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venerdì 22 aprile 2016

Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini, tragicommedia grottesca e dissacratoria, visionaria e suggestiva, con un ottimo Totò, punto di forza dell'opera

Oggi vi voglio parlare di un film di parecchi anni fa. Un film di un grande autore del cinema italiano.
Mi riferisco a Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini.
Ecco la recensione:





Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini del 1966. Con Totò, Ninetto Davoli, Femi Benussi, Francesco Leonetti, Gabriele Baldini, Riccardo Redi, Lena Lin Solaro, Rossana di Rocco, Vittorio Vittori. (85 min. ca.)
Totò e suo figlio Ninetto (Davoli), camminano per Roma, una Roma desolata. Incontreranno un corvo parlante con idee di sinistra che li stancherà a tal punto da essere ucciso e mangiato dai due. 














Tragicommedia molto visionaria girata nella periferia Romana (fiumicini), in Tuscania e ad Assisi (per il racconto sui due frati francescani, interpretati sempre da Totò e Davoli, che cercano di evangelizzare gli uccelli). 
Metafora del comunismo che sta morendo (in effetti poi si vedono le immagini del funerale di Togliatti, il quale viene menzionato in una didascalia sul corvo), della mancanza di valori e soprattutto rappresentazione della disuguaglianza sociale, Pasolini la gira con poesia e grande ricerca. A partire dall'originalissima apertura dei titoli di testa con la canzone - con le musiche di Ennio Morricone - che introduce la storia. 
Grottesca, cinica e spietata, ha il maggior punto di forza in Totò, che riesce a mettere a disposizione la sua maschera per un personaggio non propriamente amabile o simpatico. Ninetto Davoli si lascia trasportare da lui. 
Il ritmo non è sempre costante, ma la suggestione dei luoghi, delle scenografie e delle vicende di questi poveretti, attrae. 
Un film bizzarro, dissacratorio, con un'estetica ben precisa e spiccata, sicuramente memorabile e di culto. 
Da vedere (per forza). Consigliato. 


Voto: ***1/2







Il trailer:





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mercoledì 13 aprile 2016

Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini, film sulla vita di Gesù raccontata con stile asciutto, essenziale, concentrandosi più sull'umanità della figura di Cristo e meno sul misticismo. Visivamente d'impatto, bella fotografia in B/N e colonna sonora originalissima. Un capolavoro

Oggi vi voglio parlare di un film di molti anni fa. Un film italiano molto importante per ciò che ha significato sia culturalmente che cinematograficamente.
Mi riferisco a Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini.
Ecco la recensione:




 
Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini del 1964. Con Enrique Irazoqui, Margherita Caruso, Susanna Pasolini, Marcello Morante, Mario Socrate, Settimio Di Porto, Otello Sestili, Ferruccio Nuzzo, Giacomo Morante, Giorgio Agamben, Luigi Barbini, Amerigo Bevilacqua, Francesco Leonetti, Eliseo Boschi, Ninetto Davoli, Natalia Ginzburg, Enzo Siciliano, Alessandro Tasca, Paola Tedesco, Rosario Migale, Rodolfo Wilcock, Rossana Di Rocco, Renato Terra, Franca Cupane, Alfonso Gatto, Guido Cerretani, Marcello Galdini, Elio Spaziani. (137 min. ca.)
La vita di Gesù in base a quanto scritto nel Vangelo secondo Matteo. 



















