Oggi vi voglio parlare di un film di un bel po' di anni fa. Un film fantastico/sentimentale che ha avuto molto successo.
Mi riferisco a Vi presento Joe Black di Martin Brest.
Ecco la recensione:
Vi presento Joe Black (Meet Joe Black) di Martin Brest del 1998. Con Brad
Pitt, Anthony Hopkins, Claire Forlani, Jake Weber, Marcia Gay Harden,
Jeffrey Tambor, David S. Howard. (180 min. ca.)
Bill Parrish (Hopkins) è un magnate
delle telecomunicazioni tra poco sessantacinquenne che ama tantissimo
una delle due figlie, Susan (Forlani), tanto da invitarla, in buona
sostanza, a lasciare il freddo Drew (Weber), per farsi travolgere dal
vero amore. Caso vuole che la ragazza in una caffetteria conosca un
bel ragazzo (Pitt) che la corteggia e la conquista subito con i suoi
modi gentili. Questi però muore investito subito dopo averla
incontrata. Ma ritorna con le sembianze della Morte, per portare con
sé proprio Bill...
Film fantastico/sentimentale remake de La morte in vacanza e basato sull'opera teatrale omonima di Alberto
Casella, ben costruito, che non risente troppo della lunga durata
(tre ore piene), elegante, dalla bella confezione (scenografie di
Dante Ferretti meravigliose, fotografia di Emmanuel Lubezki
perfetta).
Nonostante ciò le situazioni appaiono troppo forzate,
talvolta alcune scene addirittura ridicole (quella d'amore), il
finale tirato via, patetico e recitato senza troppa convinzione.
Il
cast è buono. Anthony Hopkins è tutto sommato credibile. Brad Pitt
invece è monoespressivo (volutamente per il ruolo che interpreta, ma
la resa sullo schermo non è decisamente ai suoi livelli standard).
Claire Forlani è troppo melensa. Jake Weber è un antipatico
perfetto e Jeffrey Tambor è forse il migliore: espressivo e intenso.
Marcia Gay Harden ha fatto di meglio.
Un film cult per molte ragioni
(alcune situazioni, Brad Pitt che interpreta una Morte bellissima), a
tratti piacevole a tratti urticante.
Da vedere per curiosità.
Consigliato a metà.
Voto: **1/2
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lunedì 21 agosto 2017
Vi presento Joe Black di Martin Brest, film fantastico/sentimentale ben confezionato ma troppo patetico e irritante, con un Brad Pitt monoespressivo. Cult per molte situazioni e scene (il burro di arachidi...)
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sabato 8 ottobre 2016
Detachment - Il distacco di Tony Kaye, dramma sull'educazione scolastica e sulla difficoltà dei rapporti umani. Diretto benissimo - dal regista di American History X - con un montaggio dinamico e creativo. Ed un perfetto protagonista: Adrien Brody
Oggi vi voglio parlare di un film piuttosto recente. Un film diretto da un regista molto interessante. Dai toni forti, ma mai sopra le righe.
Mi riferisco a Detachment - Il distacco di Tony Kaye.
Ecco la recensione:
Detachment - Il distacco (Detachment) di Tony Kaye del 2011. Con Adrien Brody, Sami Gayle, James Caan, Christina Hendricks, Lucy Liu, Marcia Gay Harden, Louis Zorich, Betty Kaye, Bryan Cranston, William Petersen, Blythe Danner, Tim Blake Nelson, Isiah Whitlock Jr.. (97 min. ca.)
Henry Barthes (Brody) è un supplente di liceo spiantato e solo, con una brutta esistenza alle spalle (sua madre si è suicidata e suo nonno da quel momento ha perso la ragione, perciò gli tocca assisterlo). Ogni giorno a scuola vede casi umani, insegnanti frustrati. Cerca di aiutare Meredith (Kaye), una ragazzina un po' sovrappeso dalle potenzialità artistiche. Per la strada trova Erica (Gayle), una ragazzina che fa la prostituta e tenta, perlomeno, di salvare lei.
Dramma solido, dalla trama semplice (la sceneggiatura è ottima), ma dalla messa in scena tutt'altro che scontata.
Il montaggio creativo con l'inserimento di immagini, flash di disegni in movimento, frammenti di scene sopra le righe (come se lo spettatore di mettesse nei panni di uno degli interpreti) con l'uso di camera a mano con effetto straniante ma di enorme impatto.
Questi espedienti per parlare di un sistema scolastico che non funziona, con professori che non sanno fare il loro mestiere e gli studenti - cresciuti malamente, con famiglie disastrate o non adeguate - che prevaricano su di loro. Anche l'insegnante preparato e con più sensibilità verrà sottomesso e fagocitato dall'ambiente e potrà far poco.
Un quadro desolante benché quanto mai verosimile e attuale (non solo negli Stati Uniti, ovviamente). Inoltre racconta in generale, quanto siano difficoltosi i rapporti umani, di quanto le persone siano complicate.
I sono toni grotteschi (senza mai un filo di humor), talvolta surreali, cupi. Una cappa di tristezza sembra pervadere l'opera e attacca anche il pubblico.
Il cast è molto ricco e valido. Adrien Brody è un protagonista impeccabile, misurato: gli si legge il disagio e il dolore anche solo da uno sguardo. Una interpretazione magnifica. Bravi tutti gli altri con una menzione per Lucy Liu.
