Oggi vi voglio parlare di un film di molti anni fa. Un film di un grande autore e regista italiano (che fa sempre discutere e le cui opere sono sempre molto attese).
Mi riferisco a Il conformista di Bernardo Bertolucci.
Ecco la recensione:
Il conformista di Bernardo
Bertolucci del 1970. Con Jean-Louis Trintignant, Stefania Sandrelli,
Dominique Sanda, Gastone Moschin, Pierre Clémenti, Enzo Tarascio,
José Quaglio, Fosco Giachetti, Yvonne Sanson, Milly. (112 min. ca.)
Marcello
Clerici (Trintignant) è una spia fascista e un uomo con una macchia
nel passato (nell'infanzia). Sposa Giulia (Sandrelli), una ragazza un
po' svampita solo per conformarsi agli altri. Un incarico
"importante" dall'alto metterà in discussione tutto.
Dramma tratto dal romanzo omonimo di Alberto Moravia.
Toni stranianti
(e ambienti altrettanto particolari e ricercati) e provocatori
(Bertolucci ci sguazza sempre) con scene di nudo (soft) e ambigue
(l'amicizia tra Giulia e Anna, la moglie del professore) e un
protagonista, Trintignant, perfetto. Criptico e affascinante. Brava
Stefania Sandrelli (ma la sua voce come al solito è una lagna),
sempre incisiva Dominique Sanda. Ottimi tutti gli altri (anche
l'autista-spia Gastone Moschin).
Un film complesso per stile e forma,
con una regia attenta e solida, dalla fotografia d'impatto che vira
in diverse tonalità a seconda del momento.
Interessante, suggestivo,
molto forte per contenuti e immagini.
(Colonna sonora di George
Delerue). Da vedere assolutamente. Consigliatissimo.
Voto: ***1/2/****
Il trailer:
Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?
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Oggi vi voglio parlare di un film italiano di pochi anni fa. Molto coinvolgente, ben recitato anche (non da tutti a dire il vero), ma molto furbo. E' questo il motivo per cui non mi ha convinto a pieno.
Mi riferisco a La prima cosa bella di Paolo Virzì.
Ecco la recensione:
La prima cosa bella di Paolo Virzì del 2010. Con Micaela
Ramazzotti, Stefania Sandrelli, Valerio Mastandrea, Claudia Pandolfi,
Marco Messeri, Dario Ballantini, Paolo Ruffini, Isabelle Adriani,
Aurora Frasca, Giacomo Bibbiani, Giulia Burgalassi, Francesco
Rapalino, Isabella Cecchi, Sergio Albelli, Fabrizia Sacchi, Emanuele
Barresi, Bobo Rondelli. (116 min. ca.)
Bruno Michelucci (Mastrandrea) è un
insegnante in un istituto alberghiero e dipendende da droghe e
farmaci. Viene a sapere all'improvviso - visti i rapporti ormai
inesistenti - dalla sorella Valeria (Pandolfi) che la madre Anna
(Sandrelli), una ex attricetta molto bella (da giovane la Ramazzotti)
e di facili costumi, è in fase terminale di malattia. A quel punto,
per forza di cose, dovrà riallacciare le relazioni con la famiglia e
vedrà riaffiorare i fantasmi del passato.
Commedia drammatica dalla
trama molto banale che sa di déjà vu e non aggiunge niente al
panorama cinematografico.
Molte scene sono realistiche e toccanti ma
anche troppo furbe: si viene colpiti allo stomaco ed è impossibile
rimanere indifferenti. Così ci piange senza ritegno. Un colpo basso
ben assestato ma pur sempre creato a tavolino.
Di contro però c'è
una Stefania Sandrelli che non ti aspetti. E' lei la sorpresa della
pellicola. Credibile, in parte e, nonostante il personaggio, non
moscia come al solito neanche nella voce. La migliore del gruppo
sicuramente.
Micaela Ramazzotti indefinibile (sembra stia sempre
leggendo). Mastrandrea simpatico ma la sua espressione sempre
stralunata e indifferente (giustamente) dopo un po' rende poco
entusiasta anche lo spettatore. La Pandolfi è stata forse più brava
e in parte (si veda l'ultima scena straziante) ma si mangia troppo le
parole. Anche in questo senso Virzì ha sbagliato: ha fatto calcare
gli attori troppo sul livornese (va bene che lo è anche lui, ma così
è esagerato). Marco Messeri è sempre in gamba come caratterista.
