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lunedì 27 ottobre 2014

IN SALA - Il giovane favoloso di Mario Martone, ritratto vivo e suggestivo di Giacomo Leopardi interpretato da un eccezionale Elio Germano. Buchi di sceneggiatura e un senso di incompiuto non fermano il fascino di un'opera personale e ricca di spunti

Ebbene sì, anch'io ho visto un film che sta avendo molto successo al botteghino. Un film italiano, presentato In Concorso all'ultima Mostra del Cinema di Venezia uscendone a mani vuote.
Mi riferisco a Il giovane favoloso di Mario Martone.
Ecco la recensione:





Il giovane favoloso di Mario Martone del 2014. Con Elio Germano, Michele Riondino, Massimo Popolizio, Anna Mouglalis, Valerio Binasco, Paolo Graziosi, Iaia Forte, Sandro Lombardi, Raffaella Giordano, Edoardo Natoli, Isabella Ragonese, Federica De Cola. (137 min. ca.)
La vita e soprattutto la poetica di Giacomo Leopardi, ragazzo studioso e già genio della composizione di canzonette, poemi, poesie. Gli scontri con il severo e autoritario padre Monaldo, conservatore e tiranno nei confronti di tutti i figli ma ancora più geloso nei suoi confronti. La fuga da Recanati per andare a Firenze dal suo mentore Pietro Giordani dove conoscerà l'unico suo vero amico Antonio Ranieri, la salute già malferma che peggiora, lo spostamento dapprima a Roma e poi a Napoli dove assisterà allo scoppio dell'epidemia di colera e in ultima, il trasferimento a Torre del Greco alle pendici del Vesuvio che vedrà eruttare e l'ultimo componimento: La Ginestra.


















Martone riesce con enorme facilità a fare un ritratto affascinante di una persona sensibile e non del tutto pessimista, piuttosto realista e critica nei confronti di una società che dava poco spazio ai malinconici.
La natura di Leopardi viene analizzata senza retorica e senza troppe ridondanze.
Elio Germano si immedesima e dà tutto se stesso - anima e corpo, è proprio il caso di dirlo - per rendere più reale possibile il protagonista. Deformità a parte (che in qualche momento appare macchiettistica, in alcuni casi quasi una caricatura con quel suo vestito troppo appariscente per quel fisico) è stato all'altezza della situazione, rendendolo perfino simpatico allo spettatore.
Purtroppo però la pellicola ha dei difetti e dei limiti.
Innanzitutto, quando Leopardi/Germano declama le sue opere più famose, il contesto viene soltanto abbozzato, non viene spiegato benissimo da cosa vengano scaturiti certi versi. Lo si può soltanto intuire dai momenti precedenti. Inoltre, il recitare i componimenti (soprattutto nel caso de L'infinito), sembra più un contentino al pubblico che realmente necessario al fine del racconto e può addirittura infastidire.
L'ultima parte è tirata troppo per le lunghe in modo superficiale, mentre il finale è alquanto sbrigativo. Perciò c'è un dislivello con il primo tempo e l'inizio già così a fuoco.
Alcuni salti temporali non ci vengono spiegati. Non si sa come Leopardi sia riuscito ad andare a Firenze quando fino a poco prima il padre l'aveva bloccato con la forza e ripreso.
Tutto sommato però è un'opera intrigante, ben girata, che sfrutta bene le ambientazioni senza farle diventare da cartolina. Belle riprese, bella fotografia (anche con l'uso di luci naturali. Quando Giacomo compone di notte con la luna che fa capolino dalla finestra è di straordinario impatto), bei costumi. Buono il montaggio.
Buonissima la recitazione di tutti ma ovviamente quella di Germano - che si conferma un attore eccezionale - centra il bersaglio.
La sceneggiatura ha parecchi buchi che però non pesano troppo (almeno quelli centrali) nel totale.
Bella la colonna sonora: un misto di musica classica e musica elettronica del tedesco Sascha Ring.
Un film che non annoia nonostante la lunga durata e riesce ad andare oltre la mera biografia (risultando quasi un esperimento nel suo genere) ed ha invece la visione personale del regista che con pochi tratti ben solidi riesce a fare una critica nei confronti delle alte cattedre, della Chiesa e di una società che stringi stringi è cambiata poco da allora.
Forse un po' incompiuto e qualche volta freddo ma particolare e interessante.
Da vedere. Consigliatissimo.


Voto: ***







Il trailer:









Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?












Chiunque volesse prendere le recensioni citi questo blog. Riproduzione riservata

domenica 26 ottobre 2014

Una notte da leoni di Todd Philips, primo capitolo della trilogia con i quattro amiconi coinvolti in una serie di eventi fuori dall'ordinario. Commedia demenziale con umorismo e volgarità gratuite, si salva per qualche gag e la faccia di Galifianakis. Il resto è da buttare

Oggi vi voglio parlare di un film abbastanza recente considerato già un cult (ha anche avuto due seguiti), una commedia goliardica e demenziale che a me sinceramente non è piaciuta e ho trovato addirittura di cattivo gusto in certi punti.
Mi riferisco a Una notte da leoni di Todd Philips.
Ecco la recensione:





Una notte da leoni (The Hangover) di Todd Phillips del 2009. Con Bradley Cooper, Ed Helms, Zach Galifianakis, Justin Bartha, Heather Graham, Sasha Barrese, Jeffrey Tambor, Ken Jeong, Rachael Harris, Mike Tyson, Mike Epps, Bryan Callen, Matt Walsh. (99 min. ca.)
Phil (Cooper), Stu (Helms), Alan (Galifianakis) e Doug (Bartha), soggiornano al Ceasars Palace di Las Vegas per l'addio al celibato di quest'ultimo. Purtroppo, dopo aver preso per sbaglio al posto dell'ecstasy il Ruflin (un potente sonnifero considerato anche "droga da stupro"), non si ricorderanno più niente di quanto successo ma si ritroveranno con una tigre in bagno (rubata a Mike Tyson), Stu sposato con una spogliarellista e senza un dente, Phil conciato male, Alan idem e Doug risulta disperso.








Commedia moderna americana dall'umorismo demenziale terra terra di bassa lega con volgarità gratuite e non sempre (anzi, quasi mai) divertenti. Ma d'altronde è una goliardata e va presa per ciò che è: un cinepanettone made in America con qualche citazione di altri film (ad esempio la scena a Las Vegas con Phil e Alan come Cruise-Hoffman in Rain Man con il sottofondo della canzone Iko Iko o viene fatto riferimento a Tre scapoli e un bebè, visto che trovano un bambino - il figlio della escort - nel ripostiglio. E certo! E la scena delle due macchine nel deserto presa da Casinò di Scorsese) e qualche scena azzeccata (la tigre nella macchina che dà una zampata a Phil. Ma qui si ferma perché anche questa gag sa di già visto).
Il finale poi arriva proprio senza nessuna sorpresa (a parte SPOILER lo scambio d'identità fra Doug lo spacciatore e Doug, l'amico degli altri tre) e senza entusiasmo.
Gli attori sono anonimi a parte Galifianakis (ma è più per la sua faccia che altro) e antipatici. Qualcosa di carino c'è ma la sceneggiatura ha delle voragini e la regia è altrettanto piatta.
Successone mondiale per un film che non ha niente da offrire per uno spettatore un po' più esigente che non voglia solo una serie di stereotipi in fila o quattro idioti che si complicano la vita.
Colonna sonora - a parte la sopracitata - pessima.
Assolutamente non consigliato. (Ovviamente ha avuto due seguiti).


Voto: *1/2









Il trailer:








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