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giovedì 8 settembre 2016

Leoni per agnelli di Robert Redford, dramma che indaga sulle ragioni che portano i giovani ad arruolarsi e a prendere parte a guerre quasi sempre sbagliate. Chiaro nell'esporre le sue tesi, ben scritto, diretto ed interpretato

Oggi vi voglio parlare di un film di qualche anno fa. Un film diretto da uno degli ultimi veri Divi americani.
Mi riferisco a Leoni per agnelli di Robert Redford.
Ecco la recensione:






Leoni per agnelli (Lions for Lambs) di Robert Redford del 2007. Con Robert Redford, Meryl Streep, Tom Cruise, Peter Berg, Michael Peña, Andrew Garfield, Derek Luke, Christopher Carley. (92 min. ca.)
Il Dott. Malley (Redford), professore alla West Coast University, scopre con sgomento che due suoi stul le offre una lucida panoramica della politica e di tutte le manovre/interessi che una guerra può portare. 








Dramma molto teso e di grande solidità. Robert Redford espone con chiarezza le sue tesi senza mai perdersi, alternando momenti parlati ad altri più spettacolari. Il tutto senza lungaggini e divagazioni (è di breve durata). 
Gli attori sono molto in parte. Da Redford stesso che è sempre convincente e naturale nel pronunciare le sue battute, a Meryl Streep credibile nel ruolo della giornalista combattuta, da Tom Cruise come al solito in parte nel ruolo dello spaccone al giovanissimo Andrew Garfield che sa tenere testa a Redford nei botta e risposta. 
Un film molto interessante per i contenuti, che fa riflettere sulle motivazioni che spingono i giovani a prender parte - con leggerezza ed idealismo - alle guerre. 
Scritto benissimo e, come detto, diretto altrettanto. 
Da vedere. Consigliato.


Voto: ***





 Il trailer:







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mercoledì 22 giugno 2016

Mission: Impossible di Brian De Palma, primo capitolo della fortunata e famosissima saga di azione/spionaggio. Bel cast, scene di impatto ormai cult e qualche forzatura qua e là (tipica di genere)

Oggi vi voglio parlare di un film di qualche anno fa orami. Un film di azione famoso, con un bel cast, diretto da un regista amatissimo e apprezzato da pubblico e critica.
Mi riferisco a Mission: Impossible di Brian De Palma.
Ecco la recensione:





Mission: Impossible di Brian De Palma del 1996. Con Tom Cruise, Jon Voight, Emmanuelle Béart, Henry Czerny, Jean Reno, Ving Rhames, Kristin Scott Thomas, Vanessa Redgrave, John McLaughlin, Rolf Saxon, Karel Dobry, Richard D. Sharp, Emilio Estevez, Dale Dye. (110 min. ca.)
Ethan Hunt (Cruise), fa parte della Impossible Mission Force, una sezione della CIA che svolge, per l'appunto, missioni pericolosissime. Insieme al suo gruppo guidato dal capo di mezza età Jim Phelps (Voight), sposato con la giovane Claire (Béart), va a Praga. Ma lì succede l'impensabile. Muoiono tutti, tranne lui e Claire. Presto si accorgerà che le cose non sono come sembrano. 














Primo capitolo della fortunatissima saga di spionaggio/azione (arrivata a quattro sequel) tratto dalla famosa serie tv anni '60. 
Ritmo, tensione, trama arzigogolata, qualche colpo di scena (subodorato) qua e là e personaggi alquanto stereotipati. 
Il cast è in gamba. Jon Voight è bravo, ma Tom Cruise dimostra di essere pienamente a suo agio in questo genere di pellicole. Vanessa Redgrave (come la "M" di James Bond) dà quel tocco di classe in più. Famosa e parodiata innumerevoli volte la scena del protagonista calato con una corda, in bilico, con la famosa goccia di sudore che, se fosse caduta, avrebbe attivato l'allarme. Tom Cruise aveva interpretato una scena del genere, arrampicato sul soffitto, già ne Il Socio* e anche lì era stato credibile, davvero impeccabile. 
Ormai cult anche la sequenza - che lascia senza fiato - del tunnel, con l'elicottero a pezzi che si avvicina a pochi millimetri dalla gola di Ethan inchiodato al treno che si è fermato di colpo (col macchinista che sviene dallo spavento). 
Il finale con l'inevitabile cliffhanger che riprende una scena iniziale, risulta prevedibile nonché telefonato. 
Nonostante ciò, è un film che funziona, ha dei momenti di impatto e di forte suspense. Di puro intrattenimento (puro stile anni '90), è girato con criterio da un De Palma che sa misurarsi anche con i blockbusteroni sapendoci metterci dell'ironia e un tocco di mistero. Il montaggio fa il resto. 
Il tema portante è lo stesso della sigla, composto da Lalo Schifrin, ma la colonna sonora ha anche brani di Danny Elfman. 
Da vedere. Consigliato. 

