Visualizzazione post con etichetta joseph mazzello. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta joseph mazzello. Mostra tutti i post

venerdì 7 dicembre 2018

IN SALA - Bohemian Rhapsody. Film che si sofferma sui primi quindici anni di carriera della famosa band inglese Queen che aveva come frontman il "mito", l'animale da palcoscenico, l'istrionico, Freddie Mercury (nato come Farrokh Bulsara). Un'occasione persa

Salve a tutti. 
Dopo molto tempo rifaccio la mia apparizione per parlare di un film in questi giorni nelle sale, che sta avendo molto successo e critiche sia positive che negative.
Mi riferisco ovviamente "alla pellicola sui Queen" o, per meglio dire, "su Freddie Mercury". Pellicola che ha avuto una produzione travagliatissima, cambiamenti all'ultimo secondo (anche di regia). E alla fine il mischione è stato assicurato.
Quella che trovate sotto non è una recensione canonica e formalmente corretta, ma soltanto un'opinione a caldo (ma che dopo un giorno è rimasta tale, quindi così è, se vi pare :D):







Bohemian Rhapsody di Bryan Singer è un'occasione mancata.
E Rami Malek, checché si dica, non riesce a sostenere il peso di una figura carismatica come quella di Freddie Mercury. Bravo nell'aver riproposto la gestualità e le pose del frontman dei Queen e in alcune scene di averlo reso molto "reale". Ma, oltre ai denti, che sembrava stesse per sputare da un momento all'altro, manca quel qualcosa in più che lui non è riuscito a dare e che il film stesso non è riuscito a supplire (la regia di Singer con l'aiuto soccorso di Dexter Fletcher, non accreditato, è confusa e non riesce ad avere uno stile preciso né prendere una direzione precisa).
Ottimo invece Gwilym Lee nei panni di Brian May, come perfino tutti gli altri.
Poi, mi si corregga, spesso era fuori sincrono e questa è una cosa fastidiosissima da vedere.
Poi gli "errori" voluti di cronologia (chiamiamoli "licenze poetiche" o "forzature narrative", meglio), intollerabili per chi conosce per filo e per segno la storia vera

Punti a favore:

- il modo in cui è stata trattata la sua sessualità e il rapporto con Mary, davvero toccante (e si sa che era così ed anche più di così) anche se è tutto romanzato e poco veritiero. Non hanno mai litigato, ecc...
- La ricostruzione del Live AID (con la pecca di essere fuori sincrono a volte e gli stacchi del montaggio, anche sonoro davvero tagliati con l'accetta).
- In lingua originale la parlata di Freddie con tutti i suoi "darling".
- L'ironia e le molte battute.
- I gatti. 😂😅

Per il resto l'ho trovata una pellicola mediocre, che è rimasta in superficie e se mi ha dato qualcosa, se mi ha fatto esaltare, è soltanto per la colonna sonora (tra l'altro i brani sono stati inseriti e tolti nei momenti sbagliati).
Il Live AID ha fatto commuovere anche me. Anzi, mi è venuto il magone. Ciononostante guardavo Rami Malek e pensavo: "Sì, ma non è Freddie".

Quando sono arrivati i titoli di coda e finalmente è apparso il filmato di repertorio di Don't Stop Me Now sullo schermo si è proprio vista, palesissima, la differenza.
Perdibile.


Voto: **/**1/2







Anyway the wind blows...

domenica 28 febbraio 2016

Viaggio in Inghilterra di Richard Attemborough, film biografico/sentimentale su un breve periodo della vita dello scrittore C. S. Lewis. Periodo in cui ha conosciuto l'unico amore della sua vita. Malinconico, tristissimo, commovente ai massimi livelli. Con due protagonisti perfetti: Anthony Hopkins e Debra Winger

Oggi vi voglio parlare di un film di parecchi anni fa. Un film biografico/sentimentale diretto da un bravo regista che qui calca un po' troppo la mano. Cast perfetto.
Mi riferisco a Viaggio in Inghilterra di Richard Attemborough.
Ecco la recensione:





Viaggio in Inghilterra (Shadowlands) di Richard Attenborough del 1993. Con Anthony Hopkins, Debra Winger, Joseph Mazzello, Edward Hardwicke, John Wood, Julian Fellowes. (131 min. ca.)
Oxford. C. S. Lewis (Hopkins), lo scrittore famoso il ciclo di romanzi Le cronache di Narnia, è un insegnante di mezza età, conservatore, scapolo - vive con il fratello Warnie (Hardwicke) - ed è un assiduo frequentatore dei circoli culturali. Un giorno si presenta nella sua vita Joy Gresham (Winger), americana moderna, aspirante scrittrice, con il figlio Douglas (Mazzello), grande lettore e suo ammiratore. La donna, per poter rimanere in Inghilterra (ormai ha divorziato dal marito alcolizzato), ormai che sono diventati amici, gli chiede di sposarla. Clive (detto anche Jack), quando la donna si ammalerà di cancro alle ossa, decide di sposarla, questa volta per amore che piano piano lui ha capito di provare, ricambiato. Faranno così un ultimo viaggio in giro per la campagna inglese e scopriranno il significato del vero amore. 



















Film biografico/sentimentale/drammatico (prima era stato un'opera teatrale e successivamente anche uno sceneggiato televisivo) un po' anomalo. La prima parte ha dei tempi dilatati, è piuttosto piatta e fredda, quasi un incipit. 
La seconda metà ha molto più ritmo e c'è un'escalation di emozioni e momenti di sofferenza. 
Gli attori sono bravi. Anthony Hopkins in uno dei ruoli migliori della sua carriera senza dubbio: il suo C. S. Lewis così impacciato, intimorito, ma anche così appassionato e pieno di trasporto verso la donna che ama, è perfetto. Debra Winger però gli ruba la scena: carismatica, dallo sguardo acuto, espressiva, simaptica e - ahimè - sempre bravissima ad interpretare la moribonda (si ricordi Voglia di tenerezza). Davvero in parte. In gamba il piccolo Joseph Mazzello: espressivo anche lui anche nelle scene più drammatiche. C'è anche Julian Fellowes, lo sceneggiatore di Gosford Park e il creatore della serie Downton Abbey in un piccolissimo ruolo. 
Un film girato molto bene, scritto altrettanto, con bei paesaggi, delle belle atmosfere e suggestioni, ma che ha il difetto di sferrare troppi colpi bassi per far commuovere lo spettatore che arriverà ai titoli di coda devastato dal pianto. 
Nonostante ciò ha dei momenti intensi, poetici e profondi (per i temi trattati: vita, morte, fede). Insomma Attemborough sa cosa dire e come dirlo, calcando però un po' troppo la mano. Malinconico, tristissimo, ma coinvolgente (ed è più romanzato e arioso che non una biografia convenzionale. Tra l'altro C. S. Lewis a quanto pare non era una persona così chiusa e solitaria come viene presentata per giustificare il cambiamento avvenuto quando ha realizzato di amare Joy). Impossibile non rimanerne invischiati. Da vedere (quando si è in vena). Consigliato. 


Voto: ***





Il trailer:






Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?













Chiunque volesse prendere le recensioni citi questo blog. Riproduzione riservata