Oggi vi voglio parlare di un film recente. Un film italiano, un'opera prima un po' deludente, seppur con una grande protagonista.
Mi riferisco a L'attesa di Piero Messina.
Ecco la recensione:
L'attesa di Piero Messina del
2015. Con Juliette Binoche, Lou de Laâge, Giorgio Colangeli,
Domenico Diele, Giovanni Anzaldo, Corinna Lo Castro, Antonio
Folletto. (100 min. ca.)
Anna (Binoche), francese ma italiana di adozione, vive in
una villa in Sicilia e ha appena perso il figlio Giuseppe. Un giorno,
dalla Francia, arriva Jeanne (de Laâge), la ragazza del figlio,
ancora all'oscuro di tutto. Le due fanno amicizia e Anna sembra
colmare il vuoto lasciato. Dovranno presto affrontare la realtà.
Dramma ispirato a La vita che ti diedi di Pirandello.
Interessante per le atmosfere, per quei tempi molto riflessivi e
dilatati e, soprattutto, per l'intensità di Juliette Binoche, sempre
espressiva anche in un ruolo così dimesso come questo (pronuncia
qualche parola in italiano). Tutto è gestito bene, Messina sa cosa
vuole dire, eppure non si crea mai una vera empatia, la storia di per
sé è scontata.
Un film criptico, minimale, con qualche momento
interessante, ma senza reali guizzi.
Presentato in concorso l'anno
scorso alla Mostra del Cinema di Venezia.
Oggi vi voglio parlare di un film di pochi anni fa. Un film particolare del regista di cui ho già scritto ieri.
Mi riferisco a Copia conforme di Abbas Kiarostami.
Ecco la recensione:
Copia conforme (Copie conforme) di Abbas
Kiarostami del 2010. Con Juliette Binoche, William Shimell,
Jean-Claude Carrière, Agathe Natanson, Gianna Giachetti, Adrian
Moore, Angelo Barbagallo, Andrea Laurenzi, Filippo Trojano. (106 min. ca.)
Arezzo.
Lo scrittore americano James Miller (Shimell) presenta il suo libro
"Copia conforme" che parla della differenza, se mai ci
fosse, tra originale e copia. Alla conferenza c'è la gallerista Elle
(Binoche) - separata (?), con un figlio - la quale, mediante il
traduttore dell'opera, farà condurre l'uomo nel suo studio/negozio
d'antiquariato. Elle inizialmente vuole solo farsi firmare delle
copie del libro, successivamente decide di portare l'uomo a
Lucignano. Quando una barista (Giachetti) li scambia per marito e
moglie, dapprima Elle, poi anche James decidono di stare al gioco e
di vivere il giorno del quindicesimo anniversario di matrimonio di
lei. Come una copia conforme.
Dramma molto particolare che gioca -
ancora una volta - con realtà e finzione.
Piano piano, quasi
impercettibilmente, si passa da una commedia drammatica ad un dramma
surreale vero e proprio e in una realtà parallela. Qualche volta
confusa, ma molto affascinante.
Juliette Binoche e William Shimell
sono due protagonisti perfetti.
Ed è una gioia sentirli dialogare in
tre lingue quasi contemporaneamente (inglese, francese e italiano).
La Binoche, che tra l'altro per questo ruolo ha vinto meritatamente
il Prix d'interprétation féminine, è sempre estremamente
carismatica, espressiva, passionale e al contempo misurata (sa come
dosare l'intepretazione), raffinata. Eccezionale. Ma Shimell riesce a
starle dietro e a bilanciare i toni. Un film pieno di simbolismi
(gettati talvolta in faccia allo spettatore), criptico, che parla sì
dell'arte ma che finisce per fare una disamina del rapporto di coppia
e del matrimonio di Elle, quasi con un impianto teatrale per la
sceneggiatura.
Ottimi, manco a dirlo, gli ambienti, sfruttati
benissimo (con quella "derealizzazione" che li fanno
sembrare quasi distaccati, irreali).
Impeccabile l'apporto di Luca
Bigazzi come direttore della fotografia. Bizzarro, coinvolgente, con
un finale aperto che sa come stupire, che non dà risposte, per
l'appunto, bensì fa porre al pubblico mille domande.
Da vedere (in
lingua originale obbligatoriamente). Consigliatissimo.
Voto: ***1/2
Il trailer:
Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?
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Oggi vi voglio parlare di un film di qualche anno fa. Un film francese molto ispirato ed emotivamente di impatto. Con due bravissimi protagonisti.
Mi riferisco a Gli amanti del Pont-Neuf di Leos Carax.
Ecco la recensione:
Gli amanti del Pont-Neuf (Les Amants du Pont-Neuf)di Leos
Carax del 1991. Con Juliette Binoche, Denis Lavant, Klaus-Michael
Grüber. (125 min. ca.)
Parigi, 1989. Sul Pont-Neuf - in ricostruzione - Alex
(Lavant), un clochard che si guadagna da vivere come sputatore di
fuoco e Michèle Stalens (Binoche), una studentessa d'arte affetta da
una rara malattia agli occhi che la sta portando alla cecità
scappata di casa e che ora vive per strada, si incontrano. A fare da
"mediatore" Hans (Grüber), un altro clochard, di mezza
età. L'amore dei due sembra impossibile, travagliato per le
condizioni disastrose in cui si trovano. Eppure trovano la forza per
andare avanti.
Pellicola sentimentale/drammatica dalla lavorazione
travagliata (set spostato, sforamento di budget e annullamento di
accordi per la ricostruzione del ponte, l'infortunio di Denis Lavant
che ha causato il tutto e ha fatto posticipare le riprese per quasi
un anno) che racconta la storia di un amore più forte delle
avversità.
Nessuno ci avrebbe scommesso nulla, lo spettatore stesso
rimane incredulo a guardare le vicende di questi ultimi, spostati e
sfortunati che hanno bisogno soltanto di qualcuno a cui aggrapparsi,
Sofferenza, stupore, vitalità e una Parigi postmoderna decadente.
Molte scene e inquadrature riescono a dare un senso al tutto anche
senza troppo dialogo (ma che, quando viene usato, sfodera delle perle
sublimi).
La fotografia è spettacolare e i toni surreali/visionari e lirici
fanno il resto.
L'alternanza poi di momenti crudissimi e realistici
(della vita in povertà, del carcere, della forma fisica non proprio
brillante - per usare un eufemismo - dei protagonisti) a momenti di
una tenerezza disarmante, provocano un effetto strano di repulsione
mista ad un coinvolgimento totale.
La sceneggiatura (dello stesso
Carax) e la regia sono ispirate, coerenti, originali, piene di invenzioni.
Se alcune soluzioni
appaiono gratuite, ecco che arriva una successiva ripresa.
E i due
attori sono perfetti e credibili (sembrano senza filtri). Juliette
Binoche imbruttita e malandata nel suo handicap, regala un'interpretazione
straordinaria, toccante, vera, così come quella di Denis Lavant,
così goffo ma adorabile nella sua inquietudine e dipendenza.
Sì, è
un film che parla di dipendenza amorosa ma anche di un amore vero, di
due anime sole che si trovano. E quando il cinema sa raccontarlo in
questo modo, il risultato è un gioiellino.
Toccante, appassionante,
vibrante, straniante, passionale, romantico, solo all'apparenza deprimente.
Tutto funziona,
anche la colonna sonora.
Da vedere assolutamente. Consigliatissimo.
"Qualcuno vi ama. Se amate qualcuno domani gli direte: «Il cielo è bianco oggi». Se sono io risponderò: «Ma le nuvole sono nere». Così sapremo che ci si ama".
"Le persone che si sognano di notte bisognerebbe chiamarle la mattina,
al risveglio. La vita sarebbe più semplice. 'Ciao, ti ho sognato
stanotte. È l'amore che mi ha svegliato'".
Voto: ****
Il trailer:
Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?
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Oggi vi voglio parlare di un film recente diretto da un grande regista. Progetto ambizioso e non per tutti i palati, è una vera e propria sperimentazione.
Mi riferisco a Cosmopolis di David Cronenberg.
Ecco la recensione:
Cosmopolis di David Cronenberg
del 2012. Con Robert Pattinson, Samantha Morton, Jay Baruchel, Paul
Giamatti, Kevin Durand, Juliette Binoche, Sarah Gadon, Mathieu
Amalric. (105 min. ca.)
Manhattan. Eric Packer (Pattinson) è un giovane milionario
dell'alta finanza. Bloccato nel traffico in una limousine attrezzata
con ogni genere di confort per andare dal suo barbiere di fiducia a
causa della visita in città del Presidente degli Stati Uniti prima e
per il funerale di un famoso rapper, troverà il modo e il tempo per
confrontarsi con un uomo ossessionato dalla sua (di Eric) ricchezza e
che per questo motivo vuole ucciderlo.
Tratto dal romanzo omonimo di
Don De Lillo, è un film straniante, allucinato e dai dialoghi
apparentemente nonsense, arzigogolati e declamati con palese
finzione.
Girato praticamente al buio della vettura o in una New York
notturna e desolata, riesce a rendere bene l'idea della società
contemporanea che va avanti solo per il Dio denaro anche se alla fin
fine tra Eic e il suo squattrinato assassino non c'è poi tanta
differenza.
Cronenberg è il solito genio visionario. Qui rischia due
volte affidando la parte a Robert Pattinson, l'inespressivo - ed
odioso - idolo delle ragazzine per la saga Twilight, che
qui ha un suo perché e regge il gioco (seppur anche qui non abbia
tanta mobilità facciale). Inoltre si mette in discussione pure lui.
Bravissimo come sempre Giamatti. Cameo inconsueto per Juliette
Binoche che per pochi minuti porta un po' di carisma.
Tuttavia
qualcosa sfugge dalle mani al regista o probabilmente il suo progetto
è troppo ambizioso e per essere adattato per il grande schermo.
Ecco
che si creano dei filtri e una distanza tra l'opera e il pubblico che
probabilmente talvolta si troverà spiazzato e non riuscirà a
provare empatia per i personaggi. Ma è possibile che sia anche un
limite dello stesso spettatore.
Insomma, questo è un Cronenberg che
osa più del solito e realizza un film di non facile fruizione.
Comunque è da vedere. Consigliato.
Voto: ***
Il trailer:
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