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domenica 10 gennaio 2016

Il mio grosso grasso matrimonio greco di Joel Zwick, commedia romantica tutta basata sulle differenze culturali e tradizioni americane (protostanti)/greche. I due protagonisti goffi e simpatici non bastano a renderla diversa da molti altri film sul genere

Oggi vi voglio parlare di un film di qualche anno fa. Una commedia che aveva avuto un sacco di successo (il titolo era diventato un tormentone ed è continuamente citato ancora). Non irresistibile però come l'hanno fatta passare.
Mi riferisco a Il mio grosso grasso matrimonio greco di Joel Zwick.
Ecco la recensione:






Il mio grosso grasso matrimonio greco (My Big Fat Greek Wedding) di Joel Zwick del 2002. Con Nia Vardalos, Michael Constantine, John Corbett, Lainie Kazan, Andrea Martin, Louis Mandylor, Stavroula Logothettis, Ian Gomez, Bess Meisler, Gale Zoe Garnett. (95 min. ca.)
Chicago. Toula Portokalos (Vardalos) è una trentenne di origini greche, dall'aspetto poco curato e attraente, già considerata da tutti ormai zitella, ma con la famiglia - soprattutto il padre Kostas (Constantine) - che fa pressione affinché si trovi un marito e metta su famiglia. Ma a una condizione: che il suo futuro sposo sia greco. Toula invece conosce e si innamora di Ian Miller (Corbett), insegnante di letteratura americano vegetariano e protestante. Un mix letale che la famiglia farà difficoltà ad accettare, ma i due saranno determinati a portare avanti il loro rapporto, far andar d'accordo i loro genitori (totalmente differenti) e a sposarsi. 
















Commedia (romantica), scritta ed ideata dalla stessa Vardalos (è una specie di autobiografia), che gioca tutto sul contrasto delle tradizioni (e sulle differenze culturali), sulla goffaggine dei due protagonisti, sull'esuberanza dei parenti di lei. 
Cliché, gag innocue e già viste (che si protraggono stancando lo spettatore), una trama fin troppo senza nerbo o complicazioni (nonostante ciò che potrebbe sembrare) che scorre liscia senza colpo ferire. Qualche momento divertente c'è ma è tutto così di maniera, così politicamente corretto e pieno di buoni sentimenti che il risultato è freddino. Certo, in lingua originale ci guadagna, ma l'entusiasmo alla sua uscita (tanto da giustificarne un sequel) era esagerato. 
Nia Vardalos è simpatica, ci sa fare ma è scialba. Forse va meglio John Corbett, una specie di gigante buono capelluto, ma anche lui non va oltre la simpatia. I genitori di lei se la cavano meglio: Lainie Kazan ha la fisicità e il piglio giusto, Michael Constantine è un bravo caratterista. Gli altri stanno nel gruppo. Si poteva dare più spazio a Ian Gomez (il vero marito della Vardalos), lui sì un comico davvero bravo, ma che qui viene lasciato in disparte. 
Un film leggero leggero, molto garbato (e privo di volgarità, bisogna dargliene credito) ma inconsistente. Anche la regia si limita a riprendere e stop. 
Da vedere per curiosità. Consigliato a metà.


Voto: **1/2






Il trailer:







Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?













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lunedì 17 agosto 2015

CULT: Harry ti presento Sally di Rob Reiner, commedia romantica brillante molto newyorkese e alleniana (ma più leggera, senza essere però stupida). Una delle storie d'amicizia e d'amore più famose della storia del cinema e simbolo del suo genere. Con due protagonisti perfetti e scene indimenticabili

Oggi vi voglio parlare di un film cult. Una commedia romantica brillante, scritta e diretta impeccabilmente, con due protagonisti e delle scene indimenticabili.
Mi riferisco ad Harry ti presento Sally di Rob Reiner.
Ecco la recensione [ATTENZIONE, immagini e testo SPOILER]:





Harry ti presento Sally (When Harry Met Sally) di Rob Reiner del 1989. Con Meg Ryan, Billy Crystal, Carrie Fisher, Bruno Kirby, Steven Ford, Lisa Jane Persky, Michelle Nicastro. (96 min. ca.)
Sally Albright (Ryan) e Harry Burns (Crystal), si conoscono nel 1977, si perdono di vista e si reincontrano per caso a fasi alterne. Diventano amici (anche se lui non pensa ci possa essere amicizia tra un uomo e una donna) e finalmente, nell'89, capiscono di essere fatti l'uno per l'altra. 





































