Oggi vi voglio parlare di un film recente, uscito nelle sale due mesetti fa. Un film di animazione molto particolare per la tecnica utilizzata, per l'ambientazione, i toni, la storia stessa.
Mi riferisco a Kubo e la spada magica di Travis Knight.
Ecco la recensione:
Kubo e la spada magica (Kubo and the Two Strings) di Travis
Knight del 2016. (110 min. ca.)
Il piccolo Kubo, senza un occhio, vive in Giappone e
si prende cura della madre, superstite come lui da un incidente.
Presto si renderà conto che grazie alla magia avrà rievocato degli
spiriti che porteranno a ritrovare l'armatura del padre. Il passato
affiorerà.
Film di animazione in stop-motion prodotto dalla Laika, sorprendente per
alcuni particolari e dettagli quasi realistici (il pesce tagliato a
pezzettini ad esempio) in contrasto con alcuni disegni che somigliano
quasi a delle bozze.
Molto coraggioso anche, dato l'altro tasso di
violenza (alcune scene fanno venire i brividi) e per la storia,
decisamente complicata da interiorizzare e non proprio per un
pubblico giovane.
Ma è anche un film poetico, tenero, con momenti
toccanti (e immagini evocative).
Piacevole, strano, di non così facile fruizione (anche per
il ritmo coerente con l'ambiente in cui è inserita la vicenda).
La
colonna sonora è composta da Dario Marianelli.
Sarà in corsa per
l'Oscar?
Da vedere. Consigliato.
Voto: ***
Il trailer:
Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?
Chiunque volesse prendere le recensioni citi questo blog. Riproduzione riservata
Oggi vi voglio parlare di un film di un po' di anni fa. Un film commerciale negli intenti ed anche per il cast (che comunque è validissimo).
Mi riferisco a Il momento di uccidere di Joel Schumacher.
Ecco la recensione:
Il momento di uccidere (A Time to Kill) di Joel
Schumacher. Con Matthew McConaughey, Samuel L. Jackson, Sandra
Bullock, Ashley Judd, Kevin Spacey, Charles S. Dutton, Donald
Sutherland, Kiefer Sutherland, Oliver Platt, Brenda Fricker, Chris
Cooper, Patrick McGoohan, Kurtwood Smith, Nicky Katt,
Doug Hutchison, M. Emmet Walsh, Octavia Spencer. (149 min. ca.)
Mississippi. In una
calda estate, Billy Ray Cobb (Katt) e James Louis 'Pete' Willard
(Hutchison) due giovani sbandati e razzisti, rapiscono e violentano
una bambina di colore che stava semplicemente portando a casa la
spesa. Il padre Carl Lee Hailey (Jackson), distrutto dal dolore,
decide di farsi giustizia da solo. Si reca in tribunale e ammazza i
due con una mitragliatrice e ferisce per sbaglio un poliziotto e
amico di lunga data Dwayne Looney (Cooper). A difenderlo ci penserà
l'avvocato alle prime armi Jake Brigance (McConaughey), risoluto
nella causa contro il razzismo e deciso a non farsi mettere i piedi
in testa dal Procuratore Rufus Buckley (Spacey). Ad aiutarlo si unirà
il suo amico Rex Vonner (Platt) e una giovane e brillante studentessa
Ellen Roark (Bullock).
Tratto dal romanzo omonimo di John Grisham, è
un dramma legale/thriller ben articolato ma anche molto ingenuo e
sempliciotto nel portare avanti le sue tesi.
Lezioso, di maniera e
sempre con la moralina a portata di mano, funziona per la storia in
sé - anche se l'epilogo è prevedibile - e per il gruppo ricchissimo
di attori.
Il protagonista Matthew McConaughey allora tanto snobbato,
era invece già in gran forma: espressivo, dentro al personaggio,
calibrato, credibile. Samuel L. Jackson è sempre perfetto così come
Kevin Spacey nell'interpretare il cinico e arrogante di turno. Ottimi
Sutherland e il figlio in due ruoli tanto distanti (il primo nel
mentore di Brigance, il secondo nello spietato capo di una nuova
frangia del Ku Klux Klan). In parte anche Chris Cooper e Sandra
Bullock che ha - come al solito, a dire il vero, ma le riesce tanto
bene - un ruolo simpatico, che stempera (almeno in un primo momento,
perché poi ne vedrà delle belle anche lei) il clima di tensione.
Ashley Judd nel ruolo della moglie di Brigance è anonima. Bello ritrovare Brenda Fricker, qui nella parte della segretaria di Jake.
