Oggi vi voglio parlare di un film piuttosto recente. Un film diretto da un regista molto interessante. Dai toni forti, ma mai sopra le righe.
Mi riferisco a Detachment - Il distacco di Tony Kaye.
Ecco la recensione:
Detachment - Il distacco (Detachment) di Tony Kaye del 2011. Con Adrien
Brody, Sami Gayle, James Caan, Christina Hendricks, Lucy Liu, Marcia
Gay Harden, Louis Zorich, Betty Kaye, Bryan Cranston, William
Petersen, Blythe Danner, Tim Blake Nelson, Isiah Whitlock Jr.. (97 min. ca.)
Henry
Barthes (Brody) è un supplente di liceo spiantato e solo, con una
brutta esistenza alle spalle (sua madre si è suicidata e suo nonno
da quel momento ha perso la ragione, perciò gli tocca assisterlo).
Ogni giorno a scuola vede casi umani, insegnanti frustrati. Cerca di
aiutare Meredith (Kaye), una ragazzina un po' sovrappeso dalle
potenzialità artistiche. Per la strada trova Erica (Gayle), una
ragazzina che fa la prostituta e tenta, perlomeno, di salvare lei.
Dramma solido, dalla trama semplice (la sceneggiatura è ottima), ma
dalla messa in scena tutt'altro che scontata.
Il montaggio creativo
con l'inserimento di immagini, flash di disegni in movimento,
frammenti di scene sopra le righe (come se lo spettatore di mettesse
nei panni di uno degli interpreti) con l'uso di camera a mano con
effetto straniante ma di enorme impatto.
Questi espedienti per
parlare di un sistema scolastico che non funziona, con professori che
non sanno fare il loro mestiere e gli studenti - cresciuti malamente,
con famiglie disastrate o non adeguate - che prevaricano su di loro.
Anche l'insegnante preparato e con più sensibilità verrà
sottomesso e fagocitato dall'ambiente e potrà far poco.
Un quadro
desolante benché quanto mai verosimile e attuale (non solo negli
Stati Uniti, ovviamente). Inoltre racconta in generale, quanto siano
difficoltosi i rapporti umani, di quanto le persone siano complicate.
I sono toni grotteschi (senza mai un filo di humor), talvolta
surreali, cupi. Una cappa di tristezza sembra pervadere l'opera e
attacca anche il pubblico.
Il cast è molto ricco e valido. Adrien
Brody è un protagonista impeccabile, misurato: gli si legge il
disagio e il dolore anche solo da uno sguardo. Una interpretazione
magnifica. Bravi tutti gli altri con una menzione per Lucy Liu.
Un
film particolare e coinvolgente, dal ritmo sempre teso, emotivamente
forte senza mai calcare i toni, che non scende mai a sotterfugi e
colpi bassi. Mantiene - mi si passi il gioco di parole - un certo
distacco, un contegno. Tuttavia non è freddo, anzi, brulica di
intensità. Un esempio lampante di pellicola che - perdonatemi anche
qui, dato il contesto - insegna qualcosa e fa riflettere. Un
gioiellino. Bravissimo il regista di American History X*! Da vedere assolutamente. Consigliatissimo.
*Mia recensione
Voto: ****
Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?
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sabato 8 ottobre 2016
Detachment - Il distacco di Tony Kaye, dramma sull'educazione scolastica e sulla difficoltà dei rapporti umani. Diretto benissimo - dal regista di American History X - con un montaggio dinamico e creativo. Ed un perfetto protagonista: Adrien Brody
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venerdì 10 giugno 2016
Salvate il soldato Ryan di Steven Spielberg, film di guerra di grande impatto visivo (nella prima mezz'ora soprattutto), dal ritmo sempre teso e dal cast ricco. Purtroppo è sempre presente la retorica dietro l'angolo
Oggi vi voglio parlare di un film di parecchi anni fa ormai. Un film considerato da molti un capolavoro di genere. E in effetti è un film realizzato benissimo, seppur io abbia qualche riserva.