Un film particolare e coinvolgente, dal ritmo sempre teso, emotivamente forte senza mai calcare i toni, che non scende mai a sotterfugi e colpi bassi. Mantiene - mi si passi il gioco di parole - un certo distacco, un contegno. Tuttavia non è freddo, anzi, brulica di intensità. Un esempio lampante di pellicola che - perdonatemi anche qui, dato il contesto - insegna qualcosa e fa riflettere. Un gioiellino. Bravissimo il regista di American History X*! Da vedere assolutamente. Consigliatissimo.
*Mia recensione
Voto: ****
Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?
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Mi riferisco a Detachment - Il distacco di Tony Kaye.
Ecco la recensione:
Detachment - Il distacco (Detachment) di Tony Kaye del 2011. Con Adrien Brody, Sami Gayle, James Caan, Christina Hendricks, Lucy Liu, Marcia Gay Harden, Louis Zorich, Betty Kaye, Bryan Cranston, William Petersen, Blythe Danner, Tim Blake Nelson, Isiah Whitlock Jr.. (97 min. ca.)
Henry Barthes (Brody) è un supplente di liceo spiantato e solo, con una brutta esistenza alle spalle (sua madre si è suicidata e suo nonno da quel momento ha perso la ragione, perciò gli tocca assisterlo). Ogni giorno a scuola vede casi umani, insegnanti frustrati. Cerca di aiutare Meredith (Kaye), una ragazzina un po' sovrappeso dalle potenzialità artistiche. Per la strada trova Erica (Gayle), una ragazzina che fa la prostituta e tenta, perlomeno, di salvare lei.
Dramma solido, dalla trama semplice (la sceneggiatura è ottima), ma dalla messa in scena tutt'altro che scontata.
Il montaggio creativo con l'inserimento di immagini, flash di disegni in movimento, frammenti di scene sopra le righe (come se lo spettatore di mettesse nei panni di uno degli interpreti) con l'uso di camera a mano con effetto straniante ma di enorme impatto.
Questi espedienti per parlare di un sistema scolastico che non funziona, con professori che non sanno fare il loro mestiere e gli studenti - cresciuti malamente, con famiglie disastrate o non adeguate - che prevaricano su di loro. Anche l'insegnante preparato e con più sensibilità verrà sottomesso e fagocitato dall'ambiente e potrà far poco.
Un quadro desolante benché quanto mai verosimile e attuale (non solo negli Stati Uniti, ovviamente). Inoltre racconta in generale, quanto siano difficoltosi i rapporti umani, di quanto le persone siano complicate.
I sono toni grotteschi (senza mai un filo di humor), talvolta surreali, cupi. Una cappa di tristezza sembra pervadere l'opera e attacca anche il pubblico.
Il cast è molto ricco e valido. Adrien Brody è un protagonista impeccabile, misurato: gli si legge il disagio e il dolore anche solo da uno sguardo. Una interpretazione magnifica. Bravi tutti gli altri con una menzione per Lucy Liu.
Un film particolare e coinvolgente, dal ritmo sempre teso, emotivamente forte senza mai calcare i toni, che non scende mai a sotterfugi e colpi bassi. Mantiene - mi si passi il gioco di parole - un certo distacco, un contegno. Tuttavia non è freddo, anzi, brulica di intensità. Un esempio lampante di pellicola che - perdonatemi anche qui, dato il contesto - insegna qualcosa e fa riflettere. Un gioiellino. Bravissimo il regista di American History X*! Da vedere assolutamente. Consigliatissimo.
*Mia recensione
Voto: ****
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martedì 23 agosto 2016
Grandma di Paul Weitz, commedia che alterna senza difficoltà momenti comici ad altri più drammatici e teneri. Con una grande e irresistibile Lily Tomlin
Oggi vi voglio parlare di un film recente. Una commedia drammatica ben scritta e diretta con una bravissima protagonista.
Mi riferisco a Grandma di Paul Weitz.
Ecco la recensione:
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Mi riferisco a Grandma di Paul Weitz.
Ecco la recensione:
Grandma di Paul Weitz del 2015.
Con Lily Tomlin, Julia Garner, Marcia Gay Harden, Judy Greer, Laverne
Cox, Elizabeth Peña, Nat Wolff, John Cho, Sam Elliott. (79 min. ca.)
Elle Reid
(Tomlin) ha perso da un anno la compagna di una vita e si trova a
lasciare su due piedi anche la nuova e giovanissima fidanzata Olivia
(Greer). Il giorno stesso bussa alla porta sua nipote Sage (Garner)
che le rivela di essere incinta e senza i soldi necessari per pagarsi
l'aborto in una clinica specializzata. Elle si farà in quattro per
trovare quel denaro.
Commedia che riesce a bilanciare comicità
(molte scene sono irresistibili) e dramma con sicurezza e brio.
Nonostante i temi trattati non diventa mai pesante o ridondante,
mettendo in scena semplicemente una storia "normale", per
quanto un po' fuori dagli schemi.
Il tutto con dialoghi veloci e
acuti che calzano a pennello alla protagonista assoluta: una
splendida Lily Tomlin - nonna pimpante, irriverente e acuta -
espressiva e intensa. Con Julia Garner (molto acerba, ma per il ruolo
va bene) ha una bella intesa. Sempre piacevole ritrovare Marcia Gay
Harden e Sam Elliott (invecchiato e privo dei suoi leggendari
baffoni).
Un piccolo film (anche per la durata) malinconico e tenero. Se il buonismo c'è,
soprattutto nel finale, non disturba, viene in ogni caso stemperato
dalle situazioni divertenti che si vengono a creare.
Un inno al
prendere le cose come arriva e, soprattutto, al perdono.
Weitz ha
fatto un bel lavoro anche di scrittura.
Sicuramente non lascia
indifferenti.
Da vedere. Consigliato.
Voto: **1/2/***
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