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mercoledì 5 aprile 2017

The Discovery di Charlie McDowell, film di fantascienza d'atmosfera, ben scritto, diretto ed interpretato. Non sarà così originale (somiglia ad altre opere), ma nel suo piccolo è suggestivo e coinvolgente

Oggi vi voglio parlare di un film  recente. Un film di fantascienza uscito direttamente sulla piattaforma Netflix meno di una settimana fa.
Mi riferisco a The Discovery di Charlie McDowell.
Ecco la recensione:






The Discovery di Charlie McDowell del 2016. Con Rooney Mara, Jason Segel, Jesse Plemons, Riley Keough, Robert Redford, Ron Canada, Mary Steenburgen. (102 min. ca.)
Thomas Harbor (Redford) dice di avere prove sull'esistenza dell'aldilà, della vita dopo la morte. La sua dichiarazione è causa di suicidi di massa da parte di persone fragili, mitomani o semplici curiosi di averne una dimostrazione concreta. Due anni dopo, suo figlio Will (Segel) va a trovarlo nella magione trasformata in laboratorio, che ospita però anche "aspiranti" e pentiti suicidi. Nel viaggio in traghetto conoscerà Isla (Mara), una giovane particolare e anche lei intenzionata a suicidarsi... 










Film di fantascienza distribuito dal 31 di marzo da Netflix molto interessante e affascinante. D'atmosfera, colpisce subito per la fotografia fredda, dai toni azzurri e grigi, quasi sfumati. 
Tra realtà ed illusione (anzi, realtà alternativa), più dimensioni e il tema del doppio (tematica cara a McDowell anche nel suo primo lungometraggio The One I Love*, davvero molto ben fatto), racconta anche una storia d'amore mai melensa o ostentata. E anche in questo caso si ritorna a Spike Jonze, Kaufman, Gondry, vere fonti di ispirazione e punti di riferimento per il regista. L'incontro tra Will e Isla, a ben vedere, è un omaggio a quello tra Joel e Clementine di Se mi lasci ti cancello: c'è anche una sorta di umorismo salace e di divertimento di fondo e i due personaggi sono al primo impatto simili. Un po' svitata lei, dimesso lui). 
Il cast è molto in parte. Jason Segel è stato molto espressivo ma mai sopra le righe: un uomo normale alle prese con delle cose più grandi di lui. Rooney Mara (stranamente bionda ed eterea come non mai) è sempre eccezionale. Il ruolo della disturbata, un po' stramba, taciturna, pensierosa e acuta osservatrice è tagliato su di lei perfettamente. Jesse Plemons, che abbiamo conosciuto e amato nella seconda stagione di Fargo, è il fratello "meno intelligente" di Will. Ineccepibile nella sua caratterizzazione. E poi c'è Robert Redford: che classe ha ancora nonostante gli anni che passano! Elegante e soprattutto spontaneo, naturale. Credibile in ogni gesto, in ogni cosa che dice: per lui recitare è come bere un bicchier d'acqua, lo fa senza sforzo alcuno. 
Un film dal sapore indie coinvolgente, lucido e sorprendentemente lineare nonostante i temi, ben costruito (sa giocare bene con tutti gli elementi che ha a disposizione) che probabilmente si perde sul più bello, con un calo di tensione ed espedienti di trama già visti. Insomma, la somiglianza con altre opere di questo genere si fa più forte. 
Eppure è senza sovrastrutture, coerente con se stesso e genuino. Si sente l'amore messoci per realizzarlo, la voglia di mettere in scena qualcosa di piacevole. 
Ed in effetti lo è ed è un'opera difficile da spiegare a parole: va vissuto. Anche perché la piega da thriller verso la metà non deve essere svelata. Così come le possibili interpretazioni del finale. McDowell si riconferma un giovane autore (è sua la sceneggiatura) molto in gamba, che sa usare bene la macchina da presa e sa lavorare bene su più piani (anche narrativi).
Da vedere per curiosità. Consigliato.


*Mia recensione
Voto: *** 










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giovedì 23 marzo 2017

Dove eravamo rimasti di Jonathan Demme, commedia musicale garbata e simpatica con una Meryl Streep scatenata a fianco della sua vera figlia: Mamie Gummer

Oggi vi voglio parlare di un film piuttosto recente. Un film americano diretto da un regista molto apprezzato, un po' discontinuo, forse, ma che si sa mettere sempre in gioco su vari generi. Qui ha a disposizione un bel cast e una storia scritta bene.
Mi riferisco a Dove eravamo rimasti di Jonathan Demme.
Ecco la recensione:






Dove eravamo rimasti (Ricki and The Flash) di Jonathan Demme del 2016. Con Meryl Streep, Kevin Kline, Mamie Gummer, Audra McDonald, Sebastian Stan, Rick Springfield, Ben Platt, Charlotte Rae, Nick Westrate, Aaron Moten, Bernie Worrell. (101 min. ca.)
Linda Brummel (Streep) è una rocker di mezza età che da giovane ha lasciato Indianapolis per farsi una vita a Los Angeles e cercare di avere successo nel mondo della musica. Ora continua a cantare con la sua band Ricki (lei) and The Flash soprattutto in un localino. Quando l'ex marito Pete (Kline) la chiamerà all'improvviso per via della figlia Linda (Gummer) distrutta dall'imminente divorzio col marito, dovrà cercare di riparare gli errori commessi in famiglia...
















