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mercoledì 7 settembre 2016

Orgoglio e pregiudizio di Joe Wright, rivisitazione del romanzo di Jane Austen, dallo stile essenziale e poco enfatico. Piacevole, ben diretto, con un bel cast ma leggermente piatto

Oggi vi voglio parlare di un film di qualche anno fa. Un film in costume che ha avuto grande successo.
Mi riferisco ad Orgoglio e pregiudizio di Joe Wright.
Ecco la recensione:




 
Orgoglio e pregiudizio (Pride & Prejudice) di Joe Wright del 2005. Con Keira Knightley, Matthew Macfadyen, Donald Sutherland, Rosamund Pike, Brenda Blethyn, Tom Hollander, Rupert Friend, Judi Dench, Jena Malone, Talulah Riley, Carey Mulligan, Claudie Blakley, Sylvester Morand, Simon Woods, Kelly Reilly, Tamzin Merchant, Peter Wright, Penelope Wilton, Rupert Friend, Cornelius Booth. (126 min. ca.)
Fine Settecento. Nella campagna inglese le cinque sorelle Bennet sono in attesa di potersi maritare. La bella e timida Jane (Pike) e l'anticonformista scaltra Elizabeth, detta Lizzie (Knightley), sembrano quelle più "quotate", ma dovranno fare i conti con intrighi familiari e ripensamenti. 























Altra versione del famosissimo romanzo di Jane Austen (e molto fedele a quest'ultimo soprattutto nei dialoghi), è una pellicola elegante, fine, molto eterea, quasi impalpabile (per via della fotografia molto patinata probabilmente). 
Joe Wright va al dunque, non si perde in lungaggini inutili, toglie il superfluo, gli orpelli – il suo stile è al solito essenziale -, e ne fa una rivisitazione moderna, forse più fruibile rispetto ad altre versioni. C'è da dire però che nel paragone con il noto sceneggiato della BBC ne esce perdente. 
Lì i personaggi sembravano uscire dal romanzo, qui un po' meno. La direzione degli attori è buona (come sempre nei lavori di Wright), purtroppo non viene dato sufficiente peso alle battute (salaci e brillanti) che rimangono un po' per aria, non colpiscono mai completamente, neanche quelle chiave per le dinamiche della storia. 
Il cast è buono, ma Keira Knightley non è ficcante come chi l'ha preceduta nel ruolo della sveglia protagonista (nonostante abbia qualche bel momento, bisogna ammetterlo) e Matthew Macfadyen, solitamente più espressivo, qui sembra impassibile, è troppo composto, non si vede il cambiamento dei suoi sentimenti per Elizabeth, si limita a pronunciare le frasi e stop. Nulla a che vedere con Colin Firth, lui sì magnetico, vibrante, fascinoso. Certo, sicuramente in lingua originale migliora almeno del 50% ma non è sufficiente. Sono proprio poco carismatici e le scene clou sono poco enfatizzate. Piacevole Rosamund Pike. Bravi Brenda Blethyn (ma Alison Steadman era proprio la Signora Bennet in tutto e per tutto) e Donald Sutherland. Ottima Judy Dench, ma forse la sua parte è troppo risicata. Primo film per Carey Mulligan che praticamente non apre bocca. Detestabile (giustamente) Tom Hollander nei panni del Signor Collins. 
Ottime le ambientazioni, ottime le scenografie, costumi non pomposi. Piacevoli le musiche del fido Dario Marianelli. 
Un film godibile, che soffre leggermente di una certa piattezza (a suo favore però non è melenso o sdolcinato, soltanto romantico). Eppure Joe Wright sa come rapportarsi alla storia, la sua regia è solida, si sa destreggiare negli ambienti. 
Da vedere. Consigliato. 


Voto: ***






Il trailer:







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venerdì 10 luglio 2015

Vizio di forma di Paul Thomas Anderson, giallo/poliziesco dallo stile psichedelico e libero. Più che la storia contano i bizzarri personaggi. Cast ricchissimo capeggiato da un Joaquin Phoenix al suo massimo livello di creatività interpretativa. Un gioiello

Oggi vi voglio parlare di un film recente, uscito nelle sale qualche mese fa. Un film strano, davvero bizzarro, diretto da uno dei più grandi registi moderni.
Mi riferisco a Vizio di forma di Paul Thomas Anderson.
Ecco la recensione:





Vizio di forma (Inherent Vice) di Paul Thomas Anderson del 2015. Con Joaquin Phoenix, Josh Brolin, Owen Wilson, Katherine Waterston, Reese Witherspoon, Benicio del Toro, Martin Short, Jena Malone, Joanna Newsom, Maya Rudolph, Eric Roberts, Serena Scott Thomas, Sasha Pieterse, Michael K. Williams. (148 min. ca.)
L.A. 1970. Larry "Doc" Sportello (Phoenix), è un investigatore privato hippie e fattone che viene ricontattato dalla sua ex, Shasta Fay Hepworth (Waterston), che vuole impedire che il suo nuovo uomo, Mickey Wolfmann (Roberts), venga internato forzatamente dalla ex moglie e dall'amante di lei. A quel punto Doc entra in affari più grandi di lui e finisce subito per essere sospettato di omicidio da "Bigfoot" Bjornsen (Brolin), ispettore di polizia. 





























Tratto dal romanzo omonimo di Thomas Pynchon e girato in modo frammentario e senza regole di narrazione per far entrare lo spettatore nel mondo psichedelico da LSD del protagonista. Lo stile è surreale, grottesco e anche se si tratta di un pseudo giallo/poliziesco (con echi altmaniani nella messa in scena, nella suggestione ed anche nell'umorismo), non è tanto la storia in sè che conta, quanto i personaggi, l'ambiente. 
Con un cast strepitoso: un Joaquin Phoenix a suo agio e divertito, libero di creare e di strafare, ma sempre con intelligenza (molti hanno rivisto in Sportello una sorta di Drugo de Il Grande Lebowski. Non è del tutto sbagliato come paragone, ma sono comunque due cose differenti). Josh Brolin è un agente di polizia convincente, affascinante e simpatico per certi suoi gusti in fatto di cibo. Gli altri fanno la loro. Una sorpresa ritrovare Martin Short in un ruolo particolare e in una pellicola d'autore. Owen Wilson è sempre piacevole.
Bizzarro, svitato e apparentemente senza senso, è un film che coinvolge e appassiona subito, che gioca sull'atmosfera d'epoca, con un magistrale uso della colonna sonora (brani conosciuti e altri composti da Jonny Greenwood, chitarrista dei Radiohead). 
Paul Thomas Anderson si conferma un regista che non ha timore di osare. Ha capito che poteva spingersi ancora più in là dopo il già ostico The Master, ma che poteva anche cimentarsi con qualcosa di più divertente, meno cupo, che travalica i generi, sconfina ed è realmente originalissimo. 
Ostico, indecifrabile, differente da tutto ciò che si può aver visto. 
Può non piacere, può spiazzare ma sicuramente non lascia indifferenti. 
Anche il finale, per quanto compiuto, destabilizza. 
Da vedere (più volte) assolutamente. Consigliatissimo.


Voto: ***1/2/****






Il trailer:








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