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domenica 1 ottobre 2017

IN SALA - Madre! di Darren Aronofsky, thriller/horror psicologico affascinante ma troppo saturo di simbolismi e con qualche caduta nel cattivo gusto. Brava, checché se ne dica, Jennifer Lawrence

Oggi vi voglio parlare di un film in questi giorni nelle sale. Un film che a Venezia, durante la scorsa Mostra del Cinema, è stato fischiato e criticato pesantemente. Un po' a ragione, un po' a torto.
Mi riferisco a Madre! di Darren Aronofsky.
Ecco la recensione:






Madre! (Mother!) di Darren Aronofsky del 2017. Con Jennifer Lawrence, Javier Bardem, Ed Harris, Michelle Pfeiffer, Domhnall Gleeson, Kristen Wiig, Brian Gleeson, Stephen McHattie. (121 min. ca.)
La vita di una coppia composta da una giovane donna (Lawrence) e il più maturo scrittore (Bardem) in crisi creativa viene scombussolata dall'arrivo nella loro casa ricostruita da zero dalle fiamme, di una coppia ficcanaso (Harris e Pfeiffer) e dei loro figli (Domhnall e Brian Gleeson). Da lì un vorticoso delirio tra presagi, nascite improvvise e altri adulatori inopportuni. La casa inoltre ha una storia ben più vecchia di ciò che potrebbe sembrare.


















Thriller/horror psicologico tra rinascita e morte in un loop vorticoso.
Un incubo che tuttavia sa di già visto e nonostante le suggestioni risulta non completamente convincente.
Questo perché il regista fa divenire tutto troppo eccessivo, esagerando e rendendo, soprattutto nell'ultima mezz'ora, confuso quello che di buono aveva mostrato fin prima riempendo di troppi elementi qualcosa che già era saturo e involontariamente - o no - ridicolo. I toni sono grotteschi, i dialoghi e le situazioni assurde e paradossali.
C'è da ammettere però che è girato benissimo e ad un certo punto - proprio in quell'ultima mezz'ora/quarantina di minuti - lo spettatore verrà travolto totalmente da quanto mostrato e sconquassato talmente tanto da rimanere quasi nauseato e confuso nel finale.
Il montaggio (come sempre ottimo nelle sue pellicole) è serrato, peculiare e mette angoscia.
Alcune sequenze sono talmente ansiogene e sconvolgenti, nonostante non si creda neanche un attimo a ciò che sta avvenendo, da lasciare senza fiato (attacco di panico in agguato per chi ne soffre).
Il cast è in parte. Soprattutto Jennifer Lawrence che, nonostante le espressioni facciali caricate, riesce perfettamente a rendere il suo personaggio. Magnifica nella sua ambiguità e cattiveria la grande Michelle Pfeiffer. Bravo Ed Harris. Un po' sbiadito invece Javier Bardem.
Un film particolarissimo, che non lascia indifferenti malgrado molte cose non tornino, molti indizi disseminati qua e là successivamente si rivelino poco importanti ai fini della trama, oppure certe scene siano veramente troppo telefonate.
Aronofsky gioca con il pubblico, lo mette alla prova proponendogli ciò che vuole, prendendolo in giro con metafore e simbolismi (talvolta sembra non li sappia gestire del tutto).
La casa come madre e matrigna, la maternità portatrice di creatività, l'egocentrismo di un autore che pensa soltanto a se stesso e che darebbe perfino in pasto suo figlio pur di farsi idolatrare, sono temi molto interessanti, che forse avrebbero dovuto essere trattati con più calma e meno superficialità.
Il regista però è consapevole dei suoi mezzi e sa creare un'opera piena di fascino (ma che si fa odiare spesso, appunto).
Un pasticcio barocco indigesto e poco credibile.
Da vedere comunque (al cinema, assolutamente). Consigliato.


Voto: **1/2





Il trailer:








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sabato 20 agosto 2016

Vicky Cristina Barcelona di Woody Allen, commedia drammatica che parla di libertà in amore in modo troppo banale. I personaggi - come le situazioni messe in scena e i dialoghi - sono irritanti

Oggi vi voglio parlare di un film di pochi anni fa. Un film di un grande autore e regista, solitamente. Qui ha fatto un grande buco nell'acqua. E dispiace.
Mi riferisco a Vicky Cristina Barcelona di Woody Allen.
Ecco la recensione:




Vicky Cristina Barcelona di Woody Allen del 2008. Con Rebecca Hall, Scarlett Johansson, Javier Bardem, Penélope Cruz, Patricia Clarkson, Chris Messina, Kevin Dunn, Pablo Schreiber, Carrie Preston, Christopher Evan Welch. (96 min. ca.)
Vicky (Hall) e Cristina (Johansson) sono due amiche con una visione dell'amore diametralmente opposta: più controllata l'una, più libera l'altra. Quando andranno in vacanza a Barcellona, faranno la conoscenza di Juan Antonio (Bardem), un affascinante pittore. Inizieranno con lui un rapporto travagliato, messo a repentaglio anche dalla ex moglie pazza e gelosa María Elena (Cruz). 




















