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lunedì 16 maggio 2016

The Missing di Ron Howard, western molto teso ma anche piuttosto prevedibile e con alcune trovate piuttosto discutibili. Bei paesaggio, ottimo cast (Tommy Lee Jones e Cate Blanchett da Oscar)

Oggi vi voglio parlare di un film di un po' di anni fa ormai. Un film western molto teso e con bravi attori di un regista che non mi ha mai convinto totalmente.
Mi riferisco a The Missing di Ron Howard.
Ecco la recensione:





The Missing di Ron Howard del 2003. Con Cate Blanchett, Tommy Lee Jones, Evan Rachel Wood, Jenna Boyd, Aaron Eckhart, Val Kilmer. (137 min. ca.)
Mexico, 1885. Maggie (Blanchett) è una dottoressa della zona che vive con le due figlie e il compagno Brake Baldwin (Eckhart). Un giorno arriva per un consulto medico Samuel Jones (Jones), il padre di Maggie per metà indiano, il quale non aveva più rapporti con la figlia dopo che l'aveva abbandonata. La donna però avrà bisogno di lui quando gli indiani uccidono Brake e rapiscono sua figlia Lilly (Wood). 
















Pellicola che mescola il western con il thriller, tratta da un romanzo di Thomas Eidson.
L'inizio promette bene: alcune scene sono realmente di impatto, forti drammaturgicamente parlando. Piano piano però, nonostante il ritmo non cali mai seppur la durata notevole, sa tutto troppo di già visto, l'epilogo è scontato (anche se sono presenti vari colpi di scena).
Inoltre, gli elementi soprannaturali risultano un po' troppo stucchevoli e artefatti per risultare credibili e ciò rovina quel realismo e quella crudezza piuttosto apprezzabili.
Rimangono però i bellissimi scenari, la fotografia stupenda e soprattutto gli attori.
Tommy Lee Jones è istrionico, davvero convincente: ha il piglio giusto, sempre in bilico tra l'essere deciso e brusco e dolce con le nipoti e la figlia. Un ruolo che gli calza a pennello. Cate Blanchett offre una performance - seppur poco conosciuta, dato che il film era andato malissimo al botteghino - da Oscar (e allora non ne aveva vinto ancora uno) e senza ombra di dubbio una delle sue migliori. Va a cavallo, cava i denti (anzi, l'unico dente rimasto ad una donna anziana. Momento divertente di apertura, questo), cuce ferite, spara, viene ferita a sua volta e bastonata, le fanno i riti magici. Sempre con espressività, mai goffa o fuori parte. Un'interpretazione sofferta, dolentissima, come al solito ricca di sfumature, per una protagonista forte, coraggiosa, piena di dignità. Bravissima anche la piccola Jenna Boyd, la quale, in alcuni momenti, tiene testa con determinazione alla Blanchett. Interpretazione sentita anche per Evan Rachel Wood. Aaron Eckhart e Val Kilmer fanno ben poco. Adatta la musica di Thomas Newton.
Un film - violentissimo - che parla di perdono e di diversità in un contesto affascinante. Purtroppo la regia è poco incisiva e la sceneggiatura ha, come accennato, alcune ingenuità scelte poco attendibili che fanno storcere il naso.
Comunque da vedere per curiosità. Consigliato a metà. 


Voto: **1/2








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giovedì 30 luglio 2015

Across the Universe di Julie Taymor, musical colorato e ben confezionato, con messaggio pacifista e musiche dei Beatles. Purtroppo risulta un po' troppo finto, didascalico e pretenzioso per convincere del tutto

Oggi vi voglio parlare di un film di qualche anno fa. Un musical colorato, con belle canzoni, eppure un po' troppo finto per convincere appieno.
Mi riferisco ad Across the Universe di Julie Taymor.
Ecco la recensione:





Across the Universe di Julie Taymor del 2007. Con Evan Rachel Wood, Jim Sturgess, Joe Anderson, Dana Fuchs, Martin Luther McCoy, T.V. Carpio, Salma Hayek, Logan Marshall-Green. (131 min. ca.)
A Liverpool Jude (Sturgess) è un giovane operaio nel cantiere navale, fidanzato da tempo. Va nel New Jersey per conoscere suo padre, un onesto custode della Princeton. Lì fa amicizia con Max (Anderson) e Lucy (Wood). Si trasferiscono a New York, città che ufficializza l'amore fra lui e Lucy. Nel gruppetto di amici e conoscenti si uniscono la proprietaria dell'appartamento in cui vivono, Sadie (Fuchs), cantante ribelle innamorata di JoJo (McCoy), Prudence (Carpio) e altri personaggi. Purtroppo si mette di mezzo Paco (Marshall-Green), pacifista rivoluzionario. Tutto sembra andare a rotoli, Jude torna in patria ma poi si pente e va di nuovo in America dalla sua amata. 





























