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domenica 4 dicembre 2016

CULT CLASSICO - Un posto al sole di George Stevens, dramma sentimentale/giudiziario tratto dal romanzo Una tragedia americana. Intenso, duro, ricco di tensione, diretto ed interpretato con maestria (il protagonista Montgomery Clift su tutti)

Oggi vi voglio parlare di un film di molti anni fa. Un film di un bravissimo regista che sapeva sempre calibrare i toni delle sue opere. Un film che ha vinto sei Oscar. Tutti meritati (anche se avrebbero potuto benissimo vincere anche i due attori protagonisti e anche la co-protagonista).
Mi riferisco a Un posto al sole di George Stevens.
Ecco la recensione:





Un posto al sole (A Place in the Sun) di George Stevens del 1951. Con Montgomery Clift, Elizabeth Taylor, Shelley Winters, Anne Revere, Keefe Brasselle, Fred Clark, Raymond Burr, Herbert Heyes, Shepperd Strudwick, Frieda Inescort, Kathryn Givney, Douglas Spencer, Walter Sande, Ted de Corsia, John Ridgely, Lois Chartrand, Paul Frees. (121 min. ca.)
George Eastman (Clift) è un ragazzo povero che va a lavorare nella fabbrica dello zio. Contravvenendo al regolamento, inizia una relazione con Alice Tripp (Winters), un'operaia. Dopo poco lei gli annuncia di essere incinta, ma George è invaghito di Angela Vikers (Taylor), amica di famiglia. Come fare per liberarsi di Alice? Ciò che deciderà lo porterà alla rovina più totale. 
















Film tratto dal romanzo Una tragedia americana di Theodore Dreiser.
Dramma di un uomo, ma anche giudiziario, giallo, poliziesco, sentimentale, in un mix struggente ed efficace.
I personaggi sono ben delineati, la trama è ben raccontata, senza lungaggini di troppo, ma con tutta calma (pur mantenendo un ritmo sempre sostenuto), nonostante i vari snodi. Il cast è eccezionale. Montgomery Clift è sempre eccezionale nel ruolo del timido e un po' dimesso. Anche in questo caso il suo George è sempre tormentato, afflitto, ambugo e strisciante. E lui ha l'espressività giusta, lo sguardo perso, quegli occhi sbarrati indimenticabili. Elizabeth Taylor è incantevole come al solito nella parte della ragazza dolce, capricciosa e viziata. Mai melensa. Shelley Winters interpreta - come di consueto - il ruolo dell'incomodo, della bruttina di cui qualcuno si innamora per poi essere gettata via. Perfetta, espressiva (il dialogo sulla barca è straziante). Raymond Burr (sì, Perry Mason), fantastico nella parte dell'avvocato duro, severo, giusto, alla ricerca della verità).
George Stevens ha diretto magnificamente un film molto difficile da digerire, un vero pugno allo stomaco.
Duro, tagliente, grande affresco dei rapporti di coppia, dell'infatuazione, dell'arrivismo.
Anche tecnicamente è impeccabile. Per gli indizi che vengono sottolineati grazie ad inquadrature ad hoc, per le dissolvenze incrociate, per la colonna sonora potente ed efficace (ma mai invadente).
Premiato meritatamente con sei premi Oscar.
Un gioiello del cinema classico. Da vedere assolutamente.
Consigliatissimo. 


Voto: ****







Il trailer:







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giovedì 19 marzo 2015

Il caso Thomas Crawford di Gregory Hoblit, thriller giudiziario dal ritmo teso e dai continui colpi di scena. L'interpretazione di Anthony Hopkins (in lingua originale) vale metà film

Oggi vi voglio parlare di un film di qualche anno fa piuttosto interessante. Un thriller ben scrito con effetto sorpresa e continui colpi di scena.
Mi riferisco a Il caso Thomas Crawford di Gregory Hoblit.
Ecco la recensione:




Il caso Thomas Crawford (Fracture) di Gregory Hoblit del 2007. Con Anthony Hopkins, Ryan Gosling, Billy Burke, David Strathairn, Cliff Curtis, Embeth Davidtz, Rosamund Pike, Bob Gunton, Fiona Shaw, Xander Berkeley, Josh Stamberg, Larry Sullivan, Valerie Dillman, Zoe Kazan, Judith Scott, Carlos Cervantes. (113 min. ca.)
Thomas (anzi Ted) Crawford (Hopkins) è un ex ingegnere aeronautico che spara alla moglie Jennifer (Davidtz) dopo che aver scoperto che questa aveva una relazione con il tenente Robert Nunally (Burke). Viene subito arrstato e contro di lui si mette Willy Beachum (Gosling), un assistente distrettuale in carriera che sembra avere tutto dalla propria parte (anche una confessione scritta). Ma Crawford ha messo in atto un piano che renderà difficile incastrarlo. 









