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domenica 2 novembre 2014

Il segreto di Vera Drake di Mike Leigh, un film drammatico che riesce a parlare di un tema delicato quale l'aborto clandestino con delicatezza mista a fermezza. Eccezionale e credibile la protagonista Imelda Staunton (vincitrice della Coppa Volpi a Venezia nel 2004)

Oggi vi voglio parlare di un film scritto bene, diretto benissimo e recitato divinamente soprattutto dalla protagonista. Una pellicola che ha fatto discutere per il tema trattato, ma che nella messa in scena è invece molto delicata.
Mi riferisco a Il segreto di Vera Drake di Mike Leigh.
Ecco la recensione:





Il segreto di Vera Drake (Vera Drake) di Mike Leigh del 2004. Imelda Staunton, Phil Davis, Peter Wight, Adrian Scarborough, Heather Craney, Daniel Mays, Alex Kelly, Sally Hawkins, Eddie Marsan, Ruth Sheen. (125 min. ca.)
Londra, 1950. Vera Drake (Staunton) è una moglie e una madre amorevole di due figli: Sid (Mays) ed Ethel (Kelly). Grande lavoratrice, ha però un secondo "lavoro" che ha taciuto a tutti: aiuta le ragazze ad abortire clandestinamente con mezzi rudimentali, casalinghi, ma senza voler essere pagata. Per lei è una missione. Quando una ragazza finisce in ospedale in fin di vita, la madre di quest'ultima è costretta a sporgere denuncia. Vera sarà ascoltata con cura e attenzione dalla polizia e poi al processo condannata a scontare una pena di due anni e sei mesi. Finirà in prigione con altre donne che hanno commesso lo stesso crimine (ma con altri fini).
















Grande dramma raccontato in modo impeccabile e realistico in una Londra desolata (cockney) e piuttosto povera.
La suggestione è una delle caratteristiche della pellicola, vincitrice della 61a Mostra del Cinema di Venezia, - anche grazie alla fotografia - che ha una protagonista eccezionale (premiata sempre a Venezia con la Coppa Volpi): riesce a rendere credibile una donna sempre sorridente e vitale che di colpo si sente fragile, affranta, dispiaciuta per quello che ha commesso pur sapendo di averlo fatto con le migliori intenzioni. Il suo pianto continuo, il suo non riuscire quasi a parlare per le lacrime e il groppo in gola, il suo sguardo disperato e triste, valgono metà dell'opera. Eccezionale.
La sceneggiatura è molto semplice, lineare, senza colpi di scena. Non ci sono scene forti dei vari aborti, ma viene invece accennata con garbo la sofferenza delle ragazze che arrivano al punto di mettersi delle mani di una sconosciuta.
La regia ha potuto giocare con i tempi, utilizzando anche l'improvvisazione, per mostrare l'umiliazione che sente Vera (durante gli interrogatori a casa e alla centrale di polizia ad esempio) senza possibilità di ribellarsi.
Un film davvero ben realizzato, toccante, misurato, recitato benissimo da tutti (c'è anche Eddie Marsan, il protagonista del meraviglioso Still Life* di Uberto Pasolini, anche qui pacato e timido).
Fa riflettere su un tema così delicato, doloroso, contraddittorio senza giudicare la protagonista: la protegge forse ma lascia allo spettatore il compito di perdonarla o meno. Come del resto la sua sua famiglia ormai rassegnata.
Un piccolo gioiellino.
Da vedere assolutamente. Consigliatissimo.


* Mia recensione

 Voto: ****








 Il trailer:









Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?











Chiunque volesse prendere le recensioni citi questo blog. Riproduzione riservata

venerdì 9 maggio 2014

Magdalene, film duro, insostenibile e angosciante di Peter Mullan che denuncia il trattamento delle donne rinchiuse nelle Case Magdalene in Irlanda

Ultima recensione settimanale.
Vi voglio parlare di un film duro, insostenibile quasi, un vero pugno sullo stomaco. Racconta una vicenda successa realmente che, seppur romanzata, viene rappresentata qui in tutta la sua drammaticità.
Mi riferisco a Magdalene di Peter Mullan.
Ecco la recensione:




Magdalene (The Magdalene Sisters) di Peter Mullan del 2002. Con Anne-Marie Duff, Nora Jane Noone, Dorothy Duffy, Eileen Walsh, Geraldine McEwan, Daniel Costello, Mary Murray. (119 min. ca.)
Nell'Irlanda degli anni '60, si intrecciano le storie di alcune ragazze ospiti loro malgrado nel convento Magadalene (una delle Case Magdalene) nei quali venivano mandate per espiare i propri peccati (poteva essere l'aver avuto un figlio fuori dal matrimonio perciò essere ragazze madri - i cui bambini venivano venduti e dati in adozione – l'essere state stuprate, oppure anche solo essere delle ragazze un po' troppo ammiccanti con i coetanei maschi) e diventare delle lavandaie (ovviamente non stipendiate) quasi fino alla fine dei loro giorni. Controllate dalla perfida Suor Bridget (McEwan) - che si prendeva la briga di malmenarle, frustarle, tagliare loro i capelli come punizione e sfregio, dovevano sottostare a soprusi di ogni tipo che arrivavano perfino ad abusi sessuali da parte dei preti che ci lavoravano. 









Film di denuncia agghiacciante per il tema trattato, duro (quasi horror in alcuni momenti per la violenza non tanto fisica quanto psicologica), difficile da digerire, molto realistico in alcune parti e romanzato (ovviamente) in altri, sconvolge ed emoziona. Dal ritmo sempre teso, ben girato e suggestivo nel raccontare con attenzione ai particolari le situazioni e lo squallore del luogo. 
Ambienti suggestivi, la fotografia un po' sporca dai colori prevalentemente azzurri e marroni rende bene. Bellissime le interpretazioni di tutte le ragazze (alcune riusciranno a uscire o a scappare e a farsi una vita: Margaret, Bernadette, Rose. Altre faranno una fine brutta: Harriett e Una) e della McEwan, credibilissima. 
Unici difetti: il finale troppo sbrigativo e forse i personaggi stereotipati. 
Qualcuno potrebbe anche ritenere il regista troppo di parte del mettersi contro la Chiesa e le istituzioni cattoliche, ma gli va riconosciuto un coraggio non indifferente. Poi si è ispirato al documentario Sex in a cold climate di Steve Humphries quindi non si è inventato niente (non solo: ci sono documenti, foto, persone sopravvissute a tali ingiustizie a provare la veridicità dei fatti). Terrificante. 
Leone D'Oro a Venezia meritatissimo. 
Sullo stesso argomento, trattato con altri toni (e focalizzato su una storia più personale) è da vedere Philomena* di Stephen Frears.
Comunque, consigliatissimo. (Da guardare se si è in vena).

*Mia recensione


 Voto: ***1/2














Il trailer:






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