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martedì 13 dicembre 2016

Gangster Squad di Ruben Fleischer, poliziesco/gangster movie dalla trama avvincente ma che si presenta come un fumettone. Il "cattivo", Mickey Cohen, interpretato da Sean Penn, è caricaturale, una macchietta. Un'occasione persa

Oggi vi voglio parlare di un film piuttosto recente. Un gangster movie nulla più che carino, con un cast un po' sprecato.
Mi riferisco a Gangster Squad di Ruben Fleischer.
Ecco la recensione:






Gangster Squad di Ruben Fleischer del 2013. Con Josh Brolin, Ryan Gosling, Sean Penn, Emma Stone, Nick Nolte, Mireille Enos, Anthony Mackie, Robert Patrick, Giovanni Ribisi, Michael Peña, Sullivan Stapleton, Holt McCallany, Josh Penc, Troy Garity, Jon Polito, Frank Grillo, Brandon Molale. (113 min. ca.)
Los Angeles, 1949. Mickey Cohen (Penn) è un boss mafioso ex puglile che sta cercando di espandere il suo potere anche a Chicago controllando i traffici di droga. Il Dipartimento di Polizia di Los Angeles forma una squadra speciale e segreta capeggiata da John O'Mara (Brolin) per annientarlo.








Gangster movie-poliziesco e soprattutto d'azione basato su una storia realmente accaduta. L'interessante atmosfera à la Ellroy, le suggestioni date dagli ambienti d'epoca (comprese macchine, costumi e quant'altro), viene rovinata da continue cadute di stile, senso dell'umorismo grossolano, violenza gratuita (nonostante ci dovesse essere, per forza di cose).
La suddetta azione inoltre, non riesce a creare comunque il giusto ritmo (nonostante comunque, per quanto la vicenda sia complicata, la si riesce a seguire con poco sforzo).
Il cast è in parte. Peccato per la recitazione in molti casi sopra le righe. Sean Penn ad esempio, solitamente bravo a dosarsi, qui abbonda di espressioni che lo fanno sembrare una caricatura. Ottimo il protagonista Josh Brolin che invece regge in modo credibile il ruolo. Bravino anche Ryan Gosling, qui per la seconda volta in coppia con la "pupa" del boss, Emma Stone (molto carismatica, come sempre).
Un film che avrebbe avuto il potenziale, ma che è stato reso un fumettone che vuole solo stupire a discapito del resto.
Qualcosa di buono però c'è: riesce ad intrattenere, avvince, ma non convince completamente.
Da vedere per curiosità.


Voto: **1/2






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venerdì 13 maggio 2016

The Gift di Sam Raimi, thriller/horror suggestivo e affascinante che rimane un po' schiavo degli stereotipi e di un finale prevedibile. Il cast è interessante, anche se spicca la protagonista Cate Blanchett che offre una performance piena di sensibilità e ricca di sfumature

Oggi vi voglio parlare di un film di un po' di anni fa. Un film thriller/horror interessante ma forse un po' troppo stereotipato.
Mi riferisco a The Gift di Sam Raimi.
Ecco la recensione:





The Gift di Sam Raimi del 2000. Con Cate Blanchett, Keanu Reeves, Giovanni Ribisi, Hilary Swank, Greg Kinnear, Katie Holmes, Michael Jeter, Kim Dickens, Gary Cole, J. K. Simmons, Chelcie Ross, Rosemary Harris, Janelle McLeod. (111 min. ca.)
Georgia. La giovane vedova e madre di tre figli Annie Wilson (Blanchett), è anche una persona con il dono di vedere nel futuro attraverso le carte. Così, si troverà ad aiutare la polizia nell'omicidio di Jessica King (Holmes), fidanzata e quasi sposa di Wayne Collins (Kinnear), preside della scuola elementare dei suoi figli. Il primo sospettato è Donnie Barksdale (Reaves), marito violento di Valerie (Swank), che frequenta spesso per consigli e previsioni la casa di Annie e che l'ha anche minacciata più volte per questo. Inoltre, nel suo quartiere c'è Buddy Cole (Ribisi), un ragazzo disturbato vittima degli abusi da parte del padre in tenera età. Annie si sentirà minacciata (le sue visioni le stanno dicendo qualcosa). 









