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lunedì 9 gennaio 2017

Wild Target di Jonathan Lynn, commedia dall'umorismo british (ambientata in Inghilterra) divertente e con due protagonisti davvero in parte: Bill Nighy ed Emily Blunt

Oggi vi voglio parlare di un film di pochi anni fa. Una commedia simpatica che fa il verso ai film con ladri e killer in incognito.
Mi riferisco a Wild Target di Jonathan Lynn.
Ecco la recensione:





Wild Target di Jonathan Lynn del 2010. Con Bill Nighy, Emily Blunt, Rupert Grint, Rupert Everett, Martin Freeman, Gregor Fisher, Eileen Atkins. (98 min. ca.)
Londra. Il famoso, rispettato e misterioso killer Victor Maynard (Nighy) deve uccidere questa volta la bella Rose (Emily) una ladra flasaria di quadri. Ma al loro primo incontro, invece di uscciderla finisce col proteggerla. Finiranno - insieme al giovane Tony (Grint), capitato in mezzo per caso - di sfuggire a chi li vuole (questa volta tutti) morti. 















Commedia degli equivoci dall'umorismo british, ovviamente, e remake di una pellicola francese del 1993 di Pierre Salvadori, nello stile di Un pesce di nome Wanda. 
Bell'uso degli ambienti, parecchia azione (l'inseguimento tra le vie di Londra in macchina è esilarante), una spruzzata di "rosa" e un cast davvero in parte. Bill Nighy è divertente, con quel piglio buffonesco-autoironico e da vero comico (anche quello in stile Monty Python): classe e simpatia di un killer maldestro non più tanto giovane. Emily Blunt è divertente e regge bene il gioco della svampita/ingenua a fasi alterne e della scaltra in altri momenti. Piacevole e buffa. Carino Rupert Grint nel ruolo dell'inconsapevole "assistente" di Victor. Bello trovare Martin Freeman nella parte del sadico (gli riuscirà benissimo, di nuovo, nella prima stagione della serie tv capolavoro Fargo). 
Un film veramente piacevole, dinamico, con colpi di scena a volte anche inaspettati. Bella colonna sonora. 
Certo, non un capolavoro, ma di questi tempi, una commedia non troppo volgare e che intrattiene onestamente è oro colato. 
Da vedere. Consigliato. 


Voto: **1/2






Il trailer:







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martedì 5 gennaio 2016

Late Bloomers di Julie Gavras, commedia sulla terza età superficiale, che sfrutta male l'idea di fondo. I protagonisti sono azzeccati, manca tutto il resto

Oggi vi voglio parlare di un film di pochi anni fa. Una commedia francese diretta dalla figlia di un grande autore che purtroppo non riesce ad essere allo stesso livello del padre. Bei protagonisti, ma non basta.
Mi riferisco a Late Bloomers di Julie Gavras.
Ecco la recensione:





Late Bloomers di Julie Gavras del 2011. Con Isabella Rossellini, William Hurt, Doreen Mantle, Kate Ashfield, Arta Dobroshi , Luke Treadaway, Leslie Phillips, Hugo Speer, Joanna Lumley, Simon Callow. (96 min. ca.)
Mary (Isabella Rossellini), ex insegnante e Adam (Hurt), architetto, sono sposati da anni e hanno tre figli ormai adulti. La routine sarà scombussolata quando Mary comincia a sentire il peso dell'età sia fisicamente che interiormente. Coinvolgerà nelle sue paranoie anche il marito e la coppia, per un attimo, sembrerà scoppiare. 
















Commedia (drammatica) francese (anche se in realtà è molto più british, come la sua ambientazione) sulla senilità e la paura di invecchiare. 
Poteva essere ma non è stata: ci sono parecchi spunti di riflessione, purtroppo però non vengono approfonditi. Alcune scene sono carine (ad esempio quella in cui la Rossellini va a far uno corso di ginnastica in acqua e non riesce a star dietro all'istruttore e alle giovani del gruppo), ma portate troppo all'estremo, esagerate: i protagonisti hanno sessant'anni, non ottanta. La cosa era voluta ma un po' è fastidiosa. 
Gli attori si impegnano. Isabella Rossellini (che qui dice qualche frase in italiano, così come Doreen Mantle, sua madre Nora) ci sa fare: è espressiva, molto a suo agio, più disinvolta di molte altre volte e porta le sue rughe con dignità e un solo filo di trucco. Tanto di cappello. William Hurt è bravino ma non fa molto, anzi. Brava - per quanto poco appaia - Doreen Mantle. 
La regia è piatta e anche la storia, come già detto, è troppo semplicistica (Julie Gavras ha imparato poco dal padre), il finale è troppo precipitoso. I luoghi sono mal sfruttati. Il tema portante jazzato composto da Sodi Marciszewer è fuori contesto. 
Un film che poteva divertire e far riflettere, ma che non è riuscito a fare nessuna delle due cose. Al massimo si sorride (ma non sempre). 
Da vedere solo per curiosità. Consigliato a metà.


