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lunedì 2 gennaio 2017

Wiener-Dog di Todd Solondz, commedia drammatica ricca di humor nero e di un cinismo, di una freddezza incredibili. Acuto, tagliente, è un film che vede un ritorno alla grande di uno dei registi/autori che meglio riescono a fare una critica spietata alla società americana

Oggi vi voglio parlare di un film dell'anno appena passato (anzi, auguri a tutti!). Una commedia acutissima di uno dei miei registi preferiti. Anche in questo caso non risparmia lo spettatore di una massiccia dose di cinismo. Un bel modo di cominciare il 2017 in termini cinematografici, direi. Davvero.
Mi riferisco a Wiener-Dog di Todd Solondz.
Ecco la recensione:




 
Wiener-Dog di Todd Solondz del 2016. Con Greta Gerwig, Julie Delpy, Kieran Culkin, Zosia Mamet, Danny DeVito, Ellen Burstyn, Melo Ludwig, Tracy Letts, Samrat Chakrabarti, Keaton Nigel Cooke, Trey Gerrald, Connor Long, Bridget Brown, Clara Mamet, Kett Turton. (90 min. ca.)
Quattro storie più o meno collegate tra loro che hanno in comune un protagonista particolare: un bassotto. 







Distribuito da Amazon Studios, è una commedia drammatica cinica e spietata che parla senza mezzi termini della morte, della malattia e della tristezza non solo dell'esistenza, ma dell'America stessa. Un'America fatta di solitudine, di gente frustrata e di perdenti. Todd Solondz dimostra come sempre di avere uno sguardo acuto e puntuale sulla società e riesce a prendersi gioco dei tabù - con quello humor nero che lo caratterizza - lasciando spietato e quasi scioccato lo spettatore (sia con immagini che con i dialoghi taglienti, agghiaccianti e di una cattiveria incredibile).
Qui, più che negli ultimi due lavori dove forse era risultato meno ficcante, riesce a ritornare ai livelli degli inizi con un'opera bizzarra e originale.
Il cast è perfetto: ogni attore interpreta un ruolo a lui congeniale e che ha portato in scena spesso (anche questa è una specie di gioco-sfida da parte del regista, ma anche dal cast stesso). Ottimo nella costruzione narrativa, pur essendo per l'appunto degli episodi a sé stanti, ma ognuno racconta un piccolo mondo. E l'intermezzo con La Ballata di Wiener-Dog è surreale e divertente, quasi grottesco. Ma tutto è surreale, sospeso nella realtà eppure così immerso.
Ha un'ambientazione studiata, anche per i colori molto vivaci da commediola che però nasconde dietro l'angolo la sorpresa. Un plauso va anche ad Ed Lachman: la sua fotografia è come al solito stupefacente - ricordiamoci di Carol* di un altro Todd, Haynes - (e qui brillante in tutti i sensi). Un genio al servizio di un altro genio insomma.
Un film intelligente, anticonvenzionale, politicamente scorretto (ma sul serio), molto provocatorio ma onesto, mai consolatorio e soprattutto molto coerente rispetto agli altri lavori del regista. Qui c'è tutto Solondz, senza dubbio.
Da vedere assolutamente (preparandosi psicologicamente a venire sconquassati).
Sconsigliato ai buonisti e ai perbenisti (non parliamo poi degli animalisti). Consigliatissimo agli altri.


*Mia recensione
Voto: ***1/2






Il trailer:








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sabato 18 giugno 2016

CULT - L'esorcista (versione integrale) di William Friedkin, uno degli horror più famosi e amati della storia del cinema che ancora oggi suggestiona. Ottimi i personaggi e gli attori (anche la "cara" Linda Blair), impeccabile costruzione degli eventi anticipatori

Oggi vi voglio parlare di un film di parecchi anni fa. Un film horror cult di un grande autore.
Mi riferisco a L'esorcista di William Friedkin.
Ecco la recensione:




 
L'esorcista (versione integrale) (The Exorcist) di William Friedkin del 1973. Con Linda Blair, Ellen Burstyn, Jason Miller, Lee J. Cobb, Max von Sydow, Kitty Winn, Jack MacGowran, Reverend William O'Malley, Barton Heyman, Peter Masterson, Rudolf Schündler, Titos Vandis, William Peter Blatty. (132 min. ca.)
Chris MacNeil (Burstyn) è un'attrice divorziata. Ha una figlia dodicenne, Regan (Blair). Da un giorno all'altro la ragazzina comincia ad avere strani comportamenti (dice che il letto si muove e non la lascia dormire). La madre la porta a fare tutti gli esami del caso e la diagnosi è solo iperattività e qualcosa legato al sistema nervoso. Ma Regan continua a peggiorare e l'evidenza che sia posseduta dal demonio si palesa di lì a poco. Chris, ormai quasi rassegnata, chiama Padre Damien Karras (Miller), il quale, insieme a Padre Lankester Merrin (von Sydow), pratica un esorcismo. 























