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martedì 18 luglio 2017

The Iron Lady di Phyllida Lloyd, film biografico sull'ex Primo Ministro Margaret Thatcher tutto costruito intorno a Meryl Streep (che ha vinto per questa interpretazione il suo terzo Oscar). Schematico, senza guizzi

Oggi vi voglio parlare di un film di qualche anno fa. Un film che ha avuto molto successo per la sua protagonista, che grazie a questo ruolo ha vinto il suo terzo Oscar.
Mi riferisco a The Iron Lady di Phyllida Lloyd.
Ecco la recensione:





The Iron Lady di Phyllida Lloyd del 2011. Con Meryl Streep, Jim Broadbent, Olivia Colman, Anthony Head, Richard E. Grant, Roger Allam, Michael Pennington, Angus Wright, Julian Wadham, Alexandra Roach, Harry Lloyd, Susan Brown. (105 min. ca.)
Margaret Thatcher (Streep), anziana, affetta da demenza senile con allucinazioni (vede suo marito Denis, interpretato da Broadbent, morto da anni e ci parla), ricorda i momenti salienti della sua vita e della sua carriera politica.














Film biografico che ripercorre l'esistenza dell'ex Primo Ministro britannico attraverso i suoi occhi. Phyllida Lloyd dirige ancora una volta Meryl Streep dopo il fortunato (e bruttino) Mamma Mia!*, senza guizzi, nessun brio.
Ovviamente la pellicola è costruita tutta intorno alla Streep stessa (che aveva l'Oscar già in tasca prima di cominciare a girarla), la quale, certo, fa un lavoro egregio sulla postura, la voce (con il relativo accento), i mugugni, gli atteggiamenti, il modo di gesticolare coadiuvata da un trucco davvero ottimo (meritevole dell'Oscar). Ogni tanto però l'effetto macchietta è in agguato (e il personaggio del marito/allucinazione è quantomai bidimensionale e telefonato).
Qualche filmato di repertorio qua e là e alcune scene ironiche non riescono a dare dinamismo a un'opera statica, schematica e didascalica tipica di genere. Di maniera, insomma.
Da vedere - in lingua originale - solo per curiosità (per la performance della Streep e per appurare se si sia veramente meritata quella - terza - Statuetta. Quell'anno però c'era chi se la sarebbe meritata di più...). Consigliato a metà.


*Mia recensione
Voto: **1/2




 
Il trailer:








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martedì 6 dicembre 2016

Bridget Jones's Baby di Sharon Maguire, terzo capitolo sulla simpatica zitellona inglese, qui alle prese con un altro triangolo (che comprende nuovamente Mark Darcy) e con un bambino (in arrivo). Mediocre, senza brio

Oggi vi voglio parlare di un film uscito poco tempo fa nelle sale e che ha avuto un grande successo.
È il terzo film di una saga amatissima.
Mi riferisco a Bridget Jones's Baby di Sharon Maguire.
Ecco la recensione:





 
Bridget Jones's Baby di Sharon Maguire del 2016. Con Renée Zellweger, Colin Firth, Patrick Dempsey, Emma Thompson, Sarah Solemani, Sally Phillips, James Callis, Shirley Henderson, Neil Pearson, Kate O'Flynn, Jim Broadbent, Gemma Jones, Celia Imrie, Joanna Scanlan, Patrick Malahide, Ed Sheeran. (122 min. ca.)
Bridget Jones (Zellweger) è arrivata alla bellezza di quarantatrè anni, ha finalmente delle soddisfazioni professionali ma è di nuovo single. Durante un campeggio per un festival musicale va a letto con Jack (Dempsey), belloccio ricco che ha fatto fortuna creando un "algoritmo dell'amore". Giorni dopo ad un battesimo passerà una notte di passione con il suo ex e suo più grande amore Mark (Firth). Dopo pochi giorni si scopre incinta. Il problema è che non sa chi sia il padre tra i due. 












