Nuovo film consigliato da guardare in vista degli Oscar. Bravissimo il protagonista.
Van Gogh - Sulla soglia dell'eternità di Julian Schnabel è un film
biografico atipico, che cerca di prendere le distanze dagli schemi di
genere, ma viene paradossalmente fagocitato dalle inizialmente
interessanti invenzioni stilistiche, di regia e di fotografia.
La
macchina mano, lo sfocato, i filtri, se nell'incipit promettevano bene e
rendono l'idea del disagio mentale del pittore, poi risultano ormai
consolidati all'occhio dello spettatore, che si aspetta di più, ma quel
di più non arriva. Resta soltanto il tentativo di averci provato e una
certa prolissità e ridondanza miste alla ripetizione (voluta) di parole e situazioni.
Encomiabile in ogni caso la performance di Willem Dafoe: dolente,
intensissima e sentita. Tutto il suo volto parla da solo ed è
credibilissimo nei panni del pittore olandese Vincent Van Gogh, è lui,
completamente immerso nel personaggio. Un'interpretazione effettivamente
da nomination all'Oscar. Ma perfetti anche, tra gli altri, Oscar Isaac
nel ruolo di Gauguin (che parla in francese) e Rupert Friend in quello
del fratello Theo.
Un'opera particolare, non del tutto riuscita ma che
in alcuni momenti colpisce.
Da vedere per curiosità e in vista degli
Academy Awards.
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venerdì 8 febbraio 2019
#OSCAR2019 #AcademyAwards2019 - Van Gogh - Sulla soglia dell'eternità di Julian Schnabel, biografia atipica ma non del tutto riuscita, sostenuta dall'incredibile metamorfosi di Willem Dafoe
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lunedì 22 febbraio 2016
Luna di fiele di Roman Polanski, dramma/thriller erotico pieno di tensione. Volutamente eccessivo, volgare, provocatorio. Con un bel cast
Oggi vi voglio parlare di un film di parecchi anni fa. Un film molto particolare, diretto da un autore altrettanto particolare e molto amato.
Mi riferisco a Luna di fiele di Roman Polanski.
Ecco la recensione:
Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?
Chiunque volesse prendere le recensioni citi questo blog. Riproduzione riservata
Mi riferisco a Luna di fiele di Roman Polanski.
Ecco la recensione:
Luna di fiele (Bitter Moon) di Roman Polanski
del 1992. Con Hugh Grant, Kristin Scott Thomas, Emmanuelle Seigner,
Peter Coyote,Victor Banerjee, Sophie Patel. (138 min. ca.)
Nigel (Grant) e Fiona
(Scott Thomas) sono una giovane coppia in crociera per il loro sesto
anniversario e per le feste di Natale. Sulla nave faranno la
conoscenza di Oscar (Coyote), costretto su sedia a rotelle, e la sua
giovane e conturbante moglie Mimi (Seigner). Nigel viene sedotto
subito da Mimi e Oscar vuole invece raccontargli a tutti i costi i
dettagli privatissimi (soprattutto sessuali) della loro relazione.
Nigel è confuso ma tentato e ben presto questa torbida storia
coinvolgerà anche Fiona.
Pellicola - a metà strada tra il dramma,
il thriller e l'erotico - tratta dal romanzo omonimo di Pascal
Bruckner.
Stile riconoscibile del regista (ma quasi "depalmiano"
- tra l'altro Coyote ha lavorato proprio con De Palma anni dopo - e
"cronenberghiano"), che ancora una volta parla dell'eros,
delle perversioni dell'uomo e della dipendenza amorosa con dominazione e sottomissione. Lo fa in modo
sfacciato, provocatorio, volutamente volgare, mostrando e facendo
dire di tutto al personaggio di Peter Coyote (davvero inquietante).
Gli attori sono bravissimi. Da Hugh Grant timidino che non osa mai
completamente, a Peter Coyote, per l'appunto, davvero repellente,
totalmente in parte. Da Emmanuelle Seigner sempre a suo agio in
questi ruoli da femme fatale e qui davvero senza freni, a Kristin
Scott Thomas, che interpreta un ruolo apparentemente innocuo ma molto
affascinante (con sorpresa).