Dedicato alla memoria di Papa Giovanni XXIII, è un film che spoglia la storia di tutti gli orpelli, gli elementi superflui per concentrarsi sull'umanità di Cristo. 
Per farlo, Pasolini ha utilizzato attori non protagonisti e un protagonista, per l'appunto, lontano dalle raffigurazioni iconografiche del Nazareno. Enrique Irazoqui, che allora era uno studente spagnolo sindacalista, arrestato anche per le sue idee politiche contro il regime franchista. Un ragazzo semplice, che riesce a dare un'interpretazione convincente (il merito va metà ad Enrico Maria Salerno che l'ha doppiato egregiamente, con tutte le sfumature necessarie) pur non essendo né fisicamente, per l'appunto, l'ideale, né particolarmente carismatico. Eppure piano piano lo spettatore finisce per affezionarsi. È un Gesù totalmente diverso, quasi duro, severo, che però poi ha alcuni momenti di dolcezza, come quando sorride ai bambini che lo guardano e gli tirano le vesti. Margherita Caruso invece interpreta Maria da giovane: anche in questo caso si tratta di una ragazza normalissima, bruttina. Ed in effetti non convince. Molto in parte invece Susanna Pasolini, madre di Pier Paolo, nel ruolo di Maria da adulta: memorabile la scena nella crocifissione. 
Fotografia in bianco e nero, paesaggi naturali come scenografie (le scene girate a Matera sono eccezionali, visivamente di impatto: le inquadrature sembrano dipinti) e un uso geniale e suggestivo delle musiche: da Bach - La passione secondo Matteo - a quelle originali composte da Luis Bacalov, a spiritual/gospel che ben si integrano nel contesto, ma che, senza dubbio, appaiono quantomeno curiosi. 
Un film dallo stile personalissimo: asciutto, essenziale - e addirittura sperimentale - ma al contempo toccante senza patetismi (la violenza non viene mostrata), sicuramente non edulcorato come il futuro Gesù di Nazareth* di Zeffirelli (che avrà sì una messa in scena altrettanto meravigliosa e un cast straordinario con un Gesù, Robert Powell, eccezionale, ma risulta melenso, troppo agiografico, troppo favoletta da catechismo). 
Il risultato è un'opera ipnotica, affascinante e sincera. 
E, ironia del caso, nonostante sia di rottura e addirittura considerato blasfemo da stampa e critici, per una rappresentazione poco mistica e più terrena di Cristo, ha trovato un'accoglienza da parte della Chiesa più che positiva: consensi unanimi, riconoscimenti e sul podio nelle preferenze. A ragione. 
È un vero capolavoro. 
Da vedere assolutamente. Consigliatissimo.

*Mia recensione
Voto: ****





Il trailer:






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sabato 4 luglio 2015

Le mele di Adamo di Anders Thomas Jensen, commedia nera scorrettissima sulla fede. Grandissimi i protagonisti Ulrich Thomsen e Mads Mikkelsen

Oggi vi voglio parlare di un film danese di dieci anni fa. Una commedia nera divertente e che fa riflettere.
Mi riferisco a Le mele di Adamo di Anders Thomas Jensen.
Ecco la recensione:





Le mele di Adamo (Adams æbler) di Anders Thomas Jensen del 2005. Con Ulrich Thomsen, Mads Mikkelsen, Nicolas Bro, Paprika Steen, Ali Kazim, Ole Thestrup, Nikolaj Lie Kaas. (94 min. ca.)
Danimarca. Adam (Thomsen), neonazista, dopo essere stato rilasciato dal carcere deve passare un periodo di recupero nella parrocchia gestita da Ivan (Madsen), pastore protestante. Il comportamento bizzarro di quest'ultimo (che nega tutte le brutture che gli capitano e gli stanno intorno) lo farà cambiare. Diventerà perfino cordiale con un terrorista islamico. E avrà una missione: preparare una torta di mele. 










Simpatica e scorrettissima commedia nera che, ispirata da il Libro di Giobbe, riesce a far riflettere sui luoghi comuni - pur adoperando tutti gli stereotipi possibili - e sulla fede. 
Ben recitato dai due protagonisti che hanno letteralmente la faccia giusta per i loro ruoli e si confermano grandi attori, è un film che diverte, stupisce e commuove. 
La trama è piuttosto lineare, in qualche momento si ripete, ma la regia di polso evita la prolissità e va al sodo. 
Bell'uso dell'ambientazione, di impatto gli effetti speciali e il trucco. 
Un po' macabro (anche per le immagini - relativamente - forti) ma si conclude con un sorriso. 
Da vedere assolutamente (se riuscite in lingua originale. La sottoscritta l'ha guardato in italiano, purtroppo). Consigliato.


Voto: ***/***1/2






Il trailer:









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