Terzo capitolo della saga di Bridget Jones, questa volta senza essere basato su un romanzo di Helen Fielding, ma con la regista che aveva diretto la prima pellicola. 
Una specie di revival (senza Hugh Grant) molto sgonfio nonostante le numerose risate (forzate). Le situazioni sono senza brio, il ritmo è altalenante, la sceneggiatura zoppica qua e là (nonostante sia firmata anche da Emma Thompson). 
Il cast funziona con riserva. Renée Zellweger è sempre abbastanza simpatica inizialmente (nonostante il viso stravolto dai ritocchi di chirurgia plastica che le rendono la pelle piena di pieghe appena accenna qualche smorfia tipica del personaggio), ma sembra piuttosto incolore e svogliata. Colin Firth appare invecchiatissimo, spento, imbolsito (anche se sempre elegante). Patrick Dempsey ha una faccia da stoccafisso e ha poca verve anche lui. L'unica veramente simpatica e carismatica è Emma Thompson (se non si fosse limitata - presumibilmente - a mettere il becco solo sulle battute, sarebbe uscita una commedia veramente spiritosa e tagliente. Invece tutto appare scontato, banale). 
Il resto poca roba. Solite volgarità, parolacce a dismisura (va bene che gli inglese non si trattengono, ma c'è un limite) che in Che pasticcio,Bridget Jones!* invece venivano adoperate con parsimonia, dando più spazio alle battute e alle scene comiche. 
Un film mediocre, che si lascia guardare per amore di continuità. Pessima (come di consueto) la colonna sonora (a parte tre o quattro pezzi non recenti). 
Da vedere solo per curiosità. 

*Mia recensione
Voto: *1/2






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giovedì 25 agosto 2016

Another Year di Mike Leigh, commedia drammatica che segue un anno del microcosmo di una coppia inglese consolidata (di mezza età). Malinconico, cinico, acuto, con attori meravigliosi. Un gioiello

Oggi vi voglio parlare di un film di pochi anni fa. Un film di un autore inglese straordinario.
Mi riferisco ad Another Year di Mike Leigh.
Ecco la recensione:




 
Another Year di Mike Leigh del 2010. Con Jim Broadbent, Lesley Manville, Ruth Sheen, Oliver Maltman, Peter Wight, David Bradley, Martin Savage, Karina Fernandez, Michele Austin, Philip Davis, Imelda Staunton. (129 min. ca.)
Gerri (Sheen) Tom (Broadbent) sono una coppia posata e gioviale di mezza età. Psicologa presso un centro lei, ingegnere geotecnico lui. Passano il tempo libero coltivando un pezzo di terreno e cercando di rallegrare gli amici un po' più sfortunati. In particolare Mary (Manville), una segretaria leggermente più giovane di Gerri, ma divorziata e ormai signle che alterna momenti di esuberanza ad altri di depressione (è un continuo piangersi addosso) e Ken (Wight) un uomo mezzo alcolizzato, in sovrappeso e anche lui solo. Con loro c'è sempre il film Joe (Maltman), un ragazzo bonario e pacato. 


















Commedia drammatica molto acuta (è di Mike Leigh, non c'è da stupirsi) che racconta un anno dei protagonisti e i piccoli cambiamenti che avvengono nelle loro vite e nei rapporti con gli altri. 
Si respira normalità in ogni cosa: dall'ambientazione agli attori (eccezionali, ma sicuramente non i classici divi) ai dialoghi così taglienti ma che potrebbero essere pronunciati veramente da persone comuni e che ben riescono a caratterizzare i personaggi. 
Come accennato poco sopra, gli attori sono meravigliosi, tutti in parte. 
Spicca probabilmente Lesley Manville, totalmente calata nella parte di una donna invadente che in realtà è soltanto in cerca di approvazione e di affetto. Un'interpretazione toccante e quantomai appropriata, mai sopra le righe. Donne come la sua Mary ne esistono (purtroppo per loro e per chi incontrano sulla loro strada). Convincente, addirittura da applausi nella scena finale (che crea un vero e proprio vuoto allo stomaco). Jim Broadbent non ha bisogno di presentazioni e qui è più scaltro che mai. Ruth Sheen Lesley è altrettanto credibile ed espressiva nel ruolo della docile madre e moglie. Ottimi anche gli altri: colpisce il criptico David Bradley. 
Leigh segue i suoi protagonisti con polso e sensibilità al contempo, non li molla un attivo e riesce a coglierne gli sguardi, a leggere e a creare le loro sensazioni, i loro sentimenti. 
Un film emotivamente forte, che scuote e che solo all'apparenza è una semplice commedia. È altresì un dramma cinico e spietato (nonché con una malinconia strisciante), che mette in scena semplicemente la vita della media borghesia inglese con dei personaggi complessi per i quali si prova a volte repulsione e in altri momenti del sincero affetto. 
Un gioiellino. 
Da vedere assolutamente. Consigliatissimo. 


