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martedì 14 febbraio 2017

#Oscar2017 #AcademyAwards2017 - Rogue One: A Star Wars Story di Gareth Edwards, primo film della nuova saga ambientata nella Galassia di Star Wars. Molta azione e una protagonista espressiva

Oggi vi voglio parlare di un film uscito da poco nelle sale. Un film di fantascienza  che è stato molto apprezzato da critica e pubblico.
Mi riferisco a Rogue One: A Star Wars Story di Gareth Edward.
Ecco la recensione (stringatissima):





Rogue One: A Star Wars Story di Gareth Edwards del 2016. Con Felicity Jones, Diego Luna, Ben Mendelsohn, Donnie Yen, Mads Mikkelsen, Alan Tudyk, Riz Ahmed, Jiang Wen, Forest Whitaker. Film della nuova saga Anthology, ambientata nella Galassia di Star Wars. 




Una commistione riuscita di fantascienza e (tanta) azione che pregiudica la trama davvero scarna. Ottimi gli effetti speciali, il sonoro (infatti è proprio candidato a questi due premi Oscar), le scenografie. 
Gli attori sono in parte. Soprattutto Felicity Jones sempre molto espressiva, incisiva. 
Un film interessante anche se un po' prolisso. 
Da vedere per curiosità e in vista del 26 febbraio prossimo. Consigliato.


Voto: **1/2







Il trailer:







Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?











  
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domenica 22 febbraio 2015

IN SALA - La teoria del tutto di James Marsh, biografia sul fisico Stephen Hawking che si concentra principalmente sulla storia d'amore con la moglie (autrice dell'autobiografia) e tralascia il resto. Bella prova di Eddie Redmayne per un film troppo patinato, finto, che pare realizzato apposta per vincere qualche premio

Oggi vi voglio parlare di un altro film ancora al cinema visto sempre in lingua originale. A differenza delle ultime critiche, questo mi ha deluso moltissimo (ma già sapevo sarebbe andata così).
Mi riferisco a La teoria del tutto di James Marsh.
Ecco la recensione:





La teoria del tutto (The Theory of Everything) di James Marsh del 2014. Con Eddie Redmayne, Felicity Jones, Emily Watson, Charlie Cox, David Thewlis, Harry Lloyd, Adam Godley, Maxine Peake, Simon McBurney, Enzo Cilenti, Charlotte Hope, Tom Prior, Frank Lebœuf. (123 min. ca.)
La biografia del fisico e astrofisico Stephen Hawking (Redmayne), famoso per gli studi sull'origine dell'universo e sui buchi neri, dal periodo universitario con la conoscenza della sua futura prima moglie Jane (Jones) ai primi segni della sua malattia, l'atrofia muscolare progressiva, alla costrizione sulla sedia a rotelle, il sintetizzatore vocale col quale può comunicare dopo un malore e il necessario intervento di tracheotomia che gli ha tolto l'uso della voce, la nascita dei figli, una nuova moglie, Elaine Mason (Peake) - sua infermiera, - la pubblicazione del suo libro, le conferenze. 





















Tratto dall'autobiografia di Jane Wide Hawking Verso l'infinito, è un film ricattatorio, che usa tutti gli espedienti del caso per smuovere le lacrime allo spettatore. Fin dalla prima scena con la fotografia piena di filtri e l'effetto sfocato. 
Ovviamente parla quasi esclusivamente della storia d'amore tra Hawking e e la moglie, tralasciando - a parte alcuni momenti - la parte teorica e i suoi studi. 
Che dovesse essere romanzato era inevitabile vista la fonte, ma qui è tutto troppo stridente, patinato, perfettino, dalla bella confezione, tanto da divenire perfino insopportabile. 
Eddie Redmayne è davvero molto bravo: una metamorfosi incredibile. Per contro, si percepisce anche una certa freddezza (non per colpa sua, ma per via del taglio che il regista e la sceneggiatura hanno dato a questa pellicola e per il genere stesso: schematico, a compartimenti stagni, con vere e proprie fasi precise). Felicity Jones è molto carina, espressiva e in parte ma, quando il triangolo amoroso diventa troppo ingombrante, anche lei diventa patetica (e Marsh non fa altro che sottolinearlo inquadrando particolari e sospiri d'amore). 
Certe scene sono involontariamente comiche con lei che va in chiesa dopo che Hawking l'ha lasciata per l'infermiera che gli permetteva di leggere Penthouse (altri due momenti forzati) e bacia subito Jonathan (Cox), colui il quale l'aveva aiutata e non vedeva da anni (tra l'altro). In quel punto probabilmente il pubblico si aspettava addirittura la corsa al rallentatore. 
Ma altre scene madri sono talmente finte da far storcere il naso. Ad esempio alla fine della conferenza con tutti che applaudono e la musica che aumenta di volume (la colonna sonora è del pur bravo Jóhann Jóhannsson). 
Oppure i particolari quando nascono i figli, con il neonato che gli tocca il naso, tutto in un vortice di immagini mielose. No, non ci siamo. 
È un film "acchiappa Oscar" (chissà se ne vincerà almeno uno: quest'anno sarà una dura lotta per fortuna) ed anche irrispettoso nei confronti dello spettatore perché strappalacrime, pieno di ricatti emotivi. 
Da vedere per curiosità e solo esclusivamente per vedere il grande lavoro di Eddie Redmayne. Il resto si può tralasciare.


