lunedì 6 marzo 2017

L'avenir - Le cose che verranno di Mia Hansen-Løve, dramma di una donna, un'insegnante di filosofia, che si trova ad affontare più disgrazie familiari. Delicato, toccante, diretto e recitato da una Isabelle Huppert in stato di grazia

Oggi vi voglio parlare di un film recente. Un film francese veramente delicato, ben fatto e recitato.
Mi riferisco a L'avenir - Le cose che verranno di Mia Hansen-Løve.
Ecco la recensione:






L'avenir - Le cose che verranno (L'avenir) di Mia Hansen-Løve del 2016. Con Isabelle Huppert, André Marcon, Edith Scob, Roman Kolinka, Sarah Le Picard, Solal Forte, Marion Ploquin. (100 min. ca.)
Nathalie (Huppert) è un'insegnate di filosofia in un liceo di Parigi. La sua vita è normale, ma all'improvviso tutto le crolla addosso: la madre depressa continua a sentirsi male, il marito Heinz (Marcon) si mostra ostile. L'unico col quale va d'accordo è il suo ex studente e collaboratore per una collana di libri. 










Dramma familiare molto delicato ed equilibrato, con degli interessanti snodi narrativi. 
La filosofia poi la fa da padrona e riesce in qualche modo a dare un senso ai personaggi, alle azioni compiute: insomma, aiuta nella loro caratterizzazione (vengono proprio letti dei passi dalla stessa Nathalie). Certo, alcuni eventi accadono forse un po' troppo repentinamente, ma sono indispensabili per l'evolversi della vicenda. 
Gli attori sono impeccabili. Ma - com'è prevedibile - è Isabelle Huppert a dominare la scena. Interpreta una donna all'apparenza molto decisa, ma che in realtà è molto dolce e vulnerabile. Una performance molto sentita e autentica. Da nomination all'Oscar forse più che per Elle* (altra meravigliosa interpretazione però). 
Piacevole, toccante e coinvolgente.
Una storia semplice dalla regia mai invadente, eppure di polso, e una sceneggiatura che non lascia nulla di intentato. 
Un piccolo film, di quelli che sulle prime paiono un po' freddi e distaccati, che al contrario poi invece fanno riflettere, rimangono impressi e hanno momenti di imprevedibile emotività. E, soprattutto, non deprimente. Anzi.
Da vedere assolutamente (anche solo per la Huppert. Alle prese con un gatto nero. Di nuovo). Consigliatissimo. (Vincitore del premio per la miglior regia al Festival di Berlino).

*Mia recensione
Voto: ***





Il trailer:







Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?












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2 commenti: