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sabato 25 ottobre 2014

Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno di Christopher Nolan, ultimo capitolo della trilogia su Batman. Atmosfere e personaggi azzeccati per una pellicola troppo prolissa e pesante

Oggi voglio parlarvi del terzo film della trilogia su Batman, il meno riuscito per così dire. Alcuni lo ritengono comunque un capolavori, altri lo ripugnano. Io sto nel mezzo...
Mi sto rivolgendo ovviamente a Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno di Christopher Nolan.
Ecco la recensione:




 
Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno (The Dark Knight Rises) di Christopher Nolan del 2012. Con Christian Bale, Michael Caine, Gary Oldman, Anne Hathaway, Tom Hardy, Marion Cotillard, Joseph Gordon-Levitt, Morgan Freeman, Nestor Carbonell, Matthew Modine, Alon Aboutboul, Ben Mendelsohn, Burn Gorman, Daniel Sunjata, Josh Stewart, Cillian Murphy, Liam Neeson, Josh Pence, India Wadsworth, Juno Temple, John Nolan, Tomas Arana, Tom Conti, William Devane, Christopher Judge. (165 min. ca.)
Batman (Bale) ha un nuovo nemico: Bane (Hardy), mercenario con maschera medicamentosa che vuole prendere il potere di Gotham City e annientarlo con la collaborazione di Miranda Tate (Cotillard), diventata amante e amministratrice delle industrie proprio di Bruce Wayne. Ad aiutarlo questa volta ci sarà Selina Kyle/Catwoman (Hathaway) che in un primo momento l'aveva tradito.























Interessante seguito de Il Cavaliere Oscuro* e ultimo capitolo della trilogia nolaniana sul supereroe mascherato.
Bella l'ambientazione cittadina così scarna, essanziale e completamente diversa dalla Gotham City di Burton, ancora vincenti le scene di massa e dei vari attacchi da parte di Bane e soci.
C'è anche un ritorno all'approfondimento del personaggio Bruce Wayne (ormai in decadenza ma che vuole ritornare a difendere la sua città) come uomo, un uomo qualunque che grazie ad addestramenti e al progresso della tecnologia è diventato invicibile (anche se lo si vede perfino dolorante e malconcio). Questo è uno dei punti di forza della pellicola che è girata nuovamente come un film d'azione/thriller più che un film fantastico.
Gli altri ingredienti positivi sono - come sempre - il lato tecnico/visivo degli effetti speciali, fotografia, audio, musica di Hans Zimmer che non prevarica ma sottolinea.
Anche questa volta è stato scelto un bel cast: anche Marion Cotillard e Anne Hathaway funzionano ma quest'ultima non è all'altezza di una Michelle Pfeiffer ambigua e fatale. Michael Cane è come sempre una garanzia e la scena del suo Alfred che abbandona Bruce è forse una delle più riuscite e toccanti a livello recitativo.
Purtroppo però, più che negli altri due film precedenti, il sensazionalismo e la ridondanza si fa largo e condiziona anche la sceneggiatura e la regia stessa. Il tutto perciò diventa prolisso, pesante. Ma non solo: troppo spiegato. Giustamente la vicenda è complicata ma la lunghezza ad un certo punto si fa sentire. Probabilmente è anche il ritmo non sempre costante e teso insieme ai buchi di scrittura ad influire sulla perfetta riuscita.
Nonostante ciò però non si può dire che sia un lavoro ben fatto: il dispiego di mezzi è accettabile dato che è bilanciato con altri momenti più riflessivi.
Degna conclusione di una trilogia intelligente che può essere avvicinata da un pubblico trasverdale (anzi, forse più adulto).
Da vedere almeno per curiosità. Consigliato.

* Mia recensione


Voto: **1/2







Il trailer:








Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?












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mercoledì 30 luglio 2014

Ogni maledetta domenica di Oliver Stone, cult sopravvalutato che narra la vicenda un un coach (e motivatore) - Al Pacino - di una squadra di football dalla retorica facile

Oggi vi voglio parlare di un film non troppo recente che pur essendo considerato un cult mi ha annoiato e anche un po' irritato per quanto è retorico.
Mi sto riferendo a Ogni maledetta domenica di Oliver Stone.
Ecco la recensione:




Ogni maledetta domenica (Any Given Sunday) di Oliver Stone del 1999. Con Al Pacino, Cameron Diaz, Dennis Quaid, James Woods, Jamie Foxx, LL Cool J, Matthew Modine, Aaron Eckhart, John C. McGinley, Ann-Margret, Lela Rochon, Lauren Holly, Jim Brown Bill Bellamy, Lawrence Taylor, Andrew Bryniarski, Charlton Heston, Oliver Stone, Elizabeth Berkley. (150 min. ca.)
La vicenda del coach della quadra di football in crisi Sharks e motivatore Tony D'Amato (Al Pacino) che deve lottare contro la presidentessa Pagniacci (Diaz) per poter gestire a modo suo la squadra. Scoprirà il talento del giovane Willie Beamen (Foxx) e cercherà di far giocare al meglio i veterani Cap Rooney (Quaid) e Luther (Taylor): entrambi malandati e poco curati dal Dr. Harvey Mandrake (Woods). Ne uscirà vincitore. 















Film piuttosto convenzionale - come sono convenzionali, più o meno, tutti i film sportivi - con la parabola del crederci davvero per riuscire e filosofia (mista a moralismo e retorica) spicciola. 
La storia perciò è molto semplice e banale se si vuole (la sceneggiatura è di Stone insieme a John Logan), ma cioè che sorprende sono la regia molto dinamica e il montaggio serrato. Il tutto condito con musica rap e jazz. 
Ovviamente chi va lodato maggiormente è però Al Pacino, perfetto per il ruolo, che sciorina frasi ad effetto con gran disinvoltura e sembra quasi crederci. In gamba come al solito, sempre geniale. Bravi anche gli altri: Foxx e Woods in alcune scene tengono testa degnamente ad Pacino. Altri invece, come Cameron Diaz, risultano convincenti soltanto quando non devono scontrarsi con lui. 
Ecco, altra cosa pregevole sono i dialoghi, veri e propri botta e risposta velocissimi e taglienti. In qualche momento pecca un po' di prolissità. Alla fin fine si ritorna al punto iniziale: niente di nuovo all'orizzonte, i temi trattati sono sempre gli stessi, la morale è sempre la stessa, ma la confezione è valida. 
Stone (che ogni tanto compare come cronista) fa un po' il furbo: prende quello che sa essere caro al pubblico (compresi gli stereotipi) e lo fa suo. Niente di male, un divertissement si potrebbe dire. Purtroppo però ogni tanto si ha l'impressione che voglia soltanto mettere in mostra la sua bravura e i suoi virtuosismi più che realizzare una pellicola sincera. 
Comunque è un film da vedere per curiosità (ma l'avrete visto tutti, dato che è diventato per Pacino e i suoi discorsi, istantaneamente già un cult). Consigliato a metà (potrebbe però annoiare chi non ama il genere e altri lo potrebbero giudicare un'americanata).


Voto: **1/2 (E sono buona)











Il trailer:









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