lunedì 13 luglio 2015

CULT: Il dottor Živago di David Lean, drammone epico/sentimentale tratto dal romanzo omonimo di Boris Pasternak. Ben girato, sceneggiatura solida, scene, attori (su tutti il recentemente scomparso Omar Sharif, un protagonista perfetto. Ma anche Julie Christie) e colonna sonora indimenticabili

Oggi vi voglio parlare di un film di molti anni fa. Un film che è stato ritrasmesso pochi giorni fa dopo la notizia della scomparsa dell'attore protagonista, un grandissimo che ha fatto la storia del cinema (come la pellicola stessa del resto, un vero e proprio cult).
Mi riferisco a Il dottor Živago di David Lean.
Ecco la recensione:





Il dottor Živago (Doctor Zhivago) di David Lean del 1965. Con Omar Sharif, Julie Christie, Geraldine Chaplin, Rod Steiger, Rita Tushingham, Alec Guinness, Ralph Richardson, Klaus Kinski, Tom Courtenay, Adrienne Corri. (200 min. ca.)
Il Generale Evgraf Živago (Guinness) scopre che una giovane una ragazza (Tushingham) potrebbe essere la figlia di suo fratello Jurij Živago (Sharif), medico durante la Rivoluzione Bolscevica e la Guerra civile russa, già sposato con Tonja Gromeko (Chaplin), ma anche poeta e amante di Lara Antipova (Christie), ragazza di modesta famiglia, dapprima fidanzata con Paša Antipov (Courtenay), un rivoluzionario, poi mantenuta e maltrattata dal dispotico e uomo benestante di mezza età Viktor Komarovskij (Steiger), a cui sparò senza ucciderlo durante una festa nella notte di un Natale. Il loro amore resiste alla lontananza e quando tutto sembra quasi tornare alla normalità, si dovranno separare di nuovo e sarà proprio lui ad affidare Lara e la figlia di lei (nonché l'altra figlia - della quale non è a conoscenza - che la donna porta in grembo) a Komarovskij per portarle in salvo. 









































Drammone epico/storico/di guerra con tanto sentimento e romanticismo tratto dall'omonimo romanzo di Boris Leonidovič Pasternak (vinse il Nobel). 
Molto solido, meno patetico di quanto si potrebbe credere, ma altresì molto plateale e caricato nelle interpretazioni, è diretto con intelligenza. 
Il tratteggio dei personaggi è perfetto e gli attori sembrano nati apposta per i ruoli affidati. Dal recentemente scomparso Omar Sharif, il mite innamorato, ma anche uomo coraggioso e altruista, con il suo sguardo penetrante ed espressivo (quegli occhi sgranati e commossi sono difficili da scordare), è un protagonista indimenticabile. Julie Christie, è Lara, una donna sfortunata ma piena di contegno e bellezza: perfetta. Alec Guinness è sempre elegante e austero al punto giusto, Rod Steiger è il solito sanguigno e impeccabile. Geraldine Chaplin riesce bene nella parte della donna consapevole di essere tradita, eppure coerente, decisa. Bravissimo anche Tom Courteney. Piccolo ruolo anche per Klaus Kinski (che già dimostrava di essere anticonformista, molto libero e trasgressivo. Breve performance ma azzeccata). 
Ottima la fotografia, ottimo il montaggio, perfetto l'uso degli ambienti, le scenografie sono funzionali e visivamente d'impatto (per l'epoca soprattutto) anche se fintissime. 
La sceneggiatura di Robert Bolt è ben scritta, non troppo aggrovigliata. 
Memorabile la colonna sonora di Maurice Jarre, vincitrice di uno dei cinque premi Oscar (gli altri sono per la sceneggiatura, la fotografia, la scenografia e i costumi): il Tema di Lara ebbe successo dappertutto, fu addirittura rifatto in forma canzone (come succedeva e succede ancora oggi spesso), anche in italiano. 
Un film emozionante di un amore impossibile dai mille ritorni, ben realizzato e senza cadute di ritmo, non fa pesare allo spettatore i 200 minuti. 
Un cult, una pietra miliare per ogni cinefilo che si rispetti, un mix di generi irresistibile. 
Da vedere. Consigliatissimo. 