Film a metà strada ta il thriller paranormale e l'horror che per i toni, il ritmo, i risvolti della trama e molte scene, si avvicina molto a Le verità nascoste di Robert Zemeckis (sempre dello stesso anno, tra l'altro). 
Scritto da Tom Epperson e Billy Bob Thornton (il quale si è ispirato alla sua esperienza personale: sua madre infatti aveva dei poteri extrasensoriali), è una pellicola ad alta tensione, che si presenta come un dramma, ma che esplode con delle immagini lampo che fanno letteralmente balzare sulla sedia lo spettatore. Gli effetti speciali e sonori infatti sono impeccabili e striscianti e tengono in continuo allarme. Il montaggio perfetto e una regia apparentemente sottotono e invisibile fanno il resto. 
Cast ricchissimo. La carta vincente (mi si passi il gioco di parole) è però, come spesso succede, la protagonista Cate Blanchett che fornisce un'interpretazione molto interiorizzata, molto sofferta. I suoi occhi parlano da soli, la sua espressività mai eccessiva ma sempre calibrata, riescono a dare vita ad un personaggio buono che, per i suoi poteri, sa anche spaventare. Quel senso di inquietudine e arrendevolezza sono resi con tutte le fibre del suo corpo. Una prova impeccabile, sottile, che si stacca dai doliti stereotipi perché ricca di sfumature, complessa (certo, la bravura è anche nella caratterizzazione datale). L'accento georgiano perfetto fa dimenticare le sue origini australiane. Giovanni Ribisi - che si ritroverà a lavorare con la Blanchett due anni dopo in Heaven* - è sempre credibile nei ruoli da allucinato e disturbato: pauroso è dir poco. Keanu Reeves ha una parte minacciosa, ma lui sembra dargli poca incisività, risultando poco convincente. Greg Kinnear è un ottimo ambiguo (ha un'espressività facciale spiccata). Hilary Swank un po' sottotono. Katie Holmes è in parte nel ruolo della fidanzatina non troppo seria. Poche scene ma apprezzabili per Gary Cole, J. K. Simmons e Kim Dickens. 
Un film di puro intrattenimento, ben realizzato e ben costruito, ma forse un po' troppo telefonato e prevedibile. Si capisce subito dove vuole andare a parare. 
Interessanti invece l'ambientazione (i posti con i fiumi nel Sud degli Stati Uniti sono sempre suggestivi e ottimi per inserirci elementi oscuri e assassinii), gli attori e la regia. Inoltre alcune scene sono davvero toccanti e riuscite - quella finale ad esempio - e non abbonda di effetti speciali (la suspense aleggia, si percepisce comunque) o di musica invadente. 
Un thriller/horror a metà strada tra il classico e il moderno con qualche ingenuità di fondo. 
In ogni caso è da vedere. Consigliato.

*Mia recensione
Voto: **1/2/***





Il trailer:






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giovedì 24 marzo 2016

Heaven di Tom Tykwer, film che mescola confusamente più generi e che sfiora più di qualche volta il ridicolo. Con Cate Blanchett e Giovanni Ribisi che parlano in italiano

Oggi vi voglio parlare di un film di qualche anno fa. Un film che sulla carta avrebbe potuto essere bellissimo ma così non è successo. Neanche gli attori protagonisti sono riusciti a risollevare la situazione.
Mi riferisco a Heaven di Tom Tykwer.
Ecco la recensione [ATTENZIONE, immagini SPOILER]:




 
Heaven di Tom Tykwer del 2002. Con Cate Blanchett, Giovanni Ribisi, Mattia Sbragia, Remo Girone, Alberto Di Stasio, Stefania Rocca, Alessandro Sperduti, Giovanni Vettorazzo, Gianfranco Barra, Vincent Riotta, Max Giusti. (97 min. ca.)
Torino Philippa Paccard (Blanchett) è un'insegnante di inglese che, decisa a vendicarsi della morte per overdose di suo marito, decide di mettere una bomba nell'ufficio dello spacciatore (che ha una grande azienda). Il caso vuole che la bomba venga spostata e a rimanere uccise sono quattro persone (tra cui due bambine). Viene subito presa, arrestata e interrogata. La donna, emotivamente sconvolta, verrà aiutata dal timido sottotenente Filippo (che le fa anche da traduttore), innamorato istantaneamente di lei. Riusciranno a scappare, ma i Carabinieri gli staranno alle calcagna. 





















