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domenica 11 giugno 2017

Il nome del figlio di Francesca Archibugi, commedia remake del film francese Cena tra amici. Meno brioso e sfacciato dell'originale forse, ma ben fatto e sostenuto da un cast azzeccato

Oggi vi voglio parlare di un film italiano. Una commedia di una regista discontinua. Ma questo lavoro, pur essendo un remake, è riuscito, pur non avendo la forza dell'originale.
Mi riferisco a Il nome del figlio di Francesca Archibugi.
Ecco la recensione:






Il nome del figlio di Francesca Archibugi del 2014. Con Alessandro Gassmann, Valeria Golino, Luigi Lo Cascio, Rocco Papaleo, Micaela Ramazzotti, Manuela Mandracchia, Giulia Salerno, Tommaso Strizzi, Raffaele Vannoli, Daniele Rampello, Carolina Cetroli, Andrea Amato, Domenico Spadafino. (96 min. ca.)
Betta Pontecorvo (Golino) e Sandro De Luca (Lo Cascio), insegnanti e intellettuali di sinistra, marito e moglie con due figli, invitano a cena nella loro casa romana il fratello di lei Paolo (Gassmann), agente immobiliare, la moglie di lui Simona (Ramazzotti), aspirante scrittrice di pseudo successo, che aspetta un bambino e l'amico Claudio (Papaleo). La questione del nome del nascituro farà iniziare discussioni e creerà attriti, portando alla luce vecchie e nuove cose tenute nascoste.









Adattamento della pièce Le Prénom di Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte e remake del film Cena tra amici* diretto dagli stessi autori.
È una commedia brillante con qualche incursione nel drammatico del quotidiano, praticamente uguale al film francese del 2012, con qualche incursione di flashback talvolta telefonati, talvolta azzeccati che aiutano a smorzare l'effetto teatrale e statico dell'impianto insito nell'opera originale (ma anche a rovinarne un po' l'atmosfera).
Qualche concessione e riadattamento (il nome cambia da "Adolphe" in "Benito", per ovvie ragioni). La sceneggiatura è compatta, la regia non fa molto però gli attori sono diretti bene e tutti sono adatti al ruolo che interpretano e sembrano dare il massimo (anche se la Golino non è certamente allo stesso livello di Valérie Benguigui).
Il ritmo è sempre costante. Ci mette un po' ad ingranare e poi funziona alla perfezione.
I dialoghi sono meno serrati rispetto a Cena tra amici e meno incisivi, forse, ma hanno la stessa resa. E, a dir la verità, è probabilmente meno pepato, sfacciato e divertente, ma fa sorridere più volte e coinvolge.
Da vedere. Consigliato.

*Mia recensione
Voto: **1/2





Il trailer:








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lunedì 9 gennaio 2017

Wild Target di Jonathan Lynn, commedia dall'umorismo british (ambientata in Inghilterra) divertente e con due protagonisti davvero in parte: Bill Nighy ed Emily Blunt

Oggi vi voglio parlare di un film di pochi anni fa. Una commedia simpatica che fa il verso ai film con ladri e killer in incognito.
Mi riferisco a Wild Target di Jonathan Lynn.
Ecco la recensione:





Wild Target di Jonathan Lynn del 2010. Con Bill Nighy, Emily Blunt, Rupert Grint, Rupert Everett, Martin Freeman, Gregor Fisher, Eileen Atkins. (98 min. ca.)
Londra. Il famoso, rispettato e misterioso killer Victor Maynard (Nighy) deve uccidere questa volta la bella Rose (Emily) una ladra flasaria di quadri. Ma al loro primo incontro, invece di uscciderla finisce col proteggerla. Finiranno - insieme al giovane Tony (Grint), capitato in mezzo per caso - di sfuggire a chi li vuole (questa volta tutti) morti. 















Commedia degli equivoci dall'umorismo british, ovviamente, e remake di una pellicola francese del 1993 di Pierre Salvadori, nello stile di Un pesce di nome Wanda. 
Bell'uso degli ambienti, parecchia azione (l'inseguimento tra le vie di Londra in macchina è esilarante), una spruzzata di "rosa" e un cast davvero in parte. Bill Nighy è divertente, con quel piglio buffonesco-autoironico e da vero comico (anche quello in stile Monty Python): classe e simpatia di un killer maldestro non più tanto giovane. Emily Blunt è divertente e regge bene il gioco della svampita/ingenua a fasi alterne e della scaltra in altri momenti. Piacevole e buffa. Carino Rupert Grint nel ruolo dell'inconsapevole "assistente" di Victor. Bello trovare Martin Freeman nella parte del sadico (gli riuscirà benissimo, di nuovo, nella prima stagione della serie tv capolavoro Fargo). 
Un film veramente piacevole, dinamico, con colpi di scena a volte anche inaspettati. Bella colonna sonora. 
Certo, non un capolavoro, ma di questi tempi, una commedia non troppo volgare e che intrattiene onestamente è oro colato. 
Da vedere. Consigliato. 


