). 
Il finale vorrebbe essere altrettanto poetico ma rasenta il ridicolo (come è quasi grottesca la scena della festa di matrimonio - con canti e balli che ti raccomando - davanti alla chiesa. Ma quando mai? Telefonatissima e gratuita la scena di sesso nel camioncino del lattaio - è lui a farlo insieme ad una negoziante, di nascosto. Perché poi? - usato dai due per scappare). 
Il punto debole perciò è proprio la regia però ha il pregio di saper dirigere piuttosto bene anche i nostri attori italiani oltre che i due protagonisti. 
Come accennato, Cate Blanchett è sempre molto brava e qui si mette alla prova in più livelli: parlare - poco, è vero - in un'altra lingua, mostrarsi in una veste sciatta e addirittura rasarsi i capelli a zero in diretta). Però è il tono generale che non convince e anche lei ad un certo punto pare disorientata (non soltanto perché lo è il suo personaggio). Giovanni Ribisi bravo (parla anche lui in italiano, con un accento piuttosto pesante), intenso, ma anche lui ha sempre la stessa espressione imbambolata. 
Inoltre poi il loro amore nasce dal nulla, quasi non ricambiato da lei che trova soltanto un appiglio e che non sembra mai davvero convinta. Poco convincente anche questo aspetto. 
Un film anomalo, riuscito male (e che bella descrizione delle nostre Forze dell'Ordine: dei beoti, insomma!), indeciso su quale strada prendere, poco curato. Davvero pessimo. Belli invece i paesaggi e i vari ambienti. 
Da vedere solo per curiosità. Consigliato a metà. 


Voto: **






La scena migliore:







Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?













Chiunque volesse prendere le recensioni citi questo blog. Riproduzione riservata

sabato 29 novembre 2014

Cloud Atlas di Lana e Andy Wachowski e Tom Tykwer, sei storie in sei epoche diverse si intrecciano. Fantascienza, new age, grottesco in un mix male assortito con morale scontata

Oggi vi voglio parlare di un film piuttosto recente che mi ha deluso moltissimo. Non che mi aspettassi chissà cosa ma speravo in un risultato migliore.
Mi riferisco a Cloud Atlas di Lana e Andy Wachowski e Tom Tykwer.
Ecco la recensione:




 
Cloud Atlas di Lana e Andy Wachowski e Tom Tykwer del 2012. Con Tom Hanks, Hugh Grant, Halle Berry, Jim Broadbent, Hugo Weaving, Jim Sturgess, James D'Arcy, Ben Whishaw, Bae Doona, Susan Sarandon, Keith David. (173 min. ca.)
Sei storie in epoche diverse si intrecciano e si somigliano.




















I Fratelli Wachowski, manco a dirlo, dirigono quelle nel futuro, Tom Tykwer quelle nel '30 e '70. Il risultato è discontinuo nonostante l'uso massicio del montaggio e la storia abbia un senso: ossia che tutto si ripete, che gli uomini vivono più vite - quindi si parla di reincarnazione - e che le decisioni prese avranno ripercussioni sulle vite future.
Il collegamento con l'universo, la new age, le discipline orientali, il ribellarsi alle regole, si mescolano in un potpourri male assortito in cui ad esempio, l'episodio con Jim Broadbent che interpreta l'anziano editore britannico Timothy Cavendish, il quale, per un piano del fratello, finisce in una casa di riposo, ha un umorismo grottesco che non si amalgama e addirittura stride con il resto. Il finale della vicenda, poi, è quanto di più banale si potesse trovare.
Ed è proprio la prevedibilità a farla da padrona: il gioco si capisce fin da subito e, pur con l'impegno - sprecato, soprattutto per alcuni - messo dagli attori (tutti caricaturali e quasi da fumetto), nonostante alcuni momenti di tensione, la cura della messa in scena e delle scenografie, il risultato è qualcosa di troppo superficiale.
Sono presenti molta violenza fine a se stessa ed elementi che davvero non stupiscono, che sanno di déjà vu.
La sceneggiatura è esile (ma probabilmente è colpa anche del romanzo da cui è tratto, L'atlante delle nuvole di David Mitchell).
Un peccato perché c'erano tutte le premesse per un film accattivante e intelligente. Non che non coinvolga ma lunghezza non è ripagata.
Da vedere solo per curiosità. Trascurabile.


Voto: **/**1/2









Il trailer:










Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?












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