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mercoledì 21 dicembre 2016

CULT - Il seme della follia di John Carpenter, horror ben strutturato e orchestrato, dal ritmo sempre teso (ed in crescendo). Senza essere troppo splatter, incute via via sempre più paura. Sam Neill è un protagonista in parte

Oggi vi voglio parlare di un film di un po' di anni fa. Un film horror e vero e proprio cult di un regista e autore eccezionale.
Mi riferisco a Il seme della follia di John Carpenter.
Ecco la recensione [ATTENZIONE, immagini forti e SPOILER]:






Il seme della follia (In the Mouth of Madness) di John Carpenter del 1994. Con Sam Neill, Julie Carmen, Jurgen Prochnow, David Warner, John Glover, Bernie Casey, Charlton Heston. (95 min. ca.)
John Trent (Neill), investigatore privato, viene rinchiuso in un ospedale psichiatrico dopo aver seguito il caso di Sutter Cane (Prochnow), uno scrittore di romanzi horror i cui lavori stanno causando stragi collettive, paranoie, follia. 















Film horror - facente parte della Trilogia dell'Apocalisse - costruito benissimo, costantemente teso con un crescendo fino ad arrivare ad un epilogo aperto e altrettanto malato e delirante. 
Palesemente ispirato al mondo di Stephen King (citato), ma molto personale, in pieno stile Carpenter. Con un ottimo San Neill credibilissimo nei panni della persona "plagiata" ed impaurita. 
Semplice e lineare, con scene realmente paurose (oltre che, giustamente, disgustose. Anche se non è splatter), molto intelligente e sempre "borderline", al confine tra realtà/sogno (e follia, per l'appunto). Ottima la colonna sonora, ambientazioni inappuntabili. 
Julie Carmen (Styles, la "partner" di Trent) ha un che dei personaggi femminili delle pellicole di Dario Argento. 
Un gioiello, un vero e proprio cult. 
Da vedere assolutamente. Consigliatissimo. 


Voto: ***1/2









Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?












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mercoledì 4 maggio 2016

Little Fish di Rowan Woods, film indipendente australiano che racconta la storia di una donna ex eroinomane il cui passato bussa alla porta proprio quando sta cercando di andare oltre. Piatto, sottotono. Neanche la protagonista Cate Blanchett riesce ad alzarne il livello

Oggi vi voglio parlare di un film di qualche anno fa. Un piccolo film decisamente poco riuscito nonostante gli attori.
Mi riferisco a Little Fish di Rowan Woods.
Ecco la recensione:




 
Little Fish di Rowan Wood del 2005. Con Cate Blanchett, Sam Neill, Hugo Weaving, Martin Henderson, Noni Hazlehurst, Dustin Nguyen, Joel Tobeck, Susie Porter. (114 min. ca.)
Tracy Heart (Blanchett) cerca di tirare avanti gestendo un videonoleggio nella periferia (quartiere cinese) di Sydney. Tracy ha un passato da eroinomane, ma ora sembra intenzionata a chiedere un prestito, rilevare il negozio e prendere in mano la sua vita, rimanendo sempre sorvegliata dalla madre. La frequentazione del vecchio amico Lionel Dawson (Weaving) che lei riforniva di droga e che ancora ne fa uso e soprattutto il ritorno del suo vecchio fidanzato Jonny Nguyen (Nguyen), uno spacciatore di droga che le racconta di essere "pulito", avranno di nuovo una cattiva influenza. 











Film drammatico che racconta una storia semplice di una persona sempre borderline, sul filo del rasoio, che vorrebbe essere uscita dal suo brutto giro, ma che, per forza di cose, è tentata a rientrarci. Interessante questa ambiguità, però la cosa finisce qui. 
Ci sono dei personaggi squallidi, si cerca di rappresentare quel mondo con realismo, eppure il risultato è mediocre. 
La regia è poco solida e soprattutto non si sa che strada voglia prendere la storia (fin troppo criptica), segno che la sceneggiatura ha delle enormi carenze. 
Dispiace per gli attori. In particolare per Cate Blanchett che si impegna sempre tanto e prende parte a questi piccoli film indipendenti prodotti nel suo Paese con entusiasmo. Purtroppo in questo caso, nonostante la sua solita bravura, il suo solito carisma e l'espressività eccezionale, appare spaesata. La sua fragile Tracy è convincente, è il resto a mancare. Sam Neill è sprecato, così come il bravo Hugo Weaving. Inespressivo invece Dustin Nguyen. 
La storia d'amore tra Jonnye Tracy è quanto di più finta e poco convincente ci possa essere. Inoltre non c'è chimica tra i due (e non è colpa dell'ambiente malato e degradato). 
Il finale, che vorrebbe essere visionario e onirico, appare invece tirato via, poco plausibile e piazzato alla bell'e meglio. 
Un film glaciale, senza vere scene madri o strappalacrime (e ciò sarebbe un bene, se non fosse che la trama si snoda in senza guizzi). Piatto, sottotono. 
Un disastro. 
Da vedere soltanto per curiosità (magari se si è fan della Blanchett). Sconsigliato. 


Voto: **






 Il trailer:






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