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venerdì 12 maggio 2017

Mean Girls di Mark Waters, commedia divertente che prende in giro gli sterotipi dei teen movie ambientati nei licei americani. Sceneggiatura - altrettanto briosa - di Tina Fey e un cast azzeccato

Oggi vi voglio parlare di un film di un po' di anni fa. Una commedia americana intelligente e simpatica, ben scritta soprattutto.
Mi riferisco a Mean Girls di Mark Waters.
Ecco la recensione:





 
Mean Girls di Mark Waters del 2004. Con Lindsay Lohan, Rachel McAdams, Lacey Chabert, Amanda Seyfried, Lizzy Caplan, Tina Fey, Jonathan Bennett, Daniel Franzese, Tim Meadows, Amy Poehler. (97 min. ca.)
Cady Haron (Lohan) è una sedicenne che deve iniziare la scuola per la prima volta dato che ha vissuto con i genitori zoologi in Africa. Lì legherà subito con gli outsider, ossia Janis (Caplan) e Damian (Franzese), ma presto farà la conoscenza delle Plastic (Barbie nell'adattamento italiano), un gruppetto composto da Regina George (McAdams), Gretchen Wieners (Chabert) e Karen Smith (Seyfried) tre ragazze frivole e "oche" tutta apparenza. Cady sarà divisa a metà, soprattutto per colpa della cotta che ha per Aaron (Bennett), ex di Regina. 














Commedia basata sul libro Queen Bees & Wannabees di Rosalind Wisenman e scritta da Tina Fey (comica e autrice) che qui interpreta il ruolo dell'insegnante di matematica Miss Norbury. 
Molto divertente, irriverente, tagliente e scorretta quanto basta (ma mai troppo. In fondo è una pellicola adatta ad un pubblico di giovani). Ed intelligente. 
Sì, perché ci vuole molta intelligenza per riuscire a prendere in giro e a sfruttare in contemporanea gli stereotipi dei teen movie. 
Il risultato è una sorta di parodia, uno sberleffo demenziale che funziona sotto tutti gli aspetti. Il cast è perfetto (il trio è realmente detestabile). 
Simpatico come la protagonista veda i suoi compagni/coetanei: degli animali selvaggi pronti a sbranarsi. Un film brillante, pieno di ritmo e situazioni portate all'estremo, tuttavia verosimili. Non banale come si potrebbe pensare ad una prima occhiata superficiale. 
Da vedere. Consigliato.


Voto: ***







Il trailer:








Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?













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venerdì 20 giugno 2014

Quasi amici - Intouchables di Olivier Nakache ed Éric Toledano, commedia drammatica francese che gioca in modo intelligente con gli stereotipi sulle minoranze (i protagonisti - bravissimi - sono rispettivamente un disabile e un ragazzo di colore). Piacevole, divertente, ben confezionato

Oggi vi voglio parlare di un film piuttosto recente che mi è piaciuto molto. Per una volta sono d'accordo con il giudizio del grande pubblico che tanto lo ha apprezzato.
E' una pellicola che tratta un tema delicato con grande senso dell'umorismo: diverte proprio.
Mi sto riferendo al francese Quasi amici di Olivier Nakache ed Éric Toledano.
Ecco la recensione:




Quasi amici - Intouchables (Intouchables) di Olivier Nakache ed Éric Toledano del 2011. Con François Cluzet, Omar Sy. (112 min. ca.)
La storia di Philippe (Cluzet) un nobile francese di mezza età che diventa tetraplegico dopo un incidente con il parapendio. Quando dovrà assumere uno dei tanti badanti (vuole solo uomini per compagnia e aiuto), deciderà per Driss (Sy), un senegalese naturalizato francese con la fedina penale sporca, che inizialmente voleva solo guadagnare l'assegno di disoccupazione. Il giovane, incurante delle regole, un po' maleducato, fuori dagli schemi e molto simpatico, riuscirà a rendere la vita di Philippe più movimentata di quanto potesse sperare. Grazie a lui troverà anche una nuova compagna. 



















Tratto da una storia vera e dal libro del vero Philippe Pozzo Di Borgo (il badante in realtà è magrebino e si chiama Yasmin Abdel Sellou), è un film con la formula usata - ed anche un po' abusata - della "strana coppia" o della coppia bianco/di colore/ceto diverso/disabile, che però qui funziona benissimo. Nonostante gli stereotipi sulle minoranze (bianco disabile/di colore), nonostante moltissime situazioni siano create apposta per piacere al pubblico, nonostante le battute siano scritte a tavolino, la vicenda scorre senza intoppi.
Sì, perché a dispetto della trama, la pellicola è intrisa di umorismo: si ride veramente tanto per le battute apparentemente cattive/sarcastiche di Driss o per la simpatia autentica dell'attore che lo interpreta (è un comico tra l'altro) - la scena di lui che balla durante la festa di compleanno di Philippe è divertentissima - o ancora, per la sintonia dei due. Cluzet - che assomiglia vagamente a Dustin Hoffman - si è calato con disinvoltura nel personaggio (anche il vero Philippe è autoironico). 
Ci sono momenti emozionanti e commoventi ma mai patetici. E' un film che dà speranza e che insegna a prendere dalla vita quello che offre, senza piangersi addosso per i problemi (gravi o meno). Girato benissimo (le scene in auto sono realizzate in maniera magistrale) con stupende inquadrature, la direzione degli attori è perfetta, sceneggiatura (modificata anche al momento sul set) solida, musica del nostro Ludovico Einaudi. 
Da vedere assolutamente, mette di buonumore. Consigliatissimo. 


Voto: ***1/2












Il trailer:






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