Voto: ***1/2/****








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sabato 11 luglio 2015

Selma - La strada per la libertà di Ava DuVernay, film biografico/storico che ripercorre il periodo delle marce a Selma in Alabama per ottenere finalmente il diritto di voto della gente di colore. Ben realizzato ma un po' troppo patinato e ridondante, ha un cast ricco e un protagonista, Daniel Oyelowo, davvero notevole nella parte di Martin Luther King

Oggi vi voglio parlare di un altro film recente, uscito a febbraio nelle sale. Un film che ripercorre un periodo importante per la storia americana. Una biografia un po' leziosa, di maniera ma ben fatta.
Mi riferisco a Selma - La strada per la libertà di Ava DuVernay.
Ecco la recensione:





Selma - La strada per la libertà (Selma) di Ava DuVernay del 2014. Con David Oyelowo, Tom Wilkinson, Tim Roth, Common, Carmen Ejogo, Lorraine Toussaint, Oprah Winfrey, Cuba Gooding, Jr., Niecy Nash, Colman Domingo, Giovanni Ribisi, Alessandro Nivola, Keith Stanfield, Andre Holland, Tessa Thompson, Wendell Pierce, Omar Dorsey, Ledisi, Trai Byers, Stephan James, Kent Faulcon, John Lavelle, Jeremy Strong, Dylan Baker, Nigel Thatch. (128 min. ca.)
1965. Martin Luther King (Oyelowo) organizza a Selma, in Alabama (Stato governato da George Wallace, razzista e menefreghista), una marcia per veder riconosciuto il diritto di voto alla gente di colore. Dopo la prima finita in un bagno di sangue (con manganellate e lacromogeni) non appena varcato il ponte di Edmund Pettus Bridge e una seconda con una ritirata del gruppo - decisa proprio da King per proteggere i manifestanti (anche bianchi stavolta) - la terza fu quella decisiva, approvata dal Presidente degli Stati Uniti Lyndon B. Johnson (Wilkinson), alla quale parteciparono anche personaggi famosi, cantanti di colore. Simbolo del Movimento per i diritti civili degli afro-americani, che finalmente riesce ad ottenere il voto libero in tutti gli Stati. 


















Film storico/biografico molto patinato (come sempre in questi casi. Poi il fatto che sia prodotto anche da Oprah Winfrey spiega meglio la cosa) e studiato a tavolino per commuovere e colpire anche con colpi bassi, è però molto intelligente sia registicamente che per la narrazione. 
Racconta bene ma non in modo troppo schematico la vicenda. Si sofferma (a volte anche troppo, soprattutto sul rapporto tra Martin Luther King e la moglie Coretta) su certi argomenti e cerca di condensarne altri rimanendo in ogni caso coerente col messaggio che si vuole far passare cardine del tutto. 
Belli i flashback che non pesano, ottimo il montaggio. 
Ottimo anche il cast: David Oyelowo si è davvero immedesimato nel ruolo del grande leader e predicatore. La sua interpretazione è convincente, emozionante, sofferta eppure mai sopra le righe: fantastica. In gamba anche tutti gli altri, nessuno escluso (anche il grandissimo Wendell Pierce, attore feticcio di David Simon nelle serie tv The Wire e Treme). Nominato anche come Miglior Film agli ultimi Oscar, si è portato a casa il Premio per la Miglior Canzone Glory di John Stephens (John Legend) e Lonnie Lynn (Common, il quale ha anche una piccola parte nella pellicola) meritatamente. È un brano pieno di pathos, molto orecchiabile e piacevole, poco importa se sembra in verità un contentino. 
Una storia vera importante per l'America che era giusto mettere in scena. 
I difetti di cui sopra (tra cui la ridondanza, l'autoreferenzialità, il solito manierismo, la furbizia), non rovinano un lavoro alla fin fine ben realizzato (certe scene sono di impatto. Fotografate e coreografate in modo impeccabile). 
Da vedere. Consigliato.


