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martedì 2 maggio 2017

Affliction di Paul Schrader, dramma di una violenza tramandata di padre in figlio. La storia di un uomo complessato, pieno di rabbia e di sete di vendetta. Con due attori magnifici: Nick Nolte e James Coburn

Oggi vi voglio parlare di un film di parecchi anni fa. Un film drammatico diretto da un grande regista e con un cast eccezionale.
Mi riferisco ad Affliction di Paul Schrader.
Ecco la recensione:






Affliction di Paul Schrader del 1997. Con Nick Nolte, Sissy Spacek, James Coburn, Willem Dafoe, Brigid Tierney, Holmes Osborne, Jim True-Frost, Tim Post, Christopher Heyerdahl, Marian Seldes, Janine Theriault, Mary Beth Hurt, Wayne Robson, Sean McCann. (114 min. ca.)
Wade Whitehouse (Nolte), vigile in un paesetto del New Hampshire, divorziato e con una figlia che non vuole saperne di passare neppure una serata con lui, durante un freddo inverno viene coinvolto totalmente da un incidente di caccia in cui Evan Twombley (McCann), un sindacalista, rimane ucciso. Ufficialmente il colpo sarebbe partito dal fucile di Twombley stesso. Tuttavia con lui c'era Jack Hewitt (True-Frost), collega suo amico. Wade non trova pace e dovrà fare i conti con i demoni interiori e del passato, caratterizzato da violenze perpetrate dal padre alcolizzato (Coburn).






















Film tratto dal romanzo Tormenta di Russell Banks e interessante commistione di generi (in bilico tra poliziesco e dramma familiare).
Dai tempi dilatati, molto riflessivo, riesce via via a raccontare e a entrare più nel profondo nella storia dei personaggi e a caratterizzarli perfettamente.
Personaggi sgradevoli, che fanno provare pena e imbarazzo e risultano sopra le righe (come la recitazione del resto) e non fanno nulla per sembrare anche solo leggermente simpatici.
Nick Nolte e James Coburn sono però eccezionali nei loro ruoli: ineccepibili nel ruolo del figlio e del padre, tutti e due una sorta di perdenti ed egoisti. Non stupisce che abbiano ricevuto una nomination all'Oscar. Ed è probabilmente la migliore interpretazione di Nolte insieme a quella ne "Il principe delle maree". Bravi anche tutti gli altri. Ad esempio i sempre in gamba Sissy Spacek e Willem Dafoe. È proprio il difficile rapporto padre-figlio che viene rappresentato e scandagliato così bene. Le scene di violenza domestica (nel presente o con i flashback) mettono i brividi e non sono così lontane dalla realtà.
Fa ben capire quanto le violenze dei padri ricadano sui figli, sulla loro autostima, sulla loro incapacità di amare sul serio e soprattutto, che questa attitudine alla violenza viene tramandata volente o nolente.
Agghiacciante, ma non c'è nulla di più vero.
Quel freddo (climatico stavolta) - e quella neve - viene mostrato così bene da una fotografia a tema, rendendo l'atmosfera ancora più tagliente, ancora più sofferente ed insopportabile.
Ottima la colonna sonora di Michael Brook.
Un film che pare innocuo ma che più scava a fondo più fa male.
La narrazione frammentaria, non lineare evita alla trama di prendere una piega banale.
Particolare, duro, dolente, senza speranza.
Da vedere. Consigliatissimo.


Voto: ***1/2









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domenica 3 luglio 2016

CULT - Paris, Texas di Wim Wenders, dramma on the road malinconico e inquieto, tenero e mai strappalacrime. Con un cast perfetto. Un gioiello

Oggi vi voglio parlare di un film di parecchi anni fa. Un film suggestivo di un grande autore e regista, con degli attori in parte.
Mi riferisco a Paris, Texas di Wim Wenders.
Ecco la recensione [ATTENZIONE, immagini e testo SPOILER]:





Paris, Texas di Wim Wenders del 1984. Con Harry Dean Stanton, Nastassja Kinski, Dean Stockwell, Aurore Clément, Hunter Carson, Bernhard Wicki. (147 min. ca.)
Travis (Stanton) sviene dopo aver camminato chissà quanto nel deserto tra gli Stati Uniti e il Messico. Viene contattato il fratello Walt (Stockwell), anche se i due non si vedono da quattro anni e addirittura quest'ultimo ha praticamente adottato Hunter (Carson) di quasi otto anni, dato che anche la compagna Jane (Kinski) è scomparsa. Walt lo porterà a casa sua a Los Angeles dopo un viaggio estenuante in auto, ma Travis, dopo aver preso un po' di confidenza con Hunter, decide di ripartire per Houston dopo aver ricevuto un'indicazione da Anne (Clément), la moglie di Walt, sperando di ritrovare Jane. 

































Dramma on the road scritto da Sam Shephard (sì, l'attore, insieme a L.M. Kit Carson, il padre del ragazzino che interpreta Hunter). 
Dai tempi dilatati e riflessivi, ma dal ritmo costante e teso, è un viaggio di riconciliazione molto misterioso: lo spettatore non conoscerà le motivazioni che hanno fatto compiere a Walt - e a Jane - quelle decisioni e quelle azioni così estreme se non alla fine. 
E ovviamente viene trattato il tema dei rapporti: tra fratelli, quello riscoperto tra Walt e suo figlio, il rapporto protettivo tra i nuovi genitori-zii e Hunter. Ma anche quello tra il protagonista e la latitante Jane. Il tutto senza patetismi, colpi bassi o scene strappalacrime. Semmai tenere. 
Fotografia brillante e un po' "allucinata" che crea atmosfera, ambientazioni desolate ma al contempo vissute. 
Un cast perfetto: Harry Dean Stanton (uno degli attori feticcio di David Lynch, così pure Dean Stockwell) è un protagonista impeccabile, perché dalla fisicità un po' sfuggente, con quel viso malinconico e sempre un po' emaciato, scavato. La sua interpretazione è toccante ed incisiva. Ottima la giovane Nastassja Kinski: spontaea, misurata. Il già menzionato Dean Stockwell e Aurore Clément sono delle buone spalle e Hunter Carson è interpreta un ragazzino lontano dagli stereotipi melensi di certe pellicole con naturalezza e semplicità. 
Molte le scene da ricordare: Travis che va a prendere il figlio a scuola vestito di tutto punto da "padre ricco" per non farlo vergognare (bensì ridere). Travis e Jane che parlano divisi dal vetro delle cabine del peep show. Madre e figlio che si riconoscono e senza dire una parola si abbracciano (tra l'altro indossano tutti e due praticamente la stessa maglia verde scuro. Grande scelta di impatto visivo ed emotivo). 
Un film solido (nonostante le aggiunte di sceneggiatura), dallo stile asciutto, eppure coinvolgente. Con quella punta di nostalgia e di inquietudine (i personaggi non sono i tipici eroi e non hanno la famigliola felice) che rimane anche a visione conclusa. (Suggestiva la colonna sonora di Ry Cooder). Una perla, un vero cult. 
Da vedere assolutamente. Consigliatissimo. 


Voto: ****






Il trailer:






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