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lunedì 29 settembre 2014

Voglio la libertà di Irvin Kershner, commedia fantastica che tratta temi delicati e progressisti quali l'aborto e il femminismo in modo confuso. Anche la Streisand appare sottotono

Oggi voglio parlarvi di un film di qualche anno fa con velleità femministe e fintamente progressiste.
Mi sto riferendo a Voglio la libertà di Irvin Kershner.
Ecco la recensione:







Voglio la libertà (Up The Sandbox) di Irvin Kershner del 1972. Con Barbra Streisand, David Selby. (97 min. ca.)
Margaret Reynolds (Streisand), giovane mamma di due figli e casalinga frustrata, sogna costantemente ad occhi aperti di trovarsi in situazioni pericolose, esaltanti e femministe. La realtà è diversa invece: aspetta un altro figlio. 














Film particolare e bizzarro (tratto dal romanzo di Anne Richardson Roiphe) che però non riesce a decidersi sui toni da usare: è un po' grottesco, un po' satirico, c'è la critica sociale del ruolo della donna nella società e anche il finale è un po' amaro. 
Ma manca qualcosa. Non convince, non morde e le provocazioni rimangono fini a se stesse (la scena con Fidel Castro in realtà ermafrodita per quanto simpatica nel contesto è imbarazzante. Quella con Margaret che va a sabotare la Statua della Libertà è carina anche visivamente ma buttata lì. Stessa cosa per quella con lei che si immagina esploratrice in Africa. Più riuscita la scena del pranzo in famiglia). 
Il problema non è tanto la regia (o non solo) quanto della sceneggiatura poco solida e confusa. 
Troppa carne sul fuoco per una pellicola che effettivamente per gli anni trattava temi importanti e delicati come l'aborto - il linguaggio è piuttosto sboccato - tuttavia non lo ha fatto nel modo giusto. 
Barbra Streisand è bravissima come sempre ma anche la sua performance risulta appannata. Gli altri non pervenuti. 
Un film sicuramente curioso, con alcune trovate particolari - e altre evitabili e prive di buon gusto -, ma non indovinato. 
Consigliato per i soli fan della Streisand.


Voto: **








Il trailer:








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giovedì 25 settembre 2014

Ma che sei tutta matta? di Howard Zieff, moderna screwball comedy con vitalità ma poca fantasia, una regia scialba e una sceneggiatura banale. Bravi i due protagonisti Barbra Streisand e Ryan O'Neal (ma chi spicca, guarda caso, è la Streisand)

Oggi vi voglio parlare di una commedia di qualche anno fa un po' sciocca, tutta sulle spalle della sua protagonista.
Mi sto riferendo a Ma che sei tutta matta? di Howard Zieff.
Ecco la recensione:





Ma che sei tutta matta? (The Main Event) di Howard Zieff del 1979. Con Barbra Streisand, Ryan O'Neal, Patti D'Arbanville, Richard Lawson. (112 min. ca.)
Hilary Kramer (Streisand), manager di un'azienda di profumi, finisce sul lastrico per colpa del suo contabile. Quest'ultimo fugge in Sud America lasciandole come unica proprietà e risorsa il pugile Eddie "Kid Natural" Scanlon (O'Neal), il quale, nel frattempo, non gareggiando da un pezzo, ha aperto una scuola guida. Hilary lo convincerà a tornare sul ring e dopo una serie di liti e punzecchiamenti vari finiranno per innamorarsi. 


















Moderna screwball comedy dai dialoghi veloci e maliziosi che culmina nel sentimentale più becero e semplice. Sì, perché se le battute sono simpatiche, la sceneggiatura gira su se stessa ed è prevedibile fin dalle prime scene. 
Questo genere di commedia ha dei canoni e delle regole ma non giustifica l'assenza di un briciolo di inventiva. Si è voluto riunire la fortunata coppia del meraviglioso - e quello sì divertentissimo e geniale - Ma papà ti manda sola?* di Bogdanovich senza però ottenere gli stessi risultati. 
L'intesa fra i due c'è ancora e sono bravi (ma spicca ancora una volta la Streisand, un vulcano, sempre portata per la commedia e le parti comiche) ma manca tutto il resto: manca una regia che non lasci gli attori in balia di se stessi e una sottotrama un po' più corposa. 
La canzone tema portante The Main Event è cantata dalla stessa Streisand, ovviamente. 
Qualche scena divertente c'è ma non è sufficiente. 
Un'occasione - ma c'era da aspettarselo - sprecata. Da vedere solo per curiosità.