Voto: ***






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venerdì 10 luglio 2015

Vizio di forma di Paul Thomas Anderson, giallo/poliziesco dallo stile psichedelico e libero. Più che la storia contano i bizzarri personaggi. Cast ricchissimo capeggiato da un Joaquin Phoenix al suo massimo livello di creatività interpretativa. Un gioiello

Oggi vi voglio parlare di un film recente, uscito nelle sale qualche mese fa. Un film strano, davvero bizzarro, diretto da uno dei più grandi registi moderni.
Mi riferisco a Vizio di forma di Paul Thomas Anderson.
Ecco la recensione:





Vizio di forma (Inherent Vice) di Paul Thomas Anderson del 2015. Con Joaquin Phoenix, Josh Brolin, Owen Wilson, Katherine Waterston, Reese Witherspoon, Benicio del Toro, Martin Short, Jena Malone, Joanna Newsom, Maya Rudolph, Eric Roberts, Serena Scott Thomas, Sasha Pieterse, Michael K. Williams. (148 min. ca.)
L.A. 1970. Larry "Doc" Sportello (Phoenix), è un investigatore privato hippie e fattone che viene ricontattato dalla sua ex, Shasta Fay Hepworth (Waterston), che vuole impedire che il suo nuovo uomo, Mickey Wolfmann (Roberts), venga internato forzatamente dalla ex moglie e dall'amante di lei. A quel punto Doc entra in affari più grandi di lui e finisce subito per essere sospettato di omicidio da "Bigfoot" Bjornsen (Brolin), ispettore di polizia. 





























Tratto dal romanzo omonimo di Thomas Pynchon e girato in modo frammentario e senza regole di narrazione per far entrare lo spettatore nel mondo psichedelico da LSD del protagonista. Lo stile è surreale, grottesco e anche se si tratta di un pseudo giallo/poliziesco (con echi altmaniani nella messa in scena, nella suggestione ed anche nell'umorismo), non è tanto la storia in sè che conta, quanto i personaggi, l'ambiente. 
Con un cast strepitoso: un Joaquin Phoenix a suo agio e divertito, libero di creare e di strafare, ma sempre con intelligenza (molti hanno rivisto in Sportello una sorta di Drugo de Il Grande Lebowski. Non è del tutto sbagliato come paragone, ma sono comunque due cose differenti). Josh Brolin è un agente di polizia convincente, affascinante e simpatico per certi suoi gusti in fatto di cibo. Gli altri fanno la loro. Una sorpresa ritrovare Martin Short in un ruolo particolare e in una pellicola d'autore. Owen Wilson è sempre piacevole.
Bizzarro, svitato e apparentemente senza senso, è un film che coinvolge e appassiona subito, che gioca sull'atmosfera d'epoca, con un magistrale uso della colonna sonora (brani conosciuti e altri composti da Jonny Greenwood, chitarrista dei Radiohead). 
Paul Thomas Anderson si conferma un regista che non ha timore di osare. Ha capito che poteva spingersi ancora più in là dopo il già ostico The Master, ma che poteva anche cimentarsi con qualcosa di più divertente, meno cupo, che travalica i generi, sconfina ed è realmente originalissimo. 
Ostico, indecifrabile, differente da tutto ciò che si può aver visto. 
Può non piacere, può spiazzare ma sicuramente non lascia indifferenti. 
Anche il finale, per quanto compiuto, destabilizza. 
Da vedere (più volte) assolutamente. Consigliatissimo.


Voto: ***1/2/****






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