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domenica 22 gennaio 2017

Dheepan - Una nuova vita di Jacques Audiard, film drammatico che racconta una storia di immigrazione credibile anche nel suo essere romanzata. Attori intensi e convincenti. Palma d'Oro a Cannes nel 2015

Oggi vi voglio parlare di un film recente. Un film di un bravo regista francese, che racconta sempre realtà mai scontate.
Mi riferisco a Dheepan - Una nuova vita di Jacques Audiard.
Ecco la recensione:




 
Dheepan - Una nuova vita (Dheepan) di Jacques Audiard del 2015. Con Jesuthasan Antonythasan, Kalieaswari Srinivasan, Claudine Vinasithamby, Vincent Rottiers, Marc Zinga. (109 min. ca.)
Dheepan (Antonythasan), ex soldato, fugge dallo Sri Lanka portandosi dietro Yalini (Srinivasan), una giovane donna, e Illayaal (Vinasithamby), una bambina, facendosi così passare per una famiglia. Trasferitisi in Francia, nella periferia parigina, i tre si troveranno a dover davvero fingere, superando i numerosi disagi del posto e della lontanaza da casa. 










Film drammatico vincitore della Palma d'Oro a Cannes davvero molto intenso, ma diretto, asciutto, senza fronzoli. 
L'autore di Un sapore di ruggine e ossa*, qui risulta meno bizzarro, pur raccontando un altro rapporto "disfunzionale" o quantomeno "improvvisato", costretto dalle circostanze, dimostrando più empatia e meno freddezza nei confronti dei protagonisti. 
Gli attori sono davvero in parte: spontanei, dalla recitazione incisiva ma mai forzata. Dolenti al punto giusto. 
Nonostante il taglio a volte quasi documentaristico, non mancano i colpi di scena molto crudi ed altri più teneri che lasciano lo spettatore sorpreso e lo coinvolgono totalmente nelle vicende. 
Un film che racconta una storia di immigrazione come tante con molto garbo, sensibilità e dignità. Credibile anche nel suo essere romanzato. 
Da vedere assolutamente. Consigliato. (È nominato anche per un BAFTA come Miglior Film Straniero. Quest'anno. Vai a capire...). 

*Mia recensione
Voto: ***1/2 









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mercoledì 23 settembre 2015

Biutiful di Alejandro González Iñárritu, dramma in un contesto di degrado e povertà estrema (Barcellona è irriconoscibile) per un film sconvolgente ed emozionante. Con un Javier Bardem eccezionale

Oggi vi voglio parlare di un film di pochi anni fa. Un film disturbante, davvero difficile da digerire ma davvero ottimo, diretto da un regista ormai diventato famoso per la sua ultima pellicola.
Mi riferisco a Biutiful di Alejandro González Iñárritu.
Ecco la recensione:
 



 
Biutiful di Alejandro González Iñárritu del 2010. Con Javier Bardem, Maricel Álvarez, Hanaa Bouchaib, Guillermo Estrella, Eduard Fernández, Diaryatou Daff, Chen Taisheng, Luo Jin, Rubén Ochandiano, Ana Wagener. (148 min. ca.)
Barcellona. Uxbal (Bardem) procura lavoro ad immigrati clandestini e deve badare ai suoi figli Ana e Mateo, mentre l'ex moglie Maramba (Álvarez) si prostituisce in giro ed è affetta da disturbo bipolare. Le cose si complicano quando scopre di avere un tumore in fase terminale e succede un grave incidente nel seminterrato dove dormono i lavoratori cinesi sottopagati. 















In un contesto di disagio e degrado, ambientato in una Barcellona che mostra la sua faccia più cupa e sporca, in cui ci si arrangia per sopravvivere comunque nella povertà assoluta, Iñárritu per la prima volta realizza una pellicola totalmente da solo (senza l'apporto di Guillermo Arriaga per la sceneggiatura: quella ed anche il soggetto sono suoi), con una narrazione lineare (anzi, circolare), senza salti temporali o flash-forward. 
La storia è semplice e durissima, con scene crude - veri pugni allo stomaco difficili da dimenticare - che raccontano situazioni realistiche, seppur con un venatura soprannaturale. Ed in effetti il tema principale (come si capisce fin dai primi minuti) è la morte, la morte che toglie, la morte che redime e perdona (e lo stesso protagonista è un sensitivo). 
È proprio questa verosimiglianza a coinvolgere e a far star male quasi fisicamente - e psicologicamente, è inevitabile - lo spettatore: per la facilità, l'abilità senza filtri, il modo così diretto del regista di mostrare tutto, anche le cose più terribili, che cinematograficamente non si fanno mai vedere. 
Gli attori sono bravissimi. Javier Bardem trasandato e malato è credibile, pare davvero sofferente. Sempre eccezionale. In parte anche gli altri. Perfino i bambini. 
Un film coraggioso: deprimente e devastante come pochi altri, eppure così profondo, sensibile e umano che se ne esce arricchiti. 
Da vedere assolutamente (soltanto quando si è ben disposti e magari in lingua originale). Consigliatissimo.


