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martedì 9 gennaio 2018

Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino, film drammatico/sentimentale che parla di una tematica delicatissima - quella dell'omosessualità - con garbo, misura e al contempo profondità

Oggi vi voglio parlare di un film che sarà tra poco nelle sale. Un film drammatico diretto da un regista italiano ormai lanciato all'estero, molto toccante, ben realizzato, che racconta una tematica delicatissima con garbo e misura.
Mi riferisco a Chiamami con il tuo nome di Luca Guadagnino.
Ecco la recensione:





Chiamami col tuo nome (Call Me By Your Name) di Luca Guadagnino del 2017. Con Timothée Chalamet, Armie Hammer, Michael Stuhlbarg, Amira Casar, Esther Garrel, Victoire Du Bois. (132 min. ca.)
Campagna della Lombardia, estate 1983. Elio (Chalamet), un diciassettenne poliglotta e colto, passa le vacanze nella villa di famiglia. Lì conoscerà Oliver (Hammer), uno studente universitario ospitato dal padre professore (Stuhlbarg). I due si innamoreranno follemente tra entusiasmi, incertezze e malinconie. 













Film drammatico/sentimentale tratto dal romanzo omonimo di André Aciman e sceneggiato da James Ivory. 
Delicato, riflessivo, ma anche molto passionale e diretto, mette in scena con intelligenza e forza narrativa una storia d'amore complessa ed inconsueta per il cinema. Luca Guadagnino, che ormai si è buttato sempre più all'estero dove sta riscuotendo grandi successi (questa sua opera ha avuto tre nomination ai Golden Globe) dopo A Bigger Splash, prendendosi tutto il tempo necessario, riesce a scandagliare non solo il rapporto fra i due ma anche le sensazioni, le emozioni del giovane protagonista che vive le sue prime esperienze sentimentali e sessuali. 
Mettendo in risalto i particolari, raccontando la vicenda in tal modo che lo spettatore si sentirà coinvolto e la percepirà come credibile, mai telefonata. O di cattivo gusto e superficiale. 
La cura dei dettagli, del non detto (un po' come in Carol* di Todd Haynes), gli sguardi, i gesti sono i protagonisti insieme ad Elio e Oliver e parlano forse più delle parole. 
Eppure perfino i dialoghi sono profondi e danno di che pensare. 
Certo, il personaggio del padre si stenta a credere possa esistere sul serio (benché un professore abbia una mentalità più aperta), ma alcuni momenti sono toccanti e così naturali e reali da far male. 
Chi si è innamorato o ha amato/ama qualcuno potrà confermare che quello che viene mostrato è vero amore: spontaneo, fisico, intenso. 
Meraviglioso anche per la colonna sonora (musica classica, pop, folk dell'epoca e non: Satie, Loredana Bertè, Franco Battiato, Sufjan Stevens...) è un film che forse saprà di déjà vu, ma è realizzato con sapienza, senza cadute di ritmo e nei cliché più beceri. 
È un racconto di formazione e di crescita nostalgico e suggestivo in una bella ambientazione, nella quale coesistono anche diversi linguaggi (si passa dall'italiano al francese, dall'inglese al tedesco). 
Forse non del tutto perfetto, ma da vedere assolutamente (meglio in lingua originale). Consigliatissimo. 

*Mia recensione
Voto: ***1/2 




Il trailer:






Voi l'avete visto? Cosa ne pensate? 













Chiunque volesse prendere le recensioni citi questo blog. Riproduzione riservata

sabato 11 marzo 2017

Mine di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, film di guerra/thriller e dramma esistenziale di un soldato alle prese con una mina non ancora scoppiata, in attesa di soccorsi. Una co-produzione (Italia-Spagna-Stati Uniti) per un film che cade sui contenuti. Ottima la regia. #DavidDiDonatello

Oggi vi voglio parlare di un film recente. Un film italiano diretto da due giovani autori. Presentato come una sorta di miracolo, ha molte buone cose: in particolare la regia. Altre cose però sarebbero da rivedere (soprattutto i contenuti, la storia in sé).
Mi riferisco a Mine di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro.
Ecco la recensione:






Mine di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro (Fabio&Fabio) del 2016. Con Armie Hammer, Annabelle Wallis, Tom Cullen, Clint Dyer, Geoff Bell, Juliet Aubrey. (106 min. ca.)
Mike Stevens (Hammer) e Tommy Madison (Cullen) sono due soldati in missione in Afghanistan. Stanno tornando al campo base, quando, in pieno deserto il secondo morirà dopo lo scoppio di una mina antiuomo. Il primo invece metterà inavvertitamente il piede sopra un'altra mina senza innescarla. Dovrà attendere i soccorsi che, per cause di forza maggiore, tarderanno ad arrivare.








Film italiano (ma in realtà una co-produzione Italia-Spagna-Stati Uniti) di guerra/thriller e dramma esistenziale di un uomo.
Sì, perché la mina è solo un espediente per parlare del passato del protagonista. Un passato di violenza, sofferenza ed indecisione nei rapporti.
Il tutto con dei flashback (che poi sarebbero le allucinazioni/miraggi) che rendono lo spettatore partecipe e sempre in bilico tra reale e immagini create dalla mente stanca di Mike, per l'appunto. Interessante sul piano visivo e con una regia attenta, consapevole e creativa (certi movimenti di macchina sono stupendi, certe inquadrature in soggettiva altrettanto), con un montaggio altrettanto efficace, pecca dal punto di vista della trama: a volte ridondante, altre volte finta e soprattutto tanto, troppo retorica (l'americano eroe indistruttibile).
La storia personale è infarcita di luoghi comuni. Però funziona sul piano simbolico e metaforico. Il fare un passo avanti (che è un vero e proprio click mentale), il mettersi in ginocchio con riconoscenza.
Gli attori sono validi: non così famosi, ma il tanto che basta. Armie Hammer lo si può ricordare per J. Edgar di Eastwood, Tom Cullen, tra le altre cose, per Downton Abbey. Tutti e due sembrano davvero impegnarsi nei rispettivi ruoli. Peccato che il doppiaggio li penalizzi pesantemente: troppo artefatto, quasi parodistico. Ciò si ripercuote anche sul personaggio del beduino, il quale diventa addirittura insopportabile (anche se, almeno inizialmente, è l'effetto che deve fare anche a Mike).
Un film interessante e qualcosa di diverso pensato e diretto da due italiani: un plauso al coraggio. All'aver pensato di proporre qualcosa di internazionale, pur rimanendo in piccolo, con pochi elementi.
Tutto infatti è giocato sulla tensione, sulla fragilità (anche fisica, con la stanchezza) del protagonista. Riesce a coinvolgere, a tenere col fiato sospeso.
Il finale tuttavia è un po' deludente e si rivela fondamentalmente un tranello anche per lo spettatore. Tutto sommato però va bene così.
Non il capolavoro elogiato da molti, ma sicuramente un prodotto piacevole.
Da vedere. Consigliato.


Voto: **1/2/*** (Per il progetto in sé più che per il risultato)






 Il trailer:






Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?











 
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