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martedì 29 agosto 2017

The Vanishing - Scomparsa di George Sluizer, thriller piuttosto convenzionale ma ben costruito, con un finale non all'altezza del resto della storia. Bravo Jeff Bridges nei panni del cattivo

Oggi vi voglio parlare di un film di parecchi anni fa. Un thriller teso, un po' inverosimile, con un bravo cattivo.
Mi riferisco a The Vanishing - Scomparsa di George Sluizer.
Ecco la recensione:





 
The Vanishing - Scomparsa (The Vanishing) di George Sluizer del 1993. Con Jeff Bridges, Kiefer Sutherland, Nancy Travis, Sandra Bullock, Park Overall, Maggie Linderman, Lisa Eichhorn, George Hearn, Lynn Hamilton. L'esistenza di Jeff Harriman (Sutherland) viene distrutta quando la sua fidanzata Diane Shaver (Bullock) sparisce mentre si trovavano ad una stazione di servizio. Dopo tre anni, nonostante abbia cercato di voltare pagina e abbia una nuova compagna, Rita Baker (Travis), il pensiero di cosa sia successo a Diane non lo lascia in pace. Barney Cousins (Bridges), insegnate di chimica, forse sa che fine ha fatto la ragazza...



















Thriller - remake de Il mistero della donna scomparsa sempre dello stesso Sluizer.
Molto teso, ben costruito soprattutto per quanto riguarda l'aspetto ansiogeno di una sparizione nel nulla, con cause-effetto verosimili.
Verso la metà tutto prende una piega un po' surreale e il finale un po' trash, un po' inverosimile col cattivone che non sembra voler morire mai o commettere qualche passo falso e troppe coincidenze fortuite, rendono la vicenda leggermente meno convincente, tuttavia non privo della suspense necessaria.
Gli attori sono in parte, soprattutto Jeff Bridges, attore sempre versatile, che può passare benissimo per la vittima della situazione, per un simpaticone o, come in questo caso, per il villain di turno.
In alcuni momenti è davvero inquietante nel suo caratterizzare così bene un personaggio viscido, subdolo e pazzo.
Proposto e riproposto in tv, merita di essere guardato in lingua originale proprio per godersi la sua performance (soprattutto).
Sicuramente non un capolavoro, ma ha tutti gli elementi per piacere e tenere col fiato sospeso e alcune scene funzionano.
Peccato per il finale tirato via, per l'appunto.
Da vedere. Consigliato.


Voto: **1/2/***

 



Il trailer:







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mercoledì 9 marzo 2016

London River di Rachid Bouchareb, dramma di due genitori apparentemente diversi fra loro all'ombra dell'attentato londinese del 2005. Un film che riesce a parlare di pregiudizi e di razzismo senza essere sfacciato. Due grandi interpretazioni dei protagonisti

Oggi vi voglio parlare di un film di pochi anni fa. Un film toccante e realistico con due bravissimi protagonisti.
Mi riferisco a London River di Rachid Bouchareb.
Ecco la recensione:





London River di Rachid Bouchareb del 2009. Con Brenda Blethyn, Sotigui Kouyaté, Francis Magee, Sami Bouajila, Roschdy Zem. (87 min. ca.)
Elisabeth (Blethyn), è una donna di mezza età che vive sola - il marito è morto nella guerra delle Falkland e la figlia Jane studia a Londra - nell'isola di Guernsey, dove porta avanti una fattoria. È il 7 luglio del 2005, giorno dell'attentato terroristico a Londra. Preoccupata per la figlia, la contatta più volte non avendo risposta. Così si reca personalmente a Londra per avere notizie. Conoscerà Ousmane (Kouyaté), una guardia forestale in Francia di origine africana, anche lui in cerca di suo figlio Alì che presumibilmente era legato da un legame amoroso proprio con Jane. Dopo una prima forte diffidenza, si faranno forza per affrontare gli avvenimenti che si succedono e tutto l'iter per riuscire a trovare, in un modo o nell'altro, i due ragazzi e finiranno col comprendersi. 