Voto: **1/2 (E sono stata anche troppo buona)









Il trailer:








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lunedì 7 aprile 2014

Like Crazy, film indipendente di Drake Doremus drammaticamente realistico su un amore a distanza. Con due protagonisti magnifici: Anton Yelchin e Felicity Jones (e una come sempre meravigliosa Jennifer Lawrence in un piccolo ma importante ruolo)

Buon inizio di settimana.
Oggi voglio parlarvi di un film molto realistico ed emozionante (soprattutto per chi ha vissuto una relazione a distanza). Sto parlando di Like Crazy, pellicola indipendente di Drake Doremus.
Ecco la recensione [Attenzione, contiene SPOILER]:




Like Crazy di Drake Doremus del 2011. Con Anton Yelchin, Felicity Jones, Jennifer Lawrence, Charlie Bewley. (90 min. ca.)
E' la storia di Jacob e Anna, studenti universitari in California: lui americano, lei inglese. Si innamorano perdutamente (tutti e due persone sensibili, intelligenti e con personalità artistiche). Ma la scadenza del visto di lei li mette alla prova con una relazione a distanza. Saranno proprio le varie infrazioni del visto a mettere a repentaglio la loro relazione che - nonostante arrivino addirittura al matrimonio, in pratica obbligati dai genitori di Anne - non riuscirà più a funzionare come prima tra recriminazioni, "tradimenti" vari detti e non detti e una freddezza mista alla pochissima convinzione nell'abbandonare la propria città natale. 








Film interessante che percorre questo rapporto dall'inizio alla (quasi)fine. 
L'ultima scena, emblematica, con loro due che fanno la doccia insieme e piangono silenziosamente pensando ai primi momenti di felicità trascorsi, ma non riescono quasi a toccarsi (scena già vista nella pellicola dell'anno precedente BlueValentine di Derek Cianfrance), lascia un punto di domanda: non si sa se la loro unione andrà avanti o meno (anche se si propende per la seconda ipotesi). 
Il regista (che ha vissuto sulla sua pelle un rapporto a distanza) segue i due protagonisti come uno spettatore e rende altresì partecipe il pubblico. Impossibile non empatizzare per Jacob e Anna, così come è impossibile non struggersi per questo amore quasi impossibile che si sgretolerà, nonostante i sentimenti di fondo, per ragioni esterne e per l'incapacità di afffrontare la situazione.




Yelchin e la Jones sono eccezionali e sembrano realmente innamorati: le effusioni, il cercare un contatto fisico nei primi tempi, il cambiare umore quando si è insieme perché si sa che quella serenità durerà poco sono così vere da star male. Jennifer Lawrence che interpreta "l'amante" di Jacob - nello stesso anno saranno una coppia nel film della Foster, Mr. Beaver - e che lavora è come sempre meravigliosa e altrettanto efficace, in parte e riesce a far capire bene che l'infelicità di chi vive un rapporto a distanza si può ripercuotere anche sulle persone vicine, che non ne hanno colpa (perché Sam non ne ha alla fin fine e non si può che provare tenerezza per lei per essersi innamorata di un ragazzo impegnato e poco coerente con se stesso. Così come fa compassione l'"amante" di Anna). Ci sono scene melense e un po' strappalacrime è vero, ma funzionali, realizzate con molto garbo, senza premere il pedale (era difficile ottenere un equilibrio del genere) e non fini a se stesse. La sceneggiatura è solida e anch'essa molto realistica: con il progredire della trama si capisce quanto i due si comportino da immaturi nonostante tutto ed inconsapevolmente, dettati dalla confusione che prende il sopravvento. 
Fotografia funzionale, musica altrettanto. 
Chi giudica il film esagerato ed "estremo" nel dipingere i due protagonisti non ha mai provato cosa significhi avere la persona amata a chilometri e chilometri di lontananza. Sia la pellicola che la Jones hanno vinto premi, meritatamente, al Sundance Festival.
Da vedere preparandosi ad una storia malinconica e devastante, confezionata con cura e sincerità. 


Voto: ***/***1/2
















Il trailer:




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