Oggi vi voglio parlare di un film cult. Un film western diretto da un bravo regista. Ne hanno fatto da poco un remake presentato in anteprima alla 73a Mostra del Cinema di Venezia.
Mi riferisco a I magnifici sette di Johnn Sturges.
Ecco la recensione:
I magnifici sette (The Magnificent Seven) di John Sturges
del 1960. Con Yul Brynner, Eli Wallach, Steve McQueen, Charles
Bronson, James Coburn, Brad Dexter, Robert Vaughn, Horst Buchholz,
Robert J. Wilke, Vladimir Sokoloff. (122 min. ca.)
Fine 1800. Al confine tra gli
Stati Uniti e il Messico, dei contadini chiedono aiuto a Chris Adams
(Brynner), un pistolero, per difendere il loro territorio dalla banda
di Calvera (Wallach). Accettando l'incarico, assolderà, non senza
fatica, altri sei uomini.
Ispirato al capolavoro I sette samurai di
Akira Kurosawa, è un western dall'impianto solido.
Girato e scritto
benissimo, ha un prologo piuttosto lungo che introduce i personaggi
(caratterizzati perfettamente).
Gli attori poi sono uno più bravo
dell'altro. Dal protagonista Yul Brynner, per l'appunto, ad un Eli
Wallach perfetto cattivo (e un Horst Buchholz al suo primo film, ma
già incisivo).
Non ci sono paesaggi stupendi o grandi vallate, ciò
che conta è la storia, messa in scena con tempi dilatati alternati a
scene di azione dai tempi serrati con sparatorie imprevedibili.
È
proprio l'imprevedibilità ad essere uno dei tanti punti di forza
dell'opera.
Il finale, leggermente amaro, nonostante una nota più
dolce, sembra ridimensionare la figura di questi "eroi",
riportandoli su un piano più umano (cosa che comunque si percepisce
fin dall'inizio ed è sempre caratteristica dei lavori di Sturges).
Memorabile anche per il tema portante - ricorrente - composto da
Elmer Bernstein, è un caposaldo di genere, un vero cult, a ragione.
Da vedere assolutamente. Consigliatissimo.
Voto: ***/12/****
Il tema portante:
Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?
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Oggi vi voglio parlare di un film di parecchi anni fa. Un piccolo film con due attori carismatici e diretto da un abile regista.
Mi riferisco a Il caso Thomas Crown di Norman Jewison.
Ecco la recensione:
Il caso Thomas Crown (The Thomas Crown Affair) di Norman
Jewison del 1968. Con Steve McQueen, Faye Dunaway, Paul Burke, Jack
Weston, Gordon Pinsent. (102 min. ca.)
Thomas Crown (McQueen) è un ricco e
affascinante uomo d'affari che architetta e mette a segno - aiutato
da un gruppo di uomini - un colpo alla banca con cui aveva avuto
affari per ripicca. Mentre la polizia brancola nel buio, una
detective sveglia e fascinosa (Dunaway) gli si metterà alle
calcagna. Il problema sorge quando i due presto inizieranno una
relazione.
Film in bilico tra poliziesco e sentimentale con musica
beat di quei tempi, originale uso dello split screen in molte
occasioni, riprese vorticose e virtuosistiche e scene diventate cult
(la corsa in macchina sulla sabbia della spiaggia girata senza
controfigure).
Jewison si riconferma un abile e intelligente regista:
sa dosare gli elementi, sa come dirigere gli attori, sa cosa vuole
dire e come dirlo (gli sguardi e le provocazioni tra McQueen e la
Dunaway dirante la partita di scacchi ne sono un esempio).
I due
attori protagonisti sono perfetti. Steve McQueen è ottimo
nell'interpretare lo sbruffone misterioso e la Dunaway come sempre è
a suo agio nel ruolo della fatalona.
Purtroppo però è una pellicola
che vista oggi appare un po' datata per le dinamiche e la trama
prevedibile (la storia d'amore banalissima e piazzata lì ormai è
uno stereotipo abusato e per niente sentito) nonostante il colpo di
coda finale. Il suo essere troppo leggerina è un altro difetto che pesa molto sul risultato.
È un film su
commissione, c'è poco da fare. E si sente il tocco meno ispirato del
regista rispetto al precedente (capolavoro) La calda notte dell'ispettore Tibbs.
Tuttavia è un film ben realizzato, dal
buon ritmo, non prolisso.
Da vedere in totale relax. Consigliato.
(Rifatto nel 1999 per la regia di John McTiernan con Pierce Brosnan e Rene Russo con il titolo - italiano. Quello originale rimane invariato - Gioco a due).
Voto: **1/2
Il trailer:
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Oggi vi voglio parlare di un film recente molto duro, un po' furbo e dalla sceneggiatura carente, ma che comunque ha avuto/sta avendo molto successo e merita una visione, non fosse altro per il tema trattato. Mi riferisco a 12 anni schiavo di Steve McQueen.