Voto: **1/2






Il trailer:







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giovedì 20 ottobre 2016

Nightmare di Samuel Bayer, remake del cult del 1984 diretto da Wes Craven, ha una bella ambientazione, begli effetti speciali, ma le scelte narrative sono discutibili e le trovate troppo studiate a tavolino

Oggi vi voglio parlare di un film di pochi anni fa. Il remake del film horror che ho recensito per ultimo. Il risultato non è del tutto pessimo, ma alcune scelte lasciano un po' straniti.
Mi riferisco a A Nightmare On Elm Street di Samuel Bayer.
Ecco la recensione:






Nightmare (A Nightmare On Elm Street) di Samuel Bayer del 2010. Con Rooney Mara, Jackie Earle Haley, Kyle Gallner, Katie Cassidy, Thomas Dekker, Kellan Lutz, Clancy Brown, Connie Britton, Don Robert Cass. Fred "Freddy" Krueger (Haley) è un uomo sfigurato e con dei guanti ad artiglio (lame) che spaventa e uccide nel sonno degli adolescenti, i quali da piccoli erano stati da lui abusati. Nancy (Mara) cercherà di eliminarlo. 




















Remake del cult anni '80 di Wes Craven. 
Qui si viene costruita tutta la storia prima riguardante il passato di Freddy e delle vittime (una specie di prequel, insomma), ma così si perde tutto il fascino del non detto. Inoltre, pur funzionando perfettamente (spaventa e fa sobbalzare forse più dell'originale), sembra tutto studiato troppo a tavolino per creare quel tipo di reazione da parte dello spettatore - anche per la canzone All You Have To Do Is Dream degli Everly Brothers -, che verrà pilotato, in pratica. 
Ottimi gli effetti speciali (ci mancherebbe), c'è un nuovo Freddy Krueger tormentato e vero e proprio sadico, lascivo, disgustoso nel vero senso del termine. 
E Jackie Earle Haley è sempre inquietante (anche senza trucco, figurarsi con) e bravo. Gli attori si impegnano ma sembrano spaesati. Rooney Mara (che tra l'altro, insieme a Kyle Gallner si era privata spontaneamente del sonno per essere più credibile) è espressiva, molto in parte. 
Un film che, anche se costruito bene, con un'ottima ambientazione, pieno di azione, ma che, a parte il difetto accennato precedentemente, manca dell'elemento più importante: il non prendesi troppo sul serio e quel misto di ingenuità e splatter divertente tipici degli anni '80. 
Poi, parlare di un argomento così importante e delicato quale la pedofilia in un film di questo genere (anche se ci sta bene), francamente è stata una scelta azzardata. Tuttavia non è così malvagio. 
Da vedere per curiosità. Consigliato a metà. 


Voto: **1/2










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sabato 13 febbraio 2016

Millennium - Uomini che odiano le donne di David Fincher, versione americana sempre tratta dal best seller di Stieg Larsson, è un thriller suggestivo, dark e sensuale, scritto, diretto e confezionato in modo impeccabile. Con due protagonisti perfetti (anche se spicca una Rooney Mara trasformista, che si immedesima totalmente in Lisbeth Salander regalando una performance entusiasmante)

Per amor di completezza, vi parlo anche del remake (anzi, della versione americana) di Uomini che odiano le donne*.
Mi riferisco ovviamente a Millennium - Uomini che odiano le donne di David Fincher.
Ecco la recensione:





Millennium - Uomini che odiano le donne (The Girl with the Dragon Tattoo) di David Fincher del 2011. Con Daniel Craig, Rooney Mara, Christopher Plummer, Stellan Skarsgård, Steven Berkoff, Robin Wright, Yorick van Wageningen, Joely Richardson, Geraldine James, Goran Visnjic, Donald Sumpter. (158 min. ca.)
Mikael Blomkvist (Craig), giornalista della rivista "Millennium", sotto processo (anche mediatico) per diffamazione dopo aver smascherato le truffe di un imprenditore del luogo, viene assunto per scoprire che fine ha fatto Harriet, la nipote di un anziano del clan dei Vanger, scomparsa da quarant'anni. Lo affiancherà Lisbeth Salander (Mara), una giovane detective/hacker dal look discutibile (punk) e dalle abitudini sessuali non proprio ortodosse (sotto tutela statale per un passato misterioso. Il nuovo tutore poi ne abusa in cambio di assegni che in ogni caso le deve), la quale aveva dovuto indagare precedentemente su di lui. Le ricerche si faranno mano a mano sempre più complicate, coinvolgendo gli altri membri della stessa famiglia. 
