I fatti
sono narrati bene, con qualche lungaggine per quanto riguarda le
vicende personali, ma molto appassionanti in aula.
Purtroppo lo
stampo anni '90 si sente: appare tutto un po' artefatto, di maniera,
accomodante, seppur i temi trattati siano interessanti e controversi.
Anche l'arringa finale sui pregiudizi razziali è zuccherosa, ma
evidentemente necessaria per la conclusione della vicenda e
obiettivamente d'impatto. Le ultime scene sono invece tirate via,
banali, forzatamente strappalacrime, nonostante siano anch'esse
armoniche con l'andamento e i toni dell'intera pellicola.
Un film dal
buon ritmo, ma studiato troppo a tavolino.
Rimangono però le ottime
interpretazioni, le atmosfere e l'ambientazione (memorabili poi le
fronti e i corpi imperlati di sudore).
Da vedere per curiosità.
Consigliato.
Voto: **1/2/***
Il trailer:
Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?
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Oggi vi voglio parlare di un film di parecchi anni fa di un regista che apprezzo e detesto al contempo perché a film originali, intelligenti e ben fatti nell'epoca della cosiddetta New Hollywood ha contrapposto film commerciali pieni di buonismo. In questo caso invece, con mia sorpresa, se la retorica c'è, è misurata, doverosa, ben inserita nel contesto e non sfacciata.
Mi riferisco ad Amistad di Steven Spielberg.
Ecco la recensione:
Amistad di Steven Spielberg del 1997. Con Anthony Hopkins,
Morgan Freeman, Stellan Skarsgård, Nigel Hawthorne, Djimon Hounsou,
Matthew McConaughey, David Paymer, Pete Postlethwaite, Peter Firth, Austin Pendleton, Jeremy Northam, Arliss
Howard, Anna Paquin, Razaaq Adoti, Abu Bakaar Fofanah, Darren
Burrows, Tomás Milián, Michael Massee, Chiwetel Ejiofor, Paul
Guilfoyle. (152 min. ca.)
Nel 1839 gli schiavi di colore dell'Amistad, il vascello
spagnolo, si ribellano togliendosi le catene e uccidono l'equipaggio
con a capo Cinqué (Hounsou). Lasciano vivi due membri e li
costringono a virare verso l'Africa ma vengono fermati da una nave
americana e incatenati nuovamente e sottoposti al giudizio della
Corte per decidere la loro sorte, condannati per pirateria e omicidio
dell'equipaggio. L'avvocato Roger S. Baldwin (McConaughey) con
Theodore Joadson (Freeman) e Lewis Tappan (Skarsgård) riescono a far
portare il caso alla Corte Suprema e coinvolgeranno l'ex Presidente
abolizionista John Quincy Adams (Hopkins) per fare l'arringa finale.
Cinqué e gli altri schiavi verranno considerati uomini liberi.
Interessante ricostruzione storica che è più un dramma giudiziario
- avvincente per altro - molto asciutta e ben narrata, senza
lungaggini e sensazionalismi ma comunque sempre nello stile disneyano alla Spielberg. Tutto molto patinato, creato a
tavolino per far empatizzare il pubblico.
Ma qui, a differenza di
come farà in seguito, riesce a non andarci pesante, a non essere
pesante. Anzi, tutti gli elementi sono ben calibrati e l'emozione,
anche se c'è, anche se sono presenti scene madri, non viene mai
caricata. Un plauso a lui.
Inoltre la scelta del cast è perfetta.
McConaughey, anche se ancora più acerbo ha la faccia e il piglio
giusti. Stessa cosa vale per gli altri. Dal sempre carismatico Morgan
Freeman a Stellan Skarsgård e ovviamente a Hopkins che interpreta in
modo magistrale l'ex Presidente.
Grandioso, più di tutti però,
Djimon Hounsou che interpreta magistralmente il ruolo dello schiavo
Mende Cinqué con intensità e forza.
Se l'adattamento è fedelissimo
ai testi originali, il doppiaggio invece appiattisce le voci. Quella
di Hopkins è totalmente diversa, ad esempio. Inoltre, nei dialoghi
in altre lingue, viene perso il pathos, la verosimiglianza. Un
peccato.
Belle invece le scenografie, bella la fotografia un po'
invecchiata, ottimo il montaggio, ottima anche la sceneggiatura senza
buchi che ha dato una struttura solida all'opera.
Un film poetico che fa
riflettere, coinvolge, appassiona e non annoia nonostante la lunga
durata.
Da vedere assolutamente. Consigliatissimo.
Voto: ***1/2
Il trailer:
Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?
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