Molte volte non si capiscono frasi intere e, cosa più grave, così a
volte i personaggi sembrano macchiette. L'uso delle canzoni (in
particolare quella omonima del titolo) è appropriato ma ancora una
volta poco spontaneo, studiato per far emozionare lo spettatore.
Anche la regia tecnicamente parlando non è questo granché ma tutto
sommato sufficiente.
Il montaggio dei vari flashback poco incisivo (i
flashback stessi poi sono realizzati alla buona e recitati non troppo
bene).
Risate a denti stretti e lacrime per un film falso, buonista,
drammone strappalacrime fine a se stesso e acchiappa pubblico ma che
sicuramente può piacere e lì per lì si fa guardare senza momenti
di noia. Consigliato a metà.
Voto: **1/2
Il trailer:
Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?
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Salve a tutti!
Piccolo appunto. Tra un po' di tempo sarò intervistata da Elisabetta Casarin di Radio Stonata proprio per parlare di questo blog. Io, vi rendete conto? Comunque vi farò sapere... Stay tuned!
Come inizio di settimana vi voglio parlare di un film italiano stupendo da scoprire e riscoprire (è tra i 100 film italiani da salvare) di Antonio Pietrangeli (che ha reso decente anche Stefania Sandrelli): Io la conoscevo bene.
Il dramma della solitudine è stato raramente rappresentato così bene.
Beh, tagliando corto... Ecco la recensione:
Io la conoscevo bene di Antonio
Pietrangeli del 1965. Con Stefania Sandrelli, Nino Manfredi, Ugo
Tognazzi, Franco Fabrizi, Turi Ferro, Franco Nero, Jean-Claude
Brialy, Mario Adorf, Enrico Maria Salerno. (115 min. ca.)
E' la storia di Adriana
(Sandrelli), ragazza ingenua che cambia molti uomini (praticamente
ogni sera) ed ha ambizioni nel cinema (e per questo si lascia
abbindolare e truffare), è anche una persona molto sola, che cerca
affetto. Tutti la vogliono per poco e poi l'abbandonano. Vedendo la
sua vita così vuota si suiciderà.
Tristissimo ritratto di un
disagio molto più frequente e attuale di quanto non si pensi, è una commedia
drammatica amara - in un ambiente di arrivisti -, piena di personaggi
altrettanto tristi e patetici (l'attoruncolo in declino interpretato
da Tognazzi rende bene l'idea) o di autentici ruffiani e
approfittatori (Manfredi): tutti soli, che vivono alla giornata (di
notte). (Franco Nero interpreta un meccanico notturno che incrocerà varie volte la protagonista. Anzi, sarà proprio lui a vederla per l'ultima volta).
Girato benissimo (l'uso della macchina da presa è
magistrale, davvero molto avanti rispetto alle pellicole italiane
dell'epoca, anche per i nuovi mezzi disponibili) e montato
altrettanto (verso la fine, quando la Sandrelli percorre con la sua
Cinquecento le strade vuote di una Roma mattutina, non sembra tutto tagliato con l'accetta come succedeva
solitamente ma ha un suo significato narrativo).
Tutte le scene sono
scandite dalla musica (canzoni del periodo di Endrigo, Mina, ecc...) che proviene dalla radio della protagonista o dal suo giradischi,
oppure da una band che suona, ecc..., quindi in pratica tutta musica
interna: espediente molto interessante.
Bel film veramente, pieno di
ritmo e con una Sandrelli in stato di grazia (informandomi ho saputo che è stata doppiata da Adriana Asti, ma questo ha poco a che vedere con la prova attoriale e con il suo personaggio veramente azzeccato nel suo essere così fragile, sulle nuvole, apparentemente superficiale). Un cult. Da vedere
assolutamente.
Voto: ***1/2/****
Il trailer:
Scena finale [SPOILER]:
In giro per Roma con la Cinquecento:
La solitudine di Adriana:
Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?
(Chiunque volesse prendere le recensioni citi questo blog. Riproduzione riservata)