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mercoledì 11 ottobre 2017

K-Pax - Da un altro mondo di Iain Softley, dramma fantastico insolito e coinvolgente, con un ottimo attore protagonista: l'istrionico Kevin Spacey

Oggi vi voglio parlare di un film di un po' di anni fa ormai. Un film molto particolare e anche molto amato. Con un grande attore come protagonista.
Mi riferisco a K-Pax - Da un altro mondo di Iain Softley.
Ecco la recensione:




 
K-Pax - Da un altro mondo (K-Pax) di Iain Softley del 2001. Con Kevin Spacey, Jeff Bridges, Mary McCormack, Alfre Woodard, Celia Weston. (121 min. ca.)
Un uomo (Spacey) viene portato dalla stazione in una clinica psichiatrica poiché sembra essere in preda a confusione mentale: asserisce di chiamarsi Prot e di venire da K-Pax, un pianeta in cui si vive bene, senza regole (non servono). Il dottor Mark Powell (Bridges) vuole capirci di più e piano piano non solo comincia a prendersi sempre più a cuore Prot, ma inizia anche a crederci. 










Dramma fantastico tratto dal romanzo omonimo di Gene Brewer. 
Molto affascinante e ben costruito, riesce nell'intento di creare il dubbio, anche nello spettatore, che il protagonista non sia un pazzo, un traumatizzato, bensì realmente un "alieno" anomalo. 
Poi ci sono ovviamente le interpretazioni magistrali di un Kevin Spacey sempre molto istrionico e in parte (la sua espressione svagata è impagabile) e di Jeff Bridges a fare il resto. 
La trama è semplice, per l'appunto, ma riesce a far centro quando parla evidentemente delle carenze della nostra società e Prot fa ravvedere e guarire chi gli sta attorno. 
Certo, a volte si cade in colpi bassi, in un certo buonismo, in scene madri forzate e costruite a tavolino. Eppure non varca mai la soglia del buon gusto. C'è molto equilibrio. Anche il ritmo non ha mai cali. 
Interessante, bizzarro e ruffiano quanto basta. 
Da vedere (meglio in lingua originale). Consigliato. 


Voto: ***




Il trailer:








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martedì 29 agosto 2017

The Vanishing - Scomparsa di George Sluizer, thriller piuttosto convenzionale ma ben costruito, con un finale non all'altezza del resto della storia. Bravo Jeff Bridges nei panni del cattivo

Oggi vi voglio parlare di un film di parecchi anni fa. Un thriller teso, un po' inverosimile, con un bravo cattivo.
Mi riferisco a The Vanishing - Scomparsa di George Sluizer.
Ecco la recensione:





 
The Vanishing - Scomparsa (The Vanishing) di George Sluizer del 1993. Con Jeff Bridges, Kiefer Sutherland, Nancy Travis, Sandra Bullock, Park Overall, Maggie Linderman, Lisa Eichhorn, George Hearn, Lynn Hamilton. L'esistenza di Jeff Harriman (Sutherland) viene distrutta quando la sua fidanzata Diane Shaver (Bullock) sparisce mentre si trovavano ad una stazione di servizio. Dopo tre anni, nonostante abbia cercato di voltare pagina e abbia una nuova compagna, Rita Baker (Travis), il pensiero di cosa sia successo a Diane non lo lascia in pace. Barney Cousins (Bridges), insegnate di chimica, forse sa che fine ha fatto la ragazza...



















Thriller - remake de Il mistero della donna scomparsa sempre dello stesso Sluizer.
Molto teso, ben costruito soprattutto per quanto riguarda l'aspetto ansiogeno di una sparizione nel nulla, con cause-effetto verosimili.
Verso la metà tutto prende una piega un po' surreale e il finale un po' trash, un po' inverosimile col cattivone che non sembra voler morire mai o commettere qualche passo falso e troppe coincidenze fortuite, rendono la vicenda leggermente meno convincente, tuttavia non privo della suspense necessaria.
Gli attori sono in parte, soprattutto Jeff Bridges, attore sempre versatile, che può passare benissimo per la vittima della situazione, per un simpaticone o, come in questo caso, per il villain di turno.
In alcuni momenti è davvero inquietante nel suo caratterizzare così bene un personaggio viscido, subdolo e pazzo.
Proposto e riproposto in tv, merita di essere guardato in lingua originale proprio per godersi la sua performance (soprattutto).
Sicuramente non un capolavoro, ma ha tutti gli elementi per piacere e tenere col fiato sospeso e alcune scene funzionano.
Peccato per il finale tirato via, per l'appunto.
Da vedere. Consigliato.


Voto: **1/2/***

 



Il trailer:







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giovedì 15 dicembre 2016

Hell or High Water di David Mackenzie, poliziesco teso e ben costruito, con ottime ambientazioni ed un cast in parte. Praticamente inedito qui in Italia, ma reperibile su Netflix

Oggi vi voglio parlare di un film nuovo non uscito nelle sale da noi ma direttamente sulla piattaforma Netflix (perciò praticamente inedito). Un poliziesco teso e ben fatto, pur sapendo di già visto. Con un ottimo cast.
Mi riferisco a Hell or High Water di David Mackenzie.
Ecco la recensione:






Hell or High Water di David Mackenzie del 2016. Con Jeff Bridges, Gil Birmingham, Chris Pine, Ben Foster, Katy Mixon, Kevin Rankin, Dale Dickey. (102 min. ca.)
I fratelli Tanner (Foster) e Toby (Pine) si mettono a rapinare banche per salvare la famiglia dal lastrico. Marcus (Bridges), un Texas Ranger quasi in pensione, si mette alle loro calcagna. 