Film drammatico dai toni molto pacati, ma anche molto duro, asciutto, senza fronzoli, che riesce a parlare in modo semplice e mai sfacciato di integrazione, pregiudizi e razzismo. 
Pregiudizi, che tutti e due i personaggi avevano nei confronti l'uno dell'altra, nei confronti anche dei loro due figli (il fatto che poi stessero studiando l'arabo e che frequentassero la moschea aveva accentuato questa ritrosia). 
Ma è soprattutto Elisabeth che in un primo tempo non riesce neppure a guardare e nemmeno a stringere la mano ad Ousmane, mentre quest'ultimo - forse abituato ad essere malvisto, anche per i suoi capelli lunghi rasta e ovviamente il colore della sua pelle - accetta tutto, soffrendo ma senza darlo a vedere. Eppure sono tutti e due uguali nelle loro esperienze, nel loro essere genitori soli. 
Tutto ciò viene messo in scena perfettamente dal regista, ma soprattutto dai due sorprendenti protagonisti: una Brenda Blethyn in parte nel ruolo di donna semplice e sofferente, ma soprattutto credibile nel ruolo di questa tenera madre disperata per la figlia, che piange e si strugge. Un'interpretazione dolente e intensa, che coniuga espressività e un senso della misura nonostante i momenti più toccanti. Davvero da applausi. Sotigui Kouyaté riesce con poco a fare molto: basta un primo piano sui suoi occhi profondi e scuri e sulla sua figura un po' malferma che già si ha il suo personaggio ben definito. Anche per lui una performance misurata e convincente (tra l'altro ha vinto l'Orso d'Argento a Berlino). 
Fotografia fredda abbinata al clima londinese, un senso di malinconia costante dall'inizio alla fine che non molla lo spettatore, una narrazione realistica anche nei tempi, pur riuscendo ad andare subito al dunque e a non perdersi in prolissità. 
Prendere un fatto veramente accaduto per poi costruirci una storia del tutto originale senza che il risultato sia un insulto per una vicenda così grave e senza apparire finto, è quasi un miracolo. Merito, di nuovo, del regista - anche sceneggiatore -, che con polso riesce a dosare gli ingredienti. 
Un film che seppur commovente pare sincero, riuscendo a trattare tematiche importanti senza cadere nella retorica. Da vedere. Consigliatissimo. 


Voto: ***1/2









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mercoledì 10 febbraio 2016

Strangerland di Kim Farrant, thriller psicologico/misterioso pieno di incongruenze, scene imbarazzanti e telefonatissime, dialoghi ridicoli. Nicole Kidman si impegna ma non basta

Oggi vi voglio parlare di un film recente. Un film australiano che vede il ritorno di una Kidman in forma (ma sprecata).
Mi riferisco a Strangerland di Kim Farrant.
Ecco la recensione:





Strangerland di Kim Farrant del 2015. Con Nicole Kidman, Joseph Fiennes, Hugo Weaving, Maddison Brown, Lisa Flanagan, Meyne Wyatt, Nicholas Hamilton. (112 min. ca.)
Australia. In un paese vicino al deserto, Tom (Hamilton) e Lily (Brown), figli di Catherine (Kidman) e Matthew (Fiennes) Parker, scompaiono nel nulla nel bel mezzo della notte (al ragazzino capitava di uscire quando non riusciva a dormire; la ragazza, quindicenne, è conosciuta come una facile, con qualche disturbo). I due fanno di tutto per trovarli dovendo affrontare anche la crisi del loro rapporto. 





















Thriller psicologico/drammatico molto malato, deviato, con un'ottima ambientazione, bei panorami con riprese lentissime "à la Malick" e con belle suggestioni. Le premesse c'erano tutte, anche per la tensione alta e l'introduzione dei personaggi e delle loro storie realmente intrigante. 
Eppure qualcosa è andato storto: alcuni eventi sembrano palesarsi dal nulla, i dialoghi in molti casi sono ridicoli, incoerenti con quanto sta avvenendo, alcune scene appaiono forzate, telefonate e, ancora peggio, gratuite (Catherine che cerca di sedurre il presunto molestatore della figlia, sesso incontrollato per i sensi di colpa, nudità non necessarie). 
La Kidman è bravissima: dolente, espressiva, sempre sull'orlo di una crisi. Molto naturale anche per come si presenta, ossia vestita di quattro stracci, sporca, insanguinata, senza trucco. Il redivivo Joseph Fiennes - smagrito - fa capire quanto non era mancato al cinema: bella faccia ma finisce lì. Interpretazione poco convinta la sua, mentre la Kidman sembrava crederci. 
Invano però, visto la risibilità della trama e l'inattendibilità anche dei rapporti semplici di causa-effetto: alcuni momenti sono imbarazzanti. Se voleva essere una cosa alla Peter Weir (Picnic ad Hanging Rock*, tanto per intenderci), la regista ha sbagliato del tutto (e la sceneggiatura non l'ha aiutata). 
Il finale poi non è aperto, è proprio inconsistente, senza idee, gira intorno al dunque senza toccarlo. Il ritmo poi non c'è, la suspense è sparita. Un film sprecato, perché il soggetto sulla carta poteva funzionare eccome. Sconsigliato. 


*Mia recensione
Voto: **






Il trailer:







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