Polanski ha sempre una grande capacità
nel saper sfruttare gli ambienti, gli interni. Ogni cosa è costruita precisamente, tutti i tasselli si incastrano perfettamente (anche se
qualche volta pare esserci qualche incongruenza nella messa in scena,
forse per via dei tagli di montaggio) e anche i flashback non pesano,
il ritmo è sostenuto. Appropriata la colonna sonora di Vangelis.
Un film "malato", ossessivo, a
tratti disgustoso, che turba ma coinvolge e attrae (certe cose creano
per forza suggestione).
Alla fine lo spettatore si sentirà nauseato proprio come se fosse stato in nave con i protagonisti (il mare era in burrasca. Niente è lasciato al caso).
Alla fine lo spettatore si sentirà nauseato proprio come se fosse stato in nave con i protagonisti (il mare era in burrasca. Niente è lasciato al caso).
Particolare.
Da vedere. Consigliato.
Da vedere. Consigliato.
Voto: ***/***1/2
Il trailer:
Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?
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lunedì 28 aprile 2014
Venere in pelliccia, ultimo film di Roman Polanski con Emmanuelle Seigner e Mathieu Amalric. Erotismo e grottesco/realtà e finzione si fondono assieme in un'opera piacevolissima
Oggi voglio parlarvi di un film molto affascinante, l'ultima opera del controverso (per vicende personali notissime) Roman Polanski.
Mi riferisco a Venere in pelliccia.
Ecco la recensione:
Venere in pelliccia (La Vénus à la fourrure) di Roman
Polanski del 2013. Con Emmanuelle Seigner e Mathieu Amalric. (96 min. ca.)
Thomas
(Amalric) è un commediografo e regista teatrale che ha adattato il
romanzo erotico Venere in pelliccia di Leopold von
Sacher-Masoch e sta cercando la protagonista per l'allestimento. A
teatro, in una sera piovosa, proprio mentre sta quasi uscendo dal
teatro parigino del tutto insoddisfatto delle attrici presentatesi
all'audizione, arriva trafelata Vanda (Seigner), una donna piacente,
molto affascinante (che guarda caso, ha il nome della protagonista
del romanzo), apparentemente non adatta al ruolo, ma che, per
sfinimento riuscirà a fare l'audizione e, nell'attimo in cui comincerà a provare, diventerà la
reincarnazione della venere del libro e lo sottometterà, seducendolo.
Prove e discussioni sul romanzo che si intrecceranno con
la vita reale di Thomas e Vanda fondendosi completamente.
Bella
rilettura e sceneggiatura (dello stesso David Ives che l'ha portata a
teatro e dello stesso Polanski), compatta, solida, con guizzi
umoristici e un certo autocompiacimento metateatrale e
autobiografico.
Il protagonista è praticamente Polanski: è simile anche fisicamente. Per questo ci si
domanda perché non abbia recitato lui stesso la parte (visto che è
anche attore); tra l'altro la Seigner è sua moglie. Insomma,
ambiguità nell'ambiguità. La pellicola parla del confine tra il
sadismo e il masochismo, del maschilismo dell'autore contro
l'emancipazione della sua protagonista. E' un'opera apparentemente
facile e piatta essendo ambientata tutta in un un teatro vuoto con
due sole persone, ma che invece proprio per questi meaccanismi
precisissimi e per queste sottotrame e letture è complessissimo.
I
due attori sono fantastici comunque, credibili nella diffidenza e
repulsione iniziale fino all'intesa ambigua, immaginifica e grottesca
finale.
Polanski, che ama questi temi da sempre, è stato geniale a
non perdere il ritmo e a dirigere così lucidamente il tutto con
carrellate morbide.
Divertente e godibilissimo. Da vedere
assolutamente.
Voto: ***1/2
Il trailer (in italiano, come ho visto io, ahimè, la pellicola):
Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?
(Chiunque volesse prendere le recensioni citi questo blog. Riproduzione riservata)
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