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giovedì 18 giugno 2015

La sera della prima di John Cassavetes, dramma metateatrale/metacinematografico originale per la messa in scena e la costruzione degli eventi. Con una formidabile - come sempre - Gena Rowlands per protagonista

Oggi voi voglio parlare di un film particolare di parecchi anni fa, di un regista altrettanto particolare, con una protagonista sempre all'altezza della situazione.
Mi riferisco a La sera della prima di John Cassavetes.
Ecco la recensione:





La sera della prima (Opening Night) di John Cassavetes del 1977. Con Gena Rowlands, John Cassavetes, Ben Gazzara, Joan Blondell, Paul Stewart, Zohra Lampert, Peter Falk, Peter Bogdanovich. (100 min. ca.)
Myrtle Gordon (Rowlands) è un'attrice prima di cinema ed ora di teatro, sulla cinquantina, che rimane sconvolta per la morte - sotto i suoi occhi - di un'ammiratrice investita da un'auto. Ciò influenzerà anche la messa in scena della commedia visto che Myrtle non sarà più in sè e metterà in piazza tutte le sue frustrazioni da persona che sta inesorabilmente invecchiando. 
























Grande film metateatrale o metacinematografico (o per meglio definirlo, di finzione dentro la finzione). 
È il dramma di una donna che non accetta l'età che avanza e l'evento a cui assiste la fa scoppiare. Tutto ruota intorno ad una Gena Rowlands più in forma che mai (i ruoli da svitata lunatica e sbronza le riescono con una naturalezza disarmante). Un'interpretazione eccezionale, una vera forza della natura. 
Dal canto suo, Cassavetes ha scritto e messo in piedi qualcosa di impeccabile, anche se sempre molto sperimentale. Qui c'è qualcosa di Bergman e di un certo cinema francese. È molto europeo, molto fuori dai canoni anche nella costruzione degli eventi, seppur in apparenza possa sembrare più accessibile ad un grande pubblico. E in effetti la relazione "ammiratrice - diva" e della "vecchiaia sulle scene" sono temi trattati spesso, prima e dopo questa stessa pellicola (addirittura il recente e pluripremiato Birdman* li affronta e a pensarci ha parecchie similitudini), eppure la creatività, il guizzo geniale del regista si sente, il suo sguardo dietro la macchina da presa non molla mai, anche soltanto per come scruta i personaggi con quei primissimi piani sui volti. 
Poi lui come attore è convincente e con la moglie forma un duo meraviglioso. 
Quando Myrtle nel finale mette in scena se stessa - ubriaca fradicia - facendo finta di improvvisare, lui le regge la parte e sembrano davvero agire lì per lì senza copione. Eppure lo spettatore sa che non è così. Stessa cosa nelle prove e comunque in ogni momento. Brillante, davvero notevole. Gigantesco anche Ben Gazzara, un attore sempre molto carismatico, che qui interpreta il ruolo del regista che cerca di assecondare accondiscentemente i capricci (anzi, i deliri) della protagonista. Bravissima anche Joan Blondell, l'autrice della commedia che regge poco le paturnie di Myrtle. 
Quasi nei titoli di coda troviamo due camei di Peter Falk e Peter Bogdanovich (che con Rumori fuori scena* farà un po' il verso a quest'opera in un certo senso, in modo comico), tutti e due amici di Cassavetes e facenti parte della stessa combriccola di artisti di un certo cinema d'autore (ebbene sì, anche Falk). 
Film forse un po' spocchioso e qualche volta irritante (per i toni sopra le righe) ma che ben rappresenta i vizi e le paranoie (nonché una certa solitudine) degli attori e di chi sta loro attorno. 
Da vedere (i cinefili lo amano, giustamente). Consigliatissimo.

*Mie recensioni
Voto: ***1/2/****






Il trailer:









Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?













Chiunque volesse prendere le recensioni citi questo blog. Riproduzione riservata

venerdì 25 luglio 2014

Infamous - Una pessima reputazione di Douglas McGrath, film che riporta nuovamente sullo schermo la vicenda dello scrittore Truman Capote alle prese con la scrittura del suo romanzo A sangue freddo. Belle intepretazioni, ben scritto, ben confezionato, un po' più sottotono rispetto a quello di Bennett Miller con Philip Seymour Hoffman ma interessante

Oggi voglio parlarvi di un film un po' particolare che parla di un personaggio controverso portato sullo schermo già l'anno precedente con grande successo.
Mi riferisco a Infamous - Una pessima reputazione di Douglas McGrath.
Ecco la recensione:





Infamous - Una pessima reputazione (Infamous) di Douglas McGrath del 2006. Con Toby Jones, Sandra Bullock, Daniel Craig, Lee Pace, Gwyneth Paltrow, Jeff Daniels, Isabella Rossellini, Hope Davis, Sigourney Weaver, Peter Bogdanovich. (110 min. ca.)
Realizzato sull'onda del successo del film Truman Capote: A sangue freddo*, anche qui si narra la storia dello scrittore Truman Capote da quando comincia a scrivere il suo romanzo A sangue freddo, per l'appunto, basato sulla vicenda atroce dello sterminio di una famiglia nel Kansas. Insieme alla sua amica Harper Lee andrà a conoscere da vicino la realtà del luogo per avere testimonianze al fine di realizzare un romanzo-reportage. Farà amicizia (non senza scontri e con molta ambiguità) con uno dei due assassini: Perry Smith, "l'artista". 


























Interessante commistione (più che il precedente) di commedia mista a dramma (il finale è molto teso ed incalzante nonostante la trama sia risaputa). In questo si sottolinea più esplicitamente un certo innamoramento fra Capote e Smith (soprattutto da parte di Smith), ma comunque il cinismo, l'oppurtunismo, l'essere approfittatore e bugiardo di Capote vengono resi altrettanto bene. 
Toby Jones è davvero credibile nel ruolo del protagonista (e forse anche più somigliante fisicamente di quanto non fosse Hoffman. Inoltre fa meno uso di tic e di gesti studiati ma non per questo è meno valido). Sandra Bullock è stata brava, misurata nell'interpretare Nelle Harper Lee. Gli altri fanno la loro parte (il cast è di tutto rispetto). 
Meno patinato, meno studiato nei particolari e più spartano nella messa in scena, riesce lo stesso a coinvolgere. I dialoghi sono praticamente gli stessi identici della pellicola di Bennett Miller, ci sono parecchie scene uguali con addirittura lo stesso abbigliamento. 
Uno dei pochi cambiamenti - oltre quanto detto sopra - è l'alternare anche le finte interviste agli amici di Capote in uno pseudo studio televisivo, così da caratterizzare di più il "personaggio" stesso dello scrittore. In alcuni punto più "finto" e tirato via, in altri più lento, è comunque un film valido diretto bene, scritto bene (il regista, attore e sceneggiatore aveva scritto - tra le altre cose - Pallottole su Broadway di Woody Allen) ed interpretato altrettanto. Purtroppo il paragone è inevitabile e lo vede perdente. 
Però è da vedere per curiosità. Consigliato (per poter fare il paragone, ovviamente).


* Mia recensione

Voto: ***












Il trailer:








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