Commedia romantica scritta da Nora Ephron, che si rifà molto all'ambiente newyorkese e prende a mani basse da Woody Allen (dall'umorismo cinico, le battute intelligenti e taglienti al tipo di narrazione con le testimonianze - vere o presunte - di coppie sposate da tanti anni e ancora innamorate, esattamente come in Io e Annie e in altri film del del regista, il citare continuamente Casablanca, la colonna sonora composta prevalentemente da brani jazz - da Gershwin ad Armstrong, dalla Fitzgerald a Duke Ellington - l'isteria collettiva), portandolo però su un binario più leggero, meno cervellotico ed intellettuale, più commerciale e il grande pubblico (prevalentemente femminile, questo è il target). 
È un'opera fresca, piena di massime che si possono trovare su qualunque manuale di consigli amorosi o giù di lì, eppure così brillante, intelligente e pieno di ritmo, che è difficile non affezionarcisi. 
Molte battute di cui sopra sono memorabili, alcune scene, a ragione, anche se studiate palesemente a tavolino per creare un certo tipo di reazione, sono cult, entrate nell'immaginario collettivo e simbolo di un genere (la scena in cui Sally simula l'orgasmo in una tavola calda - sotto lo sguardo imbarazzato di Harry e sconvolto/sorpreso degli altri commensali - per dimostrare all'amico che le donne, lo posso fingere senza problemi, all'evenienza, senza che gli uomini se ne accorgano. Per non parlare di quella finale a Capodanno). 
Ecco, il finale è perfetto, esattamente ciò che lo spettatore si aspetta. 
Romantico, melenso, un po' sdolcinato, ma dalla frase ad effetto assolutamente irresistibile. 
I due protagonisti sono perfetti: l'allora "fidanzatina d'America" Meg Ryan così smorfiosa e precisina ma tanto desiderosa d'affetto e il cinico e diretto Harry, anche lui così solo, interpretato da un Billy Crystal misurato e a suo agio. Affiatata anche l'altra coppia Carrie Fisher-Bruno Kirby. 
Qualche cambiamento di adattamento dall'inglese all'italiano (sono stati sostituiti alcuni riferimenti che noi non avremmo capito), ma la sostanza rimane la stessa. Però non c'è niente da fare: in lingua originale fa molto più ridere, è tutto meno goffo e telefonato, le voci meno finte ed impostate e ciò giova ai tempi comici (basti pensare a quando la Ryan piange e ride al contempo). 
Un film davvero di culto, che, seppur "faccia il verso a", a suo tempo è stato qualcosa di nuovo e visto oggi fa molta tenerezza e funziona ancora (perché le tematiche amicizia-amore sono sempre attuali ed anche le nevrosi e la fretta di realizzazione dei trentenni. Poi la disamina dei rapporti di coppia è puntualissima e, pur sopra le righe, veritiera). Così divertente, con quell'umorismo e quell'ironia ormai introvabili delle commedie sofisticate - ed un pizzico di malizia in più - ma senza mai trascendere nel volgare, dalla regia così disinvolta e di polso ma che riesce a donare una leggerezza encomiabile. 
Da vedere, rivedere e piangere a più non posso. Impossibile non emozionarsi e non identificarsi nei personaggi (quindi ahimè, raggiunge lo scopo, prende di pancia, ma lo fa con dignità). Consigliatissimo.


Voto: ***1/2






Il trailer:



La famosissima scena dell'orgasmo:



Finale:






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