Film horror di culto e considerato uno dei più paurosi della storia del cinema, tratto dal romanzo di William Peter Blatty (che ha scritto sia il soggetto che la sceneggiatura). 
Interessante per come è costruito. Lo scoppio degli eventi arriva poco a poco: proprio quando lo spettatore comincia a prendere confidenza con i protagonisti e in realtà sembra tutto troppo tranquillo e normale, ecco che arrivano le prime avvisaglie. Un senso di malessere e di presenze si insinuano e vengono mostrate tramite immagini flash, vengono anticipate per mettere in allerta. Il risultato è scioccante, di impatto. 
Bisogna dire che le scene di "trasformazione" della povera protagonista, la sua camminata per le scale, la sua faccia non più umana (con la testa che letteralmente gira di 360°) e alcune scene come quella del crocifisso, oggi fanno sorridere (certo, vederlo al cinema, in quegli anni, dev'essere stato qualcosa di sconvolgente). Anche le sequenze dell'esorcismo sono palesemente finte. 
Forse ora come ora si rimane più che altro nauseati (soprattutto dal famosissimo vomito verde appiccicaticcio). 
Gli attori sono fantastici. Linda Blair è riuscita con poco a fare moltissimo: i suoi momenti di isteria sono perfetti, nonché quelli clou. Ellen Burstyn è sempre meravigliosa ed espressiva. Ha un viso inquietante già di suo e qui offre un'interpretazione sentita, dolente. Bravissimi anche Jason Miller e - ovviamente - Max von Sydow (invecchiato da un trucco bianchissimo). 
Ottima la fotografia, ottime scenografie, gli effetti speciali sono ormai superati ma raggiungono lo scopo (così come il trucco). E una regia consapevole, solidissima, di un vero autore. 
Memorabile la colonna sonora: il tema portante Tubular Bells di Mike Oldfield è conosciuto universalmente anche da chi non ha visto la pellicola (un po' come succede con quello scritto dai Goblin per Profondo rosso* di Dario Argento). 
Un film suggestivo, sgradevole, che lascia anche dopo la visione un senso di irrequietezza, di ansia. Da vedere assolutamente (quando si è in vena). Consigliatissimo. 


*Mia recensione
Voto: ****









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mercoledì 12 marzo 2014

Requiem for a Dream, cult movie sulla droga (o meglio, sulle dipendenze) sconvolgente ed indigesto di Darren Aronofsky con Ellen Burstyn, Jared Leto e Jennifer Connelly

Oggi vi voglio parlare di un film di qualche anno fa che mi ha molto colpito (e che in verità aveva fatto molto parlare): Requiem for a Dream di Darren Aronofsky (regista tra l'altro dei premiati Il cigno nero e The Wrestler). Una pellicola "intollerabile", per stomaci forti, ma molto molto riuscita.
Ecco la recensione (attenzione, per forza di cose contiene SPOILER):





Requiem for a Dream (Director's cut) di Darren Aronofsky del 2000. Con Ellen Burstyn, Jared Leto, Jennifer Connelly e Marlon Wayans. (102 min. ca.)
Diviso in tre stagioni (manca la primavera) e tratto dal romanzo omonimo di Hubert Salby Jr., narra la storia di Harry (Leto) tossicodipendente che si barcamena per trovare una dose con la sua fidanzata Marion (Connelly) e il suo amico. Sua madre, vedova sciatta, sola e un po' sovrappeso (Burstyn) è invece stata selezionata per partecipare ad un fantomatico programma televisivo: per entrare nel suo vestito buono decide di dimagrire e dato che una dieta normale passatale dall'amica non le fa ottenere risultati, decide di andare da un medico che le prescrive delle pillole. Peccato che siano anfetamine e che la donna poco dopo non solo ne diverrà dipendente, ma inizierà ad avere allucinazioni (anche per la fame) e a diventare schizzata. Il figlio, che inizialmente sembrava fare affari come spacciatore, non riesce più a trovare droga, così permette alla ragazza di prostituirsi mentre lui va in giro con l'amico. La madre finirà in un ospedale psichiatrico, lui in un ospedale dove gli amputeranno un braccio in cancrena. Anche Marion rimarrà sola (con il gruzzolo accumulato per aver partecipato a festine). 
 






Grande film che parte in modo tranquillo con lo stile da cinema indipendente alla Spike Lee. 
Ma quando i personaggi cominciano a non avere più via di scampo dalle loro dipendenze (madre-figlio-fidanzata-amico, tutti succubi della droga), anche il montaggio si farà più serrato, i colori più cupi, si indugerà sui volti con occhiaie, nasi colanti, occhi arrossati e pieni di lacrime, labbra screpolate. Un vortice di orrore e disperazione inghiotte lo spettatore che si trova coinvolto e segue terrorizzato e in apnea l'angosciante e penoso epilogo dal ritmo concitato. Grandi effetti visivi e time-lapse rendono grottesche ma paradossalmente realistiche le allucinazioni e le scene di assunzione della droga, ottima la fotografia e la regia (la direzione degli attori è fantastica. La Burstyn fa paura con quel suo sorriso imperfetto - viene sempre sottolineato anche nelle sue visioni - e quella sua disperazione). Il tutto è sottolineato dalla musica ossessiva composta da Clint Mansell ed eseguita dal quartetto d'archi Kronos Quartet. Inquietante, terrificante e disturbante, mostra davvero bene gli effetti della droga (e farmaci) più di altre pellicole (ad esempio Trainpotting di Danny Boyle). Da vedere assolutamente (non adatto ai più sensibili). Diventato a ragione un cult.


Voto: ***1/2



 







Il trailer:



Soundtrack:




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