Voto: ****






Il trailer:







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domenica 6 settembre 2015

Samba di Éric Toledano e Olivier Nakache, commedia drammatica con sentimenti che vanno al di là del colore della pelle e provenienze. Tutto nel contesto delicato della clandestinità. Bravissimo il protagonista, in gamba anche gli attori di contorno, un po' fiacca la Gainsbourg e la storia - d'amore soprattutto - risulta troppo banale e finta

Oggi vi voglio parlare di un film recente. Un film francese che si perde un po' nel finale banale, brevedibile e finto.
Mi riferisco a Samba di Éric Toledano e Olivier Nakache.
Ecco la recensione:





Samba di Olivier Nakache and Éric Toledano del 2014. Con Omar Sy, Charlotte Gainsbourg, Tahar Rahim, Izïa Higelin, Hélène Vincent, Liya Kebede, Isaka Sawadogo, Jacqueline Jehanneuf, Youngar Fall, Christiane Millet. (119 min. ca.)
Samba Cissé (Sy), senegalese, lavapiatti e da dieci anni in Francia, costretto in un centro di accoglienza, non in regola con il permesso di soggiorno e perciò a rischio di espulsione, si rivolge ad un'associazione. Lì si imbatte in Alice, manager e grande lavoratrice in pausa dal lavoro per esaurimento nervoso e inserita in un programma di riabilitazione lì all'associazione. Tra i due c'è subito un'intesa. Aiuto, sostegno reciproco: riusciranno a ricostruirsi una vita. Insieme. 































Commedia drammatica firmata dagli stessi registi di Quasi amici* e con lo stesso protagonista: il simpatico e bravissimo Omar Sy. 
Interessante mix di generi, che mostra la sua forza nella storia delle vicissitudini del protagonista - di nuovo vengono trattati i temi della clandestinità, delle differenze razziali e della fratellanza - narrate in maniera semplice e realistica, con scene girate nei posti veri, esitenti o dismessi. Oppure quando vengono usati toni comici o da commedia. 
Quando si spinge nel romantico invece si perde, diventa banalotto (anche se la relazione tra i due protagonisti è tenera, mai eccessiva). 
Sarà poi che l'impacciata Gainsbourg e l'imponente Sy risultano poco credibili insieme, una specie di "strana coppia", se non nelle scene, ancora una volta da commedia, ma il risultato finale lascia un po' insoddisfatti. 
Gli attori sono appunto in gamba di per sé (anche se, la Gainsbourg, come detto qui sopra, sembra scialba. Va bene, il suo personaggio di persona con problemi psicologici richiedeva l'essere dimessa, ma come aspetto, come verve, è piatta). Omar Sy, pur in un ruolo un po' più difficile e meno comico rispetto a Driss di Quasi amici, riesce ad essere espressivo e credibile. Si impegna e si vede. Bravi anche gli altri attori non professionisti come Youngar Fall nei panni dello zio o Tahar Rahim nella parte dell'amico algerino che si spaccia brasiliano. 
Ben scritto e con qualche momento riuscito, cade soprattutto nel finale: una favola non plausibile e a metà, non del tutto coerente con quanto successo poco prima o comunque forzato, tirato via. 
C'è un po' di furbizia anche qui, come nel precedente lavoro. Ma in realtà non è quella che stride, quanto la banalità, la prevedibilità di certe situazioni. 
In ogni caso la regia è buona e anche la sceneggiatura regge bene il ritmo. 
La musica di Ludovico Einaudi si sente pochissimo in realtà. 
Un film a tratti piacevole ma qui e lì fiacco. Una buona occasione non del tutto andata a buon fine. Però è da vedere per curiosità. Consigliato.

*Mia recensione
Voto: **1/2 










Il trailer:







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