Pellicola commistione di generi (drammatico, poliziesco, fantastico e sentimentale) con sceneggiatura di Kieslowski (doveva essere parte di una trilogia: "Heaven", "Hell" e "Purgatory", ma purtroppo è morto prima di completare il progetto) e Piesiewicz, e varie produzioni tra cui Minghella e Pollack. L'inizio è promettente: teso e soprattutto ben recitato da una Blanchett che dice anche qualche frase in italiano. 
Tuttavia, man mano che passano i minuti la trama diventa sempre più inconsistente e inverosimile, con i due che la fanno franca, sfuggono da tutto e da tutti senza essere mai presi nonostante agiscano praticamente alla luce del sole. 
Insomma, Tom Tykwer non riesce a creare quel clima onirico, quasi staccato dalla realtà, eppure così crudo e brutale che era uno dei tratti tipici del cinema del grande regista polacco (ci riesce in parte solo in un'unica - davvero efficace e suggestiva - scena d'amore dei due amanti al tramonto, su una collina del Montepulciano, con una ripresa in lontananza, con i due corpi che sembrano figure minuscole e ombre). 
Il finale vorrebbe essere altrettanto poetico ma rasenta il ridicolo (come è quasi grottesca la scena della festa di matrimonio - con canti e balli che ti raccomando - davanti alla chiesa. Ma quando mai? Telefonatissima e gratuita la scena di sesso nel camioncino del lattaio - è lui a farlo insieme ad una negoziante, di nascosto. Perché poi? - usato dai due per scappare). 
Il punto debole perciò è proprio la regia però ha il pregio di saper dirigere piuttosto bene anche i nostri attori italiani oltre che i due protagonisti. 
Come accennato, Cate Blanchett è sempre molto brava e qui si mette alla prova in più livelli: parlare - poco, è vero - in un'altra lingua, mostrarsi in una veste sciatta e addirittura rasarsi i capelli a zero in diretta). Però è il tono generale che non convince e anche lei ad un certo punto pare disorientata (non soltanto perché lo è il suo personaggio). Giovanni Ribisi bravo (parla anche lui in italiano, con un accento piuttosto pesante), intenso, ma anche lui ha sempre la stessa espressione imbambolata. 
Inoltre poi il loro amore nasce dal nulla, quasi non ricambiato da lei che trova soltanto un appiglio e che non sembra mai davvero convinta. Poco convincente anche questo aspetto. 
Un film anomalo, riuscito male (e che bella descrizione delle nostre Forze dell'Ordine: dei beoti, insomma!), indeciso su quale strada prendere, poco curato. Davvero pessimo. Belli invece i paesaggi e i vari ambienti. 
Da vedere solo per curiosità. Consigliato a metà. 


Voto: **






La scena migliore:







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martedì 21 ottobre 2014

Avatar, colossal di James Cameron in grafica 3D per una storia troppo fracassona e con una sceneggiatura piena di voragini. Sopravvalutato

Oggi voglio parlarvi di un film campione di incassi e divenuto famoso per la grafica 3D, che invece latita per la storia e per la sceneggiatura debole.
Mi sto riferendo ad Avatar di James Cameron.
Ecco la recensione:





Avatar di James Cameron del 2009. Con Sam Worthington, Zoë Saldaña, Stephen Lang, Sigourney Weaver, Michelle Rodriguez, Laz Alonso, Joel Moore, Giovanni Ribisi, CCH Pounder, Wes Studi, Dileep Rao, Matt Gerald. (161/170/178 min. ca.)
Nel 2154, Pandora, luna di Polifemo e diventata colonia della Terra, è in pericolo. Infatti gli umani della RDA, vogliono sfruttare l'Unobtainium, minerale che potrebbe risolvere la crisi energetica. Per farlo devono distruggere la foresta dei Na'vi, la popolazione indigena umanoide che la abita. Per entrare in contatto con loro e avere la strada spianata, prendono, tra gli altri, l'ex marine paralizzato Jake Sully (Wothington), gli danno un avatar, ossia un clone di un Na'vi senza vita e lo collegano a lui. Il ragazzo all'inizio seguirà i comandi del Colonnello Miles Quaritch (Lang), scontrandosi un po' con la Dottoressa Grace (Weaver), ma poi da Na'vi, innamoratosi di Neytiri (Saldaña) e imparando a conoscere la popolazione e la natura incontaminata del posto, deciderà di schierarsi contro la missione iniziale. Diventerà una lotta anche personale.

























Favola ambientalista che mescola fantascienza e azione, è un film valido soprattutto per la grafica 3D, le animazioni perfette, la fotografia di Mauro Fiore, montaggio, effetti speciali e tutto ciò che concerne il lato tecnico.
Dal punto di vista narrativo e della sceneggiatura invece crolla a picco. Se all'inizio la storia sembra interessante e coinvolgente (nonostante un certo déjà vu. Addirittura ci sono somiglianze con il cartone Ferngully - Le avventure di Zak e Crysta) per il tema, per l'ambientazione e la bellezza delle immagini, più si arriva alla fine, maggiormente diventa scontato, dalla morale spicciola, con situazioni prevedibili (la storia d'amore, inevitabile è da film d'animazione vero e proprio).
E il finale fracassone peggiora le cose. Oltretutto, il Colonnello Quaritch è uno stereotipo vivente: troppo bidimensionale (si permetta il termine).
I protagonisti si impegnano (anche se sono anonimi. Almeno ci sono, per poche scene purtroppo, Sigourney Weaver e Giovanni Ribisi - anche lui però troppo macchiettistico - a sollevare la qualità recitativa), è palese il dispiego di mezzi e di energie, ma è tutto troppo finto, poco ispirato nonostante la tematica di base universale e sempre valida: è la storia al servizio della tecnologia e non il contrario.
Una pellicola per famiglie, costruita per strabiliare il pubblico, commerciale all'ennesima potenza, con musica di James Horner dozzinale (il tema portante poi è dimenticabile), dialoghi mosci. Noioso e prolisso. Un vero e proprio spreco.
Da vedere per curiosità (magari in 3D. Bisogna ammettere che perde molto in home video). Consigliato a metà.


Voto: **1/2








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