Interessante musical inno contro la guerra e molto figlio dei fiori (come il cult Hair, del resto). 
Le trentatrè canzoni dei Beatles sono soltanto un pretesto per rappresentare l'altra faccia della medaglia di un'America senza scrupoli. 
I personaggi sono ovviamente ispirati agli stessi brani del gruppo di Liverpool. Ci sono molti riferimenti a loro quattro e ad altre personalità della musica dell'epoca (Sadie somiglia palesemente a Janis Joplin, JoJo è Jimi Hendrix). 
Le scenografie sono coloratissime, le coreografie veramente curate di Daniel Ezralow stupiscono e convincono, gli attori si impegnano (i due protagonisti su tutti), ci sono bellissimi camei (quello "doveroso" per il periodo storico trattato di Joe Cocker e quello simpatico di Bono, veramente carismatico e bravissimo. Forse il migliore lì dentro). 
Purtroppo però Julie Taymor, anche qui come in Frida*, non ha il senso della misura, calca troppo la mano e punta sull'eccesso. Il risultato a volte è pomposo, fine a se stesso e in qualche modo involontariamente ridicolo. 
Poi questo è uno di quel musical nei quali gli attori si "cantano addosso" durante i dialoghi. Quindi c'è continuità ma anche troppa finzione. 
Il ritmo forsennato, il montaggio perfetto, la fotografia patinata e il messaggio di fondo non bastano. Il finale, seppur emozionante con il concerto di Sadie sopra il tetto (che ovviamente ricorda quello famoso dei Beatles) a cui si unisce Jude, è addirittura banale, soprattutto quando partono i titoli di coda. 
Buona l'intenzione ma il risultato è banalotto. Un peccato. 
Comunque da vedere per curiosità. Consigliato. 
(I Beatles rimangono intoccabili).

*Mia recensione
Voto: **1/2






Il trailer:








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mercoledì 17 settembre 2014

Basta che funzioni di Woody Allen, commedia ben realizzata ma un po' superficiale e poco autentica. Bravo il protagonista Larry David

Oggi voglio parlarvi di un film carino per carità, ma un po' superficiale e telefonato, non autentico.
Mi riferisco a Basta che funzioni di Woody Allen.
Ecco la recensione:





Basta che funzioni (Whatever Works) di Woody Allen del 2009. Con Larry David, Evan Rachel Wood, Patricia Clarkson, Henry Cavill, Ed Begley Jr., Conleth Hill, Michael McKean, Christopher Evan Welch, John Gallagher Jr., Jessica Hecht, Carolyn McCormick, Olek Krupa. (92 min. ca.)
Boris (David) è un ex fisico di mezza età newyorkese (candidato perfino al Premio Nobel) misantropo, maniaco ossessivo-compulsivo che aveva tentato il suicidio (lo lascerà zoppo) nonostante fosse sposato con una moglie bella e intelligente. Va ad abitare da solo in un appartamentino modestissimo e passa il tempo con gli amici al bar. Una sera si imbatte in Melodie St. Ann Celestine (Wood), una ventunenne sempliciotta e non molto intelligente che è scappata di casa (e soprattutto dalla madre bigotta del Sud degli States, interpretata dalla Clarkson). A quel punto, nonostante tutte le paranoie e i suoi modi bruschi, Boris si troverà costretto ad ospitarla. Piano piano le insegnerà moltissime cose e comincerà a capire di aver bisogno di lei, quand'ecco che la ragazza gli confessa di essersi innamorata. Si sposano e tutto sembra andare per il verso giusto finché, un anno dopo, la madre riesce a trovarla e cercherà di rovinare, riuscendoci, il loro rapporto. Le cose cambieranno non del tutto in negativo. 



 




















Un ritorno alla commedia più classica per Allen che fa impersonare a Larry David il suo doppio. Dialoghi effervescenti, arguti, intellettuali e veramente brillanti per un film che pecca proprio nella sceneggiatura. 
E' un film che si apre in maniera molto originale, con un monologo intelligentissimo con il protagonista che guarda in camera e si rivolge direttamente agli spettatori (espediente adoperato altre volte - in misura minore - da Allen. Ad esempio, in Io e Annie) e che prosegue senza troppi intoppi fino al punto in cui la madre di Melody cerca di trovarle un nuovo compagno. Lì inizia ad esserci un po' troppa superficialità e la situazione appare telefonatissima con Henry Cavill, il prescelto, senza un briciolo di carisma. Ed è proprio la faciloneria uno dei maggiori difetti. 
In tutta la pellicola si ricorre al termine "cliché" ed è proprio sugli stereotipi che cade. I personaggi sono modimensionali, non c'è un approfondimento reale, sono quasi delle macchiette. 
Nonostante la bravura di Larry David, si sente che la rigidità del copione non permette quel respiro consueto che solitamente hanno altri lavori sullo stesso genere del regista. Evan Rachel Wood è bravina ma non la si riesce ad amare totalmente. La Clarkson è in gamba anche se compare poco. Gli altri fanno la loro parte. 
Non tutto è da buttare - ci mancherebbe - e alcune scene sono appunto già diventate cult. L'altro monologo finale sempre rivolto in camera è altrettanto ben scritto e ben recitato ma non è sufficiente a farlo diventare un capolavoro nonostante le tematiche costanti del cinema alleniano con tutte le fobie, le paure, la ricerca del senso della vita. E' decisamente sopra la media, Allen non si smentisce quando le affronta, ma l'autocompiacimento, il citazionismo, il rifarsi il verso non è mai indice di altissima qualità. Probabilmente se il film fosse stato realizzato alla fine degli anni '70 come doveva andare (con Zero Mostel come protagonista o chi per lui) oggi parleremo di un vero capolavoro, continuando sulla scia degli altri suoi cult (anzi, addirittura poteva anticipare Io e Annie e Manhattan). Invece, non perché sia datato, ma quell'ingenuità e bizzarria - a volte anche surreale - sarebbero state più adatte ad un ambiente diverso, meno moderno, più disincantato, con attori più carismatici, con più carattere. Un po' anacronistico lo è. 
E il fatto che sia piaciuto molto universalmente anche a chi non piace Woody Allen la dice lunga. 
Per il resto, se lo si guarda con disimpegno è un film divertente, malinconico, perfino commovente in alcuni frangenti perché tocca le corde di ognuno di noi. 
Da vedere per curiosità. Consigliato. (Anche se potrebbe non sembrare).


Voto: **1/2/***







Il trailer:








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