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martedì 27 giugno 2017

Un bacio di Ivan Cotroneo, film drammatico/teen coraggioso per aver affrontato tematiche importanti quali omofobia, bullismo, stupro. Peccato che la fattura televisiva e molte inverosimiglianze/stucchevolezze rovinino le belle premesse

Oggi vi voglio parlare di un film recente. Un film italiano abbastanza osannato, che a me invece non ha convinto per molte ragioni.
Mi riferisco a Un bacio di Ivan Cotroneo.
Ecco la recensione:






Un bacio di Ivan Cotroneo del 2016. Con Rimau Grillo Ritzberger, Valentina Romani, Leonardo Pazzagli, Susy Laude, Thomas Trabacchi, Laura Mazzi, Sergio Romano, Simonetta Solder, Giorgio Marchesi, Denis Fasolo. (101 min. ca.)
Lorenzo (Grillo Ritzberger), sedicenne torinese orfano di entrambi i genitori, dopo essere stato in una casa-famiglia va a vivere con Stefania (Laude) e Renato (Trabacchi) ad Udine. Apertamente omosessuale, a scuola fa subito amicizia con Blu (Romani), ragazza considerata da tutti una facile e per questo oggetto di scherno. Nelle loro uscite dopo un po' coinvolgono Antonio (Pazzagli), ragazzo considerato un po' stupido ed introverso (dopo la morte del fratello), ma bravissimo a basket. La loro amicizia verrà messa alla prova quando Lorenzo si innamorerà proprio di Antonio...














Film drammatico/teen, tratto dal racconto omonimo dello stesso Cotroneo, ammirevole per aver trattato dei temi delicati cercando di avvicinarsi ad un pubblico di giovanissimi.
Colpisce fin dai titoli di testa per la musica che si integra perfettamente con le immagini, per le belle carrellate, il montaggio efficace.
Anche l'ispirazione (neanche tanto velata) a Noi siamo infinito* per quanto riguarda i personaggi - praticamente presi di sana pianta - e la loro amicizia, l'uso di brani musicali, la forma epistolare, l'ambizione della scrittura (il personaggio di Lorenzo provoca - come nel caso di Ezra Miller - istantanea simpatia per il suo essere così disinvolto nonostante tutto ciò che ha dovuto e deve passare) e a (500) giorni insieme* (soprattutto per il balletto iniziale con i cartoni animati che provoca un effetto straniante) sembra portare una boccata di freschezza.
Tuttavia oltre le caratteristiche negative insite in questo genere di pellicole (come del resto in quella di Stephen Chbosky) quali vari momenti stucchevoli, ingenuità, furbizie, si aggiungono la rappresentazione improbabile dell'ambito familiare con genitori all'americana troppo permissivi, buonisti e senza regole con i figli sedicenni, oppure gli insegnanti dal comportamento amichevole che cercano un dialogo (quasi fantascienza, purtroppo), ed anche un ritratto della scuola, per l'appunto, quasi come un liceo americano, con la squadra di basket e gli allenamenti serali. Inoltre c'era proprio bisogno di ambientare la vicenda in Friuli, aggiungendo il cliché del nord dalla mentalità chiusa (che sarà pur vero, ma la pellicola non voleva scardinare e andare oltre i luoghi comuni, oltre il giudizio spicciolo)?
L'epilogo tragico è al contempo spiazzante ed irritante e si riprende soltanto alla morale piuttosto toccante con un "what if" azzeccato.
Un film che lascia l'amaro in bocca perché si percepisce un girare a vuoto, confondendo i toni da usare.
Si passa dai siparietti coreografati (da Luca Tommassini) che irrompono improvvisamente à la Tutti pazzi per amore (da cui arriva Cotroneo come sceneggiatore, guarda caso, e anche l'attrice Susy Laude) al drammone esistenziale/adolescenziale in un clima da fiction. Sì, perché la fattura è televisiva (a metà tra fiction Rai e Disney Channel).
Le visioni dei protagonisti in chiave ironica/onirica o surreale non funzionano costantemente. E tutto risulta finto, poco sincero.
Nonostante tutti questi enormi difetti è da lodare il coraggio avuto nel trattare tematiche quali bullismo, omofobia e violenza sessuale di gruppo (ma di questo elemento se ne poteva fare a meno poiché non sviluppato adeguatamente. Davvero troppa carne al fuoco). Degli attori si salvano per l'appunto soltanto Rimau Grillo Ritzberger e i vari genitori. Gli altri sono davvero poco espressivi e poco carismatici (compresi Valentina Romani e Leonardo Pazzagli).
Da vedere solo per curiosità. Consigliato a metà.


Voto: **1/2









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domenica 21 agosto 2016

Victim di Basil Dearden, thriller/poliziesco e primo film inglese a tematica gay. Interessante per i contenuti, la messa in scena e l'intensità (anche quella del protagonista: un impeccabile Dirk Bogarde)

Oggi vi voglio parlare di un film di molti anni fa. Un film interessante per la tematica e i toni usati per trattarla.
Mi riferisco a Victim di Basil Dearden.
Ecco la recensione:





Victim di Basil Dearden del 1961. Con Dirk Bogarde, Sylvia Syms, Dennis Price, Nigel Stock, Peter McEnery, Donald Churchill, Anthony Nicholls, Hilton Edwards, Norman Bird, Derren Nesbitt, Alan MacNaughtan, Alan Howard, Noel Howlett, Charles Lloyd Pack, John Barrie, Peter Copley, Mavis Villiers. (96 min. ca.)
Londra. Melville Farr (Bogarde), avvocato affermato e sposato con Laura (Syms), viene accusato di omosessualità e ricattato come altri uomini nella sua posizione da persone senza scrupoli. Cercherà di far chiarezza anche a costo di esporsi. 


