Mi riferisco a Salvate il soldato Ryan di Steven Spielberg.
Ecco la recensione:
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Mi riferisco a Salvate il soldato Ryan di Steven Spielberg.
Ecco la recensione:
Salvate il soldato Ryan (Saving Private Ryan) di Steven
Spielberg del 1998. Con Tom Hanks, Edward Burns, Matt Damon, Jeremy
Davies, Tom Sizemore, Barry Pepper, Adam Goldberg, Giovanni Ribisi,
Vin Diesel, Nathan Fillion, Harrison Young, Bryan Cranston. (169 min. ca.)
1944,
sbarco in Normandia. Il capitano John H. Miller (Hanks), della
Compagnia Charlie del 2º Battaglione Rangers, dopo aver perso ben
quasi cento uomini, viene mandato in operazione di salvataggio per
riportare a casa il soldato James Francis Ryan (Damon), un
paracadutista, dopo che a Washington hanno saputo che gli sono morti
tutti e tre i fratelli. A quel punto, insieme al suo gruppo, gira più
città, sempre combattendo infaticabilmente e, una volta trovato,
neanche lo stesso Ryan vuole tornare subito a casa, ma terminare
prima quello che aveva iniziato.
Film di guerra/drammatico realizzato
benissimo (manco a dirlo): la prima mezz'ora è letteralmente
spettacolare. Cruda (c'è chi ha definito le immagini fini a se
stesse), esaltante, realistica e adrenalinica. Poi si addentra di più
nella vicenda in sé, fino ad un appassionante finale. Anzi,
pre-finale. Perché l'ultima scena è forse la sola cosa che si
poteva evitare. Circolare, con Ryan da vecchio insieme alla
famigliola a visitare la tomba.
Tutto diventa retorico nel pieno
stile "spielberghiano". Ci può benissimo stare però
risulta troppo patetico e ricattatorio.
Se la pellicola fosse terminata tre minuti
prima, le immagini commoventi - ma piene di dignità - avrebbero
detto tutto senza aggiungere frasi stucchevoli, senza dover per forza
sottolineare il concetto già messo in scena.
Comunque rimane ben
scritto, con un'ottima sceneggiatura e dal ritmo sempre costante.
Le
quasi tre ore passano in un lampo, non pesano: le varie dinamiche
sono sviluppate in maniera chiara e si alternano grandi momenti di
azione a momenti più riflessivi (bella la sequenza con la squadra
momentaneamente a riposo in attesa dei tedeschi, che ascolta Edith
Piaf).
Gli effetti speciali sono usati in modo impeccabile e il clima
è veramente pieno di suspense. Ineccepibili anche il montaggio
(visivo e sonoro, soprattutto per quegli anni). Le scenografie sono
imponenti e realistiche. In linea la colonna sonora del fedele John
Williams.
Il cast è ricchissimo (alcuni da allora hanno avuto più
fortuna, altri meno. In ogni caso sono tutti molto affiatati).
Spicca, ovviamente, Tom Hanks, che dal solito "bambolotto"
con il ghigno stampato, via via fornisce una performance con molte
sfumature. E - grazie anche ad un personaggio particolare, che crea
empatia col pubblico perché impaurito, che alterna momenti di
codardia ad altri di umanità o coraggio - Jeremy Davies è davvero
in parte, fragile, memorabile. Ottimo, come sempre, Giovanni Ribisi
nel ruolo del "medico" sensibile.
Un film intenso, che fa
star male per le scene forti (sbudellamenti vari, arti mozzati e via
dicendo, l'acqua del mare colorata di rosso) e coinvolge, appassiona.
Eppure la sensazione di una bella confezione hollywoodiana con
manierismo e propaganda filoamericana incorporati non molla un
secondo, fin dalla scena di apertura.
Nonostante ciò, è un'opera
indubbiamente importante cinematograficamente parlando (ha vinto anche cinque Oscar).
Da vedere.
Consigliato.
Voto: ***1/2
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