* Mia recensione

Voto: **









Il trailer:








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domenica 14 settembre 2014

Yentl di Barbra Streisand, musical anomalo e debutto dietro la macchina da presa della cantante-attrice-tuttofare. Belle ambientazioni, ingredienti ben dosati (tranne qualche ingenuità, strizzate d'occhio al pubblico e autocompiacimento). A suo modo un cult

Oggi voglio parlarvi di un film particolare per via del regista (anzi, è una donna) e dell'ambientazione. E' un musical realizzato bene, con sentimentalismo e qualche ingenuità. Da molti considerato un cult (e probabilmente lo è a suo modo).
Mi riferisco a Yentl di Barbra Steisand.
Ecco la recensione:



Yentl di Barbra Streisand del 1983. Con Barbra Streisand, Mandy Patinkin, Amy Irving, Nehemiah Persoff, Steven Hill. (132 min. ca.)
Agli inizi del 1900 Yentl (Streisand) è una giovane donna ebrea figlia di un rabbino che non si sente portata per la vita da casalinga e moglie. Alla morte dell'amato genitore decide di partire ed iscriversi ad una yeshiva travestendosi da uomo per studiare le sacre scritture proibite alle donne. Conoscerà per primo Avigdor (Patinkin) - già promesso sposo dell'affascinante e sottomessa Hadass (Irving) - e si presenterà come Anshel. Piano piano i sentimenti per lui cominceranno a farsi sempre più forti mentre Avigdor, avendo problemi con la famiglia di Hadass, cercherà il suo aiuto. 

































Tratto dal racconto Yentl The Yeshiva Boy di Isaac Bashevis Singer, è un film interessante per varie ragioni. E' un musical anomalo: le canzoni fanno da anello di congiunzione tra le varie parti e a volte le sentiamo soltanto e la Streisand ne riprende il playback a sprazzi. Insomma, non prevaricano. 
Il tema, molto femminista, è particolare, delicato, così come è delicata la storia principale, quella che scatena gli equivoci, cioè il camuffamento della protagonista. Il tutto è studiato nei particolari e calibrato. 
Nonostante ciò qualche lunghezza c'è ed inoltre il lato romantico (che a quanto pare in tutte le opere della Streisand ci deve essere. Chissà, forse ha paura di risultare meno donna o priva di sentimenti) che può risultare sdolcinato e un po' troppo di maniera, anche se tuttavia è il fulcro della trama. A onor del vero bisogna dire che certe cose invece sorprendono: alcune riprese sono bellissime (il finale con la ripresa della nave e la carrellata all'indietro, oppure la scena della carrozza sul ponte o quella della festa di matrimonio con riprese dal basso verso l'alto: di solito gli sposi vengono sollevati su delle sedie e tutti gli ruotano attorno. In quest'ultimo caso anche il montaggio è magistrale essendo la scena cantata - sempre parzialmente - condensando il momento della vestizione pre-matrimonio e il festeggiamento dello stesso, utilizzando appunto il montaggio alternato), la direzione degli attori è impeccabile, la sceneggiatura ha qualche ingenuità. Il finale è troppo affrettato e insoddisfacente. 
Barbra Streisand (qui produttrice - perciò ha messo mano su tutto, anche sulle musiche e tutti i dettagli -, regista, attrice, sceneggiatrice, cantante. Cosa inusuale per una donna) per la prima volta dietro la macchina da presa si dimostra consapevole, preparata, lucida. Sa cosa vuole e come mostrarlo. La sua proverbiale pignoleria (ed un certo autocompiacimento) indubbiamente si sente, come si sente il timore di sbagliare ma non è per niente un esordio malvagio. 
Come attrice poi è brava, si impegna (anche se non sempre, a seconda dell'inquadratura, riesce a convincere nei panni di un uomo, anzi, di un ragazzo) e quando la si ascolta cantare non si può che rimanerne affascinati. 
La colonna sonora (vincitrice del premio Oscar) è buona, i brani sono ispirati anche se un po' anonimi (ma le famose Papa, can you hear me?, A piece of sky e altre perle sono piacevoli e ben contestualizzate all'interno della pellicola). 
Mandy Patinkin è perfetto nel ruolo dell'innamorato e saggio Avigdor. 
Il tutto in un contesto europeo (le riprese oltre che negli studi di Londra e della California sono state effettuate in Cecoslovacchia e a Praga) con i costumi che riprendono Chagall (la Streisand ha detto di aver studiato i suoi dipinti) e che alcuni detrattori hanno definito troppo caricaturali à la Il violinista sul tetto*di  Norman Jewison. 
Bella la fotografia e l'uso delle luci (quando Yentl canta Papa, can you hear me? solo una candela illumina la scena che si chiude quasi con un'iride). 
Un film non del tutto compreso - da alcuni altresì sopravvalutato - ma valido. 
Non un capolavoro imperdibile ma piacevole e ben realizzato. Se visto di malavoglia potrebbe annoiare per via dell'ambientazione. 
Da vedere per curiosità (in lingua originale. La Di Meo è sempre molto brava a doppiare la Streisand - togliendo la piattezza e alcune inesattezze della traduzione - ma lo stacco tra il parlato e il cantato improvviso potrebbe disorientare). Consigliato.

*Mia recensione

Voto: ***














Il trailer:








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