Commedia drammatica/sentimentale per un Allen al suo minimo sindacale. 
Un delirio sui rapporti di coppia (aperta) messo in scena con una leggerezza che rasenta la superficialità. 
I dialoghi solitamente intelligenti e ficcanti qui risultano sterili, fintissimi, di una banalità imbarazzante. Così come sono imbarazzanti i personaggi (ed irritanti, al pari delle situazioni forzate). 
Gli attori sembrano annaspare smarriti. Javier Bardem è forse il migliore, anche se è incredibilmente monoespressivo, Rebecca Hall è anonima, Scarlett Johansson è tutta moine e ha dimenticato (ma quando mai ha imparato?) come si recita. Penélope Cruz va a momenti: in alcune scene è credibile, in altre eccessiva. La solitamente brava Patricia Clarkson qui è insignificante. Chris Messina non pervenuto.
Il clima disturbato e quella sensualità/provocazione strisciante (i baci saffici lasciano il tempo che trovano, così pure il triangolo amoroso in sé) si percepisce subito, ma ogni cosa è troppo artefatta, non c'è il solito divertimento di fondo del cinema alleniano, non c'è neanche quella malinconia. 
Un film che non funziona – neanche in lingua originale - ed è snervante fin dai primi minuti. 
Da vedere solo per curiosità. 


Voto: **






Il trailer:







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mercoledì 23 settembre 2015

Biutiful di Alejandro González Iñárritu, dramma in un contesto di degrado e povertà estrema (Barcellona è irriconoscibile) per un film sconvolgente ed emozionante. Con un Javier Bardem eccezionale

Oggi vi voglio parlare di un film di pochi anni fa. Un film disturbante, davvero difficile da digerire ma davvero ottimo, diretto da un regista ormai diventato famoso per la sua ultima pellicola.
Mi riferisco a Biutiful di Alejandro González Iñárritu.
Ecco la recensione:
 



 
Biutiful di Alejandro González Iñárritu del 2010. Con Javier Bardem, Maricel Álvarez, Hanaa Bouchaib, Guillermo Estrella, Eduard Fernández, Diaryatou Daff, Chen Taisheng, Luo Jin, Rubén Ochandiano, Ana Wagener. (148 min. ca.)
Barcellona. Uxbal (Bardem) procura lavoro ad immigrati clandestini e deve badare ai suoi figli Ana e Mateo, mentre l'ex moglie Maramba (Álvarez) si prostituisce in giro ed è affetta da disturbo bipolare. Le cose si complicano quando scopre di avere un tumore in fase terminale e succede un grave incidente nel seminterrato dove dormono i lavoratori cinesi sottopagati. 















In un contesto di disagio e degrado, ambientato in una Barcellona che mostra la sua faccia più cupa e sporca, in cui ci si arrangia per sopravvivere comunque nella povertà assoluta, Iñárritu per la prima volta realizza una pellicola totalmente da solo (senza l'apporto di Guillermo Arriaga per la sceneggiatura: quella ed anche il soggetto sono suoi), con una narrazione lineare (anzi, circolare), senza salti temporali o flash-forward. 
La storia è semplice e durissima, con scene crude - veri pugni allo stomaco difficili da dimenticare - che raccontano situazioni realistiche, seppur con un venatura soprannaturale. Ed in effetti il tema principale (come si capisce fin dai primi minuti) è la morte, la morte che toglie, la morte che redime e perdona (e lo stesso protagonista è un sensitivo). 
È proprio questa verosimiglianza a coinvolgere e a far star male quasi fisicamente - e psicologicamente, è inevitabile - lo spettatore: per la facilità, l'abilità senza filtri, il modo così diretto del regista di mostrare tutto, anche le cose più terribili, che cinematograficamente non si fanno mai vedere. 
Gli attori sono bravissimi. Javier Bardem trasandato e malato è credibile, pare davvero sofferente. Sempre eccezionale. In parte anche gli altri. Perfino i bambini. 
Un film coraggioso: deprimente e devastante come pochi altri, eppure così profondo, sensibile e umano che se ne esce arricchiti. 
Da vedere assolutamente (soltanto quando si è ben disposti e magari in lingua originale). Consigliatissimo.


Voto: ****






Il trailer:







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