*Mia recensione
Voto: *** 








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venerdì 8 gennaio 2016

Jerry Maguire di Cameron Crowe, commedia sportiva/sentimentale furba, prevedibile, piatta e americana fino al midollo (nell'accezione negativa). Ma con un cast azzeccato e qualche scena diventata - giustamente - cult

Oggi vi voglio parlare di un film di qualche anno fa. Una commedia sportiva/sentimentale che avevo visto molto tempo fa e che per il doppiaggio avevo un po' sottovalutato, ma che in lingua originale (manco a dirlo) ho apprezzato di più. Non che sia un capolavoro, ma intrattiene e ha qualche momento riuscito. Gli attori fanno il resto.
Mi riferisco a Jerry Maguire di Cameron Crowe.
Ecco la recensione:





Jerry Maguire di Cameron Crowe del 1996. Con Tom Cruise, Cuba Gooding Jr., Renée Zellweger, Kelly Preston, Jerry O'Connell, Jay Mohr, Bonnie Hunt, Regina King, Jonathan Lipnicki, Todd Louiso, Mark Pellington, Beau Bridges, Jeremy Suarez. (132 min. ca.)
Jerry Maguire (Cruise) è procuratore sportivo famoso che ad un certo punto non ne può più del meccanismo con tanti clienti e poca umanità e scrive una relazione programmatica che gli vale il licenziamento. Lo segue la contabile Dorothy Boyd (Zellweger) - madre (vedova) del piccolo Ray (Lipniki) - che stravede per lui. Poco dopo, anche il giocatore di football Rod Tidwell (Gooding Jr.). - di talento, ma che non sembra dare mai il massimo - si fiderà di lui. Insieme formeranno una squadra che sembrerà un po' incrinarsi anche per la relazione sentimentale tra Jerry e Dorothy.




















Commedia sportiva/sentimentale americana fino al midollo e che in sé ha tutti quegli stereotipi tipici: banalità, buonismo, moralismo spicciolo, gag fini a se stesse che spesso non fanno ridere o fanno soltanto sorridere. 
Dalla sua ha però un buon cast e qualche dialogo azzeccato che risolleva il tutto dalla troppa leggerezza. Tom Cruise fomentato e "predicatore" (ruolo che gli si confà sempre - si veda Magnolia - anche nella vita reale, data la sua devozione per Scientology) è perfetto, svitato al punto giusto (ma qua e là anche irritante). Chi però è più bizzarro è sicuramente il personaggio di Cuba Gooding Jr.: lui è bravissimo a non farne una macchietta ed è relamente simpatico, ma anche in questo caso, a volte va troppo sopra le righe. Rod è così, esagerato, ma anche un po' disturbante (Oscar come Migliore Attore Non Protagonista immeritato). Renée Zellweger sembra fare le prove per una quasi Bridget Jones, parte che gli riesce sempre bene. Qui era molto carina, le vengono date delle scene perfette, lei crede in ciò che dice e in quello che fa e offre un'interpretazione davvero tenera e simpatica. Tenero e simpaticissimo è anche Jonathan Lipnicki, con i suoi occhialoni e il grande sorriso. Gli altri reggono il gioco. 
Crowe sa dirigere bene gli attori, sa raccontare la storia, ma rende tutto troppo prolisso e sembra non arrivare mai al punto. La sceneggiatura è discreta, non fosse per i cliché di cui sopra. 
Il risultato è un film prevedibile, piatto, creato a tavolino per suscitare certe emozioni - perciò furbo e poco sincero -, ma con qualche momento obiettivamente coinvolgente e battute diventate ormai cult (la dichiarazione d'amore, "Show me the money"). Belli i brani scelti per la colonna sonora (ma si sa che è così con Cameron Crowe, furbata o meno che sia anche questa). 
Comunque da vedere per curiosità (in lingua originale. Le voci date alla Zellweger e a Lipnicki sono insopportabili e i personaggi ne perdono tantissimo. Soprattutto quest'ultimo, davvero un'altra cosa). Consigliato.


Voto: **1/2/***






Il trailer:




Scena:





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lunedì 21 dicembre 2015

Intervista col vampiro di Neil Jordan, horror ben diretto e ben interpretato da un ricco cast. Suggestivo e inquietante al punto giusto. Piccolo cult di genere

Oggi vi voglio parlare di un film di un po' di anni fa. Un film horror, nel suo genere molto apprezzato e diventato un piccolo cult. Girato bene, con un cast ricco.
Mi riferisco a Intervista col vampiro di Neil Jordan.
Ecco la recensione:





Intervista col vampiro (Interview with the Vampire: The Vampire Chronicles) di Neil Jordan del 1994. Con Tom Cruise, Brad Pitt, Christian Slater, Kirsten Dunst, Antonio Banderas, Stephen Rea, Domiziana Giordano, Thandie Newton, Sarah Stockbridge. (118 min. ca.)
San Francisco, anni '90. Louis de Pointe du Lac (Pitt), riceve nella sua dimora il giornalista Daniel Molloy (Slater) per potergli rilasciare un'intervista. Louis si presenterà subito come un vampiro (anche esteticamente non lascia dubbi) che ha più di 200 anni e che è stato reso immortale da un altro vampiro, Lestat de Lioncourt (Cruise) nel 1791. Attraverso quest'intervista racconterà la sua storia. 





















Tratto dal romanzo omonimo di Anne Rice, è un horror ben scritto, ben diretto e recitato perfettamente da un cast molto in parte. 
Tutti, da Brad Pitt a Tom Cruise, da Christian Slater a Kirsten Dunst. Quest'ultima è probabilmente la sorpresa della pellicola: neanche dodicenne eppure così matura, così intensa nel dare sfumature ad un personaggio alquanto inquietante e difficile (soprattutto per una bambina). Eccellente. Belle le scenografie (di Dante Ferretti), perfetti i costumi, la ricostruzione degli ambienti e lo sfruttamento di questi con giochi di luci. 
Qualche colpo basso c'è, qualche scena estrema e di cattivo gusto anche (l'uccisione dei barboncini, il bere il sangue dei ratti), ma ovviamente non criticabili perché parte del racconto. 
Alcuni momenti invece sono riusciti e realistici (quando Pitt dà fuoco alla sua casa), altri ben ricreati con gli effetti speciali. 
Un film sicuramente non perfetto, ma suggestivo e ambiguo poiché riesce ad attrarre, repellere ed impaurire al contempo. 
Da vedere. Consigliato. 


Voto: ***/***1/2





Il trailer:







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