Thriller giudiziario ben scritto e ben interpretato da Anthony Hopkins, il quale in questo frangente ha ritrovato un ruolo da assassino psicologicamente disturbato e senza scrupoli. Interpretazione notevole la sua. Ryan Gosling è come al solito monoespressivo e ripetitivo nei gesti ma ha il piglio giusto e soprattutto un personaggio interessante. Gli altri fanno poco o niente, sono di contorno. 
La regia è funzionale ma anonima, senza grandi guizzi. La colonna sonora incisiva di Mychael Danna sottolinea i momenti di tensione ma non è così originale. 
Rimane comunque un film di intrattenimento intelligente, dal ritmo sempre teso, con una trama-rompicapo che si svela mano a mano, coinvolge e appassiona. 
Da vedere. Consigliato. (Non si capisce perché il nome del protagonista in italiano sia stato cambiato in Thomas, quando invece in originale si chiama "Ted" - "Theodore" -, falsando così anche il titolo che tra l'altro è stato modificato visto che in inglese si riferiva ad un aneddoto pronunciato proprio da Anthony Hopkins).


Voto: **1/2/***






Il trailer:









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domenica 5 ottobre 2014

Codice d'onore di Rob Reiner, dramma giudiziario che fa riflettere sull'etica militare rimanendo un prodotto di intrattenimento puro e semplice. Diretto in maniera impeccabile, scritto benissimo da Aaron Sorkin e interpretato magnificamente da tutti i componenti del cast, ha scene memorabili e momenti realmente avvincenti nonostante l'ambientazione apparentemente fredda. Successo commerciale (meritato)

Oggi vi voglio parlare di un film di qualche anno fa. Grande successo commerciale ma realizzato benissimo e recitato benissimo da tutto il nutrito cast (anche da attori che solitamente non sono un granché).
Mi sto riferendo a Codice d'onore di Rob Reiner.
Ecco la recensione:





Codice d'onore (A Few Good Men) di Rob Reiner del 1992. Con Tom Cruise, Jack Nicholson, Demi Moore, Kevin Pollack, Kevin Bacon, Kiefer Sutherland, James Marshall, Wolfgang Bodison, J.T. Walsh, Christopher Guest, Noah Wyle, Cuba Gooding Jr., Matt Craven. (138 min. ca.)
Daniel Kaffee (Cruise) tenente e avvocato della marina, deve difendere i due marines Downey e Dawson dall'accusa di omicidio del soldato William T. Santiago infliggendogli il codiddetto Codice Rosso. Aiutato dal Capitano di corvetta JoAnne Galloway (Moore) e dal Tenente Sam Weinberg (Pollack), cercherà di trovare i mandanti dell'ordine. Arriverà anche al temibile Colonnello Jessep (Nicholson). 























Scritto da Aaron Sorkin, è un film solido, coerente, diretto bene e interpretato ancora meglio. 
La regia è praticamente invisibile e al servizio della storia e degli attori. 
Con scene furbissime (alla Sorkin per l'appunto) dai dialoghi incalzanti, è un dramma giudiziario pieno di tensione (non cala neanche per un secondo) e di ritmo. 
I botta e risposta in tribunale tra Tom Cruise e Jack Nicholson sono memorabili e bisogna dire che tutti recitano bene: cast ricchissimo e in parte. Ebbene sì, anche Tom Cruise e Demi Moore sono credibilissimi nei loro ruoli. La tematica è interessante, originale e di facile fruizione. 
Un prodotto ben realizzato che fa riflettere sull'etica militare - spicciola o meno, è pur sempre trattata nel modo giusto - (e l'etica è una delle tematiche preferite da Sorkin anche nelle serie televisive da lui create). 
Un film senza tanti fronzoli, godibile e, nonostante la durata, mai noioso. 
Da vedere. Consigliato. 
(Ha avuto un enorme successo al botteghino ed è stato passato un milione di volte anche in tv qui da noi. Ma rende molto di più in lingua originale ovviamente, anche perché i dialoghi italiani hanno subito molti adattamenti - non pessimi, per carità, ma è pur sempre una sorta di manipolazione).


Voto: ***












Il trailer:







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