Commedia musicale ispirata alla vita della suocera di Diablo Cody.
La classica storia di redenzione e di riscatto familiare. Qui con una marcia in più.
Innanzitutto non si perde in lungaggini e prolissità patetiche.
Il ritmo è sempre costante, c'è molto brio e Meryl Streep è fenomenale e, cosa importantissima e non scontata, credibile nei panni di una donna particolare, dalla vita sregolata.
Anche solo il sentirla eseguire cover di Lady Gaga, Pink, U2 e Bruce Springsteen e calcare il palco come una cantante consumata vale la visione della pellicola. Onore al fatto di essersi messa in gioco così tanto in un ruolo distante anni luce da lei. Inoltre è divertente l'interazione che ha con Mamie Gummer, che è veramente sua figlia nella realtà e le somiglia moltissimo, sia fisicamente, sia come approccio al personaggio e per l'autoironia. Bravo - ma un po' sbiadito - Kevin Kline. Simpatico il fatto che lui e Audra McDonald (che interpreta la sua seconda moglie Maureen) abbiano preso parte a La Bella e la Bestia*, nelle sale in questi giorni.
Un film simpatico e certo, non il più bel lavoro di Jonathan Demme, un po' imbolsito e invecchiato, probabilmente. Eppure si sente il mestiere nel dirigere una pellicola che sembra uscita dagli anni '80/'90.
Da vedere almeno per curiosità. Consigliato.


*Mia recensione
Voto: ***






Il trailer:








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venerdì 20 marzo 2015

La scomparsa di Eleanor Rigby di Ned Benson, dramma sull'elaborazione del lutto con una Jessica Chastain perfetta protagonista. Progetto ambizioso dal ritmo un po' sconstante ma comunque piacevole

Oggi vi voglio parlare di un film drammatico recente molto interessante. Forse è un po' ripetitivo e non dice niente di nuovo ma rimane comunque ben fatto.
Mi riferisco a La scomparsa di Eleanor Rigby di Ned Benson.
Ecco la recensione:




La scomparsa di Eleanor Rigby (The Disappearance of Eleanor Rigby) di Ned Benson. Con Jessica Chastain, James McAvoy, Viola Davis, Bill Hader, Isabelle Huppert, William Hurt, Ciarán Hinds, Archie Panjabi, Jess Weixler. (118 min. ca.)
Eleanor Rigby (Chastain) e Conor Ludlow (McAvoy) sono una coppia giovane e sembra ben consolidata. Un giorno Eleanor si getta dal ponte. Verrà ripescata dai sommozzatori e portata in salvo ma si allontanerà dal marito. Questo perché non riesce ad affrontare la perdita del figlio. Questa chiusura porterà allo sfacelo la coppia. Eleanor cercherà di riprendersi con fatica. 









Film indipendente (o quasi) dalla trama molto semplice ma articolata sull'elaborazione del lutto. 
Nata diviso in due parti Her e Him e unito in Them per la distribuzione, è una pellicola magnetica proprio perché racconta in modo realistico una situazione verosimile senza cadere nel melodrammatico, senza ricatti emotivi. 
Dall'altro lato però risulta un po' ripetitivo e verso la metà perde il ritmo. 
La regia è buona, la sceneggiatura piuttosto solida dello stesso Benson. 
Gli attori bravissimi. Una Jessica Chastain dalle due facce: quella vitale e solare del prima e quella introversa, fredda e solitaria del poi. Interpretazione misurata ma come sempre eccezionale. Ha un'espressività straordinaria. Anche solo con uno sguardo riesce a creare un personaggio. James McAvoy è altrettanto in parte e credibile, Viola Davis è come sempre impeccabile. William Hurt distaccato (come al solito), Isabelle Huppert "finalmente" in un ruolo un onore normale (e in un altro contesto) rispetto ai personaggi bipolari che interpreta di solito. Jess Weixler - la sorella di Eleanor, Katy - è simpatica. 
Pur non essendo un film perfetto, si percepisce l'impegno nel voler rappresentare una vicenda abusata con intelligenza. Un plauso all'autore per non aver usato flashback strappalacrime ma evocato il bambino soltanto con qualche immagine sfocata e alcuni oggetti dello stesso. 
Da vedere. Consigliato. (Prodotto anche dalla stessa Chastain).


Voto: ***






Il trailer:








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