Voto: ****






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giovedì 17 marzo 2016

IN SALA - Brooklyn di John Crowley, dramma sentimentale delicato e tenero con una protagonista, Saoirse Ronan, intensa ed espressiva che fa perdonare anche la trama non troppo originale e i toni un po' da soap opera

Ora vi voglio parlare anche di un film al cinema da oggi. Un piccolo film (che non si meritava la nomination come Miglior Film, per l'appunto), piacevole ma che sa di già visto e sceglie delle scorciatoie un po' troppo facili. La protagonista invece è meravigliosa.
Mi riferisco a Brooklyn di John Crowley.
Ecco la recensione:





Brooklyn di John Crowley del 2015. Con Saoirse Ronan, Emory Cohen, Domhnall Gleeson, Jim Broadbent, Julie Walters, Bríd Brennan, Jane Brennan, Fiona Glascott, Jessica Paré, Eileen O'Higgins, Emily Bett Rickards, Jenn Murray, Nora-Jane Noone, Michael Zegen, Gerard Murphy. (111 min. ca.)
Irlanda, 1952. Eilis (Ronan) è una ragazza semplice che lavora in un negozietto del suo paese. Per darle un futuro migliore, la sorella maggiore si accorda con un prete irlandese (Broadbent) per farla andare a vivere in America. Eilis accetta e va a lavorare in un grande magazzino a Brooklyn e sarà ospitata nel convitto femminile con a capo Miss Kehoe (Walters). Dapprima la nostalgia di casa si farà prepotentemente sentire, ma Eilis presto si innamorerà di Tony (Cohen), un ragazzo italiano che lavora come idraulico. Purtroppo l'improvvisa morte della sorella e la solitudine della madre la riporteranno in Irlanda. Per sempre? 

























Dramma sentimentale ben integrato nel periodo storico in cui è ambientato, che dapprima ha toni più da commedia e poi via via prende un'altra strada, più sentimentale, appunto. 
Ben sceneggiato da Nick Hornby, pieno di ritmo, di profondità ma al contempo leggerezza, riesce nell'intento di raccontare una storia semplice con molta umanità e dolcezza. 
Dolcezza che è anche una delle caratteristiche della protagonista, una ragazza tranquilla, riservata, non appariscente, senza tanti grilli per la testa, ma determinata, sveglia, acuta, fondamentalmente buona. Soltanto alla fine mostra una certa ambiguità e un modo di fare non troppo corretto (ed è anche il punto in cui la trama diventa banale e tirata via. Convenzionale, per meglio dire), da imputare alla sua giovane età e alla poca esperienza, certo. 
Saoirse Ronan è perfetta: sembra vivere realmente quelle emozioni, è espressiva senza andare sopra le righe, senza caricare. Un'interpretazione intensa e tenera. Nomination all'Oscar come Migliore Attrice meritata (più di Brie Larson per Room*). Ma anche il resto del cast è valido. Emory Cohen, Tony, il ragazzo per bene italoamericano, è in parte. Julie Walters nel piccolo ruolo della padrona del convitto è simpatica. Domhnall Gleeson qui ha una parte dimessa ma importante e lui la interpreta con garbo (come al suo solito). Sempre bello ritrovare Jim Broadbent. Belle le scenografie, la fotografia. Come per Carol* (anche quest'ultimo curiosamente ambientato nel 1952), si viene trasportati in quell'ambiente vintage e ci si lascia totalmente coinvolgere. 
Purtroppo però la storia non è altrettanto buona o comunque non ha granché di interessante da dire se non raccontare i cambiamenti nella vita di Eilis. Un po' poco per essere nominato agli Oscar come Miglior Film. 
John Crowley è stato bravo a ricreare quel senso di familiarità, quella delicatezza che molte pellicole romantiche non hanno, ma si ferma lì. 
Poi ovviamente ci sono i vari ricatti emotivi - e toni da soap opera - che fanno commuovere per forza (le vicissitudini della protagonista rendevano obbligatorie certe scene), però sempre con una certa compostezza. 
Un film sicuramente piacevole, di atmosfera, girato con intelligenza e recitato con impegno, ma prevedibile, poco originale. Colonna sonora non memorabile. 
Comunque da vedere. Consigliato.


*Mie recensioni
Voto: ***








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