Voto: **/**1/2






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giovedì 30 ottobre 2014

L'erba di Grace di Nigel Cole, commedia british sull'arte del "reinventarsi" con una protagonista eccezionale e una spalla altrettanto di livello. Successo al botteghino meritato

Oggi voglio parlarvi di un film non proprio recente ma famosissimo. Divertente, ben scritto e ben recitato, con una protagonista perfetta.
Mi riferisco a L'erba di Grace di Nigel Cole.
Ecco la recensione:





L'erba di Grace (Saving Grace) di Nigel Cole. Con Brenda Blethyn, Craig Ferguson, Martin Clunes,Tchéky Karyo, Jamie Foreman, Tristan Sturrock, Bill Bailey. (93 min. ca.)
Conrnovaglia. Grace Trevethyn (Blethyn) è una donna di mezza età appena rimasta vedova. Il marito, all'apparenza ricco, si è suicidato gettandosi da un aereo senza paracadute e le ha lasciato debiti su debiti. Grace non sa come fare a rimettersi in piedi. Trovare un lavoro le sembra impossibile alla sua età soprattutto dopo aver fatto sempre la bella vita. Ad un certo punto le viene un'idea mentre aiuta a recuperare delle piante di marijuana del suo giardiniere e amico Matthew (Ferguson): coltivarla per venderla. Dovrà stare attenta a non farsi scoprire e cercare i compratori giusti. A Londra si imbatterà in Jacques (Karyo), francese e riuscirà perfino ad innamorarsene. Quando il suo piano sarà destinato ad andare in fumo (in tutti i sensi) si reinventerà come scrittrice. Il libro ispirato alla sua vicenda The Joint Venture (Fumo di Londra in italiano) infatti diventerà un best seller.















Film esile esile che riesce a mescolare la classe della commedia british classica con la commedia moderna un po' più sfacciata non passando comunque mai il limite del buon gusto nonostante il tema trattato.
La regia fa poco se non riprendere i bei paesaggi e lasciare tutto nelle mani della grandissima e adorabile Brada Blethyn, attrice altrettanto di classe per la quale è impossibile non parteggiare. Espressiva, di una simpatia contagiosa, è una Grace perfetta (bella la scena del suo primo spinello, divertentissima quella in cui va a vendere la marijuana nelle strade di Londra vestita di tutto punto e nessuno la considera). Craig Ferguson (anche sceneggiatore e produttore della pellicola. Famoso per un suo talk show con interviste da sbellicarsi) è un fattone più che adulto ma non ancora cresciuto mentalmente che però si reivelerà un ottimo amico per Grace. Interpretazione spontanea ed efficace. Gli altri personaggi e attori di contorno funzionano, sono in parte (anche le vecchiette che si bevono il tè alla canapa).
Film carino, leggero, senza pretese, ma ben fatto. Per passare un'ora e mezza in relax va più che bene.
Da vedere per curiosità (ma l'avrete visto tutti). Consigliato.



Voto: **1/2







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lunedì 4 agosto 2014

I Love Radio Rock di Richard Curtis, commedia colorata e goliardica - con un grande Philip Seymour Hoffman e personaggi bizzarri - che però viene frenata da una sceneggiatura non molto solida. Ottima invece la colonna sonora. Cult non proprio a ragione

Oggi vorrei parlarvi di un film di non tantissimi anni fa che è già un cult ma che a me ha un po' deluso.
Mi riferisco a I Love Radio Rock di Richard Curtis.
Ecco la recensione:





I Love Radio Rock (The Boat That Rocked) di Richard Curtis del 2009. Con Philip Seymour Hoffman, Kenneth Branagh, Bill Nighy, Rhys Ifans, Emma Thompson... (130 min. ca.)
Ispirato alla vicenda di Radio Coraline, il film parla di Radio Rock, una delle radio pirata inglesi seguitissime (capitanata dal Conte, Philip Seymour Hoffman) che aveva come base una vecchia nave e che sarà fatta chiudere nel 1967 da Alistair Dormandy (Branagh), il Primo Ministro Inglese mediante il Marine Broadcasting Offences Act. Amicizia, amori, tragedie (la nave affonderà, ma l'equipaggio verrà salvato dalle barche dei fan) e tantissima buona musica. 






















Fantasioso, colorato e demenziale, riesce ad essere accattivante sfruttando gli ambienti angusti di una nave (ovviamente ricreata in studio), ben interpretato da tutti (il grande Philip Seymour Hoffman però dà una pista agli altri, Kenneth Branagh appare invece, non per colpa sua, troppo sopra le righe, Emma Thompson finalmente in un ruolo divertente e irriverente come è lei in realtà).
Ha però dei buchi di sceneggiatura e situazioni goliardiche a volte non troppo divertenti, sgonfie. Certamente è un umorismo particolare, inglese, o à la M*A*S*H. se vogliamo (ma non facciamo paragoni troppo azzardati). 
Godibile invece è l'ottima colonna sonora di successi anni '60: su questa niente da dire. 

Consigliato a metà, sempre che vi piaccia il genere.


Voto: **1/2










Il trailer:








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