Ecco la recensione [ATTENZIONE agli SPOILER]:
12 anni schiavo (12 Years a Slave) di Steve McQueen
del 2013. Con Chiwetel Ejiofor, Michael Fassbender, Lupita Nyong'o,
Benedict Cumberbatch. Paul Dano, Paul Giamatti, Brad Pitt, Garret
Dillahunt, Michael Kenneth Williams. (134 min. ca.)
Film che narra la storia (tratta
dalla sua autobiografia) di Solomon Northup (Ejiofor), di Saratoga
Springs, uomo libero di colore sposato con due figli e violinista
talentuosissimo, viene rapito con l'inganno di un ingaggio durante
una fiera e venduto come schiavo. Per dodici anni passerà in più
mani: dal gentile William Ford (Cumberbatch) al viscido e tirannico
Epps (Fassbender) come raccoglietore di cotone, finché non verrà
aiutato dall'abolizionista Samuel Bass (Pitt) che lo aiuterà ad
ottenere il certificato per ritornare libero dalla famiglia. Farà
causa, senza successo ai suoi rapitori.
Con alcune differenze
rispetto all'autobiografia (anche inspiegabili, come l'eliminazione
di una figlia e il rapporto sessuale con un'altra schiava non
presente nel libro), è una pellicola molto dura con scene fortissime
di violenze (fisiche e psicologiche). Le frustate non si contano (il
regista ha scelto di mostrare senza indugi gli squarci della carne).
Sicuramente è un bel pugno sullo stomaco. Ed è girato benissimo (certe inquadrature sono da applauso), ha
una bella fotografia (quando Solomon scrive di notte al lume di candela, è qualcosa di visivamente meraviglioso). Ma è anche un film che ha molti buchi di
sceneggiatura (oppure sarà un'inesattezza di post produzione/regia,
chi lo sa) che non fa capire molto bene il tempo che passa: la
scansione temporale lascia un po' a desiderare, così come certi
personaggi che compaiono e poi non ritornano più (come John Tibeats interpretato da Dano o lo schiavista Freeman/Giamatti), oppure li troviamo
senza che vengano introdotti. L'ultima parte ne è la prova: il
personaggio del costruttore (?)/ Bass interpretato da Brad Pitt
appare dal nulla e scompare altrettanto presto (va bene, aveva svolto
il suo dovere, ma liquidarlo così non va bene cinematograficamente
parlando).
Gli ultimi minuti sono infatti molto frettolosi, quando
invece il resto aveva tempi molto dilatati e riflessivi (con i bei
primi piani del protagonista con gli occhi pieni di lacrime e
sofferenza repressa). Lupita Nyong'o, vincitrice dell'Oscar come
Migliore Attrice Non Protagonista, è stata brava, è vero, ma
sinceramente non meritava la statuetta (tanto ha fatto anche il make
up, siamo sinceri). Poi appunto si indugia troppo sul dolore (e
certo, direte, è fatto per questo, per ricordarci la questione della
schiavitù). E fa sorgere un dubbio: Steve McQueen sicuramente avrà
sentito moltissimo il tema (essendo di colore, ma non vorrei essere
così semplicista), però mi dà l'impressione che ci sia un po' di
compiacimento nel realizzare film sempre molto violenti. Non può
essere un caso, per quanto sia Shame che Hunger*siano decisamente superiori da questo punto di vista e meno gratuiti.
Qui tuttavia ci sono un po' troppi stereotipi (i padroni rabbiosi con la bava
che cola). Il personaggio di Fassbender (e lui lo interpreta
magistralmente) quando deve colpire Patsy (o quando domanda a Solomon di colpirla) è piuttosto sopra le
righe, troppo anche per una pellicola del genere. (E il protagonista
per quando bravo non convince appieno).
E' stato da molti definito
"acchiappa Oscar": non sono totalmente d'accordo. Insomma,
siamo lontani a sufficienza dal buonismo in stile Spielberg ed in più
è tratto da una storia vera, ma ciò non toglie che molte scene così
pesanti emotivamente per lo spettatore siano state create a tavolino.
Tante cose non tornano e i personaggi sono piatti, poco approfonditi (la moglie di Epps ne è un esempio).
Peccato, perché è sicuramente un prodotto che fa riflettere ed è
anche ben fatto, ma ha anche parecchi difetti. (Stupendi invece i
canti spirituals di gruppo e di lavoro: Roll Jordan Roll, My Lord Sunshine (Sunrise)) E' comprensibile che abbia
diviso il pubblico.
Comunque da vedere assolutamente almeno per
curiosità.
*Mia recensione
Voto: **1/2
Il trailer:
Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?
(Chiunque volesse prendere le recensioni citi questo blog. Riproduzione riservata)