Primo film inglese a tematica gay ed importantissimo visto che grazie alla sua uscita vennero cancellati alcuni reati legati all'omosessualità. 
Nel film aleggia un clima subdolo e di perversione. Ma la perversione è dei personaggi secondari, gli strozzini ricattatori omofobi. 
Dirk Bogarde (che nascose sempre il suo orientamento anche se tutti sapevano. Non dimentichiamoci poi il personaggio di Gustav von Aschenbach in Morte a Venezia di Luchino Visconti), ha affrontato il ruolo con coraggio, pronunciando frasi "pesanti", affrontando situazioni particolari Con misura, eleganza, risultando struggente ed espressivo. Intensa anche Sylvia Syms nel ruolo della moglie - innamoratissima - di Melville. Gli altri fanno la loro. 
Un thriller/noir drammatico che riesce bene a ricreare l'inquietudine, nonché il senso di vergogna e di ghettizzazione mista però a speranza. E il regista è stato bravissimo a calibrare i toni, a dirigere gli attori, a creare la giusta atmosfera. È anche scritto in maniera eccellente. 
Da vedere. Consigliatissimo. 


Voto: ***1/2






Il film completo:







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lunedì 11 agosto 2014

Boys Don't Cry di Kimberly Peirce, film che racconta la tragica storia (vera) di Teena Brendon, trasgender, interpretato magnificamente da Hilary Swank (vincitrice anche del Premio Oscar). Diretto benissimo, è una perla del cinema indipendente

Oggi voglio parlarvi di un film controverso di qualche anno fa tratto da un fatto di cronaca. Molto duro, emozionante, recitato benissimo.
Mi riferisco a Boys Don't Cry di Kimberly Peirce.
Ecco la recensione [ATTENZIONE, SPOILER]:





Boys don't cry di Kimberly Peirce del 1999. Con Hilary Swank, Chloë Sevigny, Peter Sarsgaard, Brendan Sexton III, Alicia Goranson, Alison Folland, Jeannetta Arnette, Matt Mcgrath, Rob Campbell. (114 min. ca.)
Tratto dalla storia vera della giovane transgender Teena Brandon (Swank) che dopo problemi vari con la giustizia si trasferisce da Lincoln a Falls City sempre in Nebraska. Lì conoscerà Candace (Goranson) e altri del posto tra cui John (Sarsgaard), Tom (Sexton III) e la bella Lana (Sevigny), ex ragazza di John che vive con la madre mezza alcolizzata. Si innamoreranno (Lana all'inizio non saprà che Brandon - così si fa chiamare - è in realtà una ragazza). Ne conseguiranno gelosie e paure infondate (da parte degli altri, non di Lana) e ritrosie omofobe che porteranno a violenze varie fino all'epilogo tragico. 


















Film durissimo, triste, crudo e disturbante che parte piano piano descrivendo prima bene dettagliatamente l'ambiente e i personaggi e a tre quarti culmina in una serie di situazioni difficili da digerire che fanno capire che la chiusura mentale dei finti amici di Brandon è dovuta proprio dalla desolazione nella quale vivono. 
I ripetuti stupri da parte dei due problematici ragazzi al dolcissimo Brandon sono una pugnalata per lo spettatore che soffre fisicamente. Non parliamo del terzo grado in centrale allo stesso Brandon - identico a come è stato nella realtà - con la sua confessione dei fatti e l'ammissione dell'essere in realtà una donna (anzi, un ragazzo imprigionato in un corpo femminile) e del terrificante finale. Girato benissimo, è un film indipendente a tutto tondo: certamente per le tematiche trattate ma anche per lo stile, i toni molto asciutti, il montaggio, qualche trovata visiva interessante, le riprese che catturano le immagini con grande senso di realtà. E' scritto altrettanto bene, privo di lungaggini. 
Tutti gli attori sono perfetti per i ruoli che interpretano ma ovviamente chi spicca è Hilary Swank (meritato l'Oscar come Migliore Attrice). E' impressionante la sua trasformazione fisica: sembra realmente un ragazzo. Ma ciò che risalta maggiormente è la sua capacità di immedesimazione e di essere credibile in tutte le scene, anche quelle più difficili psicologicamente. Si parteggia per lei, la si ama incondizionatamente, com'è giusto che sia. Grande lavoro il suo. 
Piccola grande pellicola molto sincera nel trattare temi delicatissimi senza censure e mezzi termini ma con una sensibilità rara. 
Da vedere assolutamente. Consigliatissimo. (Bella la colonna sonora. Il titolo rimanda alla fantastica canzone dei Cure). 


Voto: ****





I veri Brandon e Lana





Il trailer:








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