Film poliziesco che alterna momenti di azione ad altri più drammatico o da commedia. 
Ben diretto e ben scritto, con un'ambientazione suggestiva, con tante scene avvincenti e verosimili di sparatorie e un cast più che in parte. 
Jeff Bridges in un ruolo che gli calza a pennello: sbruffone simpatico e carismatico dalla battuta pronta, con una fisicità e degli atteggiamenti ormai consolidati negli anni. Fantastico come sempre. L'interazione con il suo partner di lavoro Gil Birmingham è riuscita estrappa qualche risatina. In parte anche Chris Pine e Ben Foster. Il primo in particolare è molto incisivo. 
Ogni cosa scorre liscia, affascina, coinvolge. 
L'unico difetto è che sa di già visto. 
Se si tiene conto del come è fatto, della fattura, dell'abilità del regista di raccontare la storia con una bella caratterizzazione dei personaggi (anche grazie alla sceneggiatura di Taylor Sheridan), allora bisogna ammettere che ci si trova davanti ad un'opera valida. 
Un film di puro intrattenimento (tra l'altro con le ottime musiche di Nick Cave e Warren Ellis). 
Da vedere. Consigliato. (Nominato per tre Golden Globe: Miglior Film Drammatico, Miglior Sceneggiatura e Miglior Attore Non Protagonista).


Voto: ***





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lunedì 2 novembre 2015

Fearless - Senza paura di Peter Weir, dramma psicologico ad altissima tensione. Qualche momento eccessivo e telefonato ma riesce nel suo intento. Con un Jeff Bridges eccezionale

Oggi vi voglio parlare di un film di parecchi anni fa. Un film drammatico diretto da un bravo regista e con un bel cast.
Mi riferisco a Fearless - Senza paura di Peter Weir.
Ecco la recensione:





Fearless - Senza paura (Fearless) di Peter Weir del 1993. Con Jeff Bridges, Isabella Rossellini, Rosie Perez, Tom Hulce, John Turturro, Benicio del Toro, John de Lancie, Steven Culp. (122 min. ca.)
Max Klein (Bridges) sposato con Laura (Rossellini) e padre di un ragazzino, è superstite di un incidente aereo che ha causato la morte anche del suo socio Jeff (de Lancie). Viene considerato subito un eroe, dato che ha portato in salvo alcune persone conducendole fuori dall'abitacolo distrutto e in fiamme. Lui stesso appare strano, si crede immortale, una specie di Dio. Inoltre fa la conoscenza di Carla (Perez), una donna depressa che nel disastro ha perso il figlioletto. Tutti questi fatti incrineranno il matrimonio, metteranno a repentaglio la vita familiare e la sua stessa vita. 
























Tratto dal romanzo omonimo di Rafael Yglesias, è un dramma psicologico che ben descrive la sindrome da stress post traumatico. Con un sottofondo dall'inizio alla fine di inquietudine con venature di sovrannaturale, è angosciante e ansiogeno da far star male. 
La ricostruzione perfetta dell'incidente che sia il Max che Carla continuano a rivedere davanti agli occhi è disturbante (effetti speciali incredibili). 
È un vero e proprio incubo di questo uomo che ha salvato gli altri, ma non riesce a salvare se stesso, non ce la fa a ritornare ad una vita normale. In questo Jeff Bridges è stato straordinario. Allucinato, credibile: sembra realmente in balia di uno shock permanente. Ed ha ottime spalle: Rosie Perez è totalmente entrata nel ruolo (non stupisce la sua nomination all'Oscar). Affranta, totalmente distrutta e dipendente da questo uomo che è impazzito ma che la sta aiutando a ricominciare a vivere. Isabella Rossellini interpreta una moglie di carattere. Anche qui come altrove dimostra di saper recitare splendidamente se diretta bene (e in alcune inquadrature è paurosamente identica alla madre), è convincente dà molte sfumature ad un personaggio interessante ma lì per lì poco presente in scena (ma che si riprende alla fine). Tom Hulce è efficace nel ruolo dell'avvocato petulante. Turturro fa ben poco, ma è sempre un piacere ritrovarlo. Così come Benicio del Toro in uno dei suoi primi lavori. 
In alcuni punti qualcosa stona. I dialoghi non sembrano molto curati, anzi, scialbi. 
E molte volte risulta eccessivo, sopra le righe. 
Anche il finale sembra esagerato, telefonato. Eppure affascina, coinvolge, stupisce. 
Tante però le scene memorabili: dalle già citate a quella di Bridges sul cornicione del palazzo, ecc... È un film che crea la tensione dal nulla, dall'ordinario (un classico per Weir, che gioca sempre su quello. Ed anche sul ruolo della fede, di qualcosa di ultraterreno, spirituale che non si vede ma si percepisce. Da ricordare il cult Picnic ad Hanging Rock*), sa come tenere il ritmo, sa come dire le cose, con soluzioni visive impeccabili. 
Non sarà la sua opera migliore, ma è comunque godibile e ambigua al punto giusto. Ottima la colonna sonora molto insistente - in senso positivo. Sottolinea a meraviglia i momenti clou, fondamentali - di Maurice Jarre. 
Sottovalutato.
Da vedere. Consigliatissimo.

*Mia recensione
Voto: ***/***1/2 






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