Sorta di remake (o meglio versione americana) - con finale cambiato e fedele al romanzo - tratto sempre dal famoso best seller di Stieg Larsson, è un thriller ad altissima tensione. 
Molto più sensuale (anzi, carnale per meglio dire), più sfacciato, provocatorio ed esplicito (a parte l'aggiunta di una scena di sesso molto realistica, ce n'è una con violenza su un animale che in quello svedese è stata omessa). 
Già i titoli di testa - con Immigrant Song dei Led Zeppeling coverizzata da Trent Reznor e Atticus Ross - valgono la visione e fanno capire la validità dell'opera. Più dark ma anche meno grezza, più curata su tutti i livelli (le scenografie sono fantastiche). 
C'è anche un uso più massiccio - ma non invadente - dei flashback (nell'originale i momenti del passato venivano solo evocati con i dialoghi e mediante le foto ad eccezione dei ricordi della protagonista col padre). Cosa lampante: gli eventi sono spiegati meglio, la sceneggiatura è più elaborata e il risultato è che la progressione dei fatti si capisce meglio, si comprendono maggiormente le motivazioni delle azioni compiute dai personaggi, la cui caratterizzazione è altrettanto perfetta, quasi maniacale. 
Poi, altra differenza non di poco conto per far rosolare pian pianino lo spettatore è il rapporto tra Mikael e Lisbeth che parte più lentamente: soltanto dopo più di un'ora e mezza i due si incontrano, prima vengono presentati - come nell'altro caso, è vero, ma meno di netto - parallelamente. Gli attori sono azzeccati. Daniel Craig è l'incarnazione del suo personaggio: tenebroso, donnaiolo, un po' menefreghista ed egoista (quello di Nyqvist sembrava molto più innocuo): fa poco ma rende molto. La vera sorpresa rimane comunque Rooney Mara (candidata agli Oscar come Migliore Attrice Protagonista quell'anno). La sua Lisbeth è più vulnerabile, con molte più sfumature rispetto alla versione della Rapace. È riuscita a cogliere sia il lato oscuro e violento che il lato più dolce e perfino tenero di un persona che ha avuto un'infanzia e un'adolescenza problematiche e un modo di affezionarsi alle persone alquanto bizzarro (il suo più che un look pare più una maschera per tenere a distanza gli altri, per far paura). Un personaggio imprevedibile, enigmatico, criptico, di poche parole ma dirette (alcune sue risposte sbrigative o atteggiamenti fanno perfino sorridere. L'ironia sottile in questo caso è molto più presente rispetto alla pellicola di Oplev) che lei è riuscita a rendere credibile e sincero. Una immedesimazione totale (con tanto di piercing veri. Ha dovuto imparare anche ad andare in motocicletta), una performance meravigliosa (con un lavoro anche sull'accento più consistente rispetto a Craig) e davvero entusiasmante. Ottimo come sempre Stellan Skarsgård nel ruolo del perfido e sadico. Ambiguo e strisciante Yorick van Wageningen nei panni del tutore di Lisbeth. Detestabile (perciò in parte) Robin Wright. Sempre bello rivedere Christopher Plummer (che con gli anni continua a migliorare). Gli altri fanno la loro. 
Colpisce anche l'uso degli interni: la scelta degli ambienti poi è impeccabile. Così come è impeccabile anche il montaggio. La regia di Fincher sempre così puntuale e solida fa il resto. 
Un film intrigante, più d'impatto, a cui si possono trovare solo due "difetti": l'essere troppo precisino, pulito, dalla classica confezione hollywoodiana sbanca botteghini e il fatto che sia tutto troppo sviscerato, spiegato, mostrato nei minimi particolari, lasciando così meno spazio all'immaginazione. 
Eppure è davvero corposo, ricco di trovate (alcune scene mettono i brividi e sono dei pugni allo stomaco), suggestivo ed avvincente, opera di un autore che sa come maneggiare le storie deviate con serial killer. Ottima la colonna sonora (Sail Away di Enya utilizzata nel contesto di tortura è geniale). Magnifico. 
Da vedere assolutamente. Consigliatissimo. 


*Mia recensione
Voto: **** 





Il trailer:







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