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giovedì 26 novembre 2015

Mission to Mars di Brian De Palma, film di fantascienza coinvolgente, di grande impatto visivo (con un uso funzionale/emozionale degli effetti speciali). Cast affiatato

Oggi vi voglio parlare di un film di qualche anno fa. Un film di fantascienza diretto da un grande autore. Il risultato forse non è ottimo ma ha comunque molte cose valide.
Mi riferisco a Mission to Mars di Brian De Palma.
Ecco la recensione:





Mission to Mars di Brian De Palma del 2000. Con Gary Sinise, Tim Robbins, Don Cheadle, Connie Nielsen, Jerry O'Connell, Armin Mueller-Stahl, Peter Outerbridge, Kavan Smith, Jill Teed, Elise Neal, Kim Delaney. (114 min. ca.)
Una spedizione di astronauti su Marte viene bloccata da una tempesta di sabbia che fa apparire un volto in una specie di scultura architettonica. L'altra metà del gruppo, arrivato per salvare l'unico rimasto vivo, Luke (Cheadle), cercherà di scoprirne il mistero. 
















Pellicola che mescola fantascienza, fantastico e commedia drammatica con intelligenza e uso intelligente degli effetti speciali e di immagini. 
Visivamente è potente ed emozionante. 
Il gruppo di attori è coeso: i migliori forse sono Gary Sinise e Don Cheadle. In parte, ispirati, centrati. Tutto funziona a meraviglia (a parte qualche errore di fisica). 
Purtroppo però nel finale si perde, le situazioni appaiono troppo velocizzate ed anche alcune gag appaiono telefonate. 
Rimane comunque un film ben diretto (ma non stupisce) da un De Palma che ha saputo creare tensione e coinvolgimento in un genere solitamente freddo, troppo schematico. 
I difetti sono nella sceneggiatura. 
Precursore del recente Sopravvissuto - The Martian* (condividono alcune similitudini involontarie, dato che le fonti d'ispirazione sono diverse). 
Interessante, piacevole. Con alcuni momenti toccanti e alcune scene memorabili. 
Da vedere. Consigliato.

*Mia recensione
Voto: ***






Il trailer:







Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?











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martedì 6 ottobre 2015

La macchia umana di Robert Benton, film drammatico tratto dal romanzo omonimo di Philip Roth che rimane molto in superficie. Poca verve e due protagonisti fuori parte

Oggi vi voglio parlare di un film di un po' di anni fa. Un film presentato anche alla Mostra del Cinema di Venezia, con due attori solitamente vi ma qui fuori parte.
Mi riferisco a La macchia umana di Robert Benton.
Ecco la recensione:




La macchia umana (The Human Stain) di Robert Benton del 2003. Con Anthony Hopkins, Nicole Kidman, Ed Harris, Gary Sinise, Wentworth Miller, Jacinda Barrett, Harry Lennix, Clark Gregg, Anna Deavere Smith, Lizan Mitchell, Kerry Washington, Phyllis Newman, Margo Martindale. (106 min. ca.)
Coleman Silk (Hopkins), ebreo, insegna letteratura in una Università del New England. Viene licenziato con l'accusa di aver pronunciato una parola razzista nei confronti di due studenti. La moglie non regge quel dolore, quell'ingiustizia e muore. Successivamente Coleman va a conoscere il solitario scrittore Nathan Zuckerman (Sinise), chiedendogli di scrivere un libro su di lui, sui fatti accaduti, diventando così molto amici. Nel frattempo però comincia una relazione con Faunia Farely (Kidman), una giovane donna ignorante dal passato traumatico e con un ex marito violento (Harris) che continua a perseguitarla. Anche per questa vicenda Coleman si ritroverà calunniato. 




















Tratta dall'omonimo romanzo di Philip Roth (Nathan Zuckerman è una specie di alter ego), è una pellicola drammatica con una venatura pseudo-erotica che parla di pregiudizi - ovviamente di razzismo - nonché della solitudine causata da questi. Ma soprattutto di due anime (altrettanto sole) che riescono finalmente a liberarsi nella loro imperfezione e non possono più nascondere i segreti portati dietro da anni. (È presente tuttavia un'incongruenza: se Coleman ha rivelato il suo passato solo a Faunia, come può Zuckerman sapere tutto e parlarne come narratore onniscente?)
Il protagonista ha imparato più di chiunque altro a vivere nella menzogna, a non dire delle verità essenziali anche a chi gli stava accanto. 
Le tematiche sono complesse, interessanti, di enorme fascino. Peccato che il tutto non sia convincente. 
La trama è rappresentata in maniera sfuggente, superficiale: non scava mai in profondità, rimanendo fredda come il ghiaccio della scena finale. C'è inoltre poca verve e il risultato è scialbo. 
Gli attori poi sono fuori parte. Hopkins è - pur bravo - imbolsito, poco credibile. Nicole Kidman, in un ruolo inconsueto, è sì magnetica ma anche lei senza grinta. Ed Harris è sprecatissimo. Gary Sinise è monoespressivo. Wentworth Miller è forse il più adatto, ma anche lui soccombe tra i flashback. Colpa probabilmente di una regia poco di polso (gli attori hanno detto che Benton è un regista che accetta la collaborazione con loro - in effetti Kramer contro Kramer è memorabile per le improvvisazioni di Dustin Hoffman -: invece dovevano essere diretti con più decisione, senza troppe concessioni in questo caso, poiché - in questo particolare caso, con dei temi così delicati - si è persa la poetica, quello sguardo e quella coerenza che avrebbe dovuto avere). 
La sceneggiatura è discreta, ma altresì poco curata, come il resto. Il montaggio decostruito non basta a farlo migliorare. 
Un vero peccato perché i risvolti quasi da thriller sarebbero stati avvincenti. 
Un film mediocre. 
Da vedere per curiosità. Consigliato a metà.